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www.ildialogo.org Un momento storico per Taranto,di<br> Rosella Balestra - Donne per Taranto<br>Fabio Matacchiera - Fondo Antidiossina Onlus<br>Alessandro Marescotti - PeaceLink

Verso lo spegnimento del primo altoforno
Un momento storico per Taranto

di
Rosella Balestra - Donne per Taranto
Fabio Matacchiera - Fondo Antidiossina Onlus
Alessandro Marescotti - PeaceLink

COMUNICATO
I custodi giudiziari hanno avviato le procedure per lo spegnimento del primo altoforno a cui seguirà il blocco della produzione degli altri impianti più inquinanti.
E' un momento storico per la città di Taranto.
Nella partita salute-lavoro vince la vita.
Nella partita magistratura-politica vince la legalità.
Abbiamo lottato per un avvenire migliore per tutti e questo momento sta per arrivare.
E' un giorno che in tanti stavamo aspettando da anni. Un'attesa fatta di notti insonni, lacrime, speranze, paura, studio, impegno costante. Un'attesa che ci ha strappato tempo, affetti, lucidità, lavoro, serenità, quotidianità, ma che ora comincia a dare i suoi frutti.
Un Grazie alla Magistratura (al GIP Patrizia Todisco e al Procuratore Franco Sebastio in particolare) che non si sta facendo "ammaliare" da promesse, da ritardi, da piani e progetti fasulli. E che non si sta facendo intimidire da un governo ormai sfacciatamente "schierato" dalla parte di chi inquina.
Oggi ci apriamo alla speranza.
Un futuro migliore è possibile.
Ma non dobbiamo abbassare la guardia.
Adesso dobbiamo stringerci attorno alla Magistratura e sostenerla nel difficile percorso della legalità.
Siamo alla svolta decisiva e in tanti ci diranno che nulla è cambiato.
Ma per i politici che hanno svenduto questa città è arrivato il momento della sconfitta e dell'umiliazione.
Alla collusione, all'ignavia e alla servile accondiscendenza, dovremo sostituire un'etica della dignità e della responsabilità verso le generazioni future.
Chi è stato corrotto dovrà nascondersi per la vergogna. Chi ha inquinato dovrà pagare.
Lo Stato e l'Ilva dovranno risarcire i lavoratori e l'intera comunità.
Pretendiamo la tutela di tutte le persone, dai lavoratori Ilva ai bambini che continuano ad ammalarsi e spesso morire.
Questo è stato il nostro sogno, un sogno che ci ha spinto sempre oltre e sempre avanti.
Nessun lavoro dovrà essere perso. Lo Stato che ha consentito di avvelenare Taranto dovrà risarcire i lavoratori dell'Ilva, presentando il conto a chi ha malgovernato e a chi è stato complice degli inquinatori. Lo Stato ha dei doveri verso i lavoratori perché è stato gravemente colpevole di condotte per lo meno omissive.
L'azienda dovrà bonificare, utilizzando le maestranze per recuperare i terreni che sono stati devastati da anni di inquinamento e di incuria, da quelli interni all'Ilva a quelli dove oggi non si può più far pascolare gli animali.
Un cantiere immenso di bonifica e riqualificazione attende migliaia di lavoratori.
Taranto ha ora un appuntamento con il suo futuro. Questa volta ci saremo.
Rosella Balestra - Donne per Taranto
Fabio Matacchiera - Fondo Antidiossina Onlus
Alessandro Marescotti - PeaceLink

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"Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo".
Mahatma Gandhi




Martedì 18 Settembre,2012 Ore: 18:10
 
 
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Autore Città Giorno Ora
Renzo Coletti Genova 27/9/2012 20.11
Titolo:
La riduzione delle emissioni inquinanti, il contenimento dei consumi energetici, lo sfruttamento di energie rinnovabili, la ricerca di soluzioni progettuali a minimo impatto ambientale, il risanamento del dissesto idrogeologico e la bonifica di aree contaminate sono tutte condizioni indispensabili per assicurare un futuro all’umanità su questo pianeta.
Il cambiamento dovrà essere radicale per essere efficace, ma il percorso in grado di condurre ad una simile trasformazione può avvenire solo in modo graduale, organico e soprattutto non può prescindere dal diritto delle persone di avere un lavoro e di poter condurre una vita dignitosa.
L’obiettivo da raggiungere è quello di garantire un ambiente lavorativo sano e sicuro per i dipendenti e la popolazione circostante sfruttando le moderne tecnologie ed investendo in ricerca per trovare delle soluzioni impiantistiche ancora più innovative, non quello di costringere una comunità a scegliere tra lavoro e salute in assenza di qualunque progetto alternativo.
E’ vergognoso che dietro il pretesto ecologista e della salvaguardia della salute, si nascondano strategie che mirano ad attuare progetti che sono invece ben lungi dal preoccuparsi dei dati relativi alla percentuale di tumori tra i cittadini di Taranto. La chiusura dello stabilimento metterebbe in ginocchio l’economia di una regione, comporterebbe la cessazione delle attività degli altri due siti produttivi di Genova e Novi Ligure, sarebbe un ulteriore passo nel processo di demolizione del patrimonio tecnologico ed industriale italiano ormai ridotto al lumicino.
Ciò avverrebbe in un contesto di gravissima crisi economica, contraddistinto da tassi altissimi di disoccupazione, consumi mai così bassi dal dopoguerra ed una pressione fiscale a livelli record.
Se gli operai dell’Ilva perderanno il lavoro, difficilmente ne troveranno un altro, dovranno accontentarsi di vivere grazie al misero contributo degli ammortizzatori sociali per il periodo garantito dalla legge e ciò dovrà bastare per il mantenimento della famiglia, l’istruzione dei figli, il pagamento delle tasse esorbitanti che il governo Monti ci impone. Con lo spegnimento dell’altoforno sicuramente respireranno aria più pulita, ma siamo proprio sicuri che godranno di ottima salute? E soprattutto, in caso di malattia potranno permettersi il lusso di curarsi?

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