Bambino Rom bruciato vivo a Sesto San Giovanni

di Roberto Malini

E’ l’ennesima vittima di un razzismo spietato


Milano, 24 settembre 2008. Fino a quando continueremo ad ignorare la persecuzione del popolo Rom in Italia? Fino a quando useremo "prudenza" nel parlare e nello scrivere dei roghi dolosi, appiccati da razzisti per uccidere gli "zingari"? Fino a quando eviteremo di contare i bambini Rom che muoiono ogni anno di freddo, fame, infezioni, nei campi e nei microinsediamenti? Fino a quando ci ostineremo a credere che le donne, i malati, i deboli "sarebbero morti lo stesso" e finalmente ammetteremo che li ha assassinati l’Italia dell’odio razziale? Fino a quando gli antirazzisti si esprimeranno in modo tanto cauto? Fino a quando si lasceranno intimidire dall’arroganza di cghi ha potere? Fino a quando, in ossequio alle autorità, lasceremo le ultime mani tese senza una moneta, dopo aver scelto la via dell’intolleranza (o della "tolleranza zero", che è la stessa cosa) e abbandonato quelle della solidarietà e della carità? Fino a quando avremo paura di chiamare l’oppressione del popolo Rom con il nome di nuovo Olocausto? Ieri notte a Milano, nell’ex area Falk di Sesto San Giovanni (Milano) un bambino Rom di circa 12 anni è morto bruciato vivo. I pompieri, intervenuti dopo la mezzanotte, hanno trovato il suo corpo già carbonizzato. Fino a quando continueremo a considerare queti cadaveri "incidenti" e non vittime? Fino a quando ci illuderemo di essere innocenti?

Il ragazzino Rom che è morto in un edificio diroccato all’interno del’ex area Falk di Sesto San Giovanni (Milano) si chiamava Ciprian ed era noto presso la comunità Rom di Sesto per il suo buon carattere e la sua maturità. A soli 13 anni, era già promesso sposo a una ragazza di 15 anni. Lascia i genitori, due fratelli e una famiglia numerosa nel dolore. Ciprian si è accorto per primo delle fiamme e ha dato l’allarme, consentendo agli altri di mettersi in salvo. Purtroppo, però, è rimasto prigioniero nel rogo. "Non può essere morto, non lui!" lo piangono i parenti. "Era fantasioso e pieno di vita, sognava di uscire dalla povertà, sposarsi e diventare qualcuno"; lo ricorda così Nicusor, uno dei suoi migliori amici. La comunità Rom di Pesaro, in cui vive la giovane fidanzata di Ciprian, lo piange con lacrime atroci. "Non è stato semplicemente una fatalità, ma una responsabilità precisa del comune, delle autorità, delle associazioni di Sesto, che non fanno altro che ingannare o combattere le famiglie Rom," dice con amarezza un suo conoscente. "Hanno speso un sacco di denaro per sgomberi, controlli, operazioni di pubblica sicurezza, ma non hanno dedicato un solo euro a migliorare le condizioni di vita in quell’insediamento. Politici e gruppi umanitari si vantano di essere antirazzisti, ma non hanno mosso un dito per i Rom che vivono a Sesto. Basterebbe qualche generatore e un minimo di assistenza, per evitare altre tragedie". "Ciprian era ancora un bambino," balbetta piangendo Ionut, amico fraterno della vittima, "e non è giusto che sia morto così, mentre i suoi coetanei studiano, giocano a pallroone e vanno in discoteca. Non lo dimenticheremo mai".

Roberto Malini

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Mercoledý, 24 settembre 2008