Le Monde Diplomatique  -  Novembre 2008
Olympe de Gouges, una donna del XXI secolo

di Pierre Sané, vicedirettore generale per le scienze sociali e umane dell’UNESCO.

Le monde Diplomatique – novembre 2008 (traduzione dal francese di José F. Padova)


Drammaturga e libellista, ghigliottinata per aver denunciato le derive della Rivoluzione, Olympe de Gouges (1748-1793) fu fra i primi che reclamavano l’uguaglianza dei diritti per tutti i discriminati e gli sfruttati, come le donne e i Neri.
Con la coerenza della sua riflessione e il suo inflessibile senso della giustizia si ostinò a scuotere una società che l’avrebbe preferita «ciò che la natura voleva ch’ella fosse».
Storici e femministe si sforzano oggi di ripristinare la figura dimenticata di questa donna in anticipo sul suo tempo – e forse perfino sul nostro.

Controcorrente
Olympe de Gouges è uno di quei personaggi che i libri di storia hanno troppo spesso dimenticato. Fino ai lavori dello storico Olivier Blanc ella è stata raffigurata piuttosto con disprezzo come un’esaltata politica, un’autrice senza grande interesse, una rivoluzionaria mondana a metà. Per i suoi primi commentatori, Jules Michelet compreso, ella è in realtà uno spirito molto in anticipo sul suo tempo e si conserva soltanto per la sua Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina del 1791. L’intima commistione fra la sua opera, le sue convinzioni e la sua vita giustifica l’attualità di questa figura atipica e profonda. Ella ha pagato con la sua vita il suo impegno, il 3 novembre 1793, per aver sostenuto i Girondini e aver tentato di ristabilire un governo che non sia «uno e indivisibile». Olympe de Gouges sul patibolo esclama:«Figli della Patria, voi vendicherete la mia morte!». È necessario comprendere queste poche parole come un invito a considerare la sua modernità, duecentoquindici anni dopo la sua esecuzione.

Nel 1998 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la Dichiarazione sui difensori dei diritti dell’uomo, che dà riconoscimento internazionale e legittimità agli individui che lottano per promuovere i diritti fondamentali. Considerando la molteplicità dei suoi convincimenti e la potenza della sua difesa dei diritti della persona, è poca cosa dire che de Gouges sarebbe pienamente qualificata per ricevere questo titolo.

Mentre celebriamo il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo – questo principio universale per il quale ella si è battuta con tanto vigore e convinzione – quale messaggio e quale lezione tirare dalla sua azione e dalla sua opera?
Drammaturga, libellista pioniera della lotta contro la schiavitù, difensore dell’abolizione della pena di morte… è arduo, perfino impossibile, condensare in qualche parola la profusione d’impegni che furono di questa donna il cui attivismo era motivato, ragionato, e le cui prese di posizione avevano un coraggio profondo per il suo tempo.

Agire vivendo e vivere agendo
Nel 1791 ella proclama l’uguaglianza dell’uomo e della donna, fra i quali propone di stabilire nuovi rapporti. Visionaria, preconizza la trasformazione al femminile dei termini specialistici e immagina numerose riforme sociali, che non verranno alla luce, in molti casi, se non due secoli più tardi: il concetto di assistenza sociale per la protezione delle vedove, degli orfani e dei vecchi, la creazione di istituti che permettano alle donne di essere curate e di partorire con dignità e igiene, la creazione di laboratori nazionali per gli operai senza lavoro, l’abrogazione della schiavitù, ecc. Ella non ha mai smesso di costruire una vita pienamente orientata verso gli altri e in particolare verso i poverissimi, i deboli, i marginalizzati – per esempio difendendo il diritto dei Neri nelle colonie.
Tanto donna di lettere quanto donna politica, Olympe de Gouges porta avanti con esemplare coraggio la lotta per l’eguaglianza dei diritti.
Come autentica autodidatta ha saputo costruire, partendo da sé stessa, il cammino della sua vita. Quel suo senso acuto, vivo, delle sue responsabilità la conduce ad agire vivendo e a vivere agendo. La sua vita non può essere dissociata dalla sua opera e tutto in lei tende verso l’altro, l’escluso, il deriso. Non si compiace nella contestazione della patetica situazione subita da alcune frange della popolazione: no, ella agisce. Con indipendenza e forza di carattere. Con costanza e spirito metodico, utilizzando tutti i mezzi e le risorse a sua portata – il suo stile, la sua penna, la sua voce.

Quanti esempi in cui, lungi dall’accontentarsi di avanzare proposte, in particolare sul matrimonio o sulla tassazione volontaria, ella è giunta a vivere sulla propria pelle, nei fatti, le sue idee, traducendole nella propria esistenza. Teoria e pratica così sono intimamente unite nell’itinerario di una donna dai principi senza incrinature, dalla morale senza concessioni e che per tutta la sua vita ha condannato ogni forma di corruzione o di deviazione ideologica. Il suo spirito consequenziale e la sua logica andranno fino a farle prendere le difese di Luigi XVI, per coerenza con il di lei rifiuto della pena di morte.

Non si può che ammirare il coraggio e la devozione di una donna, dipinta da Mirabeau come una «ignorante», che ha saputo attingere la sua ispirazione e la sua forza nelle sue letture e nelle sue frequentazioni.

Autrice della Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, è divenuta una figura emblematica dei movimenti per la liberazione delle donne. Anche se la sua fierezza e la sua fiducia in sé stessa ne fanno una figura accettata, ella non ha nulla della suffragetta. Olympe de Gouges riprende punto per punto, femminilizzandoli, gli articoli della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 per dimostrare che la società è certo bisessuata, ma che la differenza sessuale non potrebbe essere un postulato né in politica né nell’esercizio della cittadinanza.

Questo testo, quasi contemporaneo alla Dichiarazione del 1789 – che non riconosce il diritto di voto alle donne – è molto più di uno scritto vendicativo. È un inedito progresso che propone un programma dettagliato, di flagrante modernità. La messa in posizione di eguaglianza non è basata su una semplice constatazione della gerarchizzazione categorica dei sessi, ma proprio su un processo politico motivato e pienamente ponderato: sostituzione del matrimonio con un’altra forma di contratto sottoscritto, responsabilità civile, diritto al divorzio e all’eredità, ecc. Una serie di progetti evidentemente progressisti, e tutto ciò uscito dallo spirito di una semplice «ignorante».

Il diritto delle donne di partecipare al potere e alla presa delle decisioni è stata, in modo esplicito, una delle loro prime rivendicazioni. Olympe de Gouges riconosceva così che, se «la donna ha il diritto di salire sul patibolo, deve avere ugualmente quello di salire alla tribuna». Due secoli più tardi il diritto delle donne di partecipare ai processi e alle istanze di presa delle decisioni sociali, politiche ed economiche, a tutti i livelli e nei diversi settori, diviene ufficiale in numerosi istituzioni internazionali: la Dichiarazione universale dei diritti della persona (1948), la Convenzione sui diritti politici delle donne (1952), il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (1966) e la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione verso le donne (1979), fra gli altri.

Contro la schiavitù
Militante sincera e autentica dei diritti civili, politici, del rispetto della dignità della persona umana, Olympe de Gouges combatte per il diritto di ognuno a non veder limitata o sbeffeggiata la propria libertà di movimento e di espressione. Non sarebbe mai appartenuta a un solo campo come un ideologo zelante accecato dalla propria militanza. Al contrario, ella avverte con spavento e forza critica gli avvenimenti del Terrore, specialmente quando, nel 1792, uomini e donne soccombono a una violenza che rovinò, a suo avviso, la fondatezza della filosofia e dell’azione rivoluzionarie.

Lo si è detto prima: Olympe de Gouges milita anche contro la schiavitù, abolita dalla Prima Repubblica nel 1794, prima che fosse ristabilita da Napoleone otto anni più tardi. Dal 1788 de Gouges pubblica le sue Riflessioni sugli uomini negri, poi il Mercato dei Neri nel 1790 e La schiavitù dei Neri nel 1792. Impegnata in questa lotta, aderisce alla Società degli amici dei Neri, a fianco di Brissot de Warville, Condorcet o Lafayette. La causa delle donne, la causa dei neri, la causa degli oppressi in generale, queste sono le ammirevoli battaglie che Olympe de Gouges porta avanti.

Come non constatare che la sua stessa figura riflette il sentimento della scomparsa del mondo antico, quello dell’Ancien Régime, a favore di un mondo nuovo, dai profili ancora da disegnare? In questo senso Olympe de Gouges spicca anche come ponte di transizione.

Chi è Olympe de Gouges (poiché non si saprebbe come utilizzare il passato, con lei): un precursore del femminismo dei secoli seguenti, la redattrice pertinente e spiritosa della Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, una scrittrice di talento, una partigiana delle idee di libertà, una pensatrice politica, un’idealista per la quale ogni essere umano ha il diritto di essere difeso?

Come ripensare e rivalorizzare la sua eredità in tutte le sue sfaccettature? Non dimentichiamo le sue parole. Più di quello, riconosciamo profittandone la loro profondità e la loro utilità per le nostre società. Inutile, per fare ciò, travestire il suo pensiero e i suoi progetti. La sua opera e la sua vita – riflesso l’una dell’altra – contengono in germe la base sulla quale molte lotte si sono condotte in seguito e continuano a esserlo.

Olympe de Gouges invita, al di là dei secoli e delle lotte svolte dopo il 1789, a una necessaria permanenza dello spirito di resistenza e vigilanza, che tanto l’ha caratterizzata e per il quale è morta con dignità. Ella è una porta d’entrata inedita non soltanto per meglio comprendere, ma anche per rilevare le sfide contemporanee: povertà, disuguaglianza sociale, violazione dei diritti civici e politici, marginalizzazione e anche negazione della donna e dei suoi diritti, discriminazioni, ecc.
Prendiamo in considerazione anche soltanto il caso tragico e persistente della povertà. Questo baratro è lungi dall’essersi chiuso da decenni, perfino da secoli, a questa parte. Nell’attuale economia mondializzata, l’abisso che separa coloro che possiedono da quelli che hanno nulla non è soltanto e semplicemente il fenomeno geografico definito nei termini di Nord e Sud. Una costante frattura divide numerose società di quello che viene chiamato «Sud», mentre la disoccupazione e venuta a ossessionare un gran numero di nazioni industrializzate.

Una madrina simbolica
Olympe de Gouges è un riferimento nel senso in cui ella riesce a coinvolgere, e a tradurre in pratica, forme d’impegno molto varie, raccogliendo i valori contenuti nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Quale madrina più simbolica e forte di Olympe de Gouges? Umanista, universalista, patriota, solidale, si è consumata fino allo stremo del suo pensiero critico, con onestà e principi, contro ogni forma di autoritarismo e d’ineguaglianza. La sua vita e la sua opera sono contemporaneamente attraversate e nutrite dai suoi ideali – quelli di democrazia, di Stato di diritto, di solidarietà, di non-violenza o di eguaglianza, che non sono null’altro che le fondamentali terre di coltura delle nostre società contemporanee.

Testo originale:

Le Monde Diplomatique  -  Novembre 2008

Olympe de Gouges, une femme du XXIe siècle
Dramaturge et pamphlétaire, guillotinée pour avoir dénoncé les dérives de la Révolution,
Olympe de Gouges (1748-1793) fut l’une des premières à réclamer l’égalité des droits
pour tous les discriminés et les exploités, comme les femmes et les Noirs.
Par la cohérence de sa réflexion et son sens inflexible de la justice, elle s’obstina à secouer
une société qui aurait préféré qu’elle soit « ce que la nature voulait qu’elle soit ».
Des historiens et des féministes s’attachent aujourd’hui à restaurer la figure oubliée
de cette femme en avance sur son temps – et peut-être même sur le nôtre.
A contre-courant
PAR PIERRE SANÉ ** Sous-directeur général pour les sciences sociales et humaines, UNESCO.–
Olympe de Gouges est de ces personnages que les manuels d’histoire ont trop souvent oubliés. Jusqu’aux travaux de l’historien Olivier Blanc (lire p.11), elle a plutôt été peinte avec mépris comme une exaltée politique, une auteure sans grand intérêt, une révolutionnaire demi-mondaine. Pour ses premiers commentateurs, y compris Jules Michelet, elle est en réalité un esprit très en avance sur son temps, et passe seulement pour sa Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne de 1791. Le mélange intime entre son œuvre, ses convictions et sa vie justifie l’actualité de cette figure atypique et profonde. Elle a payé de sa vie ses engagements, le 3 novembre 1793, pour avoir soutenu les Girondins et pour avoir tenté de rétablir un gouvernement qui ne soit pas «un et indivisible». De Gouges s’exclame sur l’échafaud : ((Enfants de la patrie, vous vengerez ma mort !» II faut entendre ces quelques mots comme une invitation à considérer sa postérité, quelque deux cent quinze ans après son exécution.

En 1998, l’Assemblée générale des Nations unies a adopté la Déclaration sur les défenseurs des droits de l’homme, qui offre une reconnaissance internationale et une légitimité aux individus luttant pour promouvoir les droits fondamentaux. Considérant la multiplicité de ses convictions, et la puissance de sa défense des droits de la personne, c’est peu dire que de Gouges serait pleinement qualifiée pour recevoir ce titre.

Alors que nous célébrons le 60e anniversaire de la Déclaration universelle des droits de l’homme - cet universel pour lequel elle s’est battue avec tant de vigueur et de conviction –, quel message et quelles leçons tirer de son action et de son oeuvre?

Dramaturge, pamphlétaire, pionnière de la lutte contre l’esclavage, défenseure de l’abolition de la peine de mort... II est malaisé, voire impossible, de réunir en quelques termes le foisonnement d’engagements qui ont été ceux de cette femme dont l’activisme était motivé, raisonné, et les prises de positions d’un courage profond pour son temps.
Agir en vivant et vivre en agissant
EN 1791, elle proclame l’égalité de l’homme et de la femme, entre lesquels elle propose d’établir de nouveaux rapports. Visionnaire, elle préconise la féminisation des noms de métier et imagine de nombreuses réformes sociales qui ne verront le jour, pour nombre d’entre elles, que deux siècles plus tard : concept d’assistance sociale pour la protection des veuves, des orphelins et des vieillards; création d’établissements permettant aux femmes d’être soignées et d’accoucher dans la dignité et l’hygiène; création d’ateliers nationaux pour les ouvriers sans travail; abrogation de l’esclavage, etc. Elle n’a eu de cesse de construire une vie pleinement orientée vers autrui et en particulier vers les déshérités, les faibles, les marginalisés – par exemple, en défendant le droit des Noirs dans les colonies.

Autant femme de lettres que femme politique, de Gouges porte avec un courage exemplaire le combat de l’égalité des droits.
Elle a su, en autodidacte authentique, bâtir à partir d’elle-même le chemin de sa vie. Ce sens aigu, à vif, de ses responsabilités, conduit de Gouges à agir en vivant et à vivre en agissant. Sa vie n’est pas dissociable de son œuvre, et tout en elle tend vers l’autre, l’exclu, le bafoué. Elle ne se complaît pas dans la contestation de la situation pathétique que subissent certaines franges de la population : non, elle agit. Avec indépendance et force de caractère. Avec constance et esprit de méthode, en utilisant tous les moyens et recours à sa portée – son style, sa plume, sa voix.

Que d’exemples où, bien loin de se contenter d’avancer des propositions, notamment sur le mariage ou sur l’impôt volontaire, elle est allée jusqu’à vivre elle-même en actes toutes ses idées, les traduisant dans sa propre existence. Théorie et pratique sont ainsi intimement unies dans l’itinéraire d’une femme aux principes sans failles, à la morale sans concession et qui a condamné sa vie durant toute forme de corruption ou de détournement idéologique. Son esprit de conséquence et sa logique iront jusqu’à lui faire défendre Louis XVI, au nom de sa condamnation de la peine de mort.

On ne peut qu’admirer le courage et le dévouement d’une femme, dépeinte par Mirabeau comme une «ignorante», qui a su puiser son inspiration et sa force dans ses lectures et ses rencontres.

Auteure de la Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne, elle est devenue une figure emblématique des mouvements pour la libération des femmes. Si sa fierté et sa confiance en elle en font une figure assumée, elle n’a rien d’une suffragette. De Gouges reprend point par point, en les féminisant, les articles de la Déclaration des droits de l’homme et du citoyen de 1789 pour montrer que la société est certes bisexuée, mais que la différence sexuelle ne saurait être un postulat ni en politique ni dans l’exercice de la citoyenneté.

Ce texte, quasi contemporain de la Déclaration de 1789 — qui ne reconnaît pas le droit de vote aux femmes —, est bien plus qu’un écrit vindicatif. C’est une avancée inédite proposant un programme détaillé, d’une modernité flagrante. La mise à égalité ne repose pas sur une simple constatation de la hiérarchisation catégorielle des sexes mais bel et bien sur un projet politique motivé et pleinement réfléchi: remplacement du mariage par une autre forme de contrat signé, responsabilité civile, droit au divorce et à l’héritage, etc. Une suite de projets d’un évident progressisme, et tout cela surgi de l’esprit d’une simple «ignorante »...

Le droit des femmes de participer au pouvoir et à la prise de décisions a été, de façon explicite, une des premières de leurs revendications. De Gouges reconnaissait ainsi que si «la femme a le droit de monter sur l’échafaud; elle doit avoir également celui de monter à la tribune)). Deux siècles plus tard, le droit des femmes à la participation aux processus et aux instances de prise de décisions sociales, politiques et économiques, à tous les niveaux et dans les différents secteurs, devient officiel dans divers instruments internationaux : la Déclaration universelle des droits de l’homme (1948) ; la convention sur les droits politiques de la femme (1952) ; le pacte international relatif aux droits civils et politiques (1966) et la convention sur l’élimination de toutes les formes de discrimination à l’égard des femmes (1979), entre autres.
Contre l’esclavage
MILITANTE sincère et authentique des droits civils, politiques, du respect de la dignité de la personne humaine, de Gouges combat pour le droit de chacun à ne pas voir sa liberté de mouvement et d’expression entravée et bafouée. Jamais elle n’aura été d’un seul camp, tel un idéologue zélé aveuglé par son propre militantisme. Elle ressent au contraire avec effroi et force critique les événements de la Terreur, notamment quand, en 1792, des hommes et des femmes succombent à une violence qui pervertit, selon elle, le bien-fondé de la philosophie et de l’action révolutionnaires.

On l’a dit plus haut : de Gouges milite aussi contre l’esclavage, aboli par la Ire République en 1794 avant d’être rétabli par Napoléon huit ans plus tard. Dès 1788, elle publie ses Réflexions sur les hommes nègres, puis Le Marché des Noirs en 1790 et L’Esclavage des Noirs en 1792. Engagée dans cette lutte, elle adhère à la Société des amis des Noirs, aux côtés de Brissot de Warville, Condorcet ou Lafayette. La cause des femmes, la cause des Noirs, la cause des opprimés en général, tels sont les combats admirables que mène de Gouges.

Comment ne pas constater que sa figure même reflète le sentiment de la disparition du monde ancien, celui de l’Ancien Régime, au profit d’un monde nouveau, aux contours à dessiner? En ce sens, de Gouges fait aussi figure de passerelle et de passage.

Qui est-elle (car on ne saurait utiliser le passé avec elle) : un précurseur des féminismes des siècles ultérieurs, la pertinente et spirituelle rédactrice de la Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne, une écrivaine de talent, une partisane des idées de liberté, une penseuse politique, une idéaliste pour qui tout être humain a le droit d’être défendu ?

Comment repenser et revaloriser son héritage dans toutes ses facettes? N’oublions pas ses paroles. Plus que cela, reconnaissons avec profit leur profondeur et leur utilité pour nos sociétés. Inutile pour ce faire de travestir sa pensée et ses propos. Son oeuvre et sa vie — reflet l’une de l’autre — contiennent en germe la base sur laquelle nombre de combats se sont ensuite menés et continuent de l’être.

De Gouges invite, par-delà les siècles et les luttes menées depuis 1789, à une nécessaire permanence de l’esprit de résistance et de vigilance qui l’a tant caractérisée et pour lequel elle est morte avec dignité. De Gouges est une porte d’entrée inédite non seulement pour mieux comprendre mais aussi pour relever les défis contemporains : pauvreté, inégalités sociales, viols des droits civiques et politiques, marginalisation voire négation de la femme et de ses droits, discriminations, etc.
Ne prenons que le cas tragique et rémanent de la pauvreté. Ce gouffre est loin de s’être refermé depuis des décennies, voire des siècles. Dans l’actuelle économie mondialisée, l’abîme qui sépare ceux qui possèdent de ceux qui n’ont rien n’est pas simplement le phénomène géographique défini en termes de Nord et de Sud. Une faille croissante divise de nombreuses sociétés de ce qu’on appelle «le Sud», tandis que le chômage est revenu hanter un grand nombre de nations industrialisées.
Une marraine symbolique
DE GOUGES est une référence au sens où elle réussit à mêler, et à traduire dans la pratique, des formes d’engagement très variées. Elle rassemble les valeurs contenues dans la Déclaration universelle des droits de l’homme. Quelle marraine plus symbolique et puissante que de Gouges? Humaniste, universaliste, patriote, solidaire, elle a usé jusqu’au bout de sa pensée critique, avec honnêteté et principes, contre toute forme d’autoritarisme et d’inégalités. Sa vie et son oeuvre sont tout à la fois traversées et nourries par ses idéaux — ceux de démocratie, d’état de droit, de solidarité, de non-violence ou d’égalité, qui ne sont rien moins que les terreaux fondamentaux de nos sociétés contemporaines.




Giovedý, 13 novembre 2008