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www.ildialogo.org “Troveremo i pedofili che la Chiesa ha coperto”,di Tommaso Caldarelli

Pedofilia clericale
“Troveremo i pedofili che la Chiesa ha coperto”

di Tommaso Caldarelli

I network delle vittime e alcune indagini private stanno componendo praticamente una lista di proscrizione dei violentatori a volto coperto.


Riprendiamo questo articolo dal sito: http://www.giornalettismo.com/

Hanno fatto in tempo ad uscire dalla Chiesa. Sono scappati appena in tempo, prima che si alzasse la marea. E ormai è tutto in prescrizione: ma questo non vuol dire che non si debba sapere dei loro immondi crimini. Sono i sacerdoti e pedofili che ce l’hanno fatta, che sono scampati sia al braccio secolare che al braccio ecclesiastico, che si sono infilati nelle maglie del sistema e l’hanno fatta franca. Lo racconta il Daily Mail.

PRESCRIZIONE – Troppo distanti i loro crimini per essere perseguiti dalla legge degli Stati Uniti, California: siamo a Los Angeles. Ma i loro volti, le loro facce e le loro azioni sono noti: ed è per questo che le vittime stanno facendo di tutto per organizzarsi in proprio. Raccogliere informazioni e notizie e mettere in piedi un vero e proprio dossier. Da presentare poi alle autorità, sperando che si riesca ad ottenere qualcosa.

Padre Stuphin è solo uno fra le dozzine di sacerdoti passati e correnti e frati accusati di abusi sessuali nell’Arcidiocesi di Los Angeles che ora vivono del tutto incontrollati dalle autorità civili. Per molti, il termine di prescrizione è ormai spirato dal tempo in cui l’abuso è stato reso noto, rendendo impossibile per i procuratori esercitare le accuse ed inserire i preti nelle liste dei pedofili ed esercitare il monitoraggio. Ora gli avvocati per le vittime degli abusi stanno lavorando con investigatori privati da ottobre per compilare la lista delle accuse ai 233 religiosi accusati per danni nell’arcidiocesi. Sperano di usarle giovedì per persuadere il giudice a raccomandare il rilascio di tutti i documenti della chiesa sul clero accusato di abusi.

Insomma, una vera e propria black list in autogestione.

ARCHIVI NASCOSTI – D’altronde la prescrizione cade come una mannaia sulle speranze di giustizia delle vittime, ma i nomi di chi per anni, protetto dall’abito talare, ha abusato impunemente di bambini innocenti, devono essere resi pubblici, dicono le vittime; assieme a loro, tutti i documenti in possesso della Chiesa che dimostri se le autorità ecclesiastiche sapevano, e se sapevano quanto e come hanno coperto gli addebiti alle cariche ecclesiastiche. Perchè se è vero che la Chiesa cerca il perdono del mondo, l’onestà è la prima cosa, e la trasparenza un dovere necessario. Se il giudice sarà convinto dalle prove raccolte dalle vittime, potrebbe ordinare perquisizioni all’interno degli uffici della Chiesa americana, per sequestrare tutti gli atti rilevanti per i casi lamentati dalle vittime. Questi archivi confidenziali sono al centro della battaglia fra la Chiesa e gli avvocati fin dal momento in cui la più larga arcidiocesi negli Stati Uniti ha raggiunto un accordo record con i tribunali da 660milioni almeno 4 anni fa.

Gli avvocati vogliono i dati – che potrebbero contenere corrispondenza interna, precedenti denunce e registri di terapie – affermando che la questione è di pubblica sicurezza. La chiesa sta spingendo per un rilascio più limitato di queste informazioni.

E se ne capisce il motivo.

LA CHIESA SAPEVA – Il punto è, probabilmente e prevedibilmente, che la Chiesa sapeva e non ha provveduto, e anzi, in ossequio alla linea della Crimen Sollicitationis, il documento interno diffuso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, già Santa Inquisizione e guidata subito prima del suo pontificato da Joseph Ratzinger, ha coperto per esigenze di superiore protezione del corpo mistico di Cristo in terra. Gli avvocati sono decisi nel perseguire la loro battaglia: ne va, dicono, della sicurezza di tutti.

Gli avvocati sperano di rendere pubblici alla fine i nomi e i luoghi dei preti pedofili, così come prevede la Megan law, attiva a livello nazionale. L’avvocato Raymond Boucher afferma: “Molti di questi sacerdoti sarebbero in prigione ma per il fatto che l’Arcidiocesi essenzialmente ha creato un’immunità per loro, nascondendoli e mantenendo il segreto. E’ essenziale che questi documenti emergano perchè sappiamo una cosa: non c’è cura per i pedofili, preti o meno. E molti di questi soggetti vivono entro un miglio da scuole, centri sociali e di aggregazioni, parchi e sono una bomba a tempo pronta ad esplodere.”

Manca la fiducia, nelle parole degli avvocati, e come biasimarli.

LA SICUREZZA DI TUTTI – Difficile infatti sostenere che chi ha effettuato un reato di violenza sessuale debba essere “marchiato”, se ha scontato la sua pena: appunto, qui il problema è che questi soggetti sono passati sotto silenzio e sono sfuggiti alla giustizia degli uomini e della Chiesa. D’altronde, ciò che chiedono gli avvocati è l’applicazione rigorosa di quella Megan Law, che prevede appunto l’iscrizione nei registri dei sexual offenders per chi è giudicato colpevole di tali crimini, ma con azione retroattiva. O comunque informale: una volta che le residenze e le identità dei pedofili nascosti saranno rese pubbliche, secondo gli avvocati la missione della garanzia dell’incolumità pubblica sarà assolta.

L’unico modo per la gente di proteggersi è quello di avere una completa e totale conoscenza di questi soggetti.

La Chiesa, prevedibilmente, nicchia.

NESSUNA CONDANNA – E usa l’argomento che la stampa nostrana chiama: garantista. “Sono solo accuse, non c’è una condanna”: come è possibile mettere in piedi una lista di proscrizione per persone mai interessati da provvedimenti giudiziali?

L’avvocato della diocesi afferma che le sole accuse di abusi hanno rovinato la reputazione di questi sacerdoti. Continua: “Queste sono persone accusate, queste non sono persone condannate. Abbiamo grande simpatia per le vittime degli abusi sessuali, ma sostenere che c’è un interesse urgente nel pubblicare questi documenti in toto è una forzatura. Molte di queste persone negano e molte di esse negano credibilmente. E’ una caccia all’uomo. “

Insomma, per la Chiesa tutto deve rimanere nel silenzio. Vicino all’impunità.



Domenica 13 Marzo,2011 Ore: 17:19
 
 
Commenti

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Autore Città Giorno Ora
alessio di benedetto pratola peligna (AQ) 09/4/2011 01.39
Titolo:DELITTO NON PUNITO
Sono particolarmente illuminanti alcune conclusioni dello psicoterapeuta che ha raccolto simili affermazioni da manicomio criminale e che da vent’anni ha in cura i prelati pedofili:
«In queste circostanze e in situazioni di clima spirituale l’abuso è particolarmente devastatore. Il prete che abusa della fragilità di un penitente vulnerabile è particolarmente colpevole. I preti giustificano il loro tradimento con queste espressioni: “L’ha voluto lui (la vittima)”; “Era un iniziato”; “Gli ho dato solo quello che voleva”. Quest’ultima affermazione registrata è di un prete che ha ammesso di avere abusato di 300 vittime minorenni» . NO COMMENT!

Se una setta fanatica di poche centinaia di aderenti si comportasse con le stesse strategie manipolatorie della liturgia cattolica, la reazione giusta ed immediata delle forze dell’ordine (come è accaduto con certi maghi televisivi) consisterebbe in una retata generalizzata per crimini quali: costrizione psicologica, abuso della credulità popolare, abuso fisico, psichico ed ideologico sui minori, falso ideologico, millantato credito, favoreggiamento alle devianze psichiche e sessuali, turbamento delle istituzioni democratiche, razzismo verso le minoranze religiose, contro gli omosessuali, i gay, le coppie di fatto, i divorziati, gli atei, i comunisti, i laici, il relativismo… E, invece, succede proprio il contrario: chi non è disposto ad essere abusato o denuncia il proprio violentatore è espulso dalla comunità, come nelle sette razziste. Quindi non solo non bisogna più cadere nell’inganno delle dissimulazioni clericali, rifiutando sdegnosamente - come palese imbroglio - il tentativo ufficiale di dissociazione del Vaticano dai suoi adepti pedofili. Anzi, dobbiamo altresì ritenere le gerarchie ekklesiastiche responsabili dirette di un sistema ideologico che crea le condizioni logistiche e psicopatologiche affinché il crimine si perpetui. Ed il delitto è alimentato e favorito e non punito, poiché esso costituisce la linfa vitale per riprodursi, ne è il substrato “consustanziale”, l’inconscio socio-simbolico, senza il quale l’istituzione soccomberebbe. Come nei partiti italiani: se non sei un corrotto con una lunga fedina penale di azioni criminose non sarai promosso e non potrai mai essere ammesso nel loro consesso. Ma allora, che cosa bisogna fare per liberarsi da tutto questo devastante plagio mentale e comportamentale?
La situazione è analoga alla tossicodipendenza: l’intero mondo interiore deve essere ricostruito con coscienza e consapevolezza, abbandonando tutta la mitologia miracolistica, gli abusi oltraggiosi delle preghiere, imposte fin dalla più tenera età, i sensi di colpa e di ricompensa che semmai appartengono al mondo della ragione e del reale e non ad un ipotetico ed irrazionale empireo, inventato a tavolino per controllare la mente dei fedeli. E questa disintossicazione dagli indottrinamenti di un certo modo di fare catechesi e d’insegnare religione nelle scuole avrà successo se ci affideremo alla logica ed all’intelligenza, oppure ad un mondo interiore che farà appello alla fede in noi stessi ed alla capacità di combattere in prima persona le ingiustizie del mondo, essendo soldati della libertà in ogni momento della giornata. Altrimenti si soccombe alle richieste pedofile del clero, e l’atto sessuale con i “monsignori degli abusi” diviene un atto divino, in cui il corpo del prete è il corpo e lo spirito santo del loro dio.


DA: LA RELIGIONE CHE UCCIDE
COME LA CHIESA DEVIA IL DESTINO DELL’UMANITÀ
(Nexus Edizioni)
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http://alessiodibenedetto.jimdo.com/novita-2010/
http://alessiodibenedetto.blogspot.com/2010/04/fuori-della-chiesa-non-ce-salvezza.html

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La questione dei preti pedofili

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