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www.ildialogo.org "Popolo e popolare",di Mario Mariotti

Editoriale
"Popolo e popolare"

di Mario Mariotti

Come mi si attorcigliano le budella quando all’interno della nostre squallidissime culture sento usare il termine "libertà", cosi, allo stesso modo, quando sento parlare di popolo e di popolare, vado in corto circuito e friggo. C’é il Popolo delle Libertà, che si e liberato dell'etica per essere libero di rapinare il prossimo ed é fedele suddito del capitalismo, del mercato e della competizione, per onorare il proprio idolo: mammona; c'é il Partito popolare europeo, che associa il popolo la cui maggioranza non é certo ricca ed é in difficoltà, alla minoranza, alla Destra, la quale é materializzata dell’oligarchia che specula, corrompe e sfrutta il popolo stesso; c'é il "consenso popolare", che autorizza il bipede di Arcore a considerare se stesso un novello Re Sole, consenso che è stato estorto e reso possibile del rincoglionimento operato dalle TV controllate de lui stesso, ai danni proprio del popolo.
In realtà, durante tutta la storia dell'umanità il popolo é quasi sempre rimasto vittima di quel reato che si chiama “circonvenzione di incapace” operato dai pochi, dai ricchi e dai potenti, dell’oligarchia, attraverso l'informazione e con la complicità del ceto medio e soprattutto, della religione. Quest'ultima, facendo appello ad una religiosità popolare indotta da lei stessa che ha sempre portato avanti una cultura nella quale l'autorità viene dell'alto, da Dio, ed e benedetta da Lui; e quindi é necessario essere umili, ubbidienti, rassegnati, e credere-obbedire e combattere.
Il risultato di questa micidiale miscela e stato che il popolo vota per gli Adolfi, i Beniti ed i Berlusca di turno; il popolo appoggia colui che, nel proprio programma politico, sostiene le necessità del genocidio degli Ebrei; il popolo riempie Piazza Venezia per applaudire una guerra che manda i nostri giovani allo sbaraglio in Africa e in Russia con armi antiquate e scarponi di cartone; il popolo ringrazia Dio per l'esistenza e la presenza di quel bipede plurimiliardario che, condividendo, riesce ad arricchire, e che con le social-card dimostra allo stesso popolo di preoccuparsi del suo livello di colesterolo nel sangue, inducendogli digiuno forzato da carenza di sesterzi; inoltre, sempre il popolo, riempie Piazza S.Pietro, per applaudire il novello Faraone che si considera vicario di Dio in terra, vicario di un Dio temporaneamente essente perché impegnato a benedire l'America e le sue evangeliche missioni in Iraq ed Afganistan.
Da ultimo il termine popolare era presente anche nei Paesi del socialismo reale, dato che si chiamavano repubbliche democratiche popolari, ma anche là in nome del popolo, la classe dirigente ha fottuto il popolo, esponendolo e quel capitalismo che permette all'oligarchia dei furbi e dei fortunati di arricchire sfruttando i poveri, i semplici, gli onesti.
In sintesi, purtroppo, quando c'é de scegliere, il popolo, la volontà popolare, manipolata e resa "incapace" del potere, finisce sempre con lo scegliere i Barabba di turno, e questi ultimi, facendosi scudo di questa volontà, riescono e rincoglionire, e sfruttare e dissanguare proprio coloro sui quali si fonda il loro consenso.
Ecco che "popolo e popolare" sono due termini che, nel corso delle storia, hanno avuto lo stesso destino, hanno fatto la stessa fine che il Signore attribuisce, certifica per gli scribi ed i farisei: splendore esterno da sepolcri imbiancati, e corruzione e morte all'interno di essi. E infatti, cosa succede, dal tempo di Ur dei Caldei fino ad arrivare all'oggi, al popolo, alla maggioranza dei cittadini del Pianeta, usando il consenso popolare, il consenso del popolo stesso, reso incapace di intendere e di volere dalla cultura, dall'informazione, dalla lettura della realtà con gli occhi dei ricchi e dei chierici? Ecco il fenomeno della "fottitura perpetua"!
Oggi, ad esempio la speculazione finanziaria, disancorata dall'economia reale, spinta da un'avidità indegna a volte rischia, per troppo appetito e assenza di etica, di tagliare il ramo sul quale sta appollaiata, e abbiamo una crisi dopo l’altra. Come si risolvono tutte queste crisi? Non andando a tassare le rendite ed i grandi patrimoni, e imponendo regole che impediscano agli speculatori di scommettere e giocare sull'economia e quindi sulla vita delle persone, ma correndo in soccorso delle banche, usando i soldi della fiscalità generale prelevati soprattutto dalle tasche dei lavoratori dipendenti, e quindi dai poveri.
I cancri plurimiliardari continuano a speculare, il ceto medio ha i propri risparmi in banca o in azioni e appoggia il soccorso ai suddetti cancri, il Fondo Monetario Internazionale impone tagli alla spesa pubblica per risanare i bilanci, e quindi riduzione dei servizi, sanità, scuola e via di seguito, e i poveri sono i primi a pagare, e il popolo ed il popolare sono sempre i più fottuti e gli unici fottuti.
Proviamo a questo punto, a passare dall'analisi al progetto, dalla parte distruttiva a quella propositiva. Nel vocabolario il Popolo sono i cittadini di un Paese escluse la nobiltà, la borghesia ed il clero. Sempre nel vocabolario, "popolare" significa: a favore del popolo. Popolo si dovrebbe contrapporre ad aristocrazia, popolare ad aristocratico. Partito Popolare dovrebbe essere il luogo ed il motore della democrazia, della giustizia, della libertà. Ormai, invece, questi due termini sono stati svuotati della loro sostanza, e, nella concretezza storica, sono stati riempiti del significato opposto a quello che dovrebbero rappresentare. Popolo e popolare sono diventati proprio quelli che fottono il popolo: i ricchissimi, il ceto medio e i preti.
Il popolo dovrebbe fondare la democrazia, e invece sostiene l'oligarchia; il popolare dovrebbe favorire i poveri, i non-garantiti, la Sinistra, e invece sostiene l'oligarchia dei ricchi e quindi la Destra. Sarà quindi necessario porre mano ad una nuova cultura che ridefinisca i contenuti ai quali sia possibile associare i due termini oggi compromessi. Popolo dovrebbe riacquistare il senso di un tutto che includa anche gli ultimi; che fruisca della prima libertà, quella dal bisogno; che non si affidi agli uomini della Provvidenza ma ad una propria soggettività positiva ed alla propria responsabilità personale in rapporto alla costruzione di una società strutturalmente solidale; che consideri il creato un bene di tutti indisponibile allo sfruttamento dei privati; che non si lasci condizionare dai bisogni superflui e sia orgoglioso di porre il lavoro quale valore fondante della società; che sappia condividere i frutti dei propri talenti individuali e non li usi ad esclusivo vantaggio di se stesso; che non abbia bisogno di condividere perché incluso in un egualitarismo in cui tutti hanno il necessario; che non si aspetti la salvezza da altri, o che altri paghino per lui, ma la crei lui stesso impedendo strutturalmente la possibilità d'accumulo di ricchezza e di potere e costruendo la giustizia, l'uguaglianza e la fraternità; che sappia vedere nella ricchezza un negativo frutto di scambio ineguale e sappia scegliere liberamente la cultura del necessario e l'economia di comunione.
Ci vorrebbe un popolo si di giusti che amano, dovrebbe diventare popolare questo progetto. Sto dando i numeri, o questa è un’utopia possibile?
 
Mario Mariotti


Domenica 04 Luglio,2010 Ore: 16:12
 
 
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