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www.ildialogo.org Pace pane e lavoro,di Giovanni Sarubbi

Editoriale
Pace pane e lavoro

di Giovanni Sarubbi

Pillole di Costituzione (8). L'art. 17


Art. 17.
I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

Venerdì 27 aprile è arrivato a Roma il segretario della Nato Rasmussen. Ha incontrato il presidente del consiglio Monti a Palazzo Chigi. Alcuni pacifisti hanno cercato di esporre davanti al palazzo del Governo dei cartelli contro la Guerra. La polizia gli ha impedito di farlo. I pacifisti sono stati identificati. Rasmussen è venuto a Roma probabilmente per parlare di Siria ma forse anche di Iran, le prossime guerre a cui l'Italia si sta preparando a partecipare nel silenzio generale delle forze politiche presenti in parlamento e con l'avallo del Capo dello Stato.

La stessa scena è capitata appena dieci giorni prima, il 16 aprile. In Italia è giunto l'emiro del Qatar per un incontro con Monti. Davanti a Villa Panphili, dove avveniva l'incontro, tre pacifisti hanno cercato di esporre cartelli contro la guerra in Siria che il Qatar sta finanziando con il beneplacito del cosiddetto “occidente”, USA e Francia in testa ed Italia obbediente. Anche a quei tre pacifisti è stato impedito di esporre le proprie ragioni e per fare una semplice foto, che poi stata pubblicata su Facebook, hanno dovuto fare una trattativa con la polizia.

Si tratta oramai di situazioni che stanno diventando nel nostro paese sempre più consuetudinarie in violazione della Costituzione che prescrive espressamente la possibilità di vietare riunioni in luogo pubblico “soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica”. Quale sicurezza e quale incolumità pubblica mettevano a rischio i tre pacifisti di Villa Panphili e di Palazzo Chigi?

Ma la storia degli ultimi vent'anni ci dice che si sono usati due pesi e due misure nella gestione delle manifestazioni. Solo alcuni mesi fa davanti a Palazzo Chigi non è stata impedita la manifestazione dei tassisti che difendevano le loro licenze. Erano centinaia e dalle dichiarazioni che furono trasmesse dalla TV anche parecchio arrabbiati e su di giri. Ma la loro manifestazione non fu impedita anzi fu trasmessa a reti unificate.

Tre pacifisti con cartelli contro la guerra costituiscono invece un pericolo per istituzioni che stanno violando coscientemente il dettato costituzionale dell'art. 11 e che stanno dando di nuovo man forte all'ennesima guerra questa volta contro la Siria. E' dal nostro paese, infatti, che è partita la missione degli osservatori decisa da una recente risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che è stata interpretata come il primo passo verso l'inizio ufficiale della guerra con intervento NATO.

E come dimenticare ciò che è successo a Roma il 15 ottobre del 2011, o quello che è successo a Genova del 2001 ai tempi del G8 finito nel sangue? In entrambe le occasioni contro i BalckBlock non è stato fatto nulla che potesse loro impedire di mettere in atto le devastazioni che poi hanno compiuto, mentre si sono caricati e pestati a sangue innocui manifestanti. E come dimenticare le proposte oscene dell'attuale sindaco di Roma Alemanno che voleva introdurre una tassa a carico degli organizzatori di manifestazioni prendendo spunto dalle devastazioni dei BalckBlock?

Il 12 settembre del 2010, non molti mesi fa, abbiamo assistito ad altre violazioni palesi del dettato costituzionale. A Venezia fu impedito ad un gruppo di cittadini di portare la bandiera italiana in una manifestazione della Lega Nord. Polizia e leghisti impedirono a questi cittadini, che furono identificati, di sventolare il tricolore, il tutto alla presenza del ministro dell'Interno. Il tricolore fu interpretato come una provocazione. Si consentì, ma questo va avanti oramai da vent'anni, alla Lega Nord di inneggiare alla Padania in spregio dell'art. 5 della Costituzione che dice che la nostra Repubblica è “una e indivisibile”, e si impedì ai cittadini di esporre la bandiera italiana simbolo di questa unità.

Queste cose sono purtroppo possibili perché la partecipazione di massa alla vita pubblica è diventata un ricordo dei decenni passati, del mitico '68. Si da così ampio spazio a personaggi come Grillo, che dalle castronerie filo-padronali che dice ricava alcuni milioni di euro l'anno, o ai “barbari sognanti” della Lega Nord, per confondere e seminare ancora di più la sfiducia nella possibilità di cambiare e ribaltare la situazione tragica che stiamo vivendo, togliendo ai ricchi per dare ai poveri, costruendo case, scuole, ospedali, o producendo grano invece che caccia bombardieri e guerre.

Può sembrare strano quello che dico ma movimenti come quello di Grillo o i contorcimenti della Lega Nord, o gli annunci dei vari Alfano Bersani Casini, oggi svolgono la funzione dei pompieri del movimento di massa che ora cova sotto la cenere.

I tre pacifisti che innalzano i loro cartelli contro la guerra davanti ai palazzi del potere svolgono invece quello dei piromani del movimento di massa, quello pacifico che chiede come un secolo fa o come alla fine della prima e della seconda guerra mondiale “pace pane e lavoro”. Per questo ai tre pacifisti viene impedito di manifestare.

Il loro messaggio è quello che fa paura a chi vuole gestire le nostre vite in spregio dei diritti e dei doveri che i nostri padri e madri costituenti hanno saputo darci dopo la tragedia del nazifascismo. Quel nazifascismo che vuole prepotentemente tornare a governare e opprimere la nostra società. E i tanti sfregi avvenuti il 25 aprile contro i valori ed il significato della Resistenza sono li a dimostrarlo.

Giovanni Sarubbi



Domenica 29 Aprile,2012 Ore: 09:43
 
 
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