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www.ildialogo.org Gli irrinunciabili diritti umani,di Bruno Gambardella

Editoriale
Gli irrinunciabili diritti umani

di Bruno Gambardella

Gli italiani e il razzismo


La favoletta degli “Italiani brava gente”, sempre disponibile alla solidarietà se non all’accoglienza; quella di un popolo profondamente legato alla religiosità cattolica o, se volete, alle radici giudaico-cristiane e quindi tendente alla pace e all’amore; la storiella del popolo giocoso, magari un po’ superficiale, ma sempre pronto a commuoversi per il più debole forse finiranno definitivamente in soffitta.
I giovani italiani che rapporto hanno con l’altro, con il “diverso”? Se lo sono chiesti i ricercatori che hanno lavorato ad un’indagine denominata “Io e gli altri: i giovani italiani nel vortice dei cambiamenti”, realizzata da Iard e Swg su 2000 giovani fra i 18 e i 29 anni, prima iniziativa dell'Osservatorio della Camera dei Deputati sui fenomeni di xenofobia e razzismo. Il risultato fa paura: a casa nostra, tra i nostri giovani  si moltiplicano atteggiamenti ostili, quando non dichiaratamente xenofobi. E’ questo il preoccupante risultato della ricerca.
 La metà dei giovani interrogati (il 45%) è razzista o tendenzialmente xenofoba, con lievi sfumature. Ci sono gli “xenofobi per elezione” (il 20%), che non esprimono forme di odio violente verso altre etnie, a patto però che stiano fuori dall'Italia. Il 15,3% sono “Romeno-rom-albanese fobici” con odio dichiarato verso questi popoli (un dato allarmante che rispecchia il pregiudizio anti-rom in Europa).
I giovani “improntati al razzismo” sono il 10,7% degli interpellati e rappresentano il gruppo più estremo, perché non accetta nessun “diverso”, mischia atteggiamenti omofobici, spinte antisemite e convinzioni sull’“inferiorità” delle donne. Dato da non sottovalutare, che comprova quanto sarebbe urgente in Italia aprire una riflessione pubblica sui legami tra episodi di xenofobia, scarsa scolarizzazione antichi pregiudizi di massa.  
Solo il 39,6% quindi risulta “aperto” e nella cifra sono compresi gli “inclusivi”, con un'apertura totale verso ogni etnia, i “tolleranti” e gli “aperturisti tiepidi”, decisamente antirazzisti, ma con rare interazioni con lo straniero. In questa nera fotografia del Paese un solo “ente educativo” avrebbe potuto resistere restituendoci un barlume di speranza: la scuola. Se la questa non fosse stata condannata a morire sotto i colpi della Gelmini avrebbe potuto attuare il principio civile che vede l’educazione come prevenzione.
Per ora gli occhi sono puntati sulla pura e inefficace repressione. Certo, certi cori allo stadio durante le manifestazioni sportive, certi siti deliranti nati nel web, i gruppi apertamente razzisti su Facebook sarebbero senz’altro da bandire. La responsabilità maggiore è però dei media e del modo con cui si fa in Italia cronaca nera con i loro titoli discriminatori, soprattutto verso “musulmani” e “rumeni”. Senza dimenticare le responsabilità di quei partiti di governo che sulla caccia al musulmano, al rumeno e al diverso in genere hanno costruito le loro fortune politiche
La politica dovrebbe anche riflettere sul significato della parola “integrazione”, per rilevare la sfida culturale dell’immigrazione. Costretta dalle vicende di Rosarno e di Milano, l’Italia s’interroga oggi timidamente su diversi modelli europei già esistenti. Né pura “assimilazione alla francese” che fa dell’altro un concittadino uguale, attraverso una pedagogia laica che “annulla le differenze”, né “modello all’inglese” con comunità immigrate quasi autonome, come ha detto Gianfranco Fini alla presentazione dei risultati di questa ricerca, lo scorso 18 febbraio.
Secondo il Presidente della Camera, coautore nel 2002 della legge razzista nota come "Bossi-Fini", il modello italiano è ancora tutto da “inventare”, lasciando intuire che dovrà essere altro. Non solo lavoro, permesso di soggiorno e partecipazione, ma un’altra dimensione. Forse ci troviamo di fronte al classico espediente dialettico di chi non se la sente di sconfessare completamente ciò di cui si è responsabili.  In ogni caso per noi è irrinunciabile il  principio dell’uguaglianza di diritti e doveri tra esseri umani diversi e la realizzazione della loro identità umana proprio nella costruzione di rapporti con gli altri. Il punto di riferimento non possono che essere la Costituzione nata dalla resistenta contro fascismo e nazismo e la Dichiarazione Universale dei diritti umani. Se questa è l'altra dimensione di cui parla il presidente della Camera Fini noi siamo d'accordo.
Bruno Gambardella


Venerd́ 19 Marzo,2010 Ore: 14:58
 
 
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