Editoriale
I massacri che non commuovono

di Peppe Sini

Continuano i massacri in Afghanistan.

I massacri compiuti e provocati dalla coalizione militare terrorista e stragista di cui l’Italia fa parte, e da coloro che ad essa si oppongono e insieme si omologano nello straziare vieppiu’ un popolo gia’ tanto straziato da tanti e tanti anni di dittature ed occupazioni militari, di stragi e violazioni dei diritti umani.

Ma in Italia non se ne deve parlare. Non si deve rivelare che gli assassini siamo noi.

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L’ordine che viene dagli assassini al potere e’ che e’ lecito commuoversi per tutte le vittime tranne che per le vittime della guerra afgana (e della strage dei migranti), e’ lecito commuoversi per tutte le vittime tranne che per le vittime del terrorismo razzista di cui il nostro stato e’ corresponsabile.

Di tutto si puo’ parlare tranne del fatto che tutti i partiti politici che hanno governato l’Italia dal 2001 a oggi hanno parimenti le mani sporche del sangue versato in Afghanistan (come nel mare nostrum).

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Ma noi proprio di questo vogliamo parlare innanzitutto: dello scandalo della guerra in corso e dello scandalo del silenzio complice di tanti, di troppi. Lo scandalo dei troppi assassinati ad esclusivo vantaggio dei signori della guerra e della droga, dei totalitari di ogni colore, dei terroristi di stato e di banda, del fascismo imperiale e di quello straccione.

E lo scandalo degli innumerevoli sedicenti pacifisti che su tutto berciano e berciano, e frattanto tacciono sull’orrore dell’Italia in guerra, dell’Italia che partecipa in armi alla guerra terrorista e stragista, imperialista e razzista, in violazione del diritto internazionale e della legalita’ costituzionale. Si raccolgono firme e si fanno convegni e cortei e fiaccolate per mille cose lontane, e si tace sulle stragi che il nostro stato compie.

Come possono pretendere di essere ascoltati gli ipocriti che chiedono ad altri di dismettere le stragi loro, quando delle nostre stragi essi stessi sono complici?

Che infamia delle infamie. Che grottesco delirio.

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E allora almeno questo diciamolo, diciamolo ancora, diciamolo almeno qui. Cessi la partecipazione italiana alla guerra terrorista e stragista. Cessi la violazione del diritto internazionale e della legalita’ costituzionale.

E siano tratti in giudizio tutti i criminali che dal governo e dal parlamento e dal quirinale hanno dato il loro voto, il loro consenso alla guerra e alla violazione della Costituzione. Siano tratti in giudizio, giudicati e condannati per i crimini di guerra e per i crimini contro l’umanita’ di cui quella guerra come ogni guerra consiste; siano tratti in giudizio per aver tradito il loro obbligo di rispettare e difendere la Costituzione della Repubblica Italiana. Siano tratti in giudizio dinanzi alla legge uguale per tutti. Siano processati come l’ordinamento prevede, e condannati una volta riconosciuti colpevoli.

Ed in attesa che ne rispondano in un’aula di giustizia, ebbene, che fin d’ora nessuno li voti, che nessuno li favoreggi, che nessuno se ne faccia sodale: poiche’ chi li sostiene dei loro crimini si rende ipso facto complice.

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E quindi, almeno questo diciamolo e facciamolo: non un voto ai partiti che hanno votato per la guerra. Non un voto agli assassini.

Tratto da
Notizie minime de
La nonviolenza è in cammino


proposto dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini.
Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it

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Numero 405 del 25 marzo 2008



Mercoledý, 26 marzo 2008