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www.ildialogo.org La mia Santiago (3),di Giovanni Sarubbi

Editoriale
La mia Santiago (3)

di Giovanni Sarubbi

«Quando si tratta di guerra, pare che non ci sia più niente di criminale: tutto viene verbalmente giustificato dalle necessità della guerra». (P. Mazzolari, Tu non Uccidere)

Terza Tappa

Ho cominciato questa mia terza tappa rileggendo il libro di don Primo Mazzolari di cui ho riportato l'incipit del secondo capitolo. Non so più quante volte l'ho letto e riletto questo piccolo libro. Ce l'ho sempre a portata di mano. Il “non uccidere” è, fra i dieci comandamenti riportati nel libro dell'Esodo, quello più importante perché si pone allo stesso livello del primo comandamento. Esso era, infatti, il primo della seconda tavola. I comandamenti sono dieci ma si leggono a due a due, il primo col sesto, il secondo col settimo e così via. Ed il sesto comandamento biblico, cioè il primo della seconda tavola, era proprio il “tu non uccidere”.

Uccidere è qualcosa di irrevocabile. Non si può più tornare indietro. Non ci può essere alcuna riparazione, alcuna possibilità di recupero o di nuovo inizio.

Eppure quello del “non uccidere” è il comandamento che l'umanità viola continuamente con l'orrore della guerra e con la benedizione delle religioni. Una indagine di qualche anno fa, appurò che il 70% degli italiani riteneva come peccato più grave quello del furto, con l'omicidio solo al secondo posto e a molta distanza.

Proprio ieri leggevo la risposta che un senatore del PD ha dato ad un pacifista che gli chiedeva di votare la mozione contro gli F35. Questo senatore non voterà la mozione, anzi si opporrà decisamente ad essa, perché essa serve «solo a creare qualche altro migliaio di disoccupati e la fine di una delle ultime aziende con qualità che sono rimaste in Italia». In un altro passo della sua risposta, questo senatore dice che «i sogni sono belli ma non danno da mangiare, difenderò gli investimenti in corso a tutela delle imprese e dei lavoratori italiani».

Ha ragione don Primo, quando si tratta di guerra le giustificazioni non mancano mai. Persino la difesa del posto di lavoro viene portato a giustificazione di una attività, quella della produzione di armamenti, che è ignobile e sanguinaria. Anzi, tale attività ignobile e sanguinaria viene giudicata di “qualità”.

«La causa prima della guerra è la miseria», scrive ancora don Primo nel sesto capitolo del suo libro che egli conclude con queste parole: «Se quanto si spende per le guerre, si spendesse per rimuoverne le cause, si avrebbe un accrescimento immenso di benessere, di pace, di civiltà: un accrescimento di vita. E non è meglio vivere che morire ammazzati?». Il libro fu pubblicato per la prima volta il 15 aprile del 1955. Da allora la cultura della guerra ha fatto passi da gigante. La pace viene venduta per guerra e la guerra viene venduta per pace.

Camminare oggi è molto diverso dai tempi della mia prima route1 a metà anni sessanta del secolo scorso. Pochissime erano le auto. Si poteva camminare e respirare a pieni polmoni cosa che non si può fare oggi, neppure lungo le strade meno trafficate. Perché siamo in guerra.

Ci si rende conto che siamo in guerra per tutto quello che si trova lungo i bordi delle strade, soprattutto di quelle di campagna o di montagna. Queste strade sono trasformate in vere e proprie discariche dove si trova di tutto: dal lavandino sfondato, alla tazza del water, alle gomme di auto, all'immancabile lattina di coca-cola, ai pannolini... di tutto di più, le cose più inimmaginabili si trovano lungo le strade. Le immagini sono simili a quelle di una città bombardata, con le case sventrate e tutti gli oggetti in essa contenuti ridotti in brandelli e sparsi dappertutto. E c'è un puzzo di morte che viene da questi cumuli di rifiuti che ti toglie il respiro. Impossibile camminare oggi senza una mascherina anti-smog. Impossibile non rendersi conto che l'umanità tratta la Terra come una discarica. E come se ognuno di noi scaricasse cose immonde sulla propria madre o il proprio padre.

Siamo in guerra, ed il peggio è che ci siamo assuefatti alla guerra, non reagiamo più, non ci indigniamo più a livello di massa. E' come se fossimo stati tutti drogati. Sono capaci di farci bere anche che costruire armi di distruzione di massa, come gli F35, serva al lavoro e al progresso del nostro paese e alla qualità delle sue aziende.

Lungo uno dei percorsi che faccio, oggi sono passato di li, c'era una sorgente naturale. Almeno c'era fino ad una ventina di anni fa. L'area era stata sistemata. Io l'ho vista me la ricordo. Era stata realizzata una palizzata in legno per consentire l'accesso alla fontana che era potabile. Ora in quel luogo ci sono solo rifiuti uno sull'altro. Ma dedicherò una delle mie tappe solo ai rifiuti che trovo lungo la strada. Oggi, di tali rifiuti, voglio cogliere solo l'aspetto bellico, il loro essere il segno della guerra permanente nella quale l'umanità vive e che si manifesta nell'enorme quantità di rifiuti che produciamo e che buttiamo via nell'ambiente indiscriminatamente.

Mentre cammino penso alla riunione del G8 che si sta facendo oggi, alla guerra in Siria, e alla notizia della uccisione in Siria di un italiano convertito all'Islam che era andato in quel paese a combattere contro il governo siriano. La guerra in Siria è solo uno degli ultimi esempi di guerre che vedono appartenenti alla stessa religione, ma di componenti diverse, in lotta fra loro. Sunniti contro Sciiti, cattolici contro protestanti, protestanti contro altri protestanti, cattolici contro cattolici e via uccidendo.

Cosa impedisce la riconciliazione del genere umano e la cessazione di tutte le guerre? Cosa fare per rilanciare il movimento della pace che è ora del tutto fermo? Una petizione, certo va bene, noi sul sito ne facciamo parecchie, e poi? Come trasformare un click virtuale in indignazione generalizzata che porti in piazza decine e centinaia di milioni di persone in tutto il mondo contro la guerra?

Dobbiamo ritornare a camminare insieme. Quando camminiamo nelle nostre auto non ci accorgiamo dell'enorme quantità di detriti che ci sono ai bordi delle strade. Non ci accorgiamo dell'umanità che sta dietro a quella spazzatura e della morte a cui non facciamo più caso.

Ritornare a camminare e a denunciare la guerra che uccide e a proclamare il “tu non uccidere”.

(Continua)

Giovanni Sarubbi

1Route - nello scautismo, un campo mobile fatto a piedi praticato dai rover cioè dagli scout adulti




Martedì 18 Giugno,2013 Ore: 23:56
 
 
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