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www.ildialogo.org Il clima, il referendum e l’ipocrisia,di Michele Zarrella

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Il clima, il referendum e l’ipocrisia

Cambiare è difficile … ma è l’unica possibiltà


di Michele Zarrella

22 aprile New York. 171 capi di stato ratificano l’accordo di Parigi e dichiarano che occorre preservare l’ambiente. Ma come?

Impresa difficilissima. Dal dire al fare c’è di mezzo il mare. Poter cambiare il comportamento di una persona lo sanno gli psicoterapeuti è cosa molto impegnativa. Pensare di cambiare i comportamenti di un’intera nazione o ancor più di tutto il mondo può sembrare impossibile. Una certezza ce l’abbiamo: il clima non fa compromessi.

C’è differenza da cosa dichiarano i capi di stato e i ministri nelle sedi ufficiali e cosa fanno quanto tornano nei loro paesi?

Quando ho sentito le dichiarazioni del premier italiano fatte a New York: che occorre proteggere l’ambiente, che non possiamo immettere ulteriormente anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera, che dobbiamo puntare sulle rinnovabili, che dobbiamo pensare alle giovani generazioni ecc. mi è sembrato di sentire una persona completamente diversa da quella che invitava gli italiani a non partecipare al referendum del 17 aprile scorso in cui si doveva decidere se continuare ad estrarre fonti fossili in mare fino ad esaurimento dei giacimenti che il suo governo aveva concesso alle imprese petrolifere.

Dovremmo diffidare di coloro che alle parole non fanno corrispondere ai fatti?

Comincio a diffidare di certi capi di stato che nelle sedi ufficiali dichiarano con grande enfasi che vogliono il bene dell’ambiente ma continuano a perseguire una politica energetica basata sull’estrazioni delle fonti fossili che inquinano aria, acqua e suolo. Come sta succedendo in Basilicata tanto per restare in Italia.

Ma i governanti sanno quello che dicono gli scienziati sul futuro del clima?

In seguito alla crescente richiesta da parte dei Paesi di tutto il mondo di comprendere meglio le sfide scientifiche e politiche dei cambiamenti climatici l’ONU istituì nel 1988 l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change): un folto gruppo di scienziati la cui missione è di redigere e di aggiornare le stime della scienza su tali problemi e di funzionare come interfaccia fra la scienza e i decisori politici. Quindi tutti i governati vengono informati sul futuro climatico con regolari rapporti dall’IPCC.

E cosa dice l’ultimo rapporto?

Il V Rapporto dell’IPCC dice che, al 95% - 100%, la causa del riscaldamento globale è dovuta alle attività umane che immettono ingenti quantità di CO2 nell’atmosfera, e che se continuiamo con questo andamento entro fine secolo avremo cambiamenti climatici che creeranno enormi problemi per la nostra specie.  

Cosa ci ha insegnato il dibattito sul referendum del 17 aprile?

Nonostante il breve tempo concesso alla campagna referendaria; nonostante la mancata volontà di accorpare il referendum con le prossime comunali, nonostante gli inviti del premier e di tanti politici a disertare le urne – tutte azioni contrarie a quanto dichiarato a Parigi e a New York – il dibattito è riuscito a far crescere la consapevolezza dei cittadini sulla dannosità delle fonti fossili e sulla necessità di dover cambiare strategia energetica.

Cosa ci vuole per farlo?

Ci vuole la conoscenza di quanto dicono gli scienziati, l’informazione ai cittadini, la volontà di farlo e il coraggio di accettare la verità.

Spesso la verità dà fastidio.

La verità è scomoda e fa male a chi gode dello status quo. Al Gore ha ottenuto il Premio Nobel per il suo documentario sull’ambiente che è intitolato appunto “Una scomoda verità”. In esso parla, dal 2005, quindi da oltre un decennio, di questi problemi e di come risolverli.  Oggi esistono le soluzioni e lo hanno detto, già cinque anni fa, anche gli scienziati dell’IPCC. Nel loro rapporto del 9 maggio 2011 si legge che è possibile sopperire all’80% delle esigenze dell’umanità con le fonti rinnovabili. Oggi la tecnologia delle rinnovabili è migliorata di molto rispetto a cinque anni fa. Basta avere la volontà di abbandonare le fonti fossili. Ma inizio a dubitare seriamente della buona fede di tanti governanti. Occorre mettere ciascun cittadino di fronte alla conoscenza del suo futuro e del possibile disastro all’orizzonte. Se i cittadini saranno informati avremo l’unica possibilità di correggere la rotta. 

Gesualdo, 8 maggio 2016

Michele Zarrella

Per contatti

zarmic@gmail.com

sito web: digilander.libero.it

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Domenica 08 Maggio,2016 Ore: 07:51
 
 
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