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www.ildialogo.org Avellino, il medioevo non è ancora passato,di Redazione del sito www.ildialogo.org

Editoriale
Avellino, il medioevo non è ancora passato

di Redazione del sito www.ildialogo.org

Questo editoriale e i prossimi che seguiranno, saranno firmati collettivamente dalla redazione.
Una chiesa intrisa di potere e paura. Una chiesa che mette in mostra non la misericordia di cui parla Papa Francesco ma un potere sacro e mondano che ci riporta al medioevo.
Questo andrà in scena ad Avellino il prossimo 30 giugno quando il nuovo vescovo “prenderà possesso” della sua diocesi. Lo farà circondato da polizia e fra imponenti misure di sicurezza del tutto ingiustificate. I cosiddetti “fedeli” saranno tenuti a distanza, in zone recitante a cui si accederà passando attraverso i metal-detector. Sembra il copione di un film del terrore. 
Il nuovo vescovo non cavalcherà un asino, non ci saranno palme, ne popolo festante ma solo poco più di duemila persone selezionate. Questo hanno fatto sapere l’ufficio stampa della curia e la prefettura. C’è un principe che si insedia sul suo trono ed il “suo popolo” deve semplicemente applaudirlo e guardarlo da lontano, accolto e riverito dalle altre autorità locali, il sindaco, il prefetto, i comandanti delle forze armate e di sicurezza. Tutti a baciare l’anello e a genuflettersi, come se la Chiesa Cattolica fosse ancora la religione della Repubblica italiana.
Anche la stampa è stata selezionata. L’evento è stato dato in esclusiva a due tv locali di cui non facciamo i nomi. Nessun giornalista potrà intervistare il vescovo. Le foto potranno essere fatte solo dal fotografo ufficiale della diocesi. I giornalisti che volessero seguire l’evento devono registrarsi e rimanere solo nei posti loro assegnati. Anche loro comparse, giusto per dimostrare che la stampa è presente al “grande evento”, che è grande solo nella testa di chi l’ha ideato.
Ci saranno 300 poliziotti, carabinieri, guardie di finanza a presidiare la città. L’intero centro storico attorno alla cattedrale sarà interdetto alla circolazione e si potrà accedere solo passando attraverso i metal detector. E ci saranno cani poliziotto ed altre diavolerie elettroniche per garantire la “sicurezza”.
Sono decenni che ad Avellino  nessuno si accorge dell’esistenza della diocesi e della presenza di un vescovo. L’ultimo che ha lasciato una sua profonda traccia umana è stato il francescano Mons. Antonio Forte che si è dimesso per raggiunti limiti di età nel 2004. Prima di lui un vescovo finito ai disonori delle cronache per questioni finanziarie e che proprio recentemente è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione. Di quello che lo ha sostituito nel 2004 nessuno si è mai accorto.
E così oggi l’ufficio stampa della diocesi ha scelto una strategia di comunicazione precisa, quella del grande evento hollywoodiano con la complicità della prefettura. Gli avellinesi sapranno che è arrivato il nuovo vescovo perché la città verrà invasa da 300 poliziotti in assetto antisommossa.
E di che ha paura il nuovo vescovo? E di cosa hanno paura i responsabili dei servizi di sicurezza? 
Manca solo l’emissione di qualche DASPO nei confronti di qualche incallito anticlericale come si usava durante il regime fascista. 
E questa è la chiesa reale nonostante le aperture di papa Francesco. Vescovi e preti sono come degli impiegati statali. Dicono messe, a pagamento, vendono sacramenti (battesimi, cresime, matrimoni), celebrano funerali, sempre a pagamento. Ogni vescovo emette un vero e proprio tariffario per tutte le pratiche “religiose” che la chiesa cattolica fornisce. 
Gesù di Nazareth ed il suo evangelo stanno da un’altra parte.
Le spese per 300 poliziotti, metal detector, cani, ambulanze, vigili del fuoco, .... sono uno spreco enorme per la collettività avellinese che non ha bisogno di una iniezione di paura ma di scelte che rompano la miseria, l'emigrazione, il depauperamento dei servizi sociali. 
Il marcato carattere securitario che è stato dato all’evento è il segno del livello di degrado a cui è giunto sia il nostro vivere civile, sia la vita della Chiesa Cattolica, nonostante papa Francesco. Dov’è la misericordia? Dove sono la povertà, la fratellanza, la solidarietà,… di cui Lui parla?
Noi speriamo che i giornalisti liberi di questa provincia facciano “sentire” la loro voce oscurando il “grande evento”. E speriamo che si faccia sentire anche la voce di chi non sa che farsene di una chiesa intrisa di potere e di paura. E in questo caso “far sentire la propria voce” consiste nel ripetere le parole del poeta: “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa (Inf. III, 51)”.  Copriamoli di silenzio e lasciamoli soli a godersi il “grande evento”.
La Redazione del sito www.ildialogo.org
 



Domenica 25 Giugno,2017 Ore: 13:27
 
 
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