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www.ildialogo.org «QUANDO SI MUORE UN PO’ DISPIACE…»,di Mario Pancera

Kakania non finisce mai / 33
«QUANDO SI MUORE UN PO’ DISPIACE…»

di Mario Pancera

Il mio amico G., toscano, conosciuto ai tempi del liceo, bravissimo in italiano, si è poi laureato in chimica ed è diventato dirigente importante proprio in un’industria chimico-farmaceutica. Era aperto, allegro, intelligente, ottimo parlatore, interessato alla letteratura, al jazz, alla vita. Non si occupava di argomenti religiosi. Ci siamo reincontrati dopo molti anni dalla maturità e ci siamo scoperti amici come da ragazzi.
Cominciammo ad andare a spasso per il centro di Milano e intorno alla Darsena: arrivava allegramente in bicicletta, che legava a qualche palo e poi si andava a piedi. Aveva ottant’anni. Mi parlava del suo lavoro e delle pillole che prendeva ogni giorno. Mi spiegava come erano composte, mi elencava i componenti chimici e le loro proprietà farmaceutiche: non capivo niente, ma lo ascoltavo con interesse.
Dalle sue parole, infatti, veniva fuori l’uomo: non tanto la materia fisica, ma quella interiore. Parlandomi del suo lavoro e dei suoi malanni, esprimeva la serenità e la fermezza del suo intimo. Mi pareva di sentire il suo spirito. Un giorno, sempre sull’onda delle sue pillole, con la sua cadenza livornese disse che la gente non rifletteva sulla morte «ma quando ci pensa, un po’ gli dispiace», e rise. Sentivo in lui la gioia di vivere.
Mi disse che, ormai pensionato, da tempo si occupava della mensa quotidiana dei poveri presso un convento di frati milanesi e, con la moglie e i figli, tutti aperti come lui, raccoglieva mobili vecchi da portare alla Fiera dell’Antiquariato per rivenderli a favore di una onlus per i poveri. Lo trovai un giorno intero sul Naviglio ad aspettare i possibili acquirenti, mi aveva chiamato a fargli compagnia, ma francamente mi annoiai in fretta e mi meravigliavo come facesse lui a resistere. Il segreto è questo: lui pregava, io no. Era alto, piacente, occhi scuri, naso forte, un ragazzo attivissimo anche alla sua età. Ero molto contento di averlo ritrovato. Dalla letteratura alla chimica, dall’alto di un’industria ai poveri, dall’indifferenza alla vera misericordia.
È morto di notte, dopo un intervento chirurgico d’urgenza, che pareva essere andato bene. Sono andato a trovarlo al mattino, era già all’obitorio di fronte all’ospedale, vestito dentro la bara. Sono stato a lungo seduto a guardarlo nella fredda cameretta, solo con lui, e gli ho detto soltanto ciao. Mi aveva illuminato un lato oscuro della vita.

Mario Pancera




Domenica 13 Settembre,2015 Ore: 08:42
 
 
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