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www.ildialogo.org Non sarà sempre così,di Sergio Grande

La marcia pro-Fiat di Pomigliano
Non sarà sempre così

di Sergio Grande

Non è la prima volta che in una vertenza del gruppo Fiat si assiste a manifestazioni di lavoratori a sostegno delle rivendicazioni padronali. Può sembrare paradossale ma è così. E’ già successo il 14 ottobre 1980 a Torino con quella che è passata alla storia come la marcia dei quarantamila, anche detta marcia dei quarantamila quadri FIAT. Quella manifestazione (che in realtà raccolse poco più di 12mila impiegati, dirigenti e quadri Fiat molti dei quali furono poi successivamente licenziati) servì a spezzare la lotta degli operai Fiat che da 35 giorni effettuavano picchetti durissimi all’ingresso delle fabbriche torinesi per impedire che la Fiat riuscisse a mettere in atto il suo piano di licenziamento di 24mila operai. (Chi vuole saperne di più vada su Wikipedia  dove ci sono anche molti link). Dopo quella marcia il clima politico-sindacale cambiò in tutto il paese: il sindacato e i lavoratori cominciarono ad arretrare e a subire pesanti attacchi alle condizioni di lavoro, ai loro diritti in fabbrica, al loro salario. Ricordiamo che subito dopo venne attaccato l’istituto del trattamento di fine rapporto e poi venne abolita la scala mobile con il peggioramento complessivo delle condizioni dei lavoratori. Ingenti masse di soldi passarono dalle tasche dei lavoratori a quelle degli industriali, come oggi.
Anche ieri 19 giugno 2010 alcune migliaia di lavoratori della Fiat hanno manifestato il loro sostegno alle decisioni del gruppo Fiat che vuole per lo stabilimento di Pomigliano, ma prevedibilmente quella linea sarà estesa a tutto il gruppo e a tutte le altre imprese italiane, un ritorno a condizioni di lavoro tipiche del 1800. Quegli operai hanno manifestato per consentire al padrone della Fiat di sfruttarli al massimo possibile, facendoli lavorare 24 ore su ventiquattro, a ritmi assurdi, rinunciando a ualsiasi diritti a partire dal diritto di sciopero, affinchè, come hanno rilevato numerosi osservatori dopo la lettura del testo dell’accordo, neppure un secondo della giornata lavorativa possa passare senza la produzione di plusvalore. Il sogno di qualsiasi spremiagrumi di ottenere fino all'ultima goccia di succo che diventa realtà, con i lavoratori trasformati in limoni da spremere.
Fra l’altro la manifestazione di Pomigliano è a sostegno di una linea padronale che prevede la chiusura di un analogo stabilimento in Polonia, quindi con i lavoratori di Pomigliano che hanno manifestato contro altri lavoratori di un altro paese. Il dividi et impera funziona alla grande. Non solo ma hanno manifestato per sostenere la produzione di una merce altamente inquinante, come sono tutti i mezzi di locomozione basati sui motori a scoppio, e di una merce che per di più produce una catena continua di morti per il suo utilizzo (secondo le statistiche sono una quindicina al giorno le persone che muoiono in incidenti automobilistici e centinaia di migliaia sono i feriti e gli invalidi ogni anno). Come se i cambiamenti climatici nei quali siamo ampiamente immersi non riguardassero anche quei lavoratori che producono bene largamente dannosi alla salute dell'umanità.
La manifestazione pro Fiat dei lavoratori di Pomigliano è dunque rappresentativa dello stato dell’arte non solo delle relazioni sindacali oggi esistenti in Italia ma anche della oppressione culturale a cui sono assoggettati i lavoratori che, dopo oltre 160 anni dalla pubblicazione del “manifesto del Partito Comunista” e dal suo grido di liberazione dalla oppressione capitalistica, sembrano lontani anni luce da quella prospettiva e dalla completa emancipazione dalle logiche proprie della borghesia imperialistica globalizzata odierna.
Ma quello che abbiamo visto in questi giorni e che probabilmente si tradurrà in un plebiscito per la linea Fiat nel referendum di martedì 22 a Pomigliano, non è una novità per il movimento sindacale. Anche in altre epoche della nostra storia sono successi fatti simili, come ai tempi del primo fascismo negli anni ’20 del secolo scorso. Anche allora c’erano una miriade di dirigenti dell’allora PSI passati con il fascismo a cominciare dal suo capo supremo. Anche allora gli operai dopo il cosiddetto "biennio rosso" passarono ad appoggiare il regime. Si dovette attendere vent'anni prima che potessoro liberarsi.
La storia si ripete? Probabile, soprattutto quando si smette di raccontarla e di trasmetterla alle nuove generazioni come lezioni di vita, come testamento che le vecchie generazioni lasciano alle nuove affinchè non si ripetano gli errori del passato.
Contro il fascismo e le sue molte facce non c’è altro antidoto che lo studio della storia e la trasmissione dell’esperienza fra le generazioni. I partiti che si richiamano alla storia del movimento operaio hanno dimenticato questo compito importante ed è per questo che siamo ridotti come siamo, con i pochi supersisti dei militanti dei partiti di sinistra che si lasciano incantare dai leaderucoli di turno che pensano solo ai loro destini personali e non a quelli di tutti i diseredati che devono essere educati a sentirsi pienamente responsabili e partecipi delle scelte che riguardano la collettività.
Quando impera il pensiero unico, quando cioè si fanno gli interessi di una sola persona, di una sola azienda, di una sola classe sociale, c’è bisogno dell’impegno di tutti per andare verso il bene, altrimenti l’egoismo ed il male trionfano.
Per ora le cose stanno così. Ma sempre la storia ci insegna che non sarà sempre così.



Domenica 20 Giugno,2010 Ore: 17:38
 
 
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