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www.ildialogo.org La "sindachite" imperversa, fermiamola,di Giovanni Sarubbi

Editoriale
La "sindachite" imperversa, fermiamola

di Giovanni Sarubbi

Con il deposito, ieri, delle liste per le elezioni amministrative che si svolgeranno il 5 giugno 2016, è iniziata ufficialmente la campagna elettorale che porterà al rinnovo di importanti consigli comunali quali quelli di Napoli, Roma, Milano e di un altro migliaio di comuni, soprattutto piccoli e medi.
La fase preelettorale è stata caratterizzata da un rituale che oramai ammorba l'aria da quando fu approvata, oltre vent'anni fa, l'attuale legge elettorale per le elezioni comunali. Questa legge ha introdotto nella vita politica italiana un virus esiziale, che ha distrutto i partiti così come sono indicati nell'art. 49 della costituzione, e ha ridotto lo scontro politico ad una sorta di combattimento tra galli, che sono una cosa barbara e ignobile. Come barbara e ignobile è diventata la politica in Italia che si è oramai allontanata completamente dall'alveo tracciato dai padri Costituenti, che approvarono la Costituzione il 22 dicembre del 1947.
Il virus è quello della “sindachite”. È una malattia grave che si manifesta con convulsioni di vario tipo e urla inconsulte al grido di “voglio fare il sindaco”, “io sono il migliore”, “o me o il diluvio”, “io sono la vera e migliore classe dirigente per risolvere tutti i problemi di questo paese”. Nei piccoli comuni si vivono le più esilaranti tragedie, passatemi l'ossimoro che però rappresenta bene la realtà, fra personaggi a cui non si potrebbe affidare neppure l'amministrazione di un condominio. E ci sono “casi umani” di persone che per anni e anni aspettano il momento delle elezioni comunali per riproporre la propria candidatura a sindaco per poi sparire dalla vita pubblica una volta terminate le elezioni.
I sindaci che verranno eletti il prossimo 5 giugno dovremmo chiamarli più propriamente podestà. Hanno un potere quasi assoluto. Opporsi al loro strapotere, che è stato determinato con le famigerate leggi volute dall'allora ministro Bassanini del primo governo Prodi del '96 (le cosiddette “Bassanini 1 e 2”), è difficilissimo. Prima di questa legge elettorale e delle famigerate Bassanini un qualsiasi cittadino poteva opporsi a decisioni illegittime di un Sindaco facendo semplicemente ricorso al CORECO (la commissione regionale di controllo) con una semplice lettera. Le decisioni palesemente illegittime venivano bloccate immediatamente senza che esse producessero danni. Oggi per opporsi bisogna ricorrere al TAR con costi insostenibili per un semplice cittadino e tempi lunghi per ottenere una sentenza definitiva.
Quella che è andata in scena in questi mesi e che si concluderà il 5 giugno non è dunque “democrazia” e soprattutto è qualcosa che contraddice palesemente la Costituzione che non prevede alcun principio maggioritario. L'idea di una “maggioranza” che comanda e una “opposizione” che obbedisce e aspetta il prossimo turno per andare essa al potere è incostituzionale, perche l'art. 49 dice che “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Questa idea del “concorrere” (che abbiamo sottolineato in grassetto) è assolutamente contraria a qualsiasi ipotesi maggioritaria. “Concorrere” , cioè correre insieme, collaborare democraticamente, cioè senza nessun uomo al comando e tutti con uguali diritti e doveri per realizzare “la politica nazionale”, cioè la tutela del bene comune che non può essere ridotto agli interessi di chi ha più soldi. Quando si inserisce il principio maggioritario che, tradotto in soldoni, significa dire “ora comando io e tu obbedisci e non hai alcun diritto”, come succede oramai da 25 anni a questa parte, si uccide la democrazia e si uccide la politica.
L'uomo solo al comando, sia esso il sindaco, il presidente della provincia, della regione o il presidente del consiglio dei ministri, porta con se inevitabilmente il prevalere nelle scelte politiche degli interessi di piccoli gruppi di potere. Vedi ad esempio la questione dell'acqua. La grande maggioranza dei cittadini si è espressa con il referendum contro la privatizzazione dell'acqua che viene però sostenuta dal governo dell'uomo solo al comando, eletto da un parlamento eletto con metodo maggioritario.
La sinistra italiana, fin dall'inizio della nostra repubblica, si è sempre opposto al principio maggioritario che fin dall'approvazione della Costituzione ben determinate forze politiche, nostalgiche del fascismo, volevano introdurre nella vita politica italiana repubblicana. Appena 5 anni dopo l'approvazione della Costituzione e l'avvio della vita repubblicana, la DC approvò una legge elettorale maggioritaria contro cui la sinistra italiana, in modo compatto, condusse una battaglia decisiva per la nostra democrazia. Quella legge fu sconfitta e fu quindi approvata una legge elettorale proporzionale in linea con i principi della Costituzione. Legge che ha funzionato perfettamente fino agli inizi degli anni '90 quando il principio maggioritario fu fatto proprio dal principale partito di sinistra, dal PDS che nacque dalle ceneri del PCI sciolto nel gennaio del 1991. Fu il segretario di quel partito, Achille Occhetto, che si fece promotore dei referendum elettorali insieme al democristiano Mario Segni. Fu un cambiamento esiziale per la nostra democrazia che oggi è arrivato al suo massimo grado di degenerazione.
Fummo in pochi, ed io c'ero, a votare contro quella scelleratezza, appena il 20% di coloro che parteciparono ai referendum. La maggioranza degli italiani si lasciò affascinare da una propaganda che addossò al sistema elettorale proporzionale tutti gli errori o orrori della corruzione che venne fuori con tangentopoli. Cosa assolutamente non vera e contro cui gli eredi del PCI non solo non fecero opposizione ma furono addirittura i protagonisti di una impostazione che snaturò completamente il senso del proprio essere di sinistra. Avevano venduto la propria anima e le proprie radici e la propria base sociale ad una vera e propria congrega di diavoli assatanati di potere economico e politico, che volevano cancellare definitivamente tutta la Costituzione, con le sue libertà, con i diritti dei lavoratori messi addirittura nel suo primo articolo.
La legge elettorale per i comuni fu il primo colpo mortale alla democrazia in Italia. Il principio maggioritario negato dai principi fondamentali contenuti nella prima parte della Costituzione, fu introdotto cambiando la legge elettorale, esterna alla Costituzione, e con la modifica della seconda parte della Costituzione. La Costituzione è stata così distrutta nella coscienza dei cittadini in modo subdolo. Non si è cancellato l'art. 1 della Costituzione ma lo si è stravolto e reso nullo con il “Job Act” o modificando l'art. 81, quello sul “pareggio di bilancio”, che sottomette le Stato alle scelte economiche delle istituzioni finanziarie europee. Ed è la strategia utilizzata finora in tutte le modifiche costituzionali finora approvate da questo parlamento di nominati dalle lobby affaristiche che dominano la scena politica italiana ed europea.
I “casi umani” dei tanti ammalati di “sindachite” che abbiamo potuto toccare con mano in questi mesi, sono l'esempio più concreto della depravazione a cui è giunta la situazione politica in Italia per effetto del principio maggioritario imposto oramai da 25 anni a questa parte.
Non potrà esserci alcunché di buono per il nostro paese senza la cancellazione di questi obbrobri giuridici che negano la democrazia perché il voto dei cittadini, con queste leggi elettorali, è diseguale. Il voto di chi vince vale molto di più di quello di chi perde ed il principio stabilito dall'art. 3 sulla “pari dignità sociale dei cittadini di fronte alla legge” fa a farsi benedire. Non siamo tutti uguali, viene cancellata la solidarietà che è la base di qualsiasi società democratica.
E sono giunti a spacciare anche le cosiddette “primarie” come strumento di democrazia, mentre anche esse sono semplicemente finalizzate alla imposizione del principio maggioritario dell'uomo solo al comando. I cittadini sono chiamati a dirimere le contraddizioni tra i vari ammalati di “sindachite”, che a volte rappresentano semplicemente se stessi, ma che quasi sempre rappresentano interessi famelici di chi vuole fare man bassa dei fondi pubblici. E a farne le spese sono sempre i cittadini più deboli, come dimostrano le migliaia di comuni in dissesto finanziario per le spese che i “sindaci potestà” hanno realizzato impunemente.
La corruzione è figlia del maggioritario. È sempre stato così, la storia insegna. Il fascismo in Italia, ed il nazismo in Germania, sono stati i regimi più corrotti mai esistiti. Come sono corrotti tutti i regimi dittatoriali del mondo.
Allora l'invito è a prendere atto della realtà e a fare tesoro dell'esperienza fatta finora e a trarne le opportune conseguenze, sia per opporsi all'ennesimo stravolgimento della Costituzione, sia per abolire finalmente le leggi elettorali maggioritarie che tanto sconquasso hanno fatto finora.
Giovanni Sarubbi



Domenica 08 Maggio,2016 Ore: 11:42
 
 
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