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www.ildialogo.org Dobbiamo cambiare strada, adesso!,di Giovanni Sarubbi

Editoriale
Dobbiamo cambiare strada, adesso!

di Giovanni Sarubbi

Sulla guerra in corso e sulle sue responsabilità, le opinioni sono essenzialmente tre.
C'è chi la guerra la nega. Non siamo in guerra. La guerra sarebbe una invenzione dei pacifisti, di quelli che hanno, come ha detto recentemente al senato l'ex Presidente Giorgio Napolitano, una idea di pacifismo sostanzialmente fuori dalla storia. La guerra viene ribattezzata da costoro come “ricorso alle armi, nei casi previsti dallo statuto delle nazioni unite”, che sono così trasformate da organizzazione per mettere al bando la guerra, in notaio dei conflitti che i paesi più forti decidono di combattere a seconda dei propri interessi. Se lo dice l'ONU è ok, e se l'ONU non lo dice si fa in modo che lo dica, come sta accadendo oramai da una trentina d'anni[1]. Peccato che interventi come quello di Napolitano sono sempre stati fatti dai partiti militaristi, da quelli legati alle industrie della armi e che considerano la guerra come “il prolungamento della politica con mezzi militari”, intendendo per “politica” le azioni dei governi per imporre i propri interessi economici e politici nel mondo, cioè politica di potenza. Ed è proprio questo quello che ha detto Napolitano e che è scritto nei compiti affidati all'esercito Italiano da una trentina d'anni a questa parte, in spregio dell'Art. 11 della Costituzione. Per i militaristi alla Napolitano non siamo in guerra, ma dobbiamo difendere i nostri interessi nel mondo e se serve lo strumento militare lo si usa. Di quale ripudio della guerra vanno cianciando i pacifisti e l'art. 11 della costituzione? Mi pare di aver letto già discorsi simili nei libri di storia che narrano delle vicende della Prima e della seconda guerra mondiale. Un centinaio di milioni di persone ne hanno fatto le spese con la loro vita.
C'è una seconda tesi che dice che ci sono tante guerre, ma non siamo ancora nella Terza Guerra mondiale, neppure nella versione indicata da Papa Francesco che l'ha definita “terza guerra mondiale a pezzi”.
C'è chi, come facciamo su questo sito fin dall'11 settembre 2001, dice che siamo pienamente nella terza guerra mondiale.
Qual che sia la vostra opinione, lo dice anche Napolitano, il mondo “ribolle di conflitti e minacce”, quindi viviamo un conflitto mondiale, e quindi bisogna reagire, secondo lui, con lo strumento militare, cioè con quella che noi vecchi pacifisti continuiamo a chiamare guerra, quella cosa dove si ammazzano persone, si sterminano intere popolazioni, si distruggono città e si devastano interi continenti.
Sempre noi vecchi pacifisti siamo convinti, partendo dall'analisi delle guerre che ci sono state finora, che le guerre si combattono per motivi economici. I vecchi militaristi alla Napolitano, come è avvenuto in quasi tutte le guerre del passato, inventano motivi religiosi, condiscono i conflitti con sentimenti basati su fedi religiose in modo da costruire nemici mostruosi da un lato e motivare con una fede il proprio esercito e la propria popolazione a combatterlo e a mettere quindi in discussione la propria vita. È uno schema antichissimo ma che funziona sempre, anche oggi perché è basato sulla paura costruita sulle bugie.
E sul perché il mondo ribolla, le tesi che si confrontano e si rafforzano a vicenda sono due. Una descrive la situazione attuale come “scontro di civiltà” o guerra di religione fra le società cristiane del mondo occidentale e quelle islamiche del mondo orientale, tesi sostenuta in un libro del 1996 del politologo statunitense Samuel P. Huntington. Di questa tesi fa parte una sotto-tesi che parla del genocidio dei cristiani che starebbe avvenendo in medio oriente o in Africa. Un'altra tesi, descrive la situazione attuale come un conflitto interno all'islam, quello che in arabo si chiama fitna, cioè dissenso e litigio che, fra l'altro, ma questo nessuno lo cita, è duramente criticato nel Corano. Questa seconda tesi è stata rilanciata nell'ultimo numero di Aggiornamenti Sociali di Marzo 2016, con un articolo dal titolo “La guerra civile dell'Islam”, del gesuita Jaume Flauer SJ. Entrambe queste tesi non sono dimostrabili partendo dai fatti concreti, come dovrebbe essere per ogni questione che riguarda la vita sociale. Più che affermazioni che partono dalla realtà e dai fatti storici veramente accaduti, sono ciò che i propagandisti della guerra vogliono che la gente pensi sulla guerra in corso. Essi sono una giustificazione della guerra in corso. Sono una specie di dogmi di una qualche fede, da credere a prescindere dal fatto che essi siano in contrasto con la realtà.
Questi due dogmi sono straordinariamente simili a ciò che dicevano nazisti e fascisti sugli ebrei fra la prima e la seconda guerra mondiale. Anche lì fu costruito un intero libercolo falso, “I protocolli dei Savi di Sion”, su cui è stata costruita quella che si può considerare una vera e propria “fede antisemita”. L'antisemita vive il proprio antisemitismo in modo totale, come una vera e propria fede religiosa. Pur essendo dimostrato scientificamente che i “Protocolli dei Savi di Sion” sono falsi in modo inoppugnabile, ancora oggi gli antisemiti credono ciecamente nella loro autenticità, con la stessa fede cieca con la quale un credente in una qualsiasi altra religione crede nel dogma fondamentale della propria fede.
Recentemente sono stati resi noti i cosiddetti “Quaderni neri” del filosofo nazista Heidegger nel quale egli giunge ad affermare che sono stati gli stessi ebrei i responsabili del loro sterminio. «Gli ebrei si sono auto annientati» e la Shoah, secondo Heidegger, non sarebbe altro che «l'auto annientamento degli ebrei». Idee simili le andava dicendo in Italia, ben prima dei nazisti, il fascista Giovanni Preziosi, quello che è stato il ministro della razza della Repubblica sociale, quello che aveva tradotto in Italiano il falso documento sui “Savi di Sion”, che accusava gli ebrei di tutte le turpitudini possibili. Il Preziosi aveva una rivista, “La vita italiana”, che pubblicizzava idee quali “Il Giudaismo ha voluto questa guerra”.
La filosofia che accomuna Heidegger, Preziosi, o i moderni sostenitori dello scontro di civiltà o della fitna interna all'islam, in realtà non è una filosofia. È puro e semplice sofismo, cioè ragionamenti cavillosi o che portano a conclusioni paradossali. Aristotele chiamò sofismo «la sapienza apparente ma non reale» ed il nome è rimasto per indicare in generale l'abilità di addurre argomenti cavillosi e speciosi.[2] Sofisti, o in altre parole, bugiardi che sanno di dire bugie e le dicono in modo spudorato e arrogante.
I fatti precisi che smontano queste tesi sono sotto gli occhi di tutti, ma non tutti sono in grado di discernerli perché essi sono velati da una propaganda costruita sulle bugie. Le notizie che smentiscono queste tesi sono sommerse da notizie di segno contrario, quasi sempre inventate, oppure vengono ignorate dai grandi mass-media, oppure vengono date in modo distorto o parziale o addirittura in modo falso.
La tesi sul genocidio dei cristiani, ad esempio, viene data falsificando i dati sulla consistenza reale dei cristiani nei paesi arabi. C'è chi è giunto a parlare di una realtà dei cristiani nei paesi del nord Africa che sarebbe passata dal 98% al 3% odierno, salvo poi a scoprire che il 98% era relativo non alla situazione attuale, bensì a quella di 1300 anni fa. Ma questa tesi è stata smentita in questi primi mesi del 2016 sia da Amnesty International, che parla delle vittime del terrorismo cosiddetto islamico composte al 94% da musulmani (vedi link), sia dal vescovo siro-cattolico Jacques Behnan Hindo (vedi link) e dal Patriarca e cardinale maronita Bechara Boutros Rai della stessa chiesa cattolica medioorientale (vedi link).
Parlano dell'ISIS come di una realtà “islamica” per dare credito alle tesi precostituite sullo scontro di civiltà e sul genocidio dei cristiani. Ma quale credente musulmano ammazzerebbe innanzitutto i propri fratelli nella fede? Un combattente prezzolato, quello si ammazzerebbe chiunque gli dicono di uccidere. Si imbroglia, ancora, sulla reale natura di quelli che vengono definiti foreing-fighters, quelli che noi vecchi pacifisti ci ostiniamo a chiamare come mercenari, accorsi in gran numero dall'occidente ad arruolarsi, con una paga ottima, nelle file di una banda di assassini che si sposta con grande facilità in tutto lo scenario medio-orientale, dalla Siria alla Libia. E come fanno a farlo senza l'avallo delle potenze che controllano militarmente tutto il mediterraneo, in particolare USA, Francia, Inghilterra?
Dobbiamo allora opporci con decisione a tutte le dottrine sofistiche che danno spazio e rafforzano sia l'idea della guerra in se, che favorisce la vendita di armi (e l'Italia è al primo posto per la vendita di armi all'Africa) sia l'idea che la guerra è di natura religiosa e non di natura economica. Le motivazioni economiche sono mascherate e coperte da motivazioni religiose usate da chi vuole coprire le proprie responsabilità agli occhi del mondo e presentarsi anzi come suo salvatore.
Dobbiamo perciò opporci innanzitutto alla guerra. Nessuno, soprattutto le varie religioni, quella cristiana con le sue moltissime anime, quella musulmana, quella ebrea e tutte le altre cento esistenti, deve cadere nella strumentalizzazione della propria religione, o prestare il fianco ai guerrafondai, o operare in modo che i loschi assassini che hanno portato il mondo nel terzo conflitto mondiale possano continuare ad operare in modo indisturbato.
Poi dobbiamo opporci al razzismo su base religiosa, a tutto ciò che crea muri e semina odio fra la popolazione. Dobbiamo stimolare il dialogo cristiano-islamico ed il dialogo interreligioso in generale, coinvolgendo le istituzioni locali ai vari livelli.
Non avremo scuse e non servirà a nulla poi chiedere perdono per i propri errori. I protestanti tedeschi giurarono fedeltà ad Hitler nel giorno del suo compleanno e lo sostennero durante tutta la guerra. Solo pochi pastori si opposero, come Dietrich Bonoeffer. Dopo la guerra chiesero perdono ma quella loro dichiarazione non riportò in vita gli oltre 60 milioni di persone che quel loro giuramento aveva favorito e sostenuto.
Chiedere perdono dopo aver fatto il male non serve a nulla se poi non impariamo dalla storia che abbiamo vissuto e non rifiutiamo decisamente di sostenere le stesse teorie di quelle che portarono alle immani tragedie della prima e della seconda guerr mondiale. E oggi pare che si voglia continuare su una strada fallimentare, una storia già vista.
Dobbiamo cambiare strada, adesso!
Giovanni Sarubbi
NOTE
[1]"Non si può accettare l'idea che il ricorso alle armi, nei casi previsti dallo statuto delle nazioni unite, sia qualcosa di contrario ai valori e alla storia italiana". Lo ha detto il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, intervenendo in senato dopo l'informativa del ministro degli esteri Paolo Gentiloni. L'ex capo dello stato ha avvertito: "generare l'illusione che non abbiamo mai nel nostro futuro la possibilità di interventi con le forze amate in un mondo che ribolle di conflitti e minacce sarebbe ingannare l'opinione pubblica e sollecitare un pacifismo di vecchissimo stampo che non ha ragione di essere nel mondo di oggi, nel mondo uscito dalla seconda guerra mondiale". Napolitano ha invitato quindi governo e parlamento a "evitare ulteriori equivoci e prepararci a ciò che dobbiamo fare, in Libia e altrove, per contrastare l'avanzata del terrorismo islamico". Citazioni tratte da: huffingtonpost.it

 
[2]Dizionario di filosofia di Nicola Abbagnano, terza edizione, pag 1016



Domenica 20 Marzo,2016 Ore: 17:59
 
 
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