Controcorrente
Poveri noi!

Un commento sul tema della povertà nel Vangelo di Luca.


di Viola Strasbourg

La storia di Gesù di Nazaret, lo si gradisca o no, è parte costituente e fondamentale della cultura di tutto l’occidente, e dell’Italia in particolare.
Tuttavia, per chi studia con attenzione e rigore critico la Bibbia (unica fonte per la conoscenza del “personaggio Gesù”), è di impressionante evidenza quanto il sapere popolare e diffuso sia lontano da una vera conoscenza di tale storia. Si sa tutto, e niente allo stesso tempo, del predicatore e guaritore itinerante che percorreva la Palestina duemila anni fa assieme al gruppetto dei suoi scalcagnati discepoli.
Uno degli aspetti di questa mis-conoscenza è la convinzione che esista una storia di Gesù, mentre in realtà basta aprire la Bibbia e leggerla per constatare che ce ne sono ben quattro.
Infatti ci sono ben quattro Vangeli, ognuno con la sue caratteristiche precise di linguaggio, temi, prospettive, intenzioni. Ogni evangelista ha trasmesso una particolare e personale esperienza col Maestro, scegliendo questo o quell’episodio dal ricco patrimonio di ricordi comuni. La ricerca di una “concordanza” tra le quattro storie ci priva di ogni possibilità di conoscerle veramente. Quando poi un nostro contemporaneo cerca di raccontare Gesù pescando qua e là nei quattro Vangeli (come ha fatto, ad esempio, il regista Luchino Visconti), finisce per proporci un personaggio di propria invenzione, tagliato sulla misura delle proprie esigenze; e qui non si tratta, come per i quattro evangelisti, di una particolare esperienza personale, perché è di evidenza lapalissiana che un nostro contemporaneo non ha esperienza personale di rapporto col Gesù storico, e che l’esperienza di fede (o credenza…) personale non può servire a descrivere fatti e personaggi del passato! Meglio fare come il grande Pier Paolo Pasolini che ha raccontato un solo Vangelo in uno dei suoi film più belli e tremendi.

Tutti noi abbiamo sentito parlare, almeno una volta nella vita, di un grande discorso pronunciato da Gesù davanti a una folla, quello che inizia con le famosissime “Beatitudini”. Ma – e qui veniamo al dunque – ne viene quasi sempre proposta una ed una sola versione, quella trasmessa dall’evangelista Matteo. Solo in questa versione le Beatitudini sono conosciute dalla stragrande maggioranza degli italiani!

Per Matteo Gesù iniziò dicendo così: “Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.” E quasi tutti credono di sapere che qui si sta parlando di cose altamente spirituali, di una povertà “interiore”, di faccende religiose, insomma. Benché anche questa interpretazione dello scritto di Matteo sia discutibile, vi propongo ora di uscire dal seminato e di inoltrarci insieme nel territorio quasi sconosciuto del racconto trasmessoci dall’evangelista Luca.

E Luca scrive che Gesù iniziò a parlare dicendo:
“Beati voi che siete poveri, perché il regno di Dio è vostro.” Proprio così, “voi che siete poveri”, tout court, poveri e basta, poveri senza specificazioni! Inoltre, perché non rimanesse il minimo dubbio circa il significato di questa frase (che in realtà non dovrebbe lasciare dubbi a nessuno), Luca aggiunge poco dopo: “Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.”

Cosa ne dite, vogliamo fermarci a riflettere sulla reazione che provocherebbero tra la buona società impellicciata (se per un attimo smettesse di guardare le altrui pellicce e ascoltasse) questi detti di Gesù? Vogliamo chiederci come mai gode di tanta popolarità la versione di Matteo mentre questa viene sempre sottaciuta? Ma no, via, non perdiamo tempo! Queste cose ognuno di noi le capisce al volo da sé! Stendiamo – per il momento e in questa sede – un pietoso velo sull’ipocrisia religiosa dei ricchi e dei potenti (anche se per coprire questa vergogna, più che di un velo, c’è bisogno di molti strati di quei teli da tenda che usano i militari).

Secondo me è più interessante continuare ancora per un breve tratto l’esplorazione del racconto del mio amico Luca. Lo chiamo amico perché – in base a quello che ha scritto - mi sono fatta l’idea che mi sarebbe stato molto simpatico. Pensate che è sempre lui l’unico evangelista a ricordare la parabola del mendicante Lazzaro.

Questa volta è una storia che viene spesso citata, ma dandone una lettura alquanto riduttiva. Vi ricordate? Si tratta di un ricco che va all’”inferno”; ma di solito ci raccontano che si trattava di un ricco “cattivo”, che trattava male gli altri. Vediamo invece cosa scrive Luca.
“C’era un uomo ricco, che si vestiva di porpora e di bisso, e ogni giorno si divertiva splendidamente; e c’era un mendicante, chiamato Lazzaro, che stava alla porta di lui, pieno di ulceri, e bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla tavola del ricco; e perfino i cani venivano a leccargli le ulceri. Avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abraamo; morì anche il ricco e fu sepolto. E nell’Ades, essendo nei tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abraamo, e Lazzaro nel suo seno…” (il resto della parabola, al momento, non ci interessa).
Rileggiamo parola per parola: cosa faceva di male il ricco per meritare di essere poi punito coi tormenti in questo misterioso Ades? Si dice forse che avesse rubato le sue ricchezze? O che facesse scacciare e maltrattare i mendicanti? No, affatto. Si limitava ad abbigliarsi con gran lusso e a divertirsi “ogni giorno splendidamente”. E non viene detto nemmeno che questi divertimenti consistessero in cose tipo ubriacarsi o andare a puttane; anzi, quell’espressione fa pensare ai rispettabilissimi ricevimenti della buona società! Ma evidentemente per Gesù e per Luca queste erano colpe più che meritevoli di punizione eterna. E di Lazzaro cosa viene detto? Che fosse un povero molto “buono”, sottomesso, umile e paziente? No, affatto, era soltanto povero e malato: condizione che nel racconto di Luca è sufficiente a guadagnargli di riposare “nel seno di Abraamo” (strano, vero? Non in paradiso, ma, semplicemente, tenuto in braccio dal suo illustre antenato…però questo è un altro discorso e al momento lo lasciamo in sospeso).

Facciamo un’ultima incursione nella particolarità del vangelo di Luca. È sempre lui l’unico a riferire di un discorso tenuto da Gesù nella sinagoga della sua città, Nazaret. Si tratta proprio del suo esordio nella vita pubblica (qualche estremista direbbe trattarsi del suo primo approccio alla politica, ma noi ci guarderemo bene da ogni estremismo…o no?)
Deve essere stata una scena notevole; ci sono lì riuniti tutti i concittadini, capi e notabili in prima fila. Ed ecco che questo giovane artigiano, conosciuto da tutti come falegname, si alza, e prende un libro che tutti onorano (chissà se lo conoscevano bene quanto gli italiani conoscono ora il libro di Gesù…). Un vecchio libro scritto da un certo Isaia, un bel tipo di cui anche meriterebbe parlare; ma non si può far tutto in una volta. Dunque Gesù apre il vecchio libro di Isaia e legge ad alta voce:
“Lo Spirito del Signore è sopra di me; perciò mi ha unto per portare la buona notizia ai poveri; mi ha mandato ad annunziare la liberazione ai prigionieri e ai ciechi il recupero della vista; a rimettere in libertà gli oppressi, e a proclamare l’anno accettevole del Signore”.
Poi si siede. C’è un lunghissimo minuto di silenzio. Gli occhi di tutti sono fissi su di lui (immaginiamoci gli sguardi perplessi “ma cosa vuol dirci di nuovo questo qua?! Queste parole le conosciamo da una vita, son cose che si dicono sempre, perché è tradizione e suonano bene! ”).
E qui scoppia la bomba. Gesù riapre la bocca e afferma:
“Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi udite.”
Succede un gran casino. Gesù va avanti a parlare in questo tono e, scrive Luca, “Udendo queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni d’ira. Si alzarono, lo cacciarono fuori dalla città, e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale era costruita la loro città, per precipitarlo giù.”
Gesù, al momento, se la cava dandosela a gambe. Sappiamo che poi, alla fine, gli hanno fatto pagare cara anche questa. Evidentemente anche allora alla gente “bene”, religiosa e pia, andava bene sciacquarsi la bocca, ogni tanto, con delle belle parole: pace e giustizia sociale, libertà ed uguaglianza per tutti, ad esempio. Ma guai a minacciare di realizzare queste cose lì per lì, sui due piedi, oggi!

Cosa ne dite, non era proprio un bel tipo, questo Gesù? E questo Luca che va a raccontare proprio queste cose, così poco “pie”? In realtà, benché Luca sia evidentemente molto impegnato su questo “fronte”, nessun scrittore biblico dice mai alcunché da poter essere usato per contraddire la posizione di Luca. Mentre troviamo molti altri scritti politicamente impegnati quanto il terzo vangelo, non troviamo assolutamente nulla, nella Bibbia, che possa essere usato per “difendere” i ricchi. E sfido chiunque a dimostrare il contrario.

E i ricchi e potenti nostrani che si fanno paladini della “cristiana” civiltà occidentale mentre, al contrario del ricco della parabola, cercano di scacciare i poveri del mondo che stanno alla nostra porta, bramosi di sfamarsi delle briciole che cadono dalle nostre tavole, si rendono conto che basta molto meno per guadagnarsi la condanna di Gesù? Che è sufficiente, forse, vestirsi Armani e ingioiellarsi Bulgari? Che è sufficiente pensare tutti i giorni a divertirsi infischiandosene altamente della miseria altrui? Quelli che, al contrario del ricco della parabola, i loro stramiliardi li hanno rubati e continuano a imbonire, frodare, opprimere, guerreggiare, perché ne vogliono sempre di più, cosa credono, che basti fare un’offerta (deducibile dalle tasse!) per scaricarsi la coscienza? O, peggio, che basti andare, ogni tanto, a baciare un qualche costosissimo anello “benedetto” e sciacquarsi la bocca - nelle grandi occasioni - con le belle parole che da millenni i ricchi danno ai poveri al posto della giustizia e della libertà concrete e reali?

In realtà non me ne importa niente di cosa pensano, sperano e credono i ricchi. L’importante, per me, è cosa ne pensate voi. Si potrebbe, ad esempio, discutere con impegno e passione sulla questione se il rimando al Regno di Dio rischi di spostare l’attenzione sul futuro cosiddetto aldilà e così di indebolire l’indispensabile lotta per la liberazione dell’oggi, o se invece affermare la certezza della vittoria finale e definitiva dei poveri, garantita dal fatto di avere come alleato Dio stesso, non possa costituire un forte sostegno a tale lotta. Tra l’altro Gesù (sempre secondo il racconto di Luca) una volta ha detto “Il Regno di Dio è ( è, al presente) in mezzo a voi”.



Sabato, 23 febbraio 2002

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«Il Dialogo - Periodico di Monteforte Irpino»
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