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www.ildialogo.org LA SCUOLA PER LA COSTITUZIONE DELLA TERRA INAUGURATA A ROMA IL 21 FEBBRAIO 2020,di Raffaello Saffioti

LA SCUOLA PER LA COSTITUZIONE DELLA TERRA INAUGURATA A ROMA IL 21 FEBBRAIO 2020

di Raffaello Saffioti

TRA CRONACA E STORIA
L’inaugurazione della Scuola “Costituente Terra”
Il titolo: “Un pensiero, una Costituzione, una politica”
“Perché la storia continui”
Titoli di due documenti noti ai partecipanti all’inaugurazione:
  • “Appello-Proposta per una Costituzione della Terra e istituzione di una Scuola che la pensi e la promuova”
  • “Per un costituzionalismo mondiale”, di Luigi Ferrajoli
L’inaugurazione della Scuola ha avuto luogo nella Biblioteca Vallicelliana di Roma.
Ha aperto i lavori Paola Paesano, Direttrice della Biblioteca, svolgendo il tema “Una scuola, una biblioteca, un’idea”.
Dopo l’inaugurazione della Scuola… l’emergenza “coronavirus”
Il virus e il senso delle parole
Dopo aver partecipato alla inaugurazione della Scuola “Costituente Terra”, nella Biblioteca Vallicelliana a Roma, ho visto un nesso con quanto scritto su “il dialogo” da Giovanni Sarubbi, il giorno successivo nel “Mattinale del Direttore”, col titolo “Pandemia”:
“L’umanità è fragile e il sistema Terra è altrettanto fragile e non dobbiamo abusarne. E non scopriamo oggi che le pandemie si diffondono attraverso gli spostamenti delle persone e oggi che ci si può spostare da un capo all’altro del mondo con estrema facilità l’umanità intera è a rischio”.
C’è da chiedersi: qual è il senso della parola virus? Quali e quanti sono i virus?
Non c’è solo il corona virus che è il più attuale. Forse il più grave è “il virus del dominio” di cui ha scritto Danilo Dolci. Ed è quello che fa più vittime.
Dolci ha scritto in Comunicare, legge della vita (La Nuova Italia, Scandicci, 1997):
“Non dobbiamo temere la diagnosi. Una malattia ci intossica e impedisce: la vita del mondo è affetta dal virus del dominio, pericolosamente soffre di rapporti sbagliati. Non un nuovo Golia occorre denunciare, né estranei nemici ma, nei più diversi ambiti, ripensare e rifondare il modo e la qualità dei nostri rapporti, di ogni genere di rapporto. Talmente abituati siamo a questa malattia, che ci è arduo concepire la salute. Sappiamo quale mondo vogliamo?
[…] Ma un virus di tipo AIDS infetta la politica in Italia e nel mondo: ci occorre che i fronti della gente creativa si connettano a smascherare ed inibire il virus sogghignante”
Sarà interessante scoprire il rilievo dato dai mass media alla inaugurazione della Scuola “Costituente Terra”.
Carlo Cassola ha scritto in La lezione della storia (Rizzoli, 1978), che i contemporanei non si accorgono della importanza degli eventi storici.
Progetto ambizioso, ma urgente
Paola Paesano, nel suo intervento non solo ha spiegato la ragione per la quale la Biblioteca è sede dell’incontro che viene ospitato dalla Biblioteca, ma ha pure illustrato il valore e l’importanza del progetto della Scuola “Costituente Terra”, definendolo “ambizioso, ma urgente”.
Ha detto dell’importanza del pensare e studiare per il bene comune ed ha ricordato l’antica Biblioteca di Alessandria d’Egitto, modello di ogni futura biblioteca, come biblioteca “laboratorio”. Oggi serve studiare e pensare, per disimparare l’arte della guerra, della quale ha elencato gli effetti disastrosi.
Ha posto vari temi e, tra l’altro, ha ricordato la Convenzione UNESCO del 1972, per la tutela del patrimonio culturale.
Abbiamo bisogno di storia, più che di memoria, e il libro è refrattario alle fiamme.
Nell’excursus storico, richiamando la storia dell’Umanesimo, ha dato risalto a Pico della Mirandola, citando la sua opera Discorso sulla dignità dell'uomo, per esaltare il valore della dignità e libertà umana.
La Scuola “Costituente Terra” e le sue finalità
Quale scuola?1
Ha quindi svolto la sua relazione Raniero La Valle, col titolo “Chiediamolo al pensiero. Le ragioni di una Scuola”.
E’ il primo dei proponenti dell’“Appello-Proposta per una Costituzione della Terra e istituzione di una Scuola che la pensi e la promuova”, del 27 dicembre 2019, documento già noto agli iscritti alla Scuola.
Questo l’incipit del documento, richiamato da La Valle nella sua relazione:
“Nel tempo della crisi una Scuola per suscitare il pensiero politico dell’unità del popolo della Terra, disimparare l’arte della guerra e promuovere un costituzionalismo mondiale”
Nel documento è scritto che serve “una Scuola per un nuovo pensiero”.
Leggiamo:
“Lo scopo di questa Scuola non è di insegnare o imparare un sapere già noto, ma di suscitare un nuovo pensiero a cominciare dal pensiero politico dell’unità del popolo della Terra, e promuovere un costituzionalismo mondiale. Dovrà trattarsi di una Scuola disseminata e diffusa, telematica e stanziale, una rete di scuole con aule reali e virtuali, non chiusa nei confini di un solo Stato.
Se il suo scopo è di indurre a una mentalità nuova e a un nuovo senso comune, ogni casa dovrebbe diventare una scuola e ognuno in essa sarebbe docente e discente. Il suo fine potrebbe perfino spingersi oltre il traguardo indicato dai profeti che volevano cambiare le lance in falci e le spade in aratri e si aspettavano che i popoli non avrebbero più imparato l’arte della guerra. Ciò voleva dire che la guerra non era in natura: per farla, bisognava prima impararla. Senonché noi l’abbiamo imparata così bene che per prima cosa dovremmo disimpararla, e a questo la scuola dovrebbe condurre, a disimparare l’arte della guerra, per imparare invece l’arte di custodire il mondo e fare la pace”.
Seguono alcuni appunti presi ascoltando la relazione e sono, ovviamente, parziali.
Il pensare precede l’agire. Dal pensiero sono nate le rivoluzioni. Per esempio, la rivoluzione francese, la rivoluzione russa.
Questa Scuola è un “laboratorio del mondo”, con una biblioteca.
Quale la sede? Come conoscerla?
“Venite a vedere dove abito”, disse Gesù nel Vangelo.
Lunga è stata la gestazione della Scuola. E La Valle continua, ricordando il pensatore austriaco Ivan Illich e la sua opera Descolarizzare la società.
Cosa vorremmo sapere? Salvare la Terra da noi stessi.
Non una scuola tradizionale, ma una “anti-scuola”.
Siamo tutti nipotini di Hegel e della dialettica. “Napoleone, spirito del mondo”.
Hegel celebra la guerra, “igiene del mondo”. E la pace perpetua vista come morte dell’umanità.
C’è bisogno di una revisione del pensiero e c’è una decisione che dobbiamo prendere.
La Valle, proseguendo nel suo intervento, ha usato il termine “aporia” per dire delle difficoltà (impasse logica) che dobbiamo superare, per prendere delle decisioni.
Prima aporia. C’è il bisogno di uscire dal regime di cristianità, non dal cristianesimo.
Viene ripercorsa la storia da Costantino e Teodosio fino a Hitler.
Viene ricordato il filosofo olandese Ugo Grozio e la sua famosa opera del 1625 De iure belli ac
pacis (Il diritto della guerra e della pace).
Con Papa Francesco si esce dalla cristianità.
Seconda aporia: riguarda la politica che viene spodestata dall’economia e dalla finanza.
Problema della sovranità. E’ sbagliata la domanda: quale sovrano scegliere, tra i due “pifferai magici”, uno che ride e l’altro che piange.
Problema della sovranità: ogni Stato è sovrano e i rapporti tra gli Stati sono regolati da patti. Ma i conflitti vengono risolti dalla guerra e i patti vengono stracciati.
Dobbiamo deciderci e affermare la sovranità del Popolo della Terra, legislatore del mondo.
Apriamo la strada: la Terra, casa comune, deve essere amata. Più che geologi o geografi, noi siamo geofili.
Nella conferenza stampa convocata per l’inaugurazione della Scuola, La Valle aveva detto:
«Una scholè come nella Grecia classica, fatta di incontri, proposte, testi, un sito web. Che arrivi a varcare i confini italiani e metta in moto un percorso transnazionale». 2
Concludendo il suo intervento, ha richiamato “il principio speranza” ed ha detto: “Speriamo che la Scuola ci venga tolta di mano”.
….
Dopo La Valle, ha svolto la sua relazione Luigi Ferrajoli, col titolo “Perché una Costituzione della Terra?”
Ha richiamato il suo testo col titolo “Per un costituzionalismo mondiale”, anche questo già noto agli iscritti alla Scuola.
Come incipit del testo:
“Occorre costruire una sfera pubblica all’altezza dei processi di globalizzazione che imponga limiti e vincoli ai poteri transnazionali, sia pubblici che privati, che hanno spodestato i vecchi poteri statali e introduca istituzioni di garanzia a tutela della pace e dei diritti umani”
Questo il sommario del testo:
  • Possono sopravvivere la democrazia e lo Stato di diritto?”
  • Il futuro del costituzionalismo. Tre nuove separazioni dei poteri”
  • Separare i poteri dello Stato”
  • Separare le funzioni di garanzia dalle funzioni di governo”
  • Separare le funzioni pubbliche dai poteri economici e finanziari privati”
  • Obiezioni scettiche all’ipotesi di un costituzionalismo globale”
Conviene leggere nel testo: “Possono sopravvivere la democrazia e lo Stato di diritto?”
“E’ questo l’interrogativo che si pone oggi alla teoria della democrazia e dello Stato di diritto. Esiste o meno un futuro della democrazia e dello Stato di diritto, se vengono meno le forme tradizionali, oggi irreversibilmente in crisi, della rappresentanza politica e della legge statale cui tutti i poteri sono sottoposti? Esiste la possibilità, in altre parole, di un costituzionalismo sovrastatale, senza o comunque al di là del modello dello Stato nazionale?
Diritto e Stato sono stati a lungo identificati dalla nostra tradizione giuridica e politica. Da Hobbes a Hegel, il superamento dello stato di natura è stato realizzato solo con riguardo allo Stato, e non anche ai rapporti tra gli Stati, concepiti invece come soggetti sovrani tra loro in guerra virtuale e permanente. Oggi, naturalmente, nessuno identificherebbe più il diritto con il solo diritto statale. Di fatto, tuttavia, quella tradizione pesa tuttora nella nostra cultura. Alla crisi degli Stati, e perciò del ruolo delle sfere pubbliche nazionali, non ha infatti corrisposto la costruzione di una sfera pubblica all’altezza dei processi di globalizzazione, cioè l’introduzione di limiti e vincoli, a garanzia della pace e dei diritti umani, nei confronti dei poteri transnazionali, sia pubblici che privati, che hanno spodestato i vecchi poteri statali o si sono sottratti al loro ruolo di governo e di controllo.
La Carta dell’Onu, la Dichiarazione universale del 1948, i Patti internazionali del 1966 e le tante Carte regionali dei diritti promettono pace, sicurezza, garanzia delle libertà fondamentali e dei diritti sociali per tutti gli esseri umani. Ma mancano totalmente le loro leggi di attuazione, cioè le garanzie internazionali dei diritti proclamati. E’ come se un ordinamento statale fosse dotato della sola Costituzione e non anche di leggi attuative, cioè di codici penali, di tribunali e di ospedali. E’ chiaro che in queste condizioni i diritti proclamati sono destinati a rimanere sulla carta come promesse non mantenute.
La conseguenza più grave della globalizzazione, in assenza di garanzie di quelle leggi del più debole che sono i diritti fondamentali, è stata perciò una crescita esponenziale della disuguaglianza, segno di un nuovo razzismo che dà per scontate la miseria, la fame, le malattie e la morte di milioni di esseri umani senza valore. Questa disuguaglianza crescente – giunta al punto che le otto persone più ricche del pianeta hanno la stessa ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale. – non è solo un fattore di discredito, moralmente intollerabile, di tutte le proclamazioni costituzionali dei diritti fondamentali quali diritti universali. Essa è anche una minaccia alla pace, dato che un simile vuoto di diritto pubblico, in una società globale sempre più fragile e interdipendente, non è a lungo sostenibile senza andare incontro a un futuro di guerre e di violenze in grado di travolgere le nostre stesse democrazie.
Paradossalmente, alla crescita delle promesse normative e della complessità dei problemi e delle interdipendenze generata dalla globalizzazione, hanno fatto addirittura riscontro, in questi anni, anziché una più complessa articolazione istituzionale della sfera pubblica, una sua semplificazione: da un lato la verticalizzazione e personalizzazione dei sistemi politici con frequenti tendenze di tipo populistico e plebiscitario; dall’altro una crescente concentrazione e confusione tra poteri pubblici e poteri economici”.
Ferrajoli ha parlato del costituzionalismo da inverare, non da completare, a fronte di tre emergenze:
La prima: salvare la terra (questione ecologica).
Beni come l’acqua, l’aria, … non sono merci e sono da costituzionalizzare.
La seconda: questione della guerra. Gli eserciti sono da abolire (come diceva Kant in “Per la pace perpetua”) e le armi, tutte, sono da mettere al bando.
La terza: la povertà.
Le alternative ci sono e sono da inventare.
L’interesse pubblico che ci accomuna non è nazionale, è di tutti. Il cambiamento è possibile e senza speranza non si può vivere.
Conclusione del testo di Ferrajoli:
“L’intera storia del diritto moderno è la storia travagliata di un lungo processo di limitazione dei poteri assoluti, tramite vincoli ad essi imposti quali strumenti di tutela e di attuazione dei diritti fondamentali e della pacifica convivenza. E’ perciò un elementare realismo dei tempi lunghi che impone con urgenza, quale condizione di sopravvivenza del genere umano, il disarmo generalizzato, l’imposizione di limiti allo sviluppo industriale insostenibile e la globalizzazione delle garanzie, dei diritti fondamentali e dei beni comuni e vitali. Sarebbe un fallimento della ragione – di quell’artificial reason alla quale, all’origine dell’età moderna, si richiamò Thomas Hobbes a sostegno del contratto sociale – se questo processo si interrompesse proprio allorquando i poteri vecchi e nuovi sono diventati più minacciosi che mai per la sopravvivenza dell’umanità”.
***
Il pomeriggio ha avuto luogo l’Assemblea dell’Associazione promotrice della Scuola della Terra.
O.d.G.: Gli scopi, gli strumenti, le cattedre di salvataggio, lo Statuto, le cariche sociali, il come decidere, che cosa sperare.
***
Realismo dell’utopia
Quale la mia visione della giornata?
Sono un figlio di Calabria, terra di utopia e profezia. Dall’anima della mia terra ho appreso il realismo dell’utopia.
Dal filosofo calabrese Domenico Antonio Cardone (1902-1986), candidato al Premio Nobel per la Pace del 1963, ho appreso che:
[…] tutti siamo vicendevolmente maestri e discepoli nel comune e solidale sforzo di migliorare la condizione umana”.
Da lui ho appreso anche che:
[…] fuori da ogni ottimismo o pessimismo, l’utopia è la nostra vera realtà permanente”.
Il 21 febbraio 2020 sarà considerata una data storica?
Quel giorno ho visto sbocciare un fiore, annuncio di futuro.
Fiore è irradiare annunziante gioia a ognuno e desiderio sapiente di congiungersi. Nel fiorire l’esistere – fiorire del mondo per il mondo – annunzia e silenziosamente chiama”. (Danilo Dolci)
***
Roma, 24 febbraio 2020
Raffaello Saffioti
Centro Gandhi – PALMI (RC)
raffaello.saffioti@gmail.com


NOTE
1 E’ da richiamare l’editoriale del “il dialogo”, pubblicato il 5 gennaio 2020 col titolo “Rispondere all’’Appello-Proposta per una Costituzione della Terra’ ‘Perché la storia continui’”. ildialogo.org
2LUCA LIVERANI, Una “Costituzione per la Terra” contro crisi ecologica ed etica, sul quotidiano “Avvenire”, 20 febbraio 2020



Lunedì 24 Febbraio,2020 Ore: 22:35
 
 
Commenti

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Autore Città Giorno Ora
Antonio D'Agostino Vibo Valentia 29/2/2020 12.44
Titolo:Per un'utopia del reale
Dobbiamo essere davvero grati a Raffaello Saffioti per  averci resi partecipi di una giornata così importante. Egli si chiede se sarà considerata storica. Io dico che, comunque, potrebbe aiutare a cambiarla la storia, se i semi che ha piantato faranno crescere la pianta della speranza di cui si nutre quella "vera realtà permanente che è l'utopia". 
Autore Città Giorno Ora
Mariella Ratti La Spezia 11/4/2020 18.05
Titolo:
Grazie Raffaello per aver reso così bene le ragioni e il significato profondo di questa giornata di lavori. E' troppo importante capire l'importanza di un costituzionalismo globale per la salvezza della Terra. Complimenti!

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