- Scrivi commento -- Leggi commenti ce ne sono (0)
Visite totali: (297) - Visite oggi : (1)
Questo giornale non ha scopo di lucro, si basa sul lavoro volontario e si sostiene con i contributi dei lettori Sostienici!
ISSN 2420-997X

Canali social "il dialogo"
Youtube
- WhatsAppTelegram
- Facebook - Sociale network - Twitter
Mappa Sito

www.ildialogo.org Un’intervista pedagogica,di Mario Mariotti

Editoriale
Un’intervista pedagogica

di Mario Mariotti

Quando uno guarda ed ascolta i telegiornali, le interviste, le richieste, i sondaggi, le trasmissioni del tipo Ballarò, o Servizio pubblico, o Report, il quadro che ne esce è a dir poco desolante e deprimente. Non c’è settore della vita pubblica che funzioni; quando l’inchiesta apre il coperchio, dentro alla pentola il più onesto è un ladro, e il più sano tubercoloso! (il positivo non fa mai notizia).

Crescono la disoccupazione, la precarietà, la miseria, le differenze fra i ricchi e i poveri. Gli episodi di violenza pubblica, vedi le guerre, e violenza privata, vedi omicidi soprattutto di donne, ed anche gli omicidi-suicidi, sono sempre più frequenti, crudeli, assurdi ed allucinanti. La nostra crescita economica, politica, culturale e religiosa ci ha portato fino qui: La nostra Costituzione è ancora un oggetto misterioso da lasciar sonnecchiare in ambiente sterile; la televisione continua a denunciare il negativo, dimenticando di essere lei stessa la causa o la concausa della qualità della gente, e quindi del negativo; S.R.Chiesa coi quattro quinti dell’8 per mille nutre se stessa e col resto aiuta i poveri; e tanto li aiuta che ha messo insieme un patrimonio immobiliare enorme; oltre ad aiutarli, poi, i poveri, sempre lei, S.R.Chiesa, continua a benedire il sistema che li genera e li rende tali; la pedagogia della solidarietà nella scuola fa concorrenza all’uomo invisibile, e c’è incertezza se sia un oggetto commestibile o piuttosto potabile; per trovare la sinistra bisogna mandare una sonda su Plutone; la Destra costruisce un mausoleo alla memoria di Graziani, che avrebbe dovuto fare la fine dei gerarchi nazisti a Norimberga; la “dentiera sorridente” corrompe un terzo degli Italiani e ringrazia Grillo di avere fatto fallire il P.D.; una parte di quest’ultimo nutre simpatie per la “dentiera”; i Sindacati si materializzano e spariscono ad intermittenza, avendo dimenticato chi sono loro stessi e la loro funzione; la “macchina del fango” (Libero, il Giornale) ha convinto tutti che bisogna conservare l’esistente, perché l’alternativa è ancora più marcia e sporca dell’esistente; e nel quadro generale così delineato la fa da padrone e da vittima il “bipide consumatore mai sedato”, che in questo momento storico ha messo il compressore ai grugniti ed alle lamentele perché è stato condizionato a consumare e non ha più le risorse per farlo.

Tutti si lamentano, tutti accusano, tutti sono sempre e solo vittime, tutti sono sempre e solo buoni, i cattivi sono sempre gli altri, anche se questi altri sono sempre indeterminati e non hanno un nome; tutti hanno le ricette per il cambiamento purché esso riguardi sempre e solo gli altri. Il sottoscritto però, se fosse un intervistatore, se fosse un conduttore di trasmissioni di inchiesta, si muoverebbe diversamente, per non rimescolare sempre gli stessi contenuti e per dare imprinting  pedagogico all’intervista stessa. Agli intervistati, a coloro che denunciano e che si sfogano davanti al microfono ed alla telecamera, io  rivolgerei queste tre semplici domande: cosa ne pensi delle tasse e del pagare le tasse; che spazio ha la solidarietà nella tua vita; per chi sei solito votare ed hai votato l’ultima volta.

La prima domanda in genere imbarazza il prossimo, sia perché egli sembra dimenticare che i servizi della stato sociale, scuola, sanità, ordine pubblico e via di seguito vengono resi possibili dalle entrate della fiscalità generale, cioè dalle tasse, e sia perché, anche se è giusto pagarle, le tasse, uno vorrebbe sempre che a farlo, partissero gli altri prima di lui. La seconda domanda sarebbe ugualmente importante, e sarebbe anche la prima che dovrebbero fare i confessori cattolici quando i fedeli praticanti si accostano al sacramento della penitenza, per ripulire un poco la propria anima. Chi esige dagli altri la solidarietà nei propri confronti quando si trova nel bisogno, dovrebbe anche essere disponibile a praticare solidarietà verso coloro che hanno più bisogno di lui.

Il pensare alla propria crescita ed al proprio miglioramento, dimenticando coloro che restano indietro, alla fine si paga. Lo sfruttamento degli ultimi si risolve nel fallimento nel licenziamento dei primi. Questo è il frutto del fallimento, del rifiuto del “Poveri di tutto il mondo unitevi”, dell’internazionalismo proletario), e della globalizzazione del capitalismo, del “ognuno pensi a se stesso”, e si ricordi del pubblico, dello Stato, solo quando c’è da chiedere e mai da dare.

La terza domanda, infine, sarebbe anche lei importante. Siccome c’è chi vota per colui che gli ha dimezzato il potere d’acquisto del proprio stipendio o della propria pensione; per colui che, delle cento promesse fatte, ha mantenuto solo quella di riuscire, personalmente, ad evitare le ferie all’Ucciardone; per colui che ha messo a rischi l’economia del Paese raccontando che tutto stava procedendo regolarmente; per colui che ci ha mandato in Iraq ed Afganistan per difendere la libertà dell’Occidente in due guerre chiamate missioni di pace con i relativi costi in vite umane e con le risorse tolte all’istruzione, alla sanità e via di seguito; per colui che mentre mantiene una ventina di Olgettine a 2500 euro al mese in vista dei propri esercizi spirituali ad Arcore o in Sardegna, ha lasciato che la disoccupazione, soprattutto quella giovanile assumesse dimensioni spaventose; ebbene, siccome c’è colui che vota in questo modo, io direi a costui che non ha ragione di lamentarsi del negativo che si trova a dover digerire: lui sta semplicemente raccogliendo tutto quello che ha seminato.

E questo, alla fine, è un’altro enorme problema: come solidarizzare con chi si lamenta della qualità dei servizi e contemporaneamente, se può, evade le tasse? Come solidarizzare con chi si lamenta dell’ingiustizia subita, quando lui, a sua volta, se ne frega di quella praticata da lui e soprattutto di quella lasciata praticare? Come solidarizzare con chi si lamenta e contemporaneamente vota per chi lo sta fottendo dal tempo dei Ur dei Caldei, per chi non ha realizzato niente di quanto promesso per chi lo sta usando per ingrassare se stesso e difendere se stesso dalla giustizia seminando corruzione, alienazione, qualunquismo e rifiuto, oltre che dell’etica anche della logica e del buon senso? Come solidarizzare con chi è concausa del negativo che sta denunciando e di cui si lamenta? E che dire del fenomeno per cui la vittima, quando cambiano le condizioni strutturali e acquista forza e potere, si mette a praticare la stessa violenza sulle vittime di turno, passando alla condizione di carnefice?

Come avere compassione verso chi, coi più deboli e indifesi di lui, non ha nessuna compassione, e qui mi riferisco anche a come noi trattiamo le bestioline, cui imponiamo sofferenza e morte nella più completa indifferenza?

Secondo il modesto parere del sottoscritto, se agli intervistati si cominciassero a porre domande, forse potrebbe cambiare la situazione che vede macinare sempre la stessa acqua, ed anche gli intervistatori potrebbero passare dalla condizione di semplici registratori semoventi, a persone che si pongono il problema di come educare il prossimo ad uscire dal negativo che lui stesso sta alimentando e sostenendo.

E per concludere e per chi ha una visione religiosa di Dio, ecco due ultime terribili domande: come farà Dio ad avere pietà di noi quando noi, di pietà e indignazione e compassione per coloro che subiscono violenza, ne abbiamo proprio poca, e ululiamo per il dolore che ci viene imposto mentre noi stessi imponiamo dolore, senza mai uscire da noi stessi e metterci nella situazione di coloro cui imponiamo dolore? A quanti viventi, essi pure creature di Dio, noi portiamo dolore e togliamo la vita per potere a nostra volta lamentarci e denunciare il dolore che ci viene imposto? Terribili domande per noi e non solo per noi.

Il Dio religioso ha una risposta per tutti, dato che se ne sta zitto e non risponde. Il Dio di Gesù, che vuole costruire un mondo d’amore usando le nostre mani, si pone, lui stesso, le terribili domande…

Mario Mariotti



Sabato 20 Luglio,2013 Ore: 21:44
 
 
Ti piace l'articolo? Allora Sostienici!
Questo giornale non ha scopo di lucro, si basa sul lavoro volontario e si sostiene con i contributi dei lettori

Print Friendly and PDFPrintPrint Friendly and PDFPDF -- Segnala amico -- Salva sul tuo PC
Scrivi commento -- Leggi commenti (0) -- Condividi sul tuo sito
Segnala su: Digg - Facebook - StumbleUpon - del.icio.us - Reddit - Google
Tweet
Indice completo articoli sezione:
Editoriali

Canali social "il dialogo"
Youtube
- WhatsAppTelegram
- Facebook - Sociale network - Twitter
Mappa Sito


Ove non diversamente specificato, i materiali contenuti in questo sito sono liberamente riproducibili per uso personale, con l’obbligo di citare la fonte (www.ildialogo.org), non stravolgerne il significato e non utilizzarli a scopo di lucro.
Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge.
Per tutte le NOTE LEGALI clicca qui
Questo sito fa uso dei cookie soltanto
per facilitare la navigazione.
Vedi
Info