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www.ildialogo.org È l'ora della resistenza e della disubbidienza,di Giovanni Sarubbi

Editoriale
È l'ora della resistenza e della disubbidienza

di Giovanni Sarubbi

Giovanni Sarubbi
C
on l'arresto di Carola Rakete, capitana della Sea Watch 3 che ha portato a Lampedusa i 42 migranti soccorsi in mare nonostante il divieto del governo, L’Italia non è più la stessa. Non è più l’Italia che si riconosce nella Costituzione antifascista nata dalla lotta di liberazione dal nazifascismo. Non è più l'Italia che “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” (art. 2 Costituzione). Non è più l’Italia che si riconosce nell’art. 3 della Costituzione, quello sulla pari dignità sociale di tutti i cittadini visto i continui pogrom contro sinti rom e migranti e vista la islamofobia diffusa. È l’Italia che ha come proprio orizzonte politico lo stupro delle donne e la violenza sui miseri ed indifesi. È l’Italia dei ricchi e gaudenti che vogliono aprire la guerra ai rifugiati e a chi scappa dalle guerre che proprio i ricchi e gaudenti conducono in Africa per l’appropriazione delle materie prime. È un Italia che non riconosce più neppure le “norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”, art. 10. È una repubblica, ancora formalmente, dove oramai vige lo stupro del diritto e della giustizia finita nelle mani di chi piega diritto e giustizia alle esigenze dei forti anziché dei deboli. E quando una giustizia è piegata agli interessi dei forti, non è giustizia, è liberticidio, è stupro della democrazia e di tutti i principi solidaristici che invece sono la base per il corretto ed equilibrato vivere civile.
Non c'è futuro senza solidarietà. Non c’è futuro senza accoglienza. Non c’è futuro soffiando sul fuoco dell’egoismo e dell’ingordigia individuale che va invece messo in discussione ad ogni livello. Non c’è futuro pensando che la risoluzione della crisi economica mondiale sia in una nuova guerra nel cuore dell’Europa, come furono quelle della prima e seconda guerra mondiale. Non c’è futuro se non si mettono in discussione i rapporti di produzione basati sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e se si continua ad impostare una politica economica che continua a togliere ai poveri per dare ai ricchi, come sta continuando a fare il governo fascio-penta-leghista.
Un governo impregnato di “miseria intellettuale, politica ed etica”. Un governo che consegnando il ministero degli interni ad un nazista conclamato che maschera il suo nazismo sotto il termine “sovranismo”, ha scelto la guerra come proprio orizzonte politico, il tutto per favorire i “padroni e i padroncini” di sempre, quelli che rubano dalle casse dello Stato e che evadono allegramente il fisco e nei confronti dei quali la cosiddetta “giustizia” è inefficace o inutile. Giustizia dove la prescrizione regna sovrana.
“Miseria intellettuale, politica ed etica” di chi ha votato per salvare dalla galera il capo del partito che ha truffato 49 milioni di euro allo Stato. “Miseria intellettuale, politica ed etica”di chi gli ha votato i “decreti sicurezza” uno e due. “Miseria intellettuale, politica ed etica” di chi ha consentito che venisse distrutta l’unica esperienza positiva di integrazione con i migranti realizzata a Riace. “Miseria intellettuale, politica ed etica” di chi racconta balle sulla “fine della povertà” e poi per pagare il reddito di cittadinanza preleva i soldi dai pensionati ex lavoratori dipendenti che pigliano una pensione fra 1500 e 2000 euro, lasciando intatti i soldi delle multinazionali a cui non è stato tolto nulla. “Miseria intellettuale, politica ed etica” di chi ha chiuso gli occhi e tutto il resto sui morti di Taranto e sulla TAP e si appresta a chiuderli sulla TAV.
E l’arresto di Carola Rakete dice con chiarezza che viviamo in un paese alla rovescia. Si arresta chi ha rispettato le “norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”, e si lascia il bastone di comando nelle mani del capo di un partito che ha truffato 49 milioni di euro agli italiani. Quarantanove milioni rubati ai servizi sociali, alle pensioni, alla sanità, alla scuola e alla tutela dell’ambiente. Come sono rubati i soldi spesi per gli armamenti.
È un governo dove si consente a chi vuole la guerra di farsi le leggi a proprio comodo per poi gridare al “rispetto della legalità”. È come se avessimo nominato il capo della mafia a capo dell’antimafia.
Siamo oltre il punto di non ritorno. I pesi e i contrappesi previsti nella nostra Costituzione sono saltati. Ci si nasconde dietro la parola “democrazia” per giustificare la propria ignavia e la propria subordinazione alla legge del più forte e agli interessi della classe dei ricchi e gaudenti.
Ogni legge viene firmata dal Capo dello Stato senza alcuna opposizione anche quando esse sono in palese contrasto della Costituzione, come è successo con le ultime leggi sulla cosiddetta “sicurezza” che sono state firmate inviando però ai presidenti delle camere una lettera di accompagnamento, irrituale e non prevista da alcuna norma costituzionale, dove sono elencati i profili di incostituzionalità delle stesse.
E sono proprio queste lettere che ci dicono che siamo oltre il punto di non ritorno. Siamo già in piena dittatura che ci porterà dritti dritti alla guerra. E a pagarne le conseguenze saranno come sempre i più deboli, i poveri, i disoccupati, i pensionati, i lavoratori, mentre i grandi capitalisti si preparano a banchettare con quel grande business che si chiama guerra. Così come banchettano e ridono con i business che si chiamano “terremoto” o “alluvioni” o “disastri naturali”.
E allora questo è il tempo della resistenza e della disubbidienza alle leggi ingiuste. Disubbidienza che è un obbligo morale per chiunque abbia una coscienza e il rispetto per “la giustizia” che è tale solo se si esercita a favore del debole. Disubbidienza che è ancora di più un obbligo morale per chiunque si dichiari seguace di Gesù di Nazareth. Ritenete il bene e rifiutate il male. E occorre opporsi al male ovunque, in ogni luogo, in ogni contesto sociale, alzando la propria voce e facendo valere le ragioni di chi è sfruttato e oppresso e denunciando la ricchezza e l’opulenza dei pochi come vera ed unica causa della povertà.
Ed è il tempo di gridare forte che l'obbedienza non è più una virtù, oggi più di ieri e meno di domani finché ci sarà lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Giovanni Sarubbi



Domenica 30 Giugno,2019 Ore: 09:51
 
 
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