Le scuole-pollaio

Rubrica a cura di Marina Boscaino

Perché l’accanimento di questo governo nei confronti della scuola pubblica non si placa? Perché, nonostante il rastrellamento di risorse e capitale umano, continuano imperturbabili a mortificare la scuola con provvedimenti che rincorrono obiettivi privi di lungimiranza politica e di considerazione per il nostro mandato? Perché il risparmio su alcuni capitoli di spesa – le spese per la politica, in primis; o potenziali fonti di introito (la lotta all’evasione; la patrimoniale) – rimangono a livello di proposte mentre il taglio di risorse alla scuola prosegue con implacabile scansione?

Sono 1.300 le scuole che dovrebbero essere soppresse per conseguire appieno gli obiettivi del dimensionamento fissati con la manovra della scorsa estate e proseguiti nel disegno di legge di stabilità del 14 ottobre. L’obiettivo è avere istituti con non meno di mille alunni, che scendono a 500 nel caso di comuni montani e isole piccole, con creazione di istituti comprensivi per il primo ciclo di istruzione (infanzia, primaria e secondaria di I grado). A cosa è finalizzata un’operazione del genere? Certamente non ad un miglioramento di pratiche didattiche, relazionali, né di organizzazione o di sinergie tra scuola e territorio. Essa non tiene conto, ad esempio, del fatto che in alcune zone del Paese risulta del tutto controproducente l’accorpamento e insostenibile una quota di studenti non inferiore ai mille. Ma chi denuncia o si preoccupa delle ricadute negative in termini di organizzazione, specie nelle aree con utenza socioeconomicamente svantaggiata, non tiene conto del grande vantaggio costituito dal fatto che l’accorpamento consente di tagliare sul dirigente e sul personale Ata: 2 al prezzo di 1 è lo slogan di Gelmini. E così, dopo le (definizione colorita per alludere al sovrannumero di alunni stipati nelle aule in seguito ai provvedimenti del governo), ecco le scuole-pollaio. Saranno 3.138 i dirigenti che verranno eliminati dal nuovo provvedimento, con un’ulteriore incursione dello Stato in materia di competenza esclusiva regionale (l’organizzazione della rete scolastica).

Il tentativo di non rispondere della violazione di obblighi, di diritti, di competenze: questa la spregiudicata gimkana che Gelmini sta conducendo da quando siede sulla poltrona di viale Trastevere. Proprio sulle rischia di essere commissariata: il 28 ottobre il Tar del Lazio ha emesso un’ordinanza – su ricorso del Codacons – secondo la quale «Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ordina al ministero Istruzione, Università e Ricerca di depositare nel termine di giorni dieci decorrenti dalla comunicazione il Piano di riqualificazione dell'edilizia scolastica». Il limite di 30 alunni, infatti, previsto dalla 133/08 non tiene conto del fatto che molti edifici scolastici non hanno aule idonee ad ospitare tanti alunni, se non violando le norme di sicurezza vigenti: sarebbero 17 su 100 le aule che quest’anno sono occupate da più di 25 alunni.

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ADISTA
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Mercoledý 09 Novembre,2011 Ore: 13:29