Gli Ayatollah iraniani e la Chiesa di Lepanto

di Walter Peruzzi

giovedì 7 gennaio 2010
“Coloro che stanno dietro all’attuale sedizione”, ha detto un rappresentante della guida suprema Khamenei riferendosi agli oppositori del governo iraniano, “sono nemici di Dio e la legge è molto chiara su quella che deve essere la punizione”, cioè la morte.

Ayatollah cattolici di ieri…

Sono parole singolarmente assonanti con quelle che pronunciava la Chiesa fin quando durò l’Inquisizione, cioè finché i papi la sbaraccarono non certo per loro meditata scelta ma perché costretti dai prìncipi illuminati e da Napoleone (fu lui a chiudere nel 1808 i forni di Siviglia dove ancora si bruciavano gli eretici).

“Amico di Dio”, dichiarava il Santo Uffizio nel 1605, “è chi uccide i nemici di Dio”. Peggio ancora: mentre gli ayatollah iraniani definiscono la pena di morte una “punizione”, quelli italiani - con ipocrisia tutta cattolica - la definivano “un favore” fatto agli eretici “perché toglieva loro la possibilità di continuare ad abusare della grazia, aumentando le proprie responsabilità davanti a Dio” (cardinal Clemente Dolera, XVI secolo).

Anche la vendetta consumata dal governo in Iran contro i parenti degli oppositori richiama quella codificata dalle costituzioni papali che imponevano la confisca dei beni degli eretici e l’esclusione da incarichi pubblici per i “figli e i nipoti degli eretici, dei loro sostenitori, difensori e favoreggiatori” (Ad extirpanda, 1265 e sgg.).


… e di oggi

“Altri tempi” si dirà, e si dice, a chi ricorda questi trascorsi della Chiesa. Senonché la continuità con quei tempi viene continuamente riaffermata dalla Chiesa di Roma definendo, come fa il segretario di stato cardinal Bertone, “la grande battaglia di Lepanto, momento cruciale della vita della Chiesa” (3 febbraio 2008); o riportando in auge, come fa Benedetto XVI, il messale del papa che quella battaglia promosse; e soprattutto seguitando a venerare gli ayatollah di allora, elevati all’onore degli altari e indicati come “esempio”ai fedeli, cui insegnano che l’omicidio a fin di bene può essere una virtù (1).

A marcare la doppia continuità della Chiesa di oggi con gli ayatollah dell’Inquisizione e con quelli dell’attuale repubblica iraniana, sta inoltre la convinzione che tocchi al potere religioso fare e giudicare le leggi statali, benché oggi non sia più possibile al papa, diversamente che ai papi dei secoli scorsi o agli ayatollah iraniani, colpire con la morte i trasgressori. Comune ad ayatollah passati o presenti, cattolici o islamici, è l’aspirazione ad instaurare una teocrazia, indipendentemente dalle forme in cui vi possano esercitare il potere.

Giovanni Paolo II nel 1994 condannò la risoluzione del Parlamento europeo favorevole alle unioni di fatto omo ed etero in quanto conferiva valore istituzionale a “comportamenti devianti, non conformi al piano di Dio”. Benedetto XVI briga ogni giorno perché in Italia non siano approvate le leggi sulla fecondazione assistita o sulle coppie di fatto, siano riviste o abrogate quelle sull’aborto e il divorzio, siano privati i cittadini della possibilità di decidere sulla propria morte. E il Vaticano si batte all’Onu per impedire la depenalizzazione dell’omosessualità e le legislazioni contro l’omofobia.

La Chiesa di oggi condivide con quella di ieri e con i fondamentalisti islamici anche la singolare concezione della libertà religiosa non come libertà per i singoli di professare la religione (o non-religione) che credono ma come diritto delle religioni a essere tutelate contro le critiche o – come disse Benedetto XVI il 4 dicembre 2005 – contro il “predominio culturale dell’agnosticismo e del relativismo”. Si veda a questo proposito la mozione presentata dagli stati islamici all’Onu contro la “diffamazione delle religioni” e la legge varata quasi nello stesso periodo dalla cattolica Irlanda contro la blasfemia (2).


Cattolicesimo “reale” e cattolicesimo “scalzo”

Proprio la continuità fra Chiesa del Vaticano II e Chiesa dell’Inquisizione dà fondamento al confessionalismo strumentale degli atei devoti, che tuonano in difesa dei crocifissi, o dei leghisti, che oppongono alla Chiesa “buonista” di Tettamanzi quella “crociata” di Lepanto e di Pio V, alla moschea il presepe.

La Lega, certo, mira a imporre la sua egemonia culturale sul territorio (e non solo nella fantomatica padania), e su una destra berlusconiana priva di valori. Mira quindi ad annettersi il cattolicesimo, rimodellandolo in chiave razzista, etnicizzandolo, per renderlo fruibile ai propri fini politici. Di esso tende a cancellare tutte le sfumature o i motivi “evangelici” che permettono alla Chiesa di essere “universale”, fino a ridurlo a una serie di simboli esteriori indistinguibili dai culti falso-celtici o dalla tradizione di cavalieri che bivaccano nei prati di Pontida a base di polenta e gorgonzola, sognando di navigare verso Lepanto.

E tuttavia, sia il cattolicesimo più formalmente ossequioso e supremamente indifferente degli atei devoti, sia quello più rozzo e carnevalesco della Lega, ricevono legittimazione dal Vaticano. Non avrebbero né spazio né adepti se non fossero trattati dalla Chiesa gerarchica con un silenzio fra omertoso e ammiccante, che lascia a pastori di seconda fila, o sconfessati, il predicozzo salvafaccia sull’accoglienza dei migranti e sulla moralità di “papi”, riservando ai colloqui felpati fra sua eminenza e sua eccellenza, fra Bertone e Letta, i patti che contano e che assicurano alla Chiesa privilegi economici, leggi ad hoc, o bocciatura di leggi non ad hoc; promettendo alle destre, per quanto ci si riesca, i voti delle parrocchie.

Questi accordi lasciano intravedere dietro l’ostentata chiesa “degli ultimi” quella predominante “del potere”, la chiesa intollerante e infallibile delle crociate, dei roghi, di Lepanto, della tradizione neppure scalfita dai brevi balbettii del Vaticano II; una chiesa che pur sapendo, tacendo e sfumando per non urtare troppo altre sensibilità presenti nel gregge e fra alcuni pastori, seguita a venerare santi impresentabili del passato o freschi di giornata (3); una chiesa che per non metterli o toglierli dagli altari, così confessandosi umana e fallibile (in questo e in molto altro), diabolicamente persevera nell’errore.

Quello sfrontatamente manipolato dai leghisti o dai poligami del Family day, è perciò alla fine un cattolicesimo ben più “reale” del cattolicesimo “scalzo” che gli fa da schermo ad uso dei poveri (compresi i poveri di spirito estasiati dalle beatitudini) e si traveste da nonna, come il lupo di cappuccetto rosso, “per mangiarli meglio”…

w.p.


(1) Papa Ratzinger ha definito “grande uomo di Chiesa”, di cui seguire l’esempio, S. Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, che fece arrestare in Svizzera un centinaio di protestanti, benché ivi vigesse libertà di culto, costringendoli ad abiurare con le torture e bruciando sul rogo gli irriducibili. Nel cinquecentesimo anniversario della nascita di Pio V - responsabile della strage dei valdesi di Calabria, di aver messo a morte eretici, giornalisti e gay, della crociata di Lepanto, dell’invio di truppe contro gli Ugonotti; della repressione degli anabattisti, della ghettizzazione degli ebrei -, papa Wojtyla ha auspicato che la ricorrenza “sia motivo di benedizione per tutta la Chiesa”. Benedetto XVI si è augurato che “il suo esempio e la sua intercessione” incoraggino a realizzare l’autentica vocazione cristiana.

(2) Sulla risoluzione presentata nel novembre 2009 dall’Organizzazione degli stati islamici all’assemblea dell’ONU contro “la diffamazione delle religioni” vedi www.dialogo.org. A inizio 2010 in Irlanda è stata emanata una legge per cui diventa reato punibile con multe fino a 25.000 euro la blasfemia - cioè “pubblicare o esprimere contenuti volgarmente offensivi o insultanti in relazione ad argomenti sacri a qualsiasi religione” (“La Stampa”, 3/1/2010).

(3) Citiamo fra gli esempi le beatificazioni di criminali come Stepjnac o di Pio XII, le cui complicità col regime nazista, documentate dal cattolico John Cornwell ne Il papa di Hitler, sono efficacemente illustrate sul sito “Movimento operaio” da Antonio Moscato (http://antoniomoscato.altervista.org/; vedi: Presunto silenzio, cliccabile dalla home page).
 

Dal Blog di Walter Peruzzi : http://cattolicesimo-reale.blogspot.com/2010/01/gli-ayatollah-iraniani-e-la-chiesa-di.html



Giovedý 07 Gennaio,2010 Ore: 18:52