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www.ildialogo.org Liberare Gesù di Nazareth dal cristianesimo (1),di Giovanni Sarubbi

Editoriale
Liberare Gesù di Nazareth dal cristianesimo (1)

di Giovanni Sarubbi

É da tempo che rifletto su cosa significhi essere “cristiano” oggi e cosa significhi “fede” o cosa sia ciò che viene chiamato “dio”, in qualsiasi lingua lo si dica, e sul ruolo delle religioni e sul loro rapporto reciproco e sul ruolo che esse hanno nella società.
E dopo quasi trent’anni di studi, di impegno e di esperienze sono oggi molto diverso, anzi direi radicalmente diverso, da come ero trent’anni fa ed è indubbiamente una banalità, una cosa che capita a tutti invecchiando. Ma sento il bisogno di spiegare, innanzitutto a me stesso, il punto in cui sono, proponendo ai miei 4 lettori una serie di riflessioni che non sono nuove ma che invecchiando sono diventate più acute e stringenti e che mi sono state suscitate ultimamente dalla lettura di alcuni libri.
E questo è la prima di una serie di riflessioni sul tema del cristianesimo, di Gesù, delle religioni. Riflessioni come sempre senza pretese, che impegnano unicamente me stesso e non il giornale che dirigo che rimane aperto al dialogo interreligioso e al confronto delle idee esposte fraternamente e senza assolutismi perché a noi interessa innanzitutto l’essere in ricerca di ognuno e ognuna.
E voglio partire in questo primo articolo dall’inizio, da quel concilio di Nicea che può considerarsi a buona ragione l’atto fondativo della religione cristiana.
COSTANTINO E IL CRISTIANESIMO
Esiste una enorme quantità di studi sul rapporto tra l’Imperatore Costantino e la nascita della religione cristiana. L’imperatore Costantino ha avuto sicuramente un ruolo determinante sulla nascita del cristianesimo e sulla storia delle chiese.
Hanz Kung nel suo “Cristianesimo essenza e storia”, divide la storia del cristianesimo in sei “paradigmi”, partendo dal ”paradigma giudaico-apocalittico del cristianesimo primitivo” (P I), passando a quello “ellenistico della chiesa antica” (P II), per finire a quello “ecumenico contemporaneo post-moderno” (P VI). (Vedi schema allegato)
Ma che cos’è un paradigma? Thomas S. Kuhn, uno dei più noti epistemologi post-popperiani, ne da la seguente definizione: «Con tale termine voglio indicare conquiste scientifiche universalmente riconosciute, le quali, per un certo periodo, forniscono un modello di problemi e soluzioni accettabili a coloro che praticano un certo campo di ricerca» o, come riporta Kung nel libro citato, “un’intera costellazione di convinzioni, valori, comportamenti condivisi dai membri di una determinata comunità”.
La vicenda di Costantino è inserita nel paradigma P II e viene indicata da Kung come “svolta costantiniana – concili ecumenici”. Ed indubbiamente quella di Costantino è la svolta decisiva di tutta la storia della religione cristiana che grazie alla sua azione diviene “religione”, diviene elemento di legame sociale fino a diventare religione di stato, nel 380 d.C., obbligatoria per tutti gli abitanti dell’impero romano.
Nel 313, scrive Kung, Costantino “emanava a Milano una costituzione che sanciva per l’intero impero un’illimitata libertà religiosa. In ciò Costantino non si era comportato né da pio cristiano né da ipocrita. Egli era piuttosto un uomo di stato, non esente dalla superstizione tardo-antica che inseriva freddamente il cristianesimo nella sua politica di potenza”[1]. L’impero universale, quale era allora l’impero romano, aveva bisogno di una religione universale e Costantino usò il movimento dei primi seguaci di Gesù di Nazareth, che non era più quello originario, per costruirla. Un movimento, quello dei seguaci di Gesù di Nazareth, “che offriva aiuto caritativo a molti poveri e speranza nell’immortalità a ciascun individuo”[2].
Tutti i libri che parlano di storia del cristianesimo trattano del primo concilio di Nicea del 325 d.C. come di un evento nato per dirimere questioni di fede e si dilungano sulle vicende di Ario e sul suo credere nell’unico Dio “che se ne sta in una trascendenza assoluta, non divenuto e ingenerato, eterno senza inizio e immutabile”[3]. E poi tutto il dibattito sulle tre “ipostasi” che costituirebbero il “dio” cristiano e sui reciproci rapporti. Analogamente vengono raccontati così tutti i concili che si sono susseguiti sia nel primo millennio sia nel secondo e fino al Vaticano secondo. Fa così anche Hanz Kung e lo stesso fa anche Luigi Sandri nel suo “Dal Gerusalemme I al Vaticano III” (Edizione Il Margine 2013). Nessuno parla delle basi sociali di tali concili e di quali erano le contraddizioni sociali su cui tali concili si sono andati ad innestare. Una storia dei concili cristiani con tale angolo visuale semplicemente non esiste. Viene invece rappresentata una lotta fra il bene e il male, fra la dottrina ortodossa e quella non ortodossa tesa a giustificare le scelte ortodosse e la condanna degli eretici che quasi sempre si sono tradotte in roghi e omicidi.
E l’intuizione dei concili è proprio di Costantino. E l’ortodossia è stata quella voluta da Costantino e non dal cosiddetto “spirito santo”.
Il dibattito fra le tesi di Ario e quella dei vescovi suoi oppositori era diventato una questione che coinvolgeva, scrive Kung, “tutti gli strati della popolazione, cristiani, ebrei e pagani, dotti e incolti” e così “allo stesso imperatore Costantino parve estremamente inopportuno il conflitto ecclesiastico che aveva investito l’intero Oriente e minacciava di dividere spiritualmente l’impero di nuovo unificato politicamente sotto di lui”. La stabilità del suo impero era in pericolo.
E così dopo inutili tentativi di mediazione Costantino “che un paio di anni prima aveva fatto esperienza diretta ad Arles di un sinodo episcopale, nel 325 convoca i Vescovi dell’impero – che fino a non molto tempo prima erano ancora perseguitati - a un sinodo dell’impero: a un «concilio ecumenico», per il quale mise a disposizione la sua sontuosa sala palatina di Nicea, nelle vicinanze della residenza imperiale di Nicomedia”[4]. “Era quindi chiaro fin dall’inizio – scrive Kung – chi aveva convocato il concilio ecumenico, questo e poi anche i successivi: non ad esempio, il vescovo di Roma, come vorrebbero i posteriori ideologi di un papato assolutistico, ma unicamente e soltanto l’imperatore: egli non soltanto lo ha convocato il concilio, ma lo ha anche presieduto tramite un vescovo incaricato e assistito da commissari imperiali, lo ha rinviato e concluso; con la sua ratifica le decisioni conciliari divennero leggi dell’impero. Costantino sfruttò questo primo concilio non da ultimo per adeguare l’organizzazione ecclesiastica all’organizzazione statale. Alle provincie dell’impero dovevano corrispondere le provincie ecclesiastiche ciascuna con un metropolita e un sinodo provinciale (soprattutto per la scelta dei vescovi). In altre parole,- conclude Kung - l’impero aveva ora la sua chiesa imperiale”[5].
E il credo approvato a Nicea, confermato poi nel concilio di Costantinopoli, era il credo dell’Imperatore e in questa ottica il termine “cattolico” (che significa “universale”) usato nel credo ripetuto ancora oggi durante le messe o i culti di gran parte delle chiese cristiane, assume il significato di credere alla religione dell’imperatore di Roma.
La scelta di Costantino fu dunque dettata da esclusivo interesse politico, per consolidare il suo potere e non ci fu alcuna sua conversione al Vangelo del profeta di Nazareth. Anzi egli si fece battezzare in punto di morte con l’idea così di conquistare la salvezza eterna. Come tutti gli imperatori romani egli si macchiò di crimini terribili sia prima dell’editto del 313 d.C. sia dopo il concilio di Nicea.
Costantino per diventare unico imperatore di Roma aveva dovuto scardinare il sistema tetrarchico voluto da Diocleziano che aveva diviso l’impero in quattro parti, con due augusti – imperatori “maggiori” – e due rispettivi cesari – imperatori “minori” ed eredi dei rispettivi augusti. E la sua lotta per il potere aveva fatto molte vittime. Costantino, come gli altri imperatori, era un sanguinario.
˝Costantino – scrive lo storico Piero Martinetti - aveva fatto strangolare, contro i patti giurati, Licinio e il suo giovane figlio: aveva fatto uccidere suo figlio Crispo e l’imperatrice Fausta. ... E tuttavia Costantino amava negli ultimi anni tenere dinanzi alla corte prediche religiose, si compiaceva della compagnia dei vescovi di corte considerandosi come un vescovo stabilito da Dio ed era celebrato dai suoi panegiristi come un secondo Mosè!»[6]. E negli anni anni successivi al conseguimento del potere assoluto Costantino continuò a far fuori persone, spesso all’interno della sua famiglia (un vizio che i suoi figli mantennero, sterminandosi a vicenda in congiure e guerre civili fino all’ultimo dei costantinidi, Giuliano l’apostata).
«Le cerimonie e le feste cristiane – scrive sempre Martinetti - prendono, dopo il decreto di Costantino, un maggiore sviluppo e un inusitato splendore (Eusebio, Historia ecclesiastica, X,3). Data la nostra ignoranza del cerimoniale liturgico delle religioni antiche noi non possiamo più oggi determinare quanta parte di esso passò nel Cristianesimo, ma essa dovette essere considerevole.
Quello che ci è pervenuto sulle feste dei fratelli Arvali – prosegue Martinetti - con la loro successione complicata di sacrifici, di preghiere e di cerimonie minuziosamente regolate, ricorda assai da vicino le cerimonie della chiesa. Le feste cristiane sostituiscono, riproducendole, le feste pagane: i templi diventano chiese, ma conservano le pompe pagane. Quando si legge in san Paolino da Nola (353-431) la descrizione delle feste di san Felice e si paragona con le feste cristiane attuali si vede che le feste pagane sono trapassate senza alterazione nel Cristianesimo: è mutato solo il nome. La descrizione che dà Ovidio delle Feste di Anna Perenna (Fasti, III, 525) vale ancora oggi per le festività religiose popolari, che sono rimaste quello che erano sotto il Paganesimo da tempo immemorabile”[7].
E lo spirito sacrificale che permea tutto il cristianesimo è quello dell’unica religione dell’impero romano che precedette quella cristiana, che era il culto dell’imperatore, che era obbligatoria per tutti i cittadini dell’impero e a cui tutti dovevano fare sacrifici. E così il povero Gesù diventa agnello sacrificale che toglie i peccati del mondo e via delirando.
Perché non posso più dirmi cristiano
Il Vangelo di Gesù di Nazareth è tutt’altra cosa, non c’entra nulla con ciò che conosciamo come “cristianesimo” dal 325 d.C. e coloro che vogliono in qualche modo salvare il messaggio del profeta Gesù, quello delle beatitudini, debbono necessariamente separarsi da una religione costruita da un imperatore per di più sanguinario per i propri interessi politici. Una religione che, pur diversificandosi nel corso dei secoli in varie organizzazioni religiose, ha mantenuto in tutte le sue varianti lo spirito iniziale di Costantino, quella di essere la religione del potere per il potere.
E tutta la teologia costruita a partire da Nicea, la Trinità, la “cristologia”, il sacrificio di Cristo e la salvezza, il peccato originale e gli altri infiniti dogmi e sacramenti esistenti e le indulgenze e il paradiso, il purgatorio e l’inferno e i dogmi mariani, non hanno più nulla da dirci, sono spazzatura della storia, sono una ideologia marcia e perversa nel nome della quale milioni di persone sono state scannate e perseguitate.
Occorre così prendere le distanze da una teologia nata per opprimere, che non ha nulla a che vedere con “dio”, lo spirito santo, l’universo e la ricerca di senso ma con il concreto potere materiale di uomini di potere.
La vicenda di Costantino e della religione cristiana dimostrano una volta di più che la religione non ha nulla a che fare con la ricerca di senso ma molto a che fare con il potere.
E io oggi sento il bisogno di prendere le distanze da tale religione e dalle nefandezze che essa ha realizzato nella sua storia e che continua a realizzare con le guerre e contro i migranti. Ma non prendo le distanze da Gesù di Nazareth il cui nome è usurpato e il cui Vangelo è stravolto e utilizzato a fini di business e di potere.
Giovanni Sarubbi

NOTE

[1]Hans Kung, Cristianesimo essenza e storia, Bur Saggi pag. 184
[2]Ibidem
[3]Ibidem pag. 185
[4]Ibidem pag. 187
[5]Ibidem pag. 187-188
[6] Gesù Cristo e il cristianesimo, Piero Martinetti, pag. 560 edizione elettronica LiberLiber.
[7]Ibiden Pag. 560-561



Giovedì 01 Aprile,2021 Ore: 09:31
 
 
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