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www.ildialogo.org Preghiera o ricerca?,di Mario Mariotti

Editoriale
Preghiera o ricerca?

di Mario Mariotti

Se un missionario arriva in un villaggio del Sud del mondo, e trova delle persone colpite dalla lebbra, ed egli stesso manca della competenza e delle medicine necessarie per aiutare quelle persone, il suo amore e quello di Dio per loro rimane impotente ed inespresso, ed esse continuano a soffrire e a marcire. Se la mamma di Lu, ogni 6 ore di ogni santo giorno, non gli fa il catetere e gli svuota meccanicamente la vescica, e anche qui l'amore della mamma e quello di Dio sono un tutt'uno, il filo della vita cui e sospeso Lu dopo poco tempo si spezza, e la mamma, insieme al Dio della vita, rimangono sconfitti.
Se le truppe sovietiche non fossero riuscite, a costo di sacrifici enormi, a schiacciare il cancro nazista e ad arrivare ad Auschwitz nel gennaio del 45, la macchina della morte avrebbe continuato a funzionare, e le vittime dell'Olocausto sarebbero state ancora di più, nonostante che Dio, come dice il Salmo e come pregavano le vittime, fosse il loro Pastore, Pastore che fino a quel punto, ad Auschwitz, era rimasto in silenzio, in un terribile silenzio. Perché io propongo, e ripropongo, e continuo a proporre questi ed altri esempi simili? Perché a me appare evidentissimo quello che invece le religioni continuano a tenere nascosto, e cioè che l'amore di Dio per noi ha bisogno di noi per esprimersi ed arrivare a noi.
Nei tre esempi scritti più sopra appare evidentissimo che se mancano gli strumenti, e se manca l'uomo che li usi, l'amore che Dio onnipotente nutre per le proprie creature rimane inespresso, e perciò impotente, e quindi, se diamo per scontato l'amore del Padre per le proprie creature, qui, per risolvere il problema, bisogna sia mettere a punto gli strumenti e sia trovare chi li sappia e li voglia usare.
Ed é a questo punto che appare evidentissima anche la complementarità fra scienza e fede, fra razionalità e amore. L'intelligenza, la razionalità, il metodo scientifico della ricerca riescono a scoprire le cause e a trovare i rimedi alle malattie, (la polichemioterapia per quanto riguarda l'hanseniasi); l'amore mosso dalla compassione, cioè l'etica del fare agli altri ciò che si vorrebbe ricevere da loro, spingono l'uomo ad impegnarsi per soccorrere, aiutare, salvare dalla sofferenza e dalla morte coloro che sono colpiti dalle malattie. Ecco quindi che si può chiarire anche ciò che sostiene la tesi che le cose potrebbero andare molto meglio se tutti i monasteri venissero trasformati in centri di ricerca scientifica, e se tutti coloro che passano il loro tempo ad adorare, ringraziare e pregare il Signore, lo impegnassero, il tempo, a riflettere, a studiare, a sperimentare e ad impegnarsi per poterlo incarnare, il Signore.
Uno ama il lebbroso come S.Francesco, ma non sa niente e non ha in mano niente; ama e prega, ma il malato continua a soffrire e a vivere la propria agonia. Padre Pio, Madre Teresa, o qualche altro santo, fatto un miracolo e guarito un solo malato, si vede che hanno le batterie scariche, e non possono più fare niente per gli altri. La preghiera rimane inascoltata, il malato sperimenta il silenzio di Dio, ecco la sconfitta e la morte.
La stessa sorte avrebbero quelli che hanno la polmonite se non ci fossero gli antibiotici e chi li somministra e via di seguito. Bisognerebbe, allora, fare il salto culturale, molto difficile, se non impossibile per chi e stato nutrito di logica religiosa, e cominciare a considerare la preghiera come ricerca, e la ricerca stessa come preghiera. Essendo l'amore impotente, bisognerà trovare gli strumenti che lo possano rendere efficace, ed é la ricerca ad essere necessaria per trovare i rimedi e riuscire a rendere efficace l'amore stesso.
Poi, complementare ad essa, é necessario l'amore, che deve animare e motivare coloro che useranno gli strumenti, i risultati della ricerca, per poter fare agli altri ciò che vorrebbero ricevere da loro qualora essi stessi fossero bisognosi di aiuto. Essendo noi le mani di Dio, il “corpus Domini” non è forse inutile che preghiamo Colui che ha bisogno di noi per esaudire le nostre preghiere? Ci dovremmo invece abituare a pensare al Signore come a Uno che é dalla nostra parte, ad Uno che fa parte di noi stessi. Compassione, amore, ricerca degli strumenti che rendano possibile all'amore di esprimersi, di incarnarsi, di essere efficace, di dare frutto. É lo Spirito che lavora, siamo noi in Lui...
É la ricerca, allora, ad essere la vera preghiera, ad essere la via per rendere efficace l’amore, per poter incarnare l'amore nel mondo. E dove potrà mai essere Dio, se non in noi? Lo possiamo forse immaginare in cielo, nel sistema solare, nell'universo; nello sterminato silenzio del vuoto e della materia infiniti che si stanno espandendo verso un misterioso futuro? Non è forse molto più plausibile che Lui sia in noi e noi in Lui, dato che la Vita è Spirito che prende corpo, e dato che lo Spirito, per entrare nella vita, deve prendere corpo e operare per piegare la materia, il mondo, verso la dolcezza, la serenità e la gioia dell'Amore incarnato? Non siamo forse noi lo strumento più avanzato, anche se ancora inadeguato, che Egli sta mettendo a punto per portare a compimento la creazione nel Regno?
E lo scopo vero della nostra esistenza, non é forse quello di fare nostri i Suoi occhi, i Suoi giudizi, le Sue scelte, i Suoi comportamenti, seguendo il Paradigma-Gesù, in modo che possiamo togliere sofferenza e portare il necessario e la gioia ad ogni vivente?
E poi, dato che Dio lo si può vivere anche senza conoscerlo, e dato che, per dare concretezza ai Valori e servire la Vita, all'uomo sono necessari sia gli strumenti, la ricerca, e sia la determinazione ad usarli per dar vita, concretezza, alla Giustizia, alla Solidarietà, all'Uguaglianza, alla Condivisione fra gli uomini, al servizio alla Vita, invece di perdere il tempo a pregare un Dio che potrebbe anche non esserci, ma che se c'é, lavora con la nostra intelligenza e con le nostre mani, proviamo finalmente ad impegnarci - sia nella conoscenza che nel servizio alla Vita - proviamo a coniugare scienza e fede, razionalità e amore?
Purtroppo la storia umana é testimone di questa micidiale schizofrenia: la scienza senza amore, nutrita e finanziata dall’inesauribile egoismo dell’uomo, ci ha portati ad Amschwitz ad Hiroscima; l'amore, senza la scienza, si é trasformato in un ronzio di preghiere e liturgie che non é riuscito ad impedire ieri Auschwitz ed Hiroscima, ed oggi l'olocausto della grande favela del Sud. Di questa divisione fra scienza e fede, la prima responsabile é stata ed é la religione, e di questo arriverà che dovrà rendere conto ....
Proviamo, noi, ad aprire gli occhi sulla situazione di oggi, che vede uno straordinario sviluppo dell'intelligenza, che si cristallizza in un'infinità di nuovi prodotti tecnologici, a scapito dell'incarnazione della solidarietà, dell'uguaglianza, dell'amore, della condivisione; situazione che porta alle differenze blasfeme esistenti fra le condizioni di vita degli uomini; ed impegnamoci a ricostruire quell'equilibrio fra intelligenza e amore che ci chiede le sterminato popolo dei fuori-mercato della Terra.
Siamo noi la risposta di Dio alle nostre preghiere: allora preghiamo noi stessi, e quando ci saremo stancati di essere eredi del popolo dei farisei, rimbocchiamoci le maniche, e cominciamo a lavorare, a cambiare, per prima cosa, noi stessi.
Mario Mariotti


Sabato 08 Maggio,2010 Ore: 16:21
 
 
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