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ISSN 2420-997X

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www.ildialogo.org Foiba di Basovizza.,di Michele Zarrella

Foiba di Basovizza.

Una visita al monumento nazionale.


di Michele Zarrella

  
O TU CHE IGNARO PASSI PER
QUESTO CARSO FORTE MA BUONO,
FERMATI!
SOSTA SU QUESTA GRANDE TOMBA!
È UN CALVARIO CON IL VERTICE SPROFONDATO
NELLE VISCERE DELLA TERRA.
QUI, NELLA PRIMAVERA DEL 1945,
FU CONSUMATO UN ORRENDO OLOCAUSTO.
A GUERRA FINITA! NELL’ABISSO FUMMO
PRECIPITATI A CENTINAIA,
CRIVELLATI DAL PIOMBO E STRAZIATI DALLE ROCCE.
NESSUNO CI POTRÀ MAI CONTARE!
L’AVIDITÀ DI CONQUISTA, ODIO E VENDETTA
CONGIURARONO E INFIERIRONO CONTRO DI NOI.
ESSERE ITALIANI ERA LA NOSTRA COLPA.
A GETTARCI NEL BARATRO TORME DI INVASORI,
CALATI NELLE NOSTRE TERRE
SOTTO L’INFLUSSO DI UNA MALEFICA STELLA VERMIGLIA.
PER VILTÀ GLI UOMINI NON CI HANNO RESO GIUSTIZIA.
CE L’HA RESA DIO ACCOGLIENDO
I NOSTRI SPIRITI PURIFICATI DA TANTO MARTIRIO.
O TU CHE, ORA NON PIÙ IGNARO
SCENDERAI DA QUESTO CARSO, RICORDA
E RACCONTA LA NOSTRA TRAGEDIA.
 
Quest’ultima frase, della "Federazione Grigioverde - Comitato Martiri Foibe, 2004", scolpita su una delle lapidi che si trovano nel monumento nazionale di Basovizza, mi spinge con risoluzione a scrivere la mia esperienza.
Sono stato una settimana in vacanza a Trieste e in Slovenia. Ho trascorso giorni di viaggi, visite, riposo e letture…
Fra i tanti luoghi che ho visitato quello che più mi ha emozionato è stato il monumento nazionale della Foiba di Basovizza. Si trova a pochi minuti di auto da Trieste. Quando mia figlia Fabiana mi ha proposto la visita, non pensavo di vivere un’esperienza così profonda.
Poche indicazioni stradali lungo il viaggio. Arrivi percorrendo una strada stretta e parcheggi vicino ad un muro di pietre a faccia-vista alto circa un metro che recinta il monumento e il Centro di documentazione. Una sbarra di ferro blocca l’accesso alle auto, ma lascia libero un varco per i pedoni. È tutto semplicemente triste. È tutto semplicemente vero. È tutto semplicemente silenzioso.
Una scritta a caratteri cubitali ti accoglie:
ONORE E CRISTIANA PIETA’ A COLORO CHE QUI SONO CADUTI
IL LORO SACRIFICIO RICORDI AGLI UOMINI LE VIE DELLA GIUSTIZIA E DELL’AMORE SULLE QUALI FIORISCE LA VERA PACE
e già essa ti immerge in sentimenti umani di pietà e compassione mettendo i brividi sulla pelle.
Un gran rispetto per quelle pietre e quella croce ti avvolge. Cammini sull’acciottolato sfuggente da cui spunta qualche piantina profumata tipica del luogo. Ne raccolgo un rametto per sentirne il profumo, poi lo porgo a Fabiana, che dopo averla annusata, in silenzio, me la restituisce. Non è uguale al profumo delle nostre piantine selvatiche.
Quelle piantine e qualche fiore che spuntano da sotto al ciottolato, che copre tutta l’area, ci ricordano che la vita è un miracolo che ogni giorno si rinnova e che è sempre più forte di chi la vuol sopprimere.
Poi con un leggero sforzo, al rumore delle pietre dell’acciottolato che sfuggono sotto al tuo piede, con la bocca muta, con la mente incredula, col cuore che sembra essere salito in gola, col pensiero che tutti i morti appartengono all'intera umanità, giungi nel piccolo Centro di documentazione dove foto, didascalie ed un filmato con la testimonianza di un infoibato salvatosi per miracolo ti fanno raccapricciare e pensare sulla ferocia degli uomini.
Infoibato è colui che viene spinto nella foiba. La foiba è un crepaccio a forma di secchio che penetra nel suolo a profondità variabili che nel caso di Basovizza raggiunge i 256 metri. http://www.foibadibasovizza.it/in-breve.htm .
Nel suo racconto, l’infoibato descrive come nottetempo, alla luce della luna, dopo essere stati spogliati e torturati, lui ed altri compaesani venivano legati da un filo di ferro, che avvolgeva le braccia posizionate e bloccate dietro la schiena, in modo da formare una catena di uomini che sotto la minaccia dellearmi veniva portata sul cratere della foiba. Lì, legando il primo uomo ad un sasso, venivano spinti nel baratro in fondo al quale c’era dell’acqua. Mentre rotolavano, le pietre acuminate del Carso ne straziavano le carni già dilaniate dal ferro e dalle sevizie degli aguzzini. Chi non moriva subito era destinato ad ancor più
atroci martiri.
Durante la cerimonia commemorativa del martiri delle Foibe del 20-05-2006, Monsignor Eugenio Ravignani disse: I nostri piedi posano su questa terra che, nel profondo delle sue viscere, come una madre dolorosa nel suo grembo, accoglie coloro che odio e violenza hanno barbaramente ucciso. … Da essa viene un monito: mai, mai più, diversità di lingua e di cultura, di tradizioni e di libere opinioni, di scelte ideali, di amore alla propria patria diventino motivo di divisione, di inimicizia, di conflitto e di morte; mai più ritornino tempi come quelli, tragici e bui, nei quali parvero oscurarsi ragione e umanità.
E da essa viene un appello a costruire un domani di pace, che solo nella verità, nella giustizia e nell’amore potrà avere fondamento sicuro e duraturo." 
 http://www.arcipelagoadriatico.it/sommario.php?id=01870&sel=NOTIZIE&mese=05&anno=2006
 
Di fronte a tali avvenimenti non ci sono parole atte a descrivere tutte le emozioni.
Forse … lo può la poesia.
 
ALTO DILANIA IL GRIDO DELLE FOIBE
SI TORCONO OMBRE, S’URTANO LE OSSA
CHE SGUARDO UMANO PLACHERA’ IL DELIRIO?
DIVELTI
I NOSTRI CUORI SPROFONDANO IN QUEL GORGO
E INDIFFERENTI ALLO STRAPIOMBO IRTO
MANSUETE SI INCONTRANO COLOMBE 
 
(Lina Galli, 1958)
 
 
ABBIAMO RICORDI NOSTRI
E RICORDI DI SECONDA MANO,
CIOÈ NON VISSUTI IN PRIMA PERSONA
MA CHE ABBIAMO ADOTTATO
DOPO AVERLI SENTITI
TANTE VOLTE IN FAMIGLIA.
DAVANTI AGLI OCCHI
DELLA MIA MEMORIA
INFATTI, AFFAMATA E LACERA SI SNODA
LA PROCESSIONE DEI DEPORTATI
BOROVNICA-ESTATE "45
STELLE ROSSE-FILO SPINATO.
SONO IO CHE MI ACQUATTO FRA LE STOPPIE
PER BUTTARE IL PANE AI PRIGIONIERI,
IO A SOFFRIRE LE VOCI
CHE IMPLORANO DA BERE,
IO LA DONNA CHE SI STACCA DAL GRUPPO
UN POCO CORRENDO UN POCO INCIAMPANDO
CREDENDO DI RICONOSCERE IL SUO UOMO
IN OGNUNO DI QUEI VISI MACILENTI
IO, IO, NON MIA MADRE CHE ADESSO È MORTA.
COME TUTTI I SUOI RICORDI
DIVENTATI MIEI.
 
Annamaria Muiesan Gaspàri  1994
 
 
 
TRA ZOLLE MARCITE DI LUCIDA FOLLIA UMANA
SCAVO CON MANI DI SANGUE SCIABOLATA DA LAME
DI CARNALE SOFFERENZA INTRISA DI MEMORIE INESAUSTE
AGONIA SACRIFICALE D’INNOCENTI TRAGEDIE DELL’ODIO
MARTIRIO DEGLI INFOIBATI
COME FIGURA FANTASMALE FLUISCE
TRA TEMPO E ETERNITÀ
IL PELLEGRINAGGIO DEL PASSATO
AVVERTE NELLA SACRALITÀ DEL MOMENTO
L’AFFLATO DI SALVAZIONE
IL GEMITO VOLATILE DELLA MIA PREGHIERA
SGRANATA COME ROSARIO DI PIETÀ DI PACE TRA GLI UOMINI
BISBIGLIO TONALE DI UN’ANIMA
INARCATA COME ESILE STELO D’AMORE
VERSO DIO CON GIUSTIZIA
 
Maria Pia Caggianelli 2005
 
...Suggerisco una visita ... silenziosa.
 
Gesualdo, 3 luglio 2011
Michele Zarrella
Per contatti
 

 



Domenica 03 Luglio,2011 Ore: 19:09
 
 
Commenti

Gli ultimi messaggi sono posti alla fine

Autore Città Giorno Ora
Giovanni Sarubbi Monteforte Irpino 20/2/2012 17.27
Titolo:Piccolo problema
Caro Michele,
giusta la tua commozione. Anche io faccio parte di quella generazione che quando passa un funerale, anche senza conoscere chi sia il morto, mi fermo e lo saluto portando la mano alla fronte. Per la foiba di Basovizza c'è però un "piccolo problema". E' accertato storicamente che nella foiba di Basovizza non è mai stato infoibato nessuno. Quella lapide è semplicemente falsa.
Ciao
Autore Città Giorno Ora
Michele Zarrella Gesualdo 11/3/2012 12.07
Titolo:Risposta al piccolo problema che è davvero piccolo
Caro Giovanni,
quello di Basovizza è un monumento nazionale che ricorda un periodo storico altamente disumano. Non penso che sotto il monumento del milite ignoto ci debba essere il milite ignoto per fermarmi a riflettere. Di fronte ad un monumento come quello di Basovizza penso alla crudeltà umana che ha compiuto certi gesti e me ne rammarico profondamente. Spero che essi e la storia siano di monito e maestri affinché l’uomo non commetta più quelle efferate azioni.
Se nella foiba di Basovizza ci siano degli infoibati, o che essi siano da altra parte, non sposta di un millimetro il discorso e il suo obiettivo.
Saluti

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