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www.ildialogo.org La mia Santiago (4),di Giovanni Sarubbi

Editoriale
La mia Santiago (4)

di Giovanni Sarubbi

Simone, vedendo che lo Spirito veniva dato con l'imposizione delle mani degli apostoli, offrì loro del denaro dicendo: "Date anche a me questo potere perché, a chiunque io imponga le mani, egli riceva lo Spirito Santo". Ma Pietro gli rispose: "Possa andare in rovina, tu e il tuo denaro, perché hai pensato di comprare con i soldi il dono di Dio! (Atti 8,18-21)

Quarta tappa

I miei 15 km odierni li ho fatti pensando al rapporto tra religione e denaro. Un rapporto antico quanto le religioni. Non so quante religioni riuscirebbero a sopravvivere senza il vil denaro e senza il potere che il denaro procura.

Per mia formazione personale conosco molti luoghi di culto cristiani. Nella zona dove vivo c'è il monastero benedettino di Montevergine, dove si venera la “Madonna di Montevergine” anche detta Madonna nera o meglio ancora “mamma Schiavona”. Si tratta di una immagine molto grande che raffigura una Madonna con un bambino in braccio nell'atto di allattarlo, risalente alla fondazione dell'abazia fra il 1100 e il 1200. Sarebbe molto lungo raccontare tutti i riti popolari che girano attorno a questa abazia, molti dei quali risalgono al periodo precedente la fondazione del monastero. Il più noto è quello che si svolge il 2 febbraio, festa della Candelora, con “la juta” dei femminielli a Montevergine. Difficile dire, in poche parole, che cosa siano “i femminielli” nella cultura napoletana, ma è sicuramente riduttivo definirli gay. Alcuni di loro sono transessuali e sono devotissimi a “mamma Schiavona”.

Ad un paio di km da dove vivo, c'è un sentiero che porta proprio al santuario, ed è il sentiero che oggi sto facendo. E' molto lungo ed è tutto in salita. Si passa dai 500 ai 1200 metri di altitudine. Non so se riuscirò a farlo tutto, e comunque da soli non è consigliabile farlo. Dovrò cercare qualcuno che cammini con me per arrivare fino in fondo. Ogni anno questo sentiero, viene percorso dai fedeli per chiedere grazie alla Madonna.

Nel santuario di Montevergine, ma ho visto la stessa cosa in decine di altri santuari, c'è una sala con tutti gli ex-voto che i miracolati lasciano a testimonianza della grazia ricevuta. Si tratta in genere di oggetti di oro o argento che riproducono la parte del corpo che sarebbe stata guarita dall'intervento miracoloso della Madonna. A Montevergine ce ne sono migliaia esposti. Gambe, mani, spalle, cuori, insieme a testi scritti. Ci sono anche gli oggetti di un massone, che ha abbandonato la massoneria per convertirsi al cattolicesimo.

Un fiume di soldi ogni anno finisce nelle casse del monastero. Lo stesso succede per tutte le altre abbazie esistenti in Italia e nel mondo. Si pensi a Padre Pio e a San Giovanni Rotondo. Senza questo fiume di denaro, che nessuno dall'esterno degli ordini religiosi che li gestiscono riesce a quantificare, cosa rimarrebbe delle abbazie sparse per l'Italia ed il mondo? Probabilmente nulla!

Papa Francesco vorrebbe una chiesa povera, ma in realtà la simonia, il peccato il cui nome trae origine dal passo degli Atti degli Apostoli che ho riportato all'inizio di questo articolo, è il peccato più diffuso e consolidato commesso da una grande maggioranza di preti. Non c'è celebrazione di uno qualsiasi dei sette sacramenti previsti dalla chiesa cattolica che avvenga senza l'elargizione di somme di denaro. Somme che vengono chiesti esplicitamente sotto forma di “offerta a piacere”, nel caso migliore, oppure con richieste esplicite di ben determinate quantità di denaro. Ovviamente parlo per esperienza diretta e mi riferisco a quello che succede qui al sud. Ma, da quello che leggo, la malattia è diffusa a tutte le latitudini.

In tale campo gli abusi sono molto diffusi, nonostante l'esistenza di una sorta di tariffario stabilito dal vescovo per le varie attività espletate dai preti. Tot euro per il certificato di battesimo, tot per quello di cresima e così via. Massimari che ogni parroco interpreta a proprio modo, forte del fatto che nessuno gli dirà nulla se chiede il doppio o il triplo di quanto stabilito dal vescovo.

Le cifre più pazze vengono chieste per i matrimoni. Se un parroco gestisce più edifici di culto di cui qualcuno con caratteristiche artistiche che lo rendono attraente, la celebrazione del matrimonio in quel luogo ha un vero e proprio costo di molte centinaia di euro. Se poi gli sposi chiedono di potersi sposare in una chiesa diversa dalla propria e che magari appartenga ad un'altra diocesi, le spese si moltiplicano, e le richieste diventano esose se la chiesa dove si vuole celebrare il matrimonio si trova in una località turistica. In tali zone, non ci sono seguaci di Gesù di Nazareth, ma seguaci di Mammona. Bisogna pagare il parroco della parrocchia a cui si appartiene per il nulla osta, poi i diritti di cancelleria al vescovado per un timbro ed una firma, la stessa cosa per la diocesi dove si celebrerà effettivamente il matrimonio, poi il parroco della chiesa dove il matrimonio si celebrerà.

Forse è la fatica della salita, ma lo dico con tutto il cuore, ragazzi, sposatevi in municipio è più semplice ed economico.

Ma la simonia non riguarda solo la chiesa cattolica. Tutte le chiese cristiane, chi più chi meno, è infettato da questa malattia grave. In genere si pensa alla Chiesa Cattolica, vedi caso IOR, come ad una organizzazione molto ricca o forse la più ricca fra tutte le confessioni cristiane esistenti. Ma non è così. Ci sono chiese forse più ricche della Chiesa Cattolica, soprattutto negli Stati Uniti. Basti pensare ai Mormoni, o alle cosiddette “Mega Church”, luoghi di culto capaci di ospitare decine di migliaia di persone e dove girano decine di milioni di dollari. Molte di queste chiese, impongono la decima ai loro fedeli che pagano per l'appunto il decimo delle loro entrate alla chiesa. Fra queste vi sono la Chiesa Mormone o quella Avventista. Molte di queste chiese ricchissime, sono da annoverare fra quelle fondamentaliste, quelle che aspettano la fine del mondo ma che mettono il copyright sui loro libri.

Mentre penso queste cose, giungo al punto dove non è più consigliabile avventurarsi da soli, Mi fermo una decina di minuti, piglio fiato e poi comincio a tornare indietro. La mia prudenza odierna è legata ad una esperienza della mia gioventù che si svolse proprio qui sulla montagna di Montevergine, dove sono già salito una volta a piedi, ma dall'altro lato da dove mi trovo ora e cioè dal comune di Mercogliano. Era il 1969 ed era nel periodo tra Natale e capodanno. Ero scout e quell'inverno facemmo il campo invernale nell'abbazia di Montevergine. Anche oggi è possibile organizzare tali iniziative presso il monastero dove esiste una attrezzata foresteria. I bambini ed i ragazzi andarono in pullman al monastero. Noi che eravamo più grandi, decidemmo di andare a piedi partendo da Mercogliano. Si tratta di 15km di una strada durissima, che è stata spesso una tappa del Giro Ciclistico d'Italia, con arrivo proprio davanti all'abbazia. Ma noi non seguimmo la strada asfaltata. Ci indicarono un sentiero che si inerpicava lungo la montagna tagliando la strada in più punti. Roba da capre o stambecchi. Ma noi, baldanzosi e incoscienti come si può essere a 18 anni, ci incamminammo zaino in spalla. Ma non avevamo fatto i conti con la neve, che era tantissima quell'anno e che aveva in pratica ricoperto il sentiero. Ma noi avanti lo stesso, immersi nella neve che diventava sempre più alta man mano che salivamo. Abbiamo rischiato di finire male più volte, e più volte abbiamo evitato il peggio per puro caso. Dopo diverse ore, non ricordo più quante, riuscimmo ad incrociare la strada e cominciammo a percorrerla. La neve ci aveva ridotto in condizioni pietose. Avevamo perso i guanti, avevamo le mani sanguinanti, eravamo fradici di neve. Fummo salvati dai nostri capi che, preoccupati per il nostro notevole ritardo, decisero di mandare il pulmino a vedere dove eravamo. Passammo la serata davanti al fuoco. Ma non avevamo freddo. Il fuoco della gioventù ci aiutò a sopravvivere. Forse, anche per questo, nelle mie camminate successive, da quella esperienza in poi sono stato sempre molto cauto e riflessivo prima di prendere una strada non nota. E' la saggezza che deriva dall'esperienza.

E ora la mia Santiago si è trasformata in Amarcord!

(Continua)

Giovanni Sarubbi




Mercoledì 19 Giugno,2013 Ore: 23:54
 
 
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