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www.ildialogo.org LA FRANCIA E' SOTTO IL PATRONATO DELLA VERGINE MARIA, MA I VESCOVI FRANCESI (E NON SOLO) CONFONDONO ANCORA "MAMMONA" CON MARIA, "LA PIENA DI GRAZIA"! La Chiesa resta troppo rigida rispetto al matrimonio gay. Da "Le monde", l'editoriale e un articolo di Laure Beaulieu,a c. di Federico La Sala

MESSAGGIO EVANGELICO E OBBEDIENZA CIECA: TUTTI, PRETI, VESCOVI, E CARDINALI AGGIOGATI ALLA "PAROLA" DI PAPA RATZINGER ("DEUS CARITAS EST", 2006). Il teologo Ratzinger scrive da papa l’enciclica "Deus caritas est" (2006) e, ancora oggi, nessuno ne sollecita la correzione del titolo. Che lapsus!!! O, meglio, che progetto!!!
LA FRANCIA E' SOTTO IL PATRONATO DELLA VERGINE MARIA, MA I VESCOVI FRANCESI (E NON SOLO) CONFONDONO ANCORA "MAMMONA" CON MARIA, "LA PIENA DI GRAZIA"! La Chiesa resta troppo rigida rispetto al matrimonio gay. Da "Le monde", l'editoriale e un articolo di Laure Beaulieu

(...) se la Chiesa francese vuol fare battaglie di retroguardia, ne ha tutto il diritto ed è affar suo. Piuttosto che levare alte grida, è meglio opporle delle argomentazioni. Tanto appare difficile giustificare il rifiuto categorico del matrimonio omosessuale - ed il suo corollario, cioè il diritto all'omogenitorialità... Il dibattito è tutt'altro che anodino. Porta a ripensare la famiglia e la genitorialità. Una ragione in più per non affrontarlo irrigiditi sulle proprie posizioni (...)


a c. di Federico La Sala

PER UNA  TEOLOGIA E UNA  ANTROPOLOGIA CRISTIANA (NON "CATTOLICO-COSTANTINIANA").  Materiali sul tema:

 

SINODO DEI VESCOVI. L’ANNO DELLA PAROLA DI DIO: AMORE ("CHARITAS") O MAMMONA ("CARITAS")?! Fatto sta che la prima enciclica di Papa Benedetto XVI (Deus caritas est, 2006) è per Mammona.

UN CHIARIMENTO DI GIOVANNI PAOLO II SULLA "PORTA DELLA FEDE": LA PIENA DI GRAZIA, IL DOGMA DELL’ASSUNZIONE E LA FEDE TRUCCATA E MAMMONICA DI BENEDETTO XVI.

PER LA CHIESA CATTOLICA, SAN GIUSEPPE E’ ANCORA UN "GOJ", UNO STRANIERO.  

PER UNA NUOVA TEOLOGIA E PER UNA NUOVA CHIESA.
L’INDICAZIONE DI GIOVANNI XXIII E DI GIOVANNI PAOLO II: LA RESTITUZIONE DELL’ANELLO DEL PESCATORE A GIUSEPPE.   Il loro successore ha il cuore di pietra e se lo tiene ben stretto. Per lui Dio è Valore e tutto ha un caro-prezzo ("Deus caritas est")!!!
 
(Federico La Sala)

 


La Chiesa resta troppo rigida rispetto al matrimonio gay

Editoriale ("Le Monde”, 16 agosto 2012 -traduzione: www.finesettimana.org)

 

Quando l’episcopato cattolico, due anni fa, si è espresso con forza contro il discorso di Grenoble del presidente Sarlozy sui rom, tutti o quasi hanno ritenuto che la Chiesa fosse fedele alla propria vocazione. Quando i vescovi francesi, a più riprese, hanno espresso la loro preoccupazione per le minacce che la crisi fa pesare sui poveri e sui diseredati, nessuno l’ha accusata di andare oltre la sua missione.

Sembrerebbe quindi un atteggiamento ipocrita, oggi, indignarsi per il fatto che il cardinale André Vingt-Trois chieda ai cattolici, nel giorno della festa dell’Assunta, di elevare una preghiera nazionale in cui si esortano i responsabili politici ad operare per il “bene comune”. E ci sarebbe anche una certa leggerezza nell’offendersi sentendo il presidente della Conferenza episcopale francese dichiarare che la Francia è stata “posta sotto il patronato della Vergine Maria”, visto che è ciò che egli pensa. E ci sarebbe ipocrisia, anche, nel negargli la libertà di difendere la sua concezione di matrimonio e di famiglia, poiché sono in gioco i suoi valori.

Dopo tutto, se la Chiesa francese vuol fare battaglie di retroguardia, ne ha tutto il diritto ed è affar suo. Piuttosto che levare alte grida, è meglio opporle delle argomentazioni. Tanto appare difficile giustificare il rifiuto categorico del matrimonio omosessuale - ed il suo corollario, cioè il diritto all’omogenitorialità.

Infatti, la rivendicazione delle coppie omosessuali di godere degli stessi diritti e doveri delle coppie eterosessuali - sostenuta dalla promessa di François Hollande di legiferare in tal senso entro la primavera 2013 - risponde ad una triplice logica.

Innanzitutto di tipo storico. In una trentina d’anni, gli omosessuali sono passati dall’ostracismo (nel migliore dei casi considerato una malattia, nel peggiore un crimine) alla tolleranza, poi al riconoscimento, e addirittura ormai all’indifferenza. In tutti i paesi occidentali, l’evoluzione dei costumi e delle mentalità è stata spettacolare, come testimoniato da tutti gli studi sull’argomento.

C’è poi una logica antropologica. Anche se la famiglia resta, secondo l’espressione consacrata, la cellula base della società, essa non obbedisce più a un modello unico e neppure dominante: meno della metà delle coppie francesi sono “legali” (solo il 44% sposate e il 2% coppie di fatto regolarizzate secondo i “pacs”). Il matrimonio stesso non obbedisce praticamente più ai motivi tradizionali dell’origine e della religione, ma alle esigenze della vita affettiva, che sono simili tra persone dello stesso sesso o di sesso diverso.

C’è infine la logica democratica, già operante in paesi estremamente vari, come la Svezia, la Spagna, la Norvegia, i Paesi Bassi e il Belgio. L’introduzione [in Francia, ndr.] dei “pacs” nel 1999, ha riconosciuto legalmente la coppia omosessuale, ma l’ha esclusa dal diritto alla famiglia (tramite adozione o procreazione medicalmente assistita). In nome di che cosa, se non di un postulato implicito poiché indifendibile - due donne o due uomini sarebbero meno capaci di un uomo e una donna di educare dei figli?

È questo principio di uguaglianza che consacrerebbe, che consacrerà, il matrimonio gay. Il dibattito è tutt’altro che anodino. Porta a ripensare la famiglia e la genitorialità. Una ragione in più per non affrontarlo irrigiditi sulle proprie posizioni.

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Matrimonio omosessuale: certe parrocchie scelgono la loro preghiera per l'Assunzione

di Laure Beaulieu 

in “www.lemonde.fr” del 15 agosto 2012 (traduzione: www.finesettimana.org)

Questo 15 agosto, nella chiesa Saint-Merri, nel quartiere del Marais a Parigi, Jacques Mérienne, prete della parrocchia, non leggerà la preghiera universale inviata dal cardinale André Vingt-Trois ai vescovi per la festa dell'Assunzione. “Abbiamo preferito fare diversamente, e redigere un testo sulle testimonianze di vita dei parrocchiani”, spiega il prete. Che la parrocchia di Saint Merri scelga di non leggere questo testo non è una sorpresa. Conosciuta per la sua apertura alla comunità degli  omosessuali, la chiesa accoglie un venerdì al mese, da una decina d'anni, l'associazione David et
Jonathan, movimento omosessuale cristiano, per un momento di preghiera. “Gli omosessuali sono
accolti per loro stessi, nella nostra chiesa, allo stesso titolo di altri gruppi, in una perfetta ospitalità”, spiega Jacques Mérienne.

“Presentiamo a Dio, per intercessione di Nostra Signora, le nostre preghiere (…) per i bambini e per i giovani (…); che cessino di essere oggetto dei desideri e dei conflitti degli adulti per godere pienamente dell'amore di un padre e di una madre”: questa parte della preghiera inviata dal cardinale André Vingt-Trois, presidente della Conferenza episcopale francese, rinfocola la polemica sulla linea della Chiesa sul matrimonio omosessuale. “Il tono è cortese, ma è chiaro che si tratta di una contestazione del matrimonio civile per gli omosessuali. È un uso deviato della preghiera con lo scopo di denunciare le politiche future del governo”, afferma Patrick Sanguinetti, presidente dell'associazione David et Jonathan.

“Peccato che ci siano reticenze sul dibattito sul matrimonio omosessuale [nel testo del cardinale], la preghiera inviata ai cristiani è diventata un volantino per i cittadini”, ritiene Jacques Mérienne. A suo avviso, il matrimonio e l'adozione per le coppie omosessuali “è un problema complesso, e non bisogna fare della predicazione su questo”. “Occorre distinguere tre livelli per riflettere su questo argomento: il livello cittadino, il livello spirituale e il livello cattolico”, aggiunge il prete. La Chiesa Saint-Merri “non è una 'gay church' all'americana, unicamente riservata agli omosessuali”, precisa Patrick Sanguinetti. “La chiesa è aperta a tutti, anche a coloro che hanno delle reticenze nei confronti dell'omosessualità. Nella nostra parrocchia, ci sono gli uni accanto agli altri degli islamofobi, degli omofobi, persone contrarie all'immigrazione: questo porta al dibattito”, racconta Jacques Mérienne.

Più refrattari delle media nazionale al matrimonio omosessuale, i cattolici praticanti sono tuttavia per il 45% favorevoli al matrimonio omosessuale, contro il 65% dei francesi e per il 36% favorevoli all'adozione da parte di coppie omosessuali contro il 53% dei francesi, secondo un'inchiesta IFOP pubblicata il 15 agosto su “La lettre de l'opinion”. 
 
Promessa del programma di François Hollande, “il diritto al matrimonio e all'adozione sarà aperto a tutte le coppie, senza discriminazione, nel primo semestre del 2013”, aveva dichiarato Jean-MarcAyrault, nel suo discorso di politica generale, il 3 luglio. Il dibattito rischia quindi di amplificarsi nella Chiesa e nella società. “Il 15 agosto, il prete di Saint-Merri potrebbe non essere il solo a non leggere la preghiera del Cardinal André Vingt-Trois, altri potrebbero preferire leggere preghiere alternative, ma preferiscono non essere mediatizzati", ritiene Sanguinetti.

 



Giovedì 16 Agosto,2012 Ore: 12:11
 
 
Commenti

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Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 16/8/2012 12.16
Titolo:Preghiera dei fedeli dell'arcivescovo di Parigi ....
Proposta nazionale per una preghiera dei fedeli

di mons. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi

in “www.eglisecatholique.fr” del 30 luglio 2012 (traduzione: www.finesettimana.org)


Fratelli e Sorelle,

NELLA FESTA DELL'ASSUNZIONE 2012

in questo giorno in cui celebriamo l'Assunzione della Vergine Maria, sotto il cui patronato è stata posta la Francia, presentiamo a Dio, per intercessione di Nostra Signora, le nostre preghiere fiduciose per il nostro paese:

1. In questi tempi di crisi economica, molti dei nostri concittadini sono vittime di restrizioni diverse e vedono il futuro con preoccupazione; preghiamo per le donne e gli uomini che hanno dei poteri di decisione in questo ambito e chiediamo a Dio che ci renda più generosi ancora nella solidarietà con i nostri simili.

2. Per le donne e gli uomini che sono stati recentemente eletti per legiferare e governare; che il loro senso del bene comune della società sia più forte delle richieste particolari e che abbiano la forza di seguire le indicazioni della loro coscienza.

3. Per le famiglie; che la loro attesa legittima di un sostegno da parte della società non sia delusa; che i loro membri si sostengano con fedeltà e tenerezza in tutto il corso della loro esistenza,
particolarmente nei momenti dolorosi. Che l'impegno degli sposi l'uno verso l'altro e verso i loro figli siano un segno della fedeltà dell'amore.

4. Per i bambini e i giovani; che tutti aiutiamo ciascuno a scoprire il proprio cammino per progredire verso la felicità; che cessino di essere oggetto dei desideri e dei conflitti degli adulti per
godere pienamente dell'amore di un padre e di una madre.

Signore nostro Dio, ti affidiamo il futuro del nostro paese. Per intercessione di Nostra Signora, concedici il coraggio di fare le scelte necessarie ad una migliore qualità della vita per tutti e per la piena realizzazione dei nostri giovani grazie a famiglie forti e fedeli. Per Gesù Cristo, Nostro Signore.
Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 16/8/2012 12.42
Titolo:La Chiesa, il Cardinale Martini e i gay
La Chiesa, Martini e i gay

di Marco Politi (il Fatto Quotidiano, 24 marzo 2012)

Nell’arco di neanche un mese tre colpi di maglio sono calati sulla pretesa della Chiesa di bloccare in Italia una legge sulle coppie di fatto. Prima c’è stato il clamoroso funerale di Lucio Dalla a Bologna: celebrato in cattedrale con tutti i crismi, permettendo al compagno omosessuale del defunto omosessuale di commemorarlo a pochi passi dall’altare.

Poi, il 15 marzo, è venuta la sentenza della Corte di Cassazione, che pur respingendo la trascrizione in Italia di un matrimonio omosessuale celebrato all’estero, ha sancito per la coppia gay, in presenza di specifiche situazioni, il diritto a un “trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”.

ORA SI FA sentire direttamente dall’interno della Chiesa il cardinale Martini, affermando che non ha senso demonizzare le coppie omosex e impedire loro di stringere un patto. Con la pacatezza che lo contraddistingue l’ex arcivescovo di Milano sfida, dunque, quella “dottrina Ratzinger” che consisterebbe nell’obbligo dei politici cattolici di uniformarsi ai “principi non negoziabili” proclamati dalla cattedra vaticana, impedendo il varo di una legislazione sulle unioni civili e meno che mai sulle unioni gay.

Da molti anni Carlo Maria Martini esercita la sua notevole libertà di giudizio, esortando con mitezza la Chiesa a non scambiare il nocciolo della fede con la fossilizzazione di posizioni non sostenibili per il sentire contemporaneo. Vale anche per la posizione da adottare nei confronti dei rapporti omosessuali, dove l’istituzione ecclesiastica è ferma da anni in mezzo al guado. Perché quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede Joseph Ratzinger aveva emanato documenti per esortare al rispetto delle persone omosessuali e ripudiare ogni tipo di discriminazione, irrisione e persecuzione. Ma al tempo stesso aveva ribadito che la pratica omosessuale rappresenta una grave offesa all’ordine morale: di qui la condanna senza appello delle relazioni uomo-uomo oppure donna-donna. Con la conseguenza di sabotare in Italia i tentativi dell’ultimo governo Prodi di approvare una legge sulle coppie di fatto.

Nel libro Credere e conoscere (ed. Einaudi), dove dialoga con il chirurgo cattolico Ignazio Marino esponente del Pd, il cardinale Martini afferma invece che vi sono casi in cui “la buona fede, le esperienze vissute, le abitudini contratte, l’inconscio e probabilmente anche una certa inclinazione nativa possono spingere a scegliere per sé un tipo di vita con un partner dello stesso sesso”. Nel mondo attuale, sostiene il porporato, questo comportamento non può venire “né demonizzato né ostracizzato”. E perciò Martini si dichiara “pronto ad ammettere il valore di un’amicizia duratura e fedele tra due persone dello stesso sesso”.

L’EX ARCIVESCOVO di Milano, peraltro, sottolinea il significato profondo del fatto che Dio ha creato l’uomo e la donna e quindi il valore primario del matrimonio eterosessuale e aggiunge anche di non ritenere un “modello” l’unione di coppia dello stesso sesso. E tuttavia, attento ai bisogni delle persone nella loro umanità, il cardinale afferma che se due partner dello stesso sesso “ambiscono a firmare un patto per dare una certa stabilità alla loro coppia, perché vogliamo assolutamente che non sia?”. Le motivazioni del matrimonio tradizionale, spiega, sono talmente forti che non hanno bisogno di essere puntellate con mezzi straordinari.

D’altronde molti nella Chiesa, vescovi e parroci, la pensano come lui. Anche se non parlano. Nel 2008 la rivista dei gesuiti milanesi Aggiornamenti sociali pubblicò uno studio per dire che - ferma restando la dottrina - dal punto di vista del bene sociale era positivo dare la possibilità alle coppie gay di avere una relazione stabile regolamentata dal diritto. E quindi era giusto legiferare in materia.I VERTICI ecclesiastici, sulla questione, chiudono occhi e orecchie.

Eppure è un segnale che alla televisione, intervenendo a Otto e mezzo, il leader cattolico Pier Ferdinando Casini si sia detto pubblicamente d’accordo con la sentenza della Cassazione, rimarcando che le “coppie omosessuali hanno diritto alla loro affettività e a essere tutelati nei loro diritti”. Casini ha fatto un esempio concreto: “Se convivo da trent’anni con una persona, in tema di asse ereditario bisogna essere sensibile a quella persona che ha convissuto con me”. È uno dei motivi per cui una legge è necessaria. Ed è bene che in parlamento si torni a parlare di alcune proposte di legge sin qui congelate.
Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 16/8/2012 12.55
Titolo:LETTERA APERTA DI PRETI OMOSESSUALI CATTOLICI
“lettera aperta” scritta da un gruppo di sacerdoti e religiosi omosessuali.

da ADISTA [2005] *

Il documento seguente è stato diffuso da Adista che scrive:

NON CI NEGATE DI ESISTERE. LETTERA APERTA DI PRETI OMOSESSUALI CATTOLICI

Non abbiamo nulla da nascondere, e voi? La domanda sale dalla lettera aperta che un gruppo di omosessuali preti sottopone alla comunità cristiana e alla gerarchia cattolica che con la recente Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica li vorrebbe far scomparire dalla ‘presentabilità’ ecclesiastica. Non sono nostri gli istinti irrefrenabili nascosti dentro una castità coatta, non è nostra la vostra pedofilia, non è nostro il vostro essere ossessionati dal sesso, non siamo noi ad identificarci con una tendenza sessuale. Noi ci riteniamo e vogliamo essere persone, solo persone. Non vogliono avere nulla da nascondere i preti omosessuali che hanno consegnato ad Adista in esclusiva la lettera aperta. E proprio per questo, questa Chiesa li costringe a nascondersi, a celare il loro volto: costretti a chiedere la garanzia dell’anonimato, pur avendo il coraggio di firmarsi a viso aperto nella redazione di Adista. A firmare la lettera sono 39 preti: 26 diocesani e 13 religiosi, provenienti da tutte le regioni d’Italia (complessivamente 18 diocesi e 6 Istituti religiosi).

Il documento è rivolto a tutti i credenti, e al Cardinale Zenon Grocholewsky, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, autore dell’”Istruzione”che esclude le persone omosessuali dai seminari. Questo il testo della lettera:




LETTERA APERTA

Carissimi fratelli e carissime sorelle in Cristo,

la recente “Istruzione” della Congregazione dell’educazione sulla esclusione delle persone con tendenza omosessuale al seminario e al sacerdozio ci spinge a presentarvi alcune nostre riflessioni al riguardo.

Siamo dei sacerdoti cattolici con tendenza omosessuale, diocesani e religiosi, e il fatto di essere tali non ci ha impedito di essere buoni preti.

Alcuni di noi hanno speso la loro vita in missione, altri sono parroci e pastori delle anime, amati stimati dalla loro gente, altri ancora vivono il loro sacerdozio nell’insegnamento con molta dedizione e professionalità.

La nostra tendenza omosessuale, come il documento farebbe credere, non è stato un impedimento a far si che la vita del ministro sacro sia animata dal dono di tutta la sua persona alla Chiesa e da un’autentica carità pastorale.

Carissimi fratelli e carissime sorelle in Cristo, la nostra omosessualità non ci ha mai messo in una situazione tale da ostacolare gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne come afferma il documento al paragrafo 2!

Come uomini e sacerdoti ci sentiamo gravemente feriti da questa affermazione assolutamente gratuita!

Non abbiamo problemi maggiori degli eterosessuali a vivere la Castità perché omosessualità non è sinonimo di incontinenza, né di istinti irrefrenabili: non siamo malati di sesso e la tendenza omosessuale non ha intaccato la nostra salute psichica, né le nostre doti morali e umane.

Il documento definisce determinante per il candidato il fatto che eventuali tendenze omosessuali transitorie siano chiarite e superate da tre anni prima dell’ordinazione diaconale.

Vorremmo farvi notare che la maggior parte dei preti hanno vissuto il periodo del seminario come un momento molto sereno dal punto di vista sessuale.

Confrontandoci tra di noi sacerdoti in varie occasioni ci siamo resi conto che i turbamenti, per gli eterosessuali come per gli omosessuali sono venuti dopo, causati non dalla tendenza sessuale, ma dalla solitudine, dalla mancanza di amicizia, dal sentirsi poco amati, e, qualche volta, abbandonati dai superiori o dalle loro comunità.

Inoltre, per quanto ci riguarda moltissimi tra noi hanno preso coscienza della loro omosessualità solo dopo l’ordinazione.

Si ha la sensazione che questo documento nasca come reazione ai casi di pedofilia recentemente manifestati soprattutto nella chiesa americana e brasiliana.

La tendenza omosessuale non è assolutamente sinonimo di pedofilia e soltanto l’idea di essere talvolta scambiati per pedofili diventa per noi insopportabile!

Si ha pure un’altra impressione: che il mondo eterosessuale pensi agli omosessuali come necessariamente inseriti in una cultura gaia, esibizionista, pungente, fuori degli

schemi, una filosofia di vita che spesso appare agli occhi di molti come contraria ad ogni regola morale, in cui tutto è permesso.

Certe manifestazioni del mondo gay così anticonformiste nascono come rivalsa da anni di ghetto e di persecuzione in cui è stato imprigionato il mondo omosessuale, ma sappiate che non tutto il mondo gay condivide tali manifestazioni.

In ogni caso vorremmo assicurarvi che nessun di noi ha mai assunto atteggiamenti stravaganti né accetterebbe un permissivismo edonistico in cui non esistono leggi morali.

Nel documento sembrerebbe che il problema maggior per poter essere buoni preti sia la tendenza sessuale, per poi sorvolare su certi stili di vita che pur ineccepibili dal punto di vista sessuale creano il vero scandalo tra i fedeli: ci riferiamo al lusso, all’attaccamento al denaro, alle egemonie di potere, alla lontananza dai problemi della gente.

Carissimi fratelli e carissime sorelle in Cristo, noi consideriamo la nostra omosessualità come una ricchezza, perché ci aiuta a condividere l’emarginazione e la sofferenza di tanti fratelli e sorelle; per parafrasare San Paolo, possiamo farci tutto a tutti, deboli con i deboli, emarginati con gli emarginati, omosessuali con i gay.

L’esperienza mostra che la nostra condizione omosessuale, se vissuta alla luce del Vangelo, sotto l’azione dello Spirito ci mette in condizione di sostenere e appoggiare nel loro cammino di fede i fratelli e le sorelle con tendenze omosessuali, attuando quella pastorale che la Chiesa riconosce come necessaria e desiderabile.

Quella Chiesa che ha ricevuto il ministero della riconciliazione ha bisogno di riconciliarsi con il mondo gay, di cui fanno parte molti credenti e moltissimi altri figli e figlie di Dio: uomini e donne di buona volontà che hanno il diritto di trovare in essa il tetto della loro anima.

Carissimi fratelli e carissime sorelle in Cristo, come tutte le persone oneste non possiamo negare la nostra fragilità, condizione della natura umana : portiamo il dono di Dio in vasi di creta, ma la nostra situazione non è un ostacolo ad essere pastori secondo il cuore di Dio.

Ora, dopo la pubblicazione del citato documento, proviamo maggiore disagio, come se la nostra vocazione non fosse autentica!

Ci sentiamo figli abbandonati e non amati da quella Chiesa alla quale abbiamo promesso e dato fedeltà e amore!

Ci sentiamo fratelli minori in un presbiterio in cui, ora, ci viene fatto credere essere entrati quasi clandestinamente!

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www.ildialogo.org/omoses, 15.12.2005
Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 17/8/2012 10.40
Titolo:CHIESA FRANCESE. Notre-Dame lancia la crociata anti-gay
- Parigi “Una sola famiglia”
- Notre-Dame lancia la crociata anti-gay

di Anais Ginori (la Repubblica, 17 agosto 2012)

Preghiere blasfeme e video omofobi. È un piccolo assaggio di quella che sarà la battaglia dell’autunno francese. Dopo la messa a Notre-Dame contro i matrimoni omosessuali, si è scatenato in rete un gay pride improvvisato, che ha alimentato altri proclami a tinte omofobe. Tutto è cominciato a Ferragosto quando André Vingt-Trois, il cardinale di Parigi e presidente della conferenza episcopale, ha dedicato la preghiera dell’Ascensione alla difesa della “famiglia tradizionale”.

Un riferimento non casuale. Secondo il cardinale di Parigi è il primo atto di «una mobilitazione spirituale in difesa degli interessi cristiani». Dopo l’estate infatti il governo dovrebbe cominciare a discutere la legge che autorizzerà il matrimonio gay e l’adozione da parte di coppie omosessuali. È uno dei punti del programma con il quale François Hollande si è fatto eleggere presidente nel maggio scorso.

Com’era prevedibile, la Chiesa francese ha incominciato a esprimere il proprio disappunto per quella proposta. Ma il normale conflitto di posizioni, solitamente pacato, si è trasformato negli ultimi giorni in una battaglia di simboli e parole. Il presidente della conferenza episcopale ha infatti voluto invitare i francesi a pregare affinché i bambini «possano godere appieno dell’amore di un padre e di una madre».

In vista della Festa dell’Ascensione, il testo è stato distribuito a tutte le diocesi francesi qualche giorno prima. I toni e l’occasione sono stati definiti da alcuni osservatori “senza precedenti” e rappresentano comunque una rottura rispetto alle relazioni che si erano instaurate con il precedente presidente. È rimasto famoso il discorso di Nicolas Sarkozy sulla “laicità positiva” pronunciato nella basilica di San Giovanni in Laterano nel dicembre 2008.

Si riaccende uno scontro tra politica e religione che si credeva insomma archiviato. Non tutte le parrocchie hanno seguito la direttiva di Vingt-Trois, allievo spirituale di Jean-Marie Lustiger, storico cardinale di Parigi. Nella chiesa di Saint-Merri, ad esempio, il parroco non ha sfiorato il tema della famiglia e ha puntato invece su crisi e nuova povertà. La parrocchia del quartiere Marais ha una tradizione di apertura e tolleranza. Organizza periodicamente incontri con l’associazione omosessuale David e Jonathan che ha definito «pericolosa » l’iniziativa di Vingt-Trois perché «incoraggia i timori dei parrocchiani e conforterà certi cattolici nella loro omofobia».

L’associazione ha presentato preghiere alternative per incitare i preti “coraggiosi” a leggerle. Altri gruppi hanno invece confezionato parodie discutibili delle parole di Vingt-Trois. «Preghiamo affinché, preti e suore possano dimenticarsi di noi» recita un video del gruppo Act-Up, considerato da alcuni troppo irriverente. È vero però che, all’altro estremo, circolano immagini e proclami contro i gay, altrettanto sgradevoli, firmati dai cattolici più integralisti. L’associazione Civitas, che in passato ha organizzato la contestazione allo spettacolo di Romeo Castellucci, ha promesso di intensificare le azioni per combattere «con ogni mezzo» il progetto di legge socialista.

In un’intervista al Figaro, il cardinale di Lione Philippe Barbarin ha definito il matrimonio gay «uno shock di civiltà». La legge sui matrimoni gay dovrebbe essere presentata dal governo dopo l’estate e discussa dal parlamento entro la primavera del 2013. Secondo un sondaggio, 65% dei francesi sono favorevoli, con un aumento di due punti rispetto all’anno scorso.

Al di là delle polemiche, Hollande sa di poter contare su una solida maggioranza per far approvare la normativa. Anche la destra ha iniziato a dividersi. Alcuni ex membri del precedente governo, come Chantal Jouanno, Nadine Morano, Roselyne Bachelot, sono d’accordo con l’idea di dare pari diritti alle coppie omosessuali. Nel paese che ha inventato i Pacs, le unioni civili, nell’ormai lontano 1999, si apre insomma un nuovo fronte.
Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 17/8/2012 11.26
Titolo:BAGNASCO E I VESCOVI ITALIANI FANNO ECO AI VESCOVI FRANCESI ...
PER LA CHIESA CATTOLICA, È L’ORA DI UN PROFONDO ESAME DI COSCIENZA!!!

C’E’ "SACRA FAMIGLIA" E "SACRA FAMIGLIA"!!!

QUELLA DI "MAMMONA" e di "mammasantissima" (del "Deus caritas" di Benedetto XVI) E QUELLA DI MARIA, GIUSEPPE E GESU' ("Deus charitas est": 1 Gv. 4.8). "Fate due mucchi" (don Zeno Saltini) e vedete la differenza...


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«La famiglia, valore che fonda una società coesa»

di Adriano Torti (Avvenire, 17 agosto 2012)

La famiglia basata sull’unione di un uomo e una donna è «la cellula fondativa della società e garantisce la vita e l’educazione». L’arcivescovo di Genova cardinale Angelo Bagnasco ha fatto eco all’appello del cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, che in occasione della solennità dell’Assunta ha lanciato insieme all’episcopato d’oltralpe la proposta alle parrocchie di una grande preghiera per la Francia che recava, tra le altre intenzioni, anche la difesa del modello naturale di famiglia. Intervenuto a margine della celebrazione per i secondi vespri dell’Assunzione di Maria, il presidente della Cei ha spiegato che «i vescovi francesi hanno pensato bene di richiamare l’attenzione della comunità cristiana, ma anche della comunità civile, affinché i valori fondamentali e fondanti della convivenza di una società solidale e coesa, come la famiglia, non vengano oscurati».

Una posizione condivisa anche dall’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, che nell’omelia della Messa celebrata in Duomo per la solennità dell’Assunzione ha ricordato che «il compito affidato ai cristiani è quello di difendere l’identità dell’uomo nella dignità e inviolabilità della vita, nella sua prima relazione sociale nella famiglia, nelle libertà originarie culturali, educative, religiose».

Sull’intervento della Chiesa francese alcuni media transalpini hanno scatenato una rovente polemica, accusando i vescovi di voler mobilitare i cattolici contro il progetto per legalizzare entro l’anno le unioni omosessuali, voluto dal neo-presidente socialista François Hollande. Monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, ha espresso solidarietà alla Conferenza episcopale francese, che ha esortato a pregare perché i bambini crescano con un padre una madre.

«Ha ragione il cardinale Barbarin nel dire che parlare di matrimonio gay vuol dire ’uno choc di civiltà’» (così si era espresso martedì l’arcivescovo di Lione in un’intervista a «Le Figaro»). «Nessuno vuol negare i diritti individuali - ha aggiunto Paglia, intervistato ieri dalla Radio Vaticana
- ma il matrimonio è un’altra cosa, e la famiglia nasce dal matrimonio. Purtroppo si sta rafforzando sempre più la convinzione che la famiglia sia un peso e non una risorsa. Ed è questa una battaglia enorme e centrale che dobbiamo fare tutti». Com’è stato notato in Francia, è sufficiente leggere il testo della preghiera proposta dai vescovi (di cui ha dato conto «Avvenire» mercoledì) per rendersi conto che non si è trattato di una manifestazione ’politica’ ma di un appello alla responsabilità e alle coscienze.

Il cardinale Bagnasco ha ribadito poi che i valori ricordati dall’arcivescovo di Parigi sono gli stessi che valgono per l’Italia, «perché quando un valore è universale vale per ogni situazione».
Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 24/8/2012 09.11
Titolo:NON ABBIATE PAURA... ("Le Monde")
“Non abbiate paura” dell’omosessualità

di Jean-Pierre Mignard*

in “Le Monde” del 22 agosto 2012 (traduzione: www.finesettimana.org)

Difendere la famiglia e invitare a pregare per questo in un paese con una buona progressione demografica sottintende il fatto che essa sia minacciata. Il matrimonio di coppie gay è davvero tale da sconvolgere la famiglia e il diritto dei bambini?

La Chiesa ha il diritto di intromettersi in questo dibattito legislativo. Si tratta di una libertà di espressione indiscutibile che non può essere considerata in nessun modo un attacco alla laicità. La sua opinione è tanto più utile in quanto il matrimonio figura nella lista dei suoi sacramenti. Il cardinale arcivescovo, in qualità di presidente della Conferenza episcopale, può far leggere una preghiera che esprime un minimo di riserva sul matrimonio gay, ma quale opinione riflette, al di là di quella della gerarchia?

Secondo un sondaggio IFOP, il 65% dei francesi sarebbe favorevole al matrimonio omosessuale e il 53% all’omogenitorialità. L’indicazione, nello stesso sondaggio, che il 45% dei cattolici non sarebbe contrario al matrimonio omosessuale colpisce di più. Allora, dispiace che non sia stato organizzata una discussione tra cattolici, invitati a pregare, certo, ma non a “discernere” tra loro e ad alta voce. Ma non è troppo tardi.

È infatti opportuno risolvere una vecchia disputa prima di buttarsi nella faccenda del matrimonio. L’omosessualità è o no una declinazione naturale della sessualità? Il matrimonio gay, sul quale le divergenze sono concepibili, giustifica il fatto che venga tolta l’ambiguità. La tesi ufficiale designa questa sessualità con il vocabolo di “disordine”.

Allineare gli omosessuali, con altri, tra le “vittime di incidenti della vita” esprime un sentimento compassionevole, ma non li considera come soggetti di diritto. Più preoccupante, un’istruzione del 2005 del Vaticano esclude gli omosessuali dal ministero ordinato, salvo se tale sessualità è “transitoria”. La Santa Sede mantiene una posizione ostile alla depenalizzazione dell’omosessualità nei dibattiti alle Nazioni Unite. Questo la pone in compagnia di regimi alcuni dei quali continuano ad infliggere la pena di morte agli omosessuali. Si tratta di una “vera tragedia per le persone coinvolte e di un’offesa alla coscienza collettiva”, secondo le parole del segretario generale Ban Kimoon. Tale umiliazione era proprio necessaria?

In quanto cattolico e cittadino della Repubblica [francese], auspico che la Chiesa francese si esprima su questo punto preciso. Siamo in molti ad auspicarlo, dentro e fuori la Chiesa. Se essa vuole intervenire nel dibattito pubblico, e personalmente ritengo che ne abbia il diritto, deve accettare il verdetto dell’opinione pubblica. Del resto è un omaggio che le è reso, perché dalla Chiesa ci si aspetta dei messaggi in favore della dignità umana.

Poco tempo fa, il cardinale arcivescovo di Lione, Mons. Philippe Barbarin, evocava, con un (altezza?) a lui familiare, due grandi figure omosessuali e cristiane, Michelangelo e Max Jacob. A questi artisti esprimeva la gratitudine della Chiesa, ma soprattutto diceva che la loro omosessualità era un fatto, ponendola così al di fuori di ogni giudizio di valore. Questo non lo ha condotto a dichiararsi favorevole al matrimonio gay, ma almeno è stato reso possibile il fondamento di una discussione liberata dalle sue paure e dal suo immaginario.

L’ex cardinale-arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini, andava oltre e ingiungeva agli Stati di aiutare gli omosessuali a stabilizzare le loro unioni civili. Sull’argomento e con tutta evidenza ci sono diverse dimore nella casa del Padre...

Si capisce molto bene che la Chiesa cattolica difenda il sacramento del matrimonio e la sua destinazione primaria. La soluzione teologica infatti non è semplice. Ma bisogna incidere l’ascesso. Al tavolo delle discussioni sono ammesse tutte le riserve del mondo cattolico, tuttavia esse saranno accettate solo a condizione di un riconoscimento pubblico e franco del fatto che l’omosessualità è una sessualità come un’altra che sfugge alla sfera del giudizio morale e penale o del trattamento psichiatrico, altrettanto legittima e degna di riconoscimento dell’eterosessualità.

Non è ancora giunto il momento, e ce ne dispiace, di una pastorale per gli omosessuali. Ma è venuto quello di affrontare questo problema all’interno della Chiesa e di liberarsi dei propri timori, che hanno condotto, ad esempio, a separare nel piccolo cimitero di Ebnal (Inghilterra) per le esigenze della sua beatificazione, nel 2010, ma contro la sua volontà testamentaria, il corpo del cardinale britannico John Newman (1801-1890) da quello del suo amico, il reverendo Ambrose St. John, “che amava di un amore forte come quello di un uomo per una donna”. Nulla dice che questo grande prelato fosse gay, nulla, ma persino questa grande amicizia preoccupava.

I cattolici devono poterne discutere all’interno della loro comunità, in assemblee parrocchiali, diocesane, nelle loro associazioni, là dove è possibile, là dove è necessario, là dove lo si desidera. Che cosa abbiamo da temere dalle parole, visto che facciamo riferimento alla teologia della Parola? Non saremmo tutti d’accordo? E allora?

È così che ci si apre al mondo, il che non significa sottomettersi ad esso. La Chiesa, esemplare nel dialogo interreligioso, si mostrerebbe incapace di qualsiasi dialogo intrareligioso? I vescovi, che non sono dei despoti, dovrebbero osare questo dibattito. Lo storico Michel de Certeau diceva con un’espressione folgorante che “era in fondo al rischio che si trovava il senso.” E se c’è un’ingiunzione biblica ed evangelica come un leitmotiv, è: “Non abbiate paura.”

*Jean-Pierre Mignard, professore in diritti dei media all’Institut d’études politiques di Parigi, avvocato.
Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 02/9/2012 21.06
Titolo:Carlo M. Martini: Chiesa indietro di 200 anni ...
L’ultima intervista: «Chiesa indietro di 200 anni. Perché non si scuote, perché abbiamo paura?»

intervista a Carlo Maria Martini

a cura di Georg Sporschill e Federica Radice Fossati Confalonieri (Corriere della Sera, 1 settembre 2012)

Padre Georg Sporschill, il confratello gesuita che lo intervistò in Conversazioni notturne a Gerusalemme, e Federica Radice hanno incontrato Martini l’8 agosto: «Una sorta di testamento spirituale. Il cardinale Martini ha letto e approvato il testo».

Come vede lei la situazione della Chiesa?

«La Chiesa è stanca, nell’Europa del benessere e in America. La nostra cultura è invecchiata, le nostre Chiese sono grandi, le nostre case religiose sono vuote e l’apparato burocratico della Chiesa lievita, i nostri riti e i nostri abiti sono pomposi. Queste cose però esprimono quello che noi siamo oggi? (...) Il benessere pesa. Noi ci troviamo lì come il giovane ricco che triste se ne andò via quando Gesù lo chiamò per farlo diventare suo discepolo. Lo so che non possiamo lasciare tutto con facilità. Quanto meno però potremmo cercare uomini che siano liberi e più vicini al prossimo. Come lo sono stati il vescovo Romero e i martiri gesuiti di El Salvador. Dove sono da noi gli eroi a cui ispirarci? Per nessuna ragione dobbiamo limitarli con i vincoli dell’istituzione».

Chi può aiutare la Chiesa oggi?

«Padre Karl Rahner usava volentieri l’immagine della brace che si nasconde sotto la cenere. Io vedo nella Chiesa di oggi così tanta cenere sopra la brace che spesso mi assale un senso di impotenza. Come si può liberare la brace dalla cenere in modo da far rinvigorire la fiamma dell’amore? Per prima cosa dobbiamo ricercare questa brace. Dove sono le singole persone piene di generosità come il buon samaritano? Che hanno fede come il centurione romano? Che sono entusiaste come Giovanni Battista? Che osano il nuovo come Paolo? Che sono fedeli come Maria di Magdala? Io consiglio al Papa e ai vescovi di cercare dodici persone fuori dalle righe per i posti direzionali. Uomini che siano vicini ai più poveri e che siano circondati da giovani e che sperimentino cose nuove. Abbiamo bisogno del confronto con uomini che ardono in modo che lo spirito possa diffondersi ovunque».

Che strumenti consiglia contro la stanchezza della Chiesa?

«Ne consiglio tre molto forti. Il primo è la conversione: la Chiesa deve riconoscere i propri errori e deve percorrere un cammino radicale di cambiamento, cominciando dal Papa e dai vescovi. Gli scandali della pedofilia ci spingono a intraprendere un cammino di conversione. Le domande sulla sessualità e su tutti i temi che coinvolgono il corpo ne sono un esempio. Questi sono importanti per ognuno e a volte forse sono anche troppo importanti. Dobbiamo chiederci se la gente ascolta ancora i consigli della Chiesa in materia sessuale. La Chiesa è ancora in questo campo un’autorità di riferimento o solo una caricatura nei media?

Il secondo la Parola di Dio. Il Concilio Vaticano II ha restituito la Bibbia ai cattolici. (...) Solo chi percepisce nel suo cuore questa Parola può far parte di coloro che aiuteranno il rinnovamento della Chiesa e sapranno rispondere alle domande personali con una giusta scelta. La Parola di Dio è semplice e cerca come compagno un cuore che ascolti (...). Né il clero né il Diritto ecclesiale possono sostituirsi all’interiorità dell’uomo. Tutte le regole esterne, le leggi, i dogmi ci sono dati per chiarire la voce interna e per il discernimento degli spiriti.

Per chi sono i sacramenti? Questi sono il terzo strumento di guarigione. I sacramenti non sono uno strumento per la disciplina, ma un aiuto per gli uomini nei momenti del cammino e nelle debolezze della vita. Portiamo i sacramenti agli uomini che necessitano una nuova forza? Io penso a tutti i divorziati e alle coppie risposate, alle famiglie allargate. Questi hanno bisogno di una protezione speciale. La Chiesa sostiene l’indissolubilità del matrimonio. È una grazia quando un matrimonio e una famiglia riescono (...).

L’atteggiamento che teniamo verso le famiglie allargate determinerà l’avvicinamento alla Chiesa della generazione dei figli. Una donna è stata abbandonata dal marito e trova un nuovo compagno che si occupa di lei e dei suoi tre figli. Il secondo amore riesce. Se questa famiglia viene discriminata, viene tagliata fuori non solo la madre ma anche i suoi figli. Se i genitori si sentono esterni alla Chiesa o non ne sentono il sostegno, la Chiesa perderà la generazione futura. Prima della Comunione noi preghiamo: "Signore non sono degno..." Noi sappiamo di non essere degni (...). L’amore è grazia. L’amore è un dono. La domanda se i divorziati possano fare la Comunione dovrebbe essere capovolta. Come può la Chiesa arrivare in aiuto con la forza dei sacramenti a chi ha situazioni familiari complesse?»

Lei cosa fa personalmente?

«La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio? Comunque la fede è il fondamento della Chiesa. La fede, la fiducia, il coraggio. Io sono vecchio e malato e dipendo dall’aiuto degli altri. Le persone buone intorno a me mi fanno sentire l’amore. Questo amore è più forte del sentimento di sfiducia che ogni tanto percepisco nei confronti della Chiesa in Europa. Solo l’amore vince la stanchezza. Dio è Amore. Io ho ancora una domanda per te: che cosa puoi fare tu per la Chiesa?».
Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 06/9/2012 08.07
Titolo:"Le Monde". Carlo Maria Martini ...
Carlo Maria Martini

di Henri Tincq

in “Le Monde” del 6 settembre 2012 (traduzione: www.finesettimana.org)

Con il cardinale Carlo Maria Martini, morto venerdì 31 agosto a Gallarate (Lombardia) all’età di 85 anni, scompare una delle figure più brillanti e stimate della Chiesa cattolica. Esegeta di fama mondiale, rettore a Roma dell’Istituto biblico e in seguito della prestigiosa università gregoriana, questo gesuita, nato a Torno il 15 febbraio del 1927, entrato nella Compagnia di Gesù nel 1944, ordinato prete nel 1952, era stato nominato da Giovanni Paolo II, nel 1979, arcivescovo di Milano, la più grande diocesi del mondo, dalla quale diede le dimissioni nel 2002, per ragioni di età e di salute.

Il carisma singolare di quest’uomo non si riduceva all’immagine di capo dell’ala “progressista”. Personalità di spiritualità profonda, autore di una sessantina di opere (commentari biblici e meditazioni), di predicazioni e di conferenze che sono risuonate a Milano e nel mondo, esigerà sempre dalla sua Chiesa “il coraggio della riforma”.

Moltiplicherà i gesti di riconciliazione tra “fratelli” cristiani separati, e intraprenderà una relazione filiale con il popolo ebraico. Aveva espresso la volontà di essere sepolto a Gerusalemme, dove si era ritirato dopo le dimissioni. Sollecitato dai media italiani, l’arcivescovo di Milano diventa un protagonista sulla scena politica. Isolato nell’episcopato, contribuisce all’apertura, negli anni 80, di un cattolicesimo sino ad allora identificato in Italia con la sola Democrazia Cristiana.

Sostiene il pluralismo, evitando qualunque forma di riaffermazione identitaria, qualsiasi iniziativa tendente ad una riconquista di influenza cattolica: “Vogliamo essere solo noi stessi, al servizio di una società, e senza fare torti a nessuno”. Da quel momento, incarnerà un’alternativa riformatrice ai vertici della Chiesa. Non cesserà più di portare come un fardello una reputazione, abbondantemente sopravvalutata, di oppositore numero 1 a Giovanni Paolo II e di potenziale successore. Se le sue relazioni con il papa polacco sono eccellenti, Carlo Maria Martini non manca però di solidi avversari. L’Opus Dei, Comunione e liberazione e altri gruppi, italiani e stranieri, che premono per una riaffermazione autoritaria del cattolicesimo, a lungo hanno paventato che potesse succedere a Giovanni Paolo II.

Dal 1987 al 1993 presiede la Conferenza dei vescovi europei, divenendo uno dei protagonisti della reintegrazione delle Chiese dei paesi dell’Est ex-comunista e animando, nel 1988, il primo incontro ecumenico di Basilea. Ed è durante il sinodo europeo del 1999 in Vaticano che esprime il “sogno” di “un confronto universale di tutti i vescovi” - la parola “concilio” non è pronunciata, ma tutti la pensano - per ridar vigore alla Chiesa del XXI secolo e “sciogliere certi nodi disciplinari e dottrinali che riappaiono continuamente come punti caldi” di contestazione e intralciano il cammino della Chiesa.

Il cardinal Martini pensa al posto limitato delle donne, alla crisi del clero, alla distribuzione dei compiti tra preti e laici, alla proibizione di accedere ai sacramenti per i divorziati risposati. Nel 1997, aveva auspicato che “un futuro concilio riveda tutta la questione” dell’accesso delle donne al sacerdozio. L’obbligo del celibato dei preti non è per lui “un dogma di diritto divino”. L’ordinazione di uomini sposati può essere anche “ una possibile risposta per delle regioni in profonda crisi”, affermava in un’intervista a Le Monde nel 1994.

La voce del cardinal Martini è dunque quella di un uomo libero che chiede che siano dibattuti collettivamente temi ritenuti tabù, che la Chiesa restauri una vera pratica della “collegialità” (equilibrio di poteri tra sede romana e vescovi locali). Se la chiesa è rispettata per la sua lotta a favore dei diritti umani, spiega, il fossato che la separa dalla cultura moderna è dovuto al suo funzionamento, ancora segnato dall’ “intransigentismo” del XIX secolo, che lascia poco spazio al dibattito interno.

In un intervista postuma, pubblicata sabato 1 settembre dal Corriere della Sera, afferma: “La Chiesa è stanca. La nostra cultura è invecchiata, le nostre case religiose sono vuote e l’apparato burocratico della Chiesa lievita. I nostri riti e i nostri abiti sono pomposi. La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Abbiamo paura?” Il cardinale lascia in eredità questo ultimo consiglio: “La Chiesa deve riconoscere i propri errori e deve percorrere un cammino radicale di cambiamento, cominciando dal papa e dai vescovi. A cominciare dalle domande poste dalla sessualità e dal corpo”.

Una chiesa povera e umile

Carlo Maria Martini deplorava infatti da molto tempo la rottura, sulle questioni di etica sessuale, tra la chiesa da un lato e scienziati e coppie dall’altro. “Se le nostre posizioni vengono percepite come minacce, proibizioni, condanne, è perché noi non facciamo sforzi sufficienti per far comprendere ciò che è veramente in gioco e sostanziale”, affermava ancora nel 1994 a Le Monde. Sottolineava volentieri “gli sviluppi negativi e infelici” dell’enciclica Humanae vitae sulla regolazione delle nascite, pubblicata nel 1968 da Paolo VI. “Decidere in solitudine su temi come la sessualità e la famiglia” non è mai una cosa buona, faceva osservare, e auspicava una nuova enciclica su quel tema. Nel suo libro del 2008 Conversazioni notturne a Gerusalemme il tono è calmo e lucido. “Ho sognato”, confessa in una sorta di testamento spirituale, “una Chiesa povera e umile che non dipende dalle potenze di questo mondo. Una Chiesa che dona coraggio a coloro che si sentono piccoli e peccatori”.

Durante il conclave dell’aprile 2005 che segue la morte di Giovanni Paolo II, il cardinal Martini incarna le speranze degli ambienti progressisti. Le possibilità di essere eletto sono minime, a motivo dell’età e del morbo di Parkinson, ma anche perché i cardinali elettori che, come lui, non si rassegnano all’opzione conservatrice, sono fortemente minoritari. Il cardinale Ratzinger, sul cui nome il cardinal Martini chiede alla fine del conclave di far convergere i voti, è eletto con il nome di Benedetto XVI. Quest’ultimo gli renderà visita a giugno.

Durante i funerali del cardinal Martini, celebrato lunedì 3 settembre a Milano, il papa, in un messaggio letto all’inizio della messa, ha reso omaggio a un “servitore infaticabile del Vangelo e della Chiesa”, che “che non ha solo studiato le Sacre Scritture ma le ha amate intensamente”.
Autore Città Giorno Ora
Federico La Sala Milano 18/9/2012 17.29
Titolo:FRANCIA. I vescovi minaccio il referendum ....
Francia, vescovi contro la legge sui matrimoni gay minacciano il referendum

di Franca Giansoldati *

CITTA’ DEL VATICANO - I vescovi francesi sono sul piede di guerra. L’idillio con il governo socialista di Hollande sembra finito tanto che all’orizzonte si profila una battaglia piuttosto aspra. Il 24 ottobre verrà presentato in Consiglio dei Ministri un progetto di legge che permetterà alle coppie omosessuali di sposarsi e adottare bambini a partire dal «primo semestre 2013», come spiegato anche il primo ministro Ayrault alcune settimane fa in Parlamento, confermando così una delle grandi promesse elettorali del presidente socialista Hollande. La reazione dell’episcopato non si è fatta attendere. E la bordata è durissima.

A scendere in campo per primo è stato il presidente dei vescovi, il cardinale di Lione, Barbarin che ha tuonato contro quella che ha definito «una rottura per la società». Una vera disgrazia anche perché potrebbe addirittura condurre i legislatori ad ammettere la «poligamia» e, forse, a bandire il divieto «all’incesto». I cattolici si stanno mobilitando seriamente per fermare una legge che, secondo loro, «annienterà in un colpo solo le culture e i secoli». A distanza di poco un altro vescovo, Dominique Rey ha fatto capire che la Chiesa non starà di certo a guardare lo scempio ma, anzi, inizierà a lavorare per un referendum. «Un referendum deve essere predisposto per permettere in Francia un dibattito vero, affinché il governo non resti alla mercé delle lobbies», aggiungendo che la maggioranza dei francesi a tal proposito mantiene una visione tradizionale e sicura. L’errore per i vescovi è di restare zitti. Perché, ha spiegato il prelato, i matrimoni gay porterebbero ad una «mutazione antropologica tale da mettere in discussione l’ordine naturale delle cose».

L’argomento è scottante. Già due anni fa i vescovi d’Oltralpe, piuttosto preoccupati per l’avanzata del progetto legislativo, avevano mandato alle stampe un documento per dire ’no’ all’adozione di bambini da parte delle coppie dello stesso sesso. «Lo sviluppo e la maturazione di un bambino richiede la presenza di un padre e di una madre» e che nella prospettiva di far crescere un bambino in una coppia omosessuale «bisognerebbe almeno applicare il principio di precauzione». Nella nota, i vescovi criticavano anche il tentativo di sostituire in un testo di legge i termini «padre e madre» con un più generico «genitori». Il vescovo di Rouen, Jean-Charles Descubes ribadiva che «l’interesse superiore dei bambini dovrebbe guidare le decisioni politiche e amministrative».

* Il Messaggero, Lunedì18 Settembre 2012

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Dottrina della fede secondo Ratzinger

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