Contro la guerra, contro il terrorismo

di   Il Consiglio direttivo UCOI

La tragica contabilità della morte in Medio Oriente ha subito  in questi ultimi giorni una drammatica impennata: settanta vittime a Bassora, tra cui venti bambini che andavano a scuola, altre quattro a Riad, 12 a Gaza, in Palestina, due erano bimbe di 4 e 9 anni . I feriti in queste tre città arabe almeno trecento e ben poco sappiamo di Falluja e delle vittime irachene.
Vittime della guerra e del terrorismo, ed è certamente vero, ma si potrebbe anche dire vittime della guerra al terrorismo e del terrorismo di guerra.
Ormai le categorie si confondono e s’intersecano e mentre spesso non si raggiunge la certezza delle responsabilità, sempre più l’insicurezza e lo sgomento s’insinuano nelle nostre menti e nei nostri cuori.
Nessuno più rivendica gli attentati, a parte il governo di Israele cui si deve dar atto di aver gettato alle ortiche ogni residuo di perbenismo ipocrita e di condurre con assoluta arroganza la sua guerra di sterminio nei confronti del popolo palestinese.
E allora, piuttosto che individuare i mandanti e gli esecutori, che abbiamo qualificato come demoni nichilisti dopo i fatti di Madrid, confermando oggi questo giudizio, vorremmo avanzare una riflessione sulle vittime, su tutte le vittime di questo terrorismo blasfemo, delle autobomba di Bassora e di Riad, degli elicotteri Apache che infestano il cielo di Gaza e ne insanguinano le strade, dei rastrellamenti russi nelle città e i villaggi della montagna cecena. Senza dimenticare le vittime di New York, Casablanca, Dar as-Salam, Nairobi, Istanbul.
La violenza contro gli uomini e le donne e i bambini di questo pianeta è arrivata ormai ad un livello intollerabile per ogni coscienza viva. Oltre a quella strutturale, che uccide ogni giorno per fame o malattie curabili più di 50mila persone, il livello della violenza materialmente perpetrata da uomini contro altri uomini ha superato ogni possibilità di acquiescenza, di tolleranza, d’indifferenza.
Alimentata da un complesso militare industriale che si nutre oscenamente del sangue che fa scorrere, giustificata da una torma impresentabile di media embedded, l’aberrazione della guerra preventiva, dialoga con il terrorismo che dice di voler combattere, con il terrorismo che suscita e corrobora.
Alimentato da un abominevole concezione del ruolo del credente nel mondo, il terrorismo che pretende di rifarsi all’Islam, affonda le sue radici nell’ignoranza e nella miseria, nel revanscismo post coloniale, e si fa manipolare da quegli stessi mostruosi apparati di intelligence che dovrebbero istituzionalmente combatterlo.
E’ nostro dovere comune, di padri e di madri, di credenti e laici, di uomini e donne di buona volontà, ingaggiare una strenua battaglia di libertà e dignità dei popoli e degli individui, contendendo alla violenza ogni spazio fisico, mentale e culturale, lottando per recuperare palmo a palmo il terreno perso in questi anni di minaccia e repressione, di militarizzazione delle società, di guerre in conto proprio e in conto terzi, di progressiva riduzione dei diritti e delle libertà civili.
Nella spiritualità che viene da oriente, nella misericordia delle religioni rivelate, nel pensiero classico, rinascimentale, nell’illuminismo, nella teorizzazione socialista, ci sono elementi comuni di umanesimo che sono necessario e sufficiente sostrato ad impegno che neghi il determinismo dello “scontro tra le civiltà” in nome di quanto avvenuto in secoli di proficui incontri che hanno dato vita alla civilizzazione mediterranea. Proseguire questa interazione è fondamentale per vincere la battaglia della pace e contro il terrorismo.
Noi, musulmani d’Italia, d’Europa e del mondo dobbiamo combattere questa battaglia senza tregua e senza paura insieme a tutti coloro che questa stessa volontà condividono e questa stessa azione sostengono.
Roma 22.4.04
                                                                                                         Il Consiglio direttivo UCOI

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Venerd́, 23 aprile 2004