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www.ildialogo.org La mia Santiago (7),di Giovanni Sarubbi

Editoriale
La mia Santiago (7)

di Giovanni Sarubbi

Solitudine

Il cuore
non trattiene più
affetti
né ricordi
e dall'anima
scivolano via
stanche
parole
conservate inutilmente.

(Elisa Kidanè, Orme nel cuore del mondo)

Settima Tappa

Sulla Terra non si è mai completamente soli, neppure quanto ti sembra di essere giunto in un luogo isolato. Qualche traccia ti dice che lì è già passato qualcuno, e magari all'improvviso compare come dal nulla un auto con persone a bordo.

E' quello che è capitato nella mia settima tappa. Sono salito su Monte Pizzone, che si trova nel comune di Monteforte Irpino, a 1100 m di altezza. Ho percorso un dislivello di quasi 500 m, su un sentiero con una pendenza credo molto superiore al 30%, quasi una scalata. Ci sono diversi sentieri per salire su questo monte. Quello che ho fatto io, per il suo tratto iniziale è stato asfaltato. Saranno stati meno di un paio di km ma che ne valgono 10 per la sua fortissima pendenza. Non riesco a immaginare come abbiano fatto a farla quella strada tanta dura è la salita. Poi il sentiero ritorna al naturale, niente più asfalto e cemento, e si riesce a camminare meglio. Chi dice che le strade asfaltate sono migliori per camminare, probabilmente non ha mai camminato in vita sua, soprattutto d'estate, quando l'asfalto diventa di fuoco ed emana un calore che ti toglie il respiro. Odio l'asfalto.

Lungo il sentiero non c'è nessuno. E' stretto, consente al massimo il passaggio di un'auto, ma dev'essere un fuoristrada e di quelli buoni. Probabilmente è stato realizzato con i fondi europei, chissà! Senza bastone non riuscirei a salire. La pendenza è troppa. Rimpiango il mio vecchio bastone da scout. Ora sarebbe più che utile. Quello moderno che ho, in montagna non serve a nulla. Sui percorsi da capre e stambecchi ci vuole un solido bastone di legno.

All'improvviso, come dal nulla, compare sulla strada un fuoristrada. Scende dalla montagna. C'è una sola persona a bordo. Ha la faccia di uno che vive sempre sotto il sole, forse è un pastore, ma non vedo pecore o altri animali. Dopo un'ora e mezzo di cammino giungo in una vallata stupenda. Non so come si chiami, forse è la valle del Conte, forse quella dell'Olmo, che sono indicate nelle cartine del CAI (Club Alpino Italiano). Ma non vedo olmi. Vedo solo pini. Forse è la valle del Conte. Ma a me poco importa che nome ha quel posto.

Non c'è anima viva. Ma all'inizio della valle c'è una costruzione in muratura non terminata, con davanti una sorta di gazebo in legno con un tavolo per picnic e un barbecue in pietra. Il gazebo è fatiscente, il tavolo circolare traballa. Evidentemente non viene usato più da decenni. Mi fermo per prendere fiato. Bevo dalla borraccia che porto sempre con me. Faccio qualche foto e qui respiro a pieni polmoni. Per una decina di minuti ascolto i suoni della natura. Se il giardino dell'Eden è esistito, dev'essere stato così, magari senza costruzioni! Certo mancano alberi di frutta e non scorre latte e miele, ma per quei dieci minuti per me è andato bene così. Chi si accontenta gode.

Riprendo a camminare e percorro tutta la valle. Verso la fine della valle, trovo un altra presenza umana. Sembrano due container di quelli usati per le emergenze del terremoto. Non riesco a capire come possano essere arrivati fino a li, visto la strada che ho percorso. Non mi avvicino così come non mi sono avvicinato alla casa in muratura all'inizio della valle. Sono del tutto solo e non riesco a capire da dove veniva l'auto che ho visto scendere. Ma non ho paura.

Poi la civiltà torna a farsi sentire col rombo di un aereo che passa proprio sopra la mia testa. Il sole mi impedisce di vedere di che aereo si tratta, ma mi sembra un aereo civile. A volte in quest'area passano anche aerei militari, ma di loro si sente solo il rombo e a volte si vede la scia che lasciano al loro passaggio.

Durante tutta la salita, durissima, non ho potuto fare a meno di pensare al caso di Giovanni Palatucci di cui hanno parlato tutti i quotidiani nazionali nella giornata di Sabato 21 giugno. Fino a quella data egli era considerato un eroe antinazista. Veniva accreditato come l'ultimo Questore di Fiume e figura luminosa di altruismo e generosità. Oggi si scopre che egli non fu affatto questore e che gli ebrei di Fiume erano appena cinquecento, e non i cinquemila che avrebbe salvato Palatucci. Anzi i quasi cinquecento ebrei fiumani sono finiti quasi tutti nei campi di sterminio nazisti.

Palatucci è morto a Dacau, ma ciò nonostante da sabato 21 giugno sembra invece certo che egli fu un nazista, che non ha mai salvato alcun ebreo dai campi di concentramento e che anzi ha contribuito a mandarvene li molti. Una bugia colossale, che pare sia stata inventata nel 1952 dallo zio Vescovo di Palatucci per un motivo venale, quello di garantire una pensione ai parenti di Palatucci che sarebbe finito a Dacau non per aver salvato ebrei, ma, come scrive il Corriere della Sera, per aver "trasmesso al nemico (gli inglesi), documenti della Repubblica Sociale di Salò che chiedevano di trattare l’indipendenza di Fiume".

Palatucci era originario dell'Irpinia, del comune di Montella. Qui è molto popolare. Molte strade sono intestate a suo nome. Ad Avellino a lui è dedicata proprio quella dove si trova la questura. Palatucci, che apparteneva alla polizia, è un po' l'eroe di tutti i poliziotti, come Salvo D'Acquisto lo è per i carabinieri.

Gli storici appureranno se la nuova versione della vita di Palatucci sia quella vera oppure no. Ci saranno sicuramente discussioni infuocate, ma sembra che la cosa non fosse del tutto sconosciuta. Anche uno storico Irpino, aveva messo in discussione tutto ciò che era stato detto su Palatucci, e ora che gli stessi Ebrei si accingono a cancellarlo dall'albo dei giusti, probabilmente molte cose cambieranno.

Una cosa è certo. Il caso Palatucci avrà forse il merito di riportare alla luce la vera natura del Fascismo che è stata annacquata da anni e anni di revisionismo storico che ha fatto considerare i fascisti meno sanguinari dei nazisti. C'è persino chi, in questi anni, per giustificare la dottrina del votare per il meno peggio, si è spinto a dichiarare che se per assurdo ci fossimo trovati a scegliere tra Hitler e Mussolini alle elezioni, avremmo dovuto votare Mussolini contro Hitler, per poi subito dopo combattere Mussolini. Una colossale sciocchezza.

Il caso Palatucci riporta il fascismo a quello che è stato realmente: un regime sanguinario, corresponsabile della Shoah e di tutta una serie di stermini nelle guerre fatte in Africa, in Libia come in Somalia, come in Spagna a fianco dei franchisti. Quasi nessuno più ricorda i trentamila fascisti arruolati nelle SS italiane della repubblica di Salò, che erano più feroci e criminali delle SS tedesche e che ora vorrebbero far passare per combattenti a cui riconoscere pure la pensione.

Anche per Palatucci è in corso il processo di canonizzazione presso la Chiesa Cattolica. I nuovi documenti portati alla luce dagli storici su Palatucci, ne sono convinto, riporterà a galla la cattiva coscienza delle chiese cristiane che sono state complici del fascismo e del nazismo. Quando si parla di tali periodi, di solito nelle chiese cristiane, quelle protestanti come quella cattolica, si citano i casi dei cristiani uccisi dai nazisti e dai fascisti: Dietrich Bonhoeffer per i protestanti, Massimiliano Maria Kolbe per il cattolici. Ma questi e i non molti altri cristiani che seguirono il loro esempio, sono stati l'eccezione non la regola. La grande maggioranza di cattolici e protestanti italiani e tedeschi, erano con i fascisti ed i nazisti. Solo piccoli gruppi o singole persone si opponevano al nazismo e al fascismo. In Italia fra questi vi fu don Primo Mazzolari.

L'unica congregazione cristiana che fu perseguitata integralmente dai nazisti e dai fascisti, dal primo fino all'ultimo dei suoi componenti, fu quella dei Testimoni di Geova, cosa di cui fra l'altro non viene dato quasi mai conto nei vari momenti istituzionali dedicati alla “Memoria”. Mentre i Testimoni di Geova venivano sterminati in massa, altre congregazioni “cristiane” continuarono ad operare indisturbate in Europa nel cuore stesso del regime nazista, come è capitato ai Mormoni.

Rimugino queste cose e mi ritorna a mente la poesia di Elisa Kidanè, missionaria comboniana, che ho letto questa mattina prima di iniziare la mia camminata “verso Santiago”. Un senso di stanchezza e di sconforto mi pervade anche perchè comincio il ritorno che è forse più duro dell'andata.

Le gambe oggi mi fanno male, le ginocchia anche. Scendere da una salita ripida è forse più faticoso che salirla. C'è il rischio di ruzzolare giù, di mettere un piede in fallo. Bisogna procedere a zig-zag per diminuire il dislivello tra i passi e così ci si mette lo stesso tempo a scendere di quanto si è impiegato per salire. Per fortuna ho ai piedi un paio di scarpe da lavoro molto solide e confortevoli con una pianta molto larga. Anche in discesa rimpiango il mio bastone da scout. Dovrò procurarmene uno nuovo. Magari me lo faccio da solo. Perché è sicuro. Su questa montagna tornerò a salirci. E mentre scendo, lo stesso fuoristrada che ho incrociato mentre salivo, ora sta tornando sulla montagna.

Quando arrivo a casa, mi giunge la notizia della condanna del duce di Arcore a sette anni e alla intedizione perpetua dai pubblici uffici. Guardo le notizie su internet. Leggo le dichiarazioni dei vari leader della destra. Mi convinco ancora di più che non devo abbandonare la via della montagna.

(Continua)

Giovanni Sarubbi




Lunedì 24 Giugno,2013 Ore: 20:31
 
 
Commenti

Gli ultimi messaggi sono posti alla fine

Autore Città Giorno Ora
isabelle charlier varese 25/6/2013 10.23
Titolo:Il tempo della verità
Distinto Direttore,

Non conosceva la storia di Giovanni Palatucci e così ho fatto una piccola ricerca per documentarmi. Interessante! Il contrasto fra le opinioni diverse è davvero buffo, anche se non c'è niente da ridere su una vicenda così seria.

Giovanni Palatucci:

"Il testimone verace di Cristo tra e per i suoi fratelli", "il giusto tra le nazioni", un esempio di altruismo estremo"

oppure

"persecutore di ebrei"

Muniti dello spirito giusto (non è però scontato), oggi ricercatori e i promotori della verità avranno sempre più successo perché, appunto, siamo giunti nel tempo favorevole alla verità.

Di solito, la verità attraversa tre stadi: prima viene ridicolizzata; poi viene avversata violentemente; infine, viene accettata come auto-evidente.

La verità è leggera, più leggera di ogni cosa, per questo viene a galla, in qualsiasi situazione sia immersa.

Io, ieri ho scritto un saggio su Giovanni Battista: santo o oppositore di Gesù?

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