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www.ildialogo.org il Nucleare e Noi,di Michele Zarrella

Editoriale del Corriere della sera on-line del 14-03-2011
il Nucleare e Noi

di Michele Zarrella

 
Ieri il Corriere della sera portava l'editoriale che allego.
Ho contestato l'articolo scrivendo alla redazione e al Sig. Rizzo.
 
Egregio Signor Rizzo,
è davvero straordinario il suo editoriale il Nucleare e Noi che comincia “Sarebbe sbagliato sottovalutare …” e poi conclude sottovalutando i fatti: riducendoli ad emozioni. Ma perché l’uomo inganna se stesso e chi legge, trasformando i fatti tangibili ad un’emozione? Perché le cose tangibili, per tante persone, diventano ipotesi? Quanto è sottile, ma anche stupido, l’uomo che imbroglia se stesso. E tutto questo in nome di che? Di un profitto che proprio non vuol mettere in primo piano il rispetto per la vita, il rispetto per il creato e il Creatore?
Ma come fa a parlare di “sicurissime centrali” e di “siti sicuri al riparo dai terremoti”? Nel suo editoriale ho notato degli ossimori: inizia dicendo una cosa e ne conclude enunciando l’opposto. Infatti dice  “C’è stato chi… , ha detto che alle nostre future sicurissime centrali non potrà succedere.” e quindi ne prende le distanze e non se ne assume la responsabilità di tale affermazione, ma subito dopo con una frase secca conclude “Tutto vero.” E quindi conferma e si dichiara d’accordo. Completando il paragrafo con la ciliegina sulla torta: “l’opinione pubblica ha il diritto di  sapere… Senza reticenze.”. Ma l’opinione pubblica è stata informata senza reticenza per i morti, i danni, le malattie e le contaminazioni che ha provocato e sta ancora provocando il disastro di Chernobyl? Perché, se “l’opinione pubblica deve sapere…Senza reticenze.” non abbiamo, ancora oggi, dati precisi? 
Se sminuiamo i fatti riconducendoli a trepidazioni e se la triste realtà delle disgrazie non ci fanno riflettere vuol dire che l’uomo sta perdendo la rotta. Si comporta come se il denaro e l’economia fossero più importanti della salute e addirittura della vita sull’intero pianeta. Credo che serve a ben poco avere tanto denaro senza avere un pianeta vivibile. Questo vale per tutti. Quindi smettiamola di effettuare scelte pericolose. Pensiamo alle future generazioni. Agiamo in modo responsabile affinché le nostre azioni risultino compatibili con la vita umana e di tutte le specie.
Ma se proprio dobbiamo parlare di economia, visto che il Dio denaro impera, mi chiedo e le chiedo: «Quanto sono costati e costano, anche solo economicamente, i disastri di questo tipo? O come quello di Chernobyl, o di Three Mile Island, o di Windscale, oggi Sellafield come se cambiando nome alla località si abbia voluto cancellare la contaminazione e restituirne la purezza? Perché dobbiamo scegliere una tecnologia altamente inquinante e comprarci il futuro delle prossime 300 generazioni? Perché condannarle a vivere su un pianeta contaminato»?
Ci sono le alternative energetiche rispettose della biosfera, della vita umana e delle specie viventi che in essa vivono. È volutamente errato dire che le centrali nuove sono “sicurissime”, perché anche l’impianto di Fukushima quando fu costruito era nuovissimo e sicurissimo. Le ricordo che non esiste alcun processo industriale sicuro: senza rischio.
Certo le scelte non vanno fatte in uno stato emotivo lo abbiamo già detto (anche in un mio articolo dell’8-8-2010 La TV e la logica http://www.ildialogo.org/ambiente/riflessioni_1281263422.htm ) e siamo d’accordo, ma questa scelta non viene fatta oggi. Sono decenni che discutiamo e diciamo che la scelta nucleare è pericolosa perché non è stato risolto il problema dello stoccaggio delle scorie e in caso di incidenti (giammai auspicabili ma non impossibili come la storia dimostra) si provocano danni talmente grandi che correre questo rischio non ne vale la pena.
Oggi abbiamo la capacità di risolvere il problema dell’approvvigionamento energetico in maniera sufficiente, compatibile e rispettosa della vita della biosfera.
E lei continua con i suoi ossimori: “Promisero .. la via dell’energia pulita..” e poi “abbiamo concesso incentivi troppo generosi a chi le produceva” (addirittura all’imperfetto e non al presente: per lei la questione fotovoltaico è già chiusa). Allora dobbiamo battere la via dell’energia pulita o no? Lei parla di incentivi fin troppo generosi al fotovoltaico. Quindi non è d’accordo a battere la via dell’energia pulita. Almeno per quanto riguarda il fotovoltaico.
Lei si lamenta che l’Agenzia per la sicurezza non ha una sede. Con i soldi programmati per il nucleare si diano gli incentivi alle fonti rinnovabili nel nostro interesse e in quello delle future generazioni e chiaramente in esso c’è anche quello dei suoi figli e dei suoi nipoti.
Infine lei si pone una domanda come alimenteremo le fabbriche, i treni, i frigo, ecc.. Glielo dico subito, dato che ho insegnato per oltre trenta anni elettrotecnica, la scienza che si occupa di produzione, trasporto e utilizzo dell’energia elettrica. Ha mai sentito parlare di efficienza energetica e di reti intelligenti(smart grid)? Ha mai sentito parlare di sprechi di energia? Ha mai sentito parlare di tecnologie che producono energia elettrica senza emissioni di CO2 e senza rischio di contaminazione?  Non so che auto possiede, ma le sembra da Homo sapiens trasportare 80 chilogrammi di cristiano con un’auto di 3 tonnellate e mezzo?
Peccato però che io non ho a disposizione il “Corriere della sera”.
Grazie per l’attenzione.
Michele Zarrella
(Ingegnere, docente di elettrotecnica in pensione)
 
il Nucleare e Noi
Sarebbe sbagliato sottovalutare quello che sta accadendo alle centrali atomiche in Giappone, Paese che 65 anni fa ha già visto in faccia lo spettro dell'olocausto nucleare. Quello di Fukushima è uno dei più gravi incidenti che si ricordino. E non ne attenua la gravità il fatto che non sia stato causato dall'imprudenza umana, come a Chernobyl, né da un'avaria, come a Three Mile Island, ma da un terremoto devastante. Una prova ancora più tremenda di quante questa orgogliosa nazione ha dovuto affrontare nella sua storia, rialzandosi sempre.

C'è stato chi, magari confortato dai 10 mila chilometri di distanza, ha detto che alle nostre future sicurissime centrali non potrà succedere. L'impianto di Fukushima è vecchio. E poi in Italia ci sono siti sicuri al riparo dai terremoti. Tutto vero. Resta il fatto che l'opinione pubblica ha il diritto di sapere che cosa si sta davvero rischiando. Senza reticenze.

Al tempo stesso siamo convinti che non possa essere la comprensibile emotività suscitata da quella tragedia a determinare scelte fondamentali di politica energetica. L'abbiamo già fatto e ne siamo rimasti scottati. Il referendum antinucleare del 1987 passò con una maggioranza schiacciante per l'impressione suscitata da Chernobyl. Nessun partito, eccetto il repubblicano, osò sfidare l'impopolarità.

Promisero che mettendo al bando l'atomo avremmo imboccato la via dell'energia pulita: siamo invece diventati il Paese europeo più inquinante, più dipendente dagli sceicchi e con le bollette più care. Finché, dopo aver riempito le tasche dei petrolieri, ci si è accorti che la Germania produceva 70 volte più energia solare dell'Italia, rimasta penosamente al palo nel campo delle rinnovabili. E per recuperare terreno abbiamo concesso incentivi fin troppo generosi a chi le produceva. Salvo poi chiudere i rubinetti dalla sera alla mattina.

Così la stessa maggioranza che per cinque anni al governo si era ben guardata dall'avviare la pratica (ricordate il ministro Marzano? «Da noi non ci sono le condizioni per riaprire il discorso del nucleare», disse nel maggio 2001) l'ha scoperta priorità nel 2008. Giusto in tempo per le elezioni. Eppure oggi l'Agenzia per la sicurezza non ha ancora una sede e i suoi componenti, ha confessato il presidente Umberto Veronesi, s'incontrano al bar.

Come stupirsi se da vent'anni aspettiamo inutilmente un piano energetico nazionale che dica come alimenteremo fabbriche, treni e frigoriferi nel futuro? Siamo il Paese dei controsensi, del tutto e del niente. Dove ogni decisione importante non viene presa in base a disegni strategici. Bensì sull'onda di un'emozione, di polemiche o interessi particolari. Anche se si tratta di scelte destinate a cambiare la vita dei nostri figli e nipoti.
Sergio Rizzo
14 marzo 2011© RIPRODUZIONE RISERVATA
 


Marted́ 15 Marzo,2011 Ore: 10:19
 
 
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