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www.ildialogo.org Facciamo presto,di Giovanni Sarubbi

Editoriale
Facciamo presto

di Giovanni Sarubbi

Una riflessone su Wikileaks e sulla "guerra infinita" in cui siamo immersi


Per chi conosce bene cosa sia l'informatica e quali siano i meccanismi di sicurezza esistenti, soprattutto sui sistemi cosiddetti sensibili (quelli delle banche ma anche e soprattutto quelli dei servizi segreti) , tutto ciò che viene oggi scritto su Wikileaks non può che suscitare ilarità.

E' stato dimostrato inequivocabilmente che quando si è verificata la violazione dei sistemi informatici essa è stata dovuta esclusivamente a “personale infedele” addetti a quei sistemi, o ad un uso di password di accesso non rispondenti a criteri di sicurezza oramai ampiamente noti a chiunque si occupi in modo professionale di sistemi informatici. L'elemento debole di ogni sistema di sicurezza sono le persone che lo gestiscono.

Dunque è estremamente ragionevole che ciò che è uscito sul sito di Wikileaks e di cui i giornali di tutto il mondo parlano è uscito direttamente dagli archivi americani o per l'esistenza di un “funzionario infedele” oppure, e anche questa ipotesi è del tutto plausibile, per scelta calcolata dall'amministrazione Obama. Noi, per quello che stiamo leggendo sulla stampa mondiale, propendiamo per questa seconda ipotesi

Le notizie finora filtrate non dicono granché di significativo che non sia già noto e, almeno per quanto riguarda l'Italia, con gran dovizia di particolari. Chi non è al corrente delle “performance sessuali” o presunte tali di Berlusconi? Egli stesso ne ha fatto oggetto di dichiarazioni, quindi nulla di nuovo. Oppure chi è che non sa che l'asse Berlusconi-Putin-Gheddafi non è ben visto dagli Stati Uniti soprattutto per gli affari miliardari che dietro questo asse si nascondono?

Ciò che è nuovo è il fatto che tali “rivelazioni” vengono fuori tutte insieme e la prima sensazione che si ha è quella di trovarsi di fronte ad una gigantesca operazione di disinformazione e mistificazione, da un lato, e di avvertimento da parte degli USA nei confronti di alleati non allineati o recalcitranti o di cui ci si vuole liberare. Una operazione che, per il patos di cui è stata circondata, porterà la gente ad accettare per oro colato qualsiasi cosa venga riportato su Wikileaks e senza alcuna possibilità di verifica di ciò che viene riportato. Ed è probabile che dalla disinformazione si passi alle decisioni che potrebbero riguardare anche operazioni militari nei confronti di quelli che le amministrazioni USA, sia repubblicane che democratiche, considerano “stati canaglia”, cioè nemici degli USA e del loro modo di vivere, che, nello scenario attuale, corrispondo al nome di Iran e Corea Del Nord.

Per chi fa informazione una fonte non verificabile non è attendibile e non riusciamo a comprendere il perché i più grandi quotidiani del mondo, a cominciare dal NewYorkTime, stiano dando tanto risalto a ciò che un sito internet pubblica. Ci potranno anche essere elementi di verità in ciò che viene pubblicato ma come poter capire il filo conduttore di tutte quella massa enorme di informazioni che viene annunciato? L'operazione quindi puzza di imbroglio , un modo per consentire agli USA di irrigidire la sua politica di Gendarme del Mondo e di imporre a tutti gli altri paesi i propri interessi e le proprie scelte economiche. Gli USA, ma ciò vale per le società capitaliste di tutto il mondo, vogliono uscire dalla crisi del sistema capitalistico a danno degli altri paesi e degli altri sistemi capitalisti e non ammettono deroghe o tentennamenti a tale scelta. Pesce grande mangia quello piccolo e Amen!

Tutti parlano di Wikileaks ma nessuno ha ripreso in Italia la notizia dell'uccisione in Iran di due scienziati nucleari Iraniani, notizia data dall'agenzia Iraniana Farc che ha ovviamente accusato gli Stati Uniti e Israele di essere dietro l'attentato. Altrettanto confuso è ciò che sta accadendo in Corea, così come non lasciano presagire nulla di buono nei confronti dell'Iran la notizia veicolata da Wikileaks che questo paese possiede missili in grado di colpire l'Europa forniti guarda caso proprio dalla Corea del Nord. Troppe coincidenze per non pensare ad un piano ben congegnato. Troppo fumo che fa vedere poco arrosto e quello che viene messo in mostra non è ciò che effettivamente si sta cucinando.

Purtroppo a livello di coscienza collettiva non vi è la sensazione di trovarsi immersi in quella che l'ex presidente degli USA BUSH chiamò “guerra infinita”. Questo vale soprattutto per noi europei che non conosciamo più gli orrori della guerra dalla fine della seconda guerra mondiale nel 1945, anche se cioè non è vero per tutti gli europei visto che qualche guerra è stata combattuta sul suolo europeo nella ex Jugoslavia.

Ci si occupa della guerra, per rimanere all'Italia, solo quando c'è qualche vittima italiana in Afghanistan ma ciò avviene, al di la della propaganda diffusa dai media di regime, nella più assoluta indifferenza della gente che percepisce i militari italiani all'estero come mercenari ben pagati e non degni quindi di alcuna commiserazione, se non quella che si deve ad ogni essere umano ucciso.

Occorre allora dissipare il fumo nero e denso che avvolge la politica italiana e internazionale e rimettere al centro dell'agenda politico-sociale del nostro paese una costante e continua iniziativa per la pace, che spazzi via ogni militarismo, ogni fabbrica di armamenti, ogni esercito ed ogni base militare, ogni complicità con la guerra e con chi sulla guerra costruisce le proprie ricchezze.

Sul nostro sito abbiamo raccolto quasi duemila adesioni in calce ad un appello contro la guerra in Afghanistan e contro tutte le guerre promosso da un gruppo di religiosi della regione Campania, fra cui il Vescovo emerito di Caserta Raffaele Nogaro e padre Alex Zanotelli. In tutte quelle adesioni è stata espressa la volontà di continuare l'iniziativa per la pace, di estenderla a tutti i settori della società, dalle scuole, ai luoghi di lavoro, alle associazioni, a tutte le religioni, a tutti i partiti politici, ad ogni istituzione della Stato che ha nella sua Costituzione il “ripudio della guerra”.

Ogni anno la guerra in Afghanistan ci costa un paio di miliardi di euro, per otto anni di guerra fanno 16 miliardi. E in più ci sono i finanziamenti colossali per l'industria degli armamenti, 25 miliardi di euro inscritti nel bilancio dello Stato, con tutto il loro carico di corruzione e di morte. Quante scuole, quanti asili nido, si potevano costruire, quante alluvioni si potevano evitare, quanto cibo si poteva produrre per sfamare l'umanità?

Abbiamo bisogno di sostenere la vita, quella vera, fatta di uomini e donne in carne d'ossa che non riescono ad arrivare a fine mese e che magari vanno in guerra, come ai tempi del fascismo, perché il governo solo questo sa offrirgli come alternativa. Abbiamo bisogno di sostenere la vita, quella vera non quella inventata a tavolino da chi ha la pancia piena e parla di un dio violento collerico e odioso amico dei potenti, dei finanzieri d'assalto, dei bancarottieri e degli sfruttatori della credulità popolare, di coloro che parlano di Dio ma in realtà guardano al portafoglio che ognuno possiede per gonfiare il proprio.

Allora diciamo di nuovo “Basta”, rimbocchiamoci le maniche, rimettiamo in moto gli uomini e le donne della pace, milioni e milioni, lontani dalla TV e dalla sue propagande mefitiche per le strade a incontrarsi e a chiedere a gran voce PACE. Ripigliamoci il diritto a contare nelle scelte che riguardano tutte e tutti e a far valere l'antico sogno di pace di Isaia: «Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra.»(Isaia 2,4) . Prima di ritrovarci immersi in una guerra ancora più devastante anche qui nella vecchia Europa. Facciamo presto.

Giovanni Sarubbi
 



Luned́ 29 Novembre,2010 Ore: 16:42
 
 
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