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ISSN 2420-997X

www.ildialogo.org “Giornalismo escrementizio”!,di Giovanni Sarubbi

Editoriale
“Giornalismo escrementizio”!

di Giovanni Sarubbi

Ci sono giornalisti che, come direbbe Camilleri, hanno una “vuccuzza a pirtuso di culo” [1], da cui possono uscire solo escrementi sotto forma di parole. Sono gli interpreti di quel “giornalismo escrementizio” che è molto diffuso nel nostro paese dove esso troneggia su tutte le TV e in tutti i programmi. Anche le parole puzzano di fogna, anche le parole inquinano l’aria e avvelenano la società diffondendo ignoranza, paura e odio.
È quello che è accaduto ieri , 7 aprile 2018, a quanti a seguito dei fatti di Münster, dove una persona guidando un camion ha provocato una strage suicidandosi poi subito dopo, hanno immediatamente indicato la “pista islamica” e hanno parlato di tale città come "Città simbolo del cristianesimo", ed in particolare del cattolicesimo. È quanto è capitato alla corrispondente di Repubblica dalla Germania, il cui servizio è stato messo sulla home page del sito di Repubblica on-line come documentiamo con l’immagine che riportiamo in testa a questo articolo. Si tratta di un video-audio tutto da ascoltare e da meditare per la quantità di stupidaggini, disinformazione, preconcetta islamofobia e ignoranza che diffonde. (Vedi il video video.repubblica.it ).
Fate attenzione all’incipit della giornalista quando introduce il concetto di Münster "Città simbolo del cristianesimo". Dice “se l’attentato fosse di matrice islamica” la scelta di Münster sarebbe significativa, e si inventa letteralmente una "Città simbolo del cristianesimo".
Sono “tentativamente cristiano”, come diceva un mio caro amico, da quando sono nato oramai 67 anni fa e non ho mai sentito parlare di Münster come "Città simbolo del cristianesimo". Ho anche un diploma di laurea triennale in Teologia presso la facoltà Valdese di Teologia di Roma e li ho avuto modo di avere a che fare con la storia del protestantesimo. La città di Münster è nota, ai soli specialisti di storia del cristianesimo, come la città dove gli eserciti congiunti di cattolici e protestanti nel 1536 sterminarono gli anabattisti, compresi i loro animali domestici. Gli anabattisti erano un gruppo della cosiddetta "riforma radicale" inviso sia ai cattolici che ai protestanti che infatti insieme li sterminarono.  Una cosa certo di cui non poter andare particolarmente fieri. Nulla da elevare a “simbolo del cristianesimo”. Di cosa ha parlato dunque l'inviata di Repubblica?
La polizia tedesca ha poi detto che la strage di Münster non ha nulla a che fare con il terrorismo e il “presunto attentatore” non è altro che uno squilibrato. Non ho letto alcuna scusa da parte di chi ha immediatamente parlato di attacco ad una città simbolo del cristianesimo. E il video è ancora li a diffondere idiozie e islamofobia.
Che giornalismo è quello che infarcisce i propri articoli o servizi audio-video con i “se” su cui poi si formulano ipotesi campate in aria e senza nessun riferimento alla realtà? Lo si può chiamare giornalismo o è pura e semplice disinformazione che segue un canovaccio predeterminato che si cerca di cucire addosso ai fatti che di volta in volta accadono nel mondo?
E come se i “giornalisti escrementizi” dovessero fare ogni volta un esame di conformità al canovaccio informativo che domina la cosiddetta “informazione mainstream” dove, se accade un disastro, si deve in tutti i modi infilarci dentro il “terrorismo islamico” anche se non è così. Giocano a chi la spara più grossa e giocano sulla pelle della gente, soprattutto delle donne che sono le principali vittime dell'islamofobia sempre più diffusa.
Lo abbiamo scritto la scorsa settimana. Ci aspettavamo una ripresa delle attività terroristiche ed il “giornalismo escrementizio” di queste ore lo conferma. È, infatti,  questo giornalismo che è il vero terrorismo, perché fa vivere le persone nel terrore con la diffusione di notizie false o spacciando per notizie le contorsioni mentali e l’ignoranza di chi si fregia del titolo di “giornalista” senza esserne degno. Bisognerebbe chiamarli scribacchini prezzolati, altro che giornalisti. Nulla a che fare con il giornalismo che è ricerca della verità, che è rispetto rigoroso dei fatti, che è separazione netta fra fatti e opinioni, che è denuncia netta di tutti i fenomeni di corruzione sociale e politica e di sfruttamento delle persone deboli, che è denuncia dei poteri forti che usano la loro forza economica e politica per opprimere milioni e milioni di persone.
Ma anche questo lo sanno bene i nostri quattro lettori. Repetita iuvant.
Giovanni Sarubbi

[1] A. Camilleri, La luna di carta, pag. 15, Sellerio Editore



Domenica 08 Aprile,2018 Ore: 17:12
 
 
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