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www.ildialogo.org JOSE' COMBLIN TEOLOGO BELGA DI GRANDE LEVATURA SPIEGA LA PROFEZIA DI HELDER CAMARA E L'EREDITÀ SPIRITUALE DI MARCELO BARROS MONACO BENEDETTINO BRASILIANO, A CURA DI CARLO CASTELLINI.

JOSE' COMBLIN TEOLOGO BELGA DI GRANDE LEVATURA SPIEGA LA PROFEZIA DI HELDER CAMARA E L'EREDITÀ SPIRITUALE DI MARCELO BARROS MONACO BENEDETTINO BRASILIANO

 A CURA DI CARLO CASTELLINI.

Non esiste persona più indicata di Marcelo BARROS per presentare Dom HELDER CAMARA, ai giovani e ai lettori che non hanno potuto conoscerlo direttamente. Da più di quarant'anni conosco Marcelo Barros, da quando fu mio alunno di teologia negli anni Sessanta. Da allora, siamo amici e compagni di fede e ricerc.
In questo libro la sua testimonianza è eccellente e mostra sia un grande talento letterario, che la conoscenza diretta e intima che ha avuto di DOM HELDER CAMARA. Marcelo Barros ha già pubblicato più di cinquanta libri e molti articoli, sempre molto apprezzati e ricercati in Brasile, e in altri paesi. La sua esperienza spirituale e il suo talento letterario fanno sì che le sue opere abbiano molto successo, compresi i suoi tre romanzi.
Ma questa volta sembra che si sia superato. Chiaramente si è lasciato trascinare dal mondo dei sentimenti che dom HELDER CAMARA ha sempre suscitato in lui. Egli era ancora giovane studente di teologia e giovane monaco quando dom Helder lo scoprì e lo associò al suo ministero, soprattutto nella sua pastorale ecumenica e anche nel suo lavoro con i giovani.
Egli conobbe da molto vicino il DOM, come tutti chiamavano il Dom Helder. Egli lo scoprì e lo conobbe come un figlio scopre un padre. Vide e sentì molti particolari che i collaboratori della stessa generazione non percepivano. Gli prestava un'attenzione piena di emozione e di ammirazione.
Emozione e ammirazione che traspaiono in ogni pagina di questa testimonianza. E' proprio di questa testimonianza che DOM HELDER aveva bisogno. Era evidente che c'era tra il dom e Marcelo una comunicazione inconscia molto proponda perchè avevano la stessa origine. Entrambi erano chiaramente nordestini (del Nordest), orgogliosi di appartenere al loro popolo.
Dom Helder era cearense (del Ceara'), e Marcelo è pernambucano, ma la comune identità è più grande di questa differenza. E dom Helder cercava di identificarsi con il popolo pernambucano. Gli piaceva presentare la città di RECIFE come la capitale del Terzo Mondo, la capitale del mondo dei poveri. Parlando da Recife, egli i sentiva autorizzato a rivolgersi a tutto il Terzo Mondo. Dom Helder fu ricevuto in molti Paesi con grande affetto, rispetto e ammmirazione ma aveva un legame molto speciale con il Belgio. Fu a LEUVEN che ricevette la sua seconda laurea “honoris causa” il 21 maggio del 1970. Certamente il cardinale SUENENS non doveva essere stato estraneo a questa attribuzione. Poiché c'era tra dom HELDER e il card. SUENENS una relazione molto particolare. A prima vista, niente sembrava favorire la nascita di un rapporto amichevole tra due personalità così diverse. Pareva dovesse essere l'amicizia più improbabile del mndo. Erano diversi in tutto, ma entrambi davano molto valore all'amicizia che li univa e ammiravano nell'altro le qualità che essi non possedevano. In realtà, chi prese l'iniziativa, fu DOM HELDER. Egli raccontava che nel Concilio, i cardinali avevano privilegi molto importanti. Potevano prendere la parola quando volevano, anche prima dei vescovi. Potevano parlare più dei vescovi. Quindi, dom Helder, che era semplicemente arcivescovo, pensò di aver bisogno di un cardinale per presentare le sue idee e i suoi suggerimenti. Esaminò la lista dei cardinali e concluse che il suo uomo sarebbe stato SUENENS. Oltre tutto SUENENS era uno dei quattro coordiantori del Concilio e il più eminente dei quattro. Era il candidato ideale. Dom Helder lo conquistò. Aveva l'arte di conquistare. Molte delle idee presentate da Suenens, certamente, avevano origine nell'immaginazione feconda di dom Helder. Il dom sapeva che le sue idee sarebbero state più facilmente accettate se presentate da un cardinale importante. Dom Helder non aveva nessuna vanità, ed era un politico eminente. Per lui quel che valeva era il risultato.Non gli interessava apparire come autore di un paragrafo conciliare. Non sapremo mai quali furono gli scambi di idee tra i due. Ma era visibile, alla fine del Concilio, che era nata tra loro una vera amicizia. Suenens venne a Recife e Dom Helder fu sempre un punto di riferimento per lui.
Oltre a questo Dom Helder aveva altre amicizie in Belgio, terra di passaggio, discreta, nella quale poteva incontrarsi con i suoi amici senza attrarre l'attenzione dei mezzi della comunicazione. Quando io fui espulso dal Brasile, nel marzo del 1972, poche settimane dopo egli venne in Europa e mi incontrò nella casa che era stata dei miei genitori e che allora era la casa delle mie sorelle a Bruxelles. Con quistò i bambini in un attimo.
Marcelo ha scelto il metodo migliore per presentare DOM HELDE. Ha mpostrato successivamente i diversi aspetti della sua personalità e della sua azione. Poiché, quel che sempre sorprendeva in dom Helder era la molteplicità delle sue attività e l'originalità della sua personalità. Dom Helder era tutto, era l'unità dei contrari. Era profondamente mistico e profondamente politico. Le migliaia di pagine di preghiera che ci ha lasciato mostrano qualcosa della sua anima mistica e di come viveva nella contemplazione. Allo stesso tempo era eminentemente pratico, un organizzatore. In qualche modo fu lui a strutturare e organizzare la Chiesa brasiliana. Organizzò l'educazione cattolica, organizzò l'Azione cattolica, Fondò la Conferenza dei vescovi brasiliani. Fondò la Conferenza dei vescovi dell'America Latina. Nel Concilio non prese mai la parola, ma si poccupava di tutto nei corridoi e sapeva avvalersi degli altri per far passare le sue idee. D'altra parte fece sempre così. Invece di sostenere e proporre le sue idee personalmente, preferiva trovare un'altra persona che le presentasse. Vide che questo metodo era molto più efficace.
Il dom era poeta, con un temperamento artistico raffinato, sempre incantato dai buoni artisti. Ma aveva un senso vivo della realtà. Aveva capacità di intuizione nei riguardi delle persone, tanto che in pochi minuti sapeva sapeva scegliere quelle dalle quali avrebbe potuto ottenere collaborazione . Ha sempre saputo scegliersi i collaboratori. Aveva un intuito molto lucido nello scoprire il valore di una persona. Per questo fu capace di realizzare molte cose allo stesso tempo. Sapeva porre in azione i più capaci. Essendo umile, cercava sempre il contributo di persone qualificate. Ma sapeva discernere molto bene quel che c'era di più valido nei contributi degli specialisti.
Dom Helder era di un'estrema semplicità, che gli permetteva di conversare con i poveri con grande familiarità, parlando il loro stesso linguaggio. Allo stesso tempo egli non era mai intimidito, quando si incontrava con i grandi. Conservava la sua libertà di parola. Trattava tutti con cortesia e delicatezza, ma senza mai cadere nell'adulazione.
Poteva dedicarsi con la più grande attenzione all'interlocutore, nella sua umile sacrestia della Chiesa delle Frontiere, o far vibrare le moltitudini. Era eloquente sempre, questo sì. Era esuberante, molto sensibile e molto espressivo e, per questo, quelli che lo criticavano, lo accusavano di essere un demagogo o un commediante. Ma egli era semplicemente del Cearà e chi non conosceva il Cearà, non poteva comprendere. Era soltanto un esponente eminente della cultura del suo popolo.
Marcelo non nasconde un aspetto importante della sua vita. Ci fu un'epoca nella quale dava l'impressione di essere una vedete internazionale ,perchè i suoi discorsi avevano una risonanaza eccezionale nel mondo. Furono gli anni in cui non ricevette il Premio Nobel per la pace, perchè il governo brasiliano intervenne formalmente per non farglielo attribuire. Fu accusato di cercare il trionfo personale. Per temperamento era l'opposto. Non cercava il successo personale, ma voleva convincere, voleva essere efficace. Ora, al di là di questi momenti di acclamazione, da parte di grandi platee, il dom soffrì quarant'anni di persecuzione. Dal momento in cui fece la sua conversione ai poveri, cominciò la persecuzione. Egli la sopportò con la più grande dignità, senza lamentarsi mai. Chiaramente la persecuzione che più lo fece soffrire, fu quella della stessa gerarchia della Chiesa.
Tutti i “Santi Padri dell'America Latina” furono perseguitati allo stesso modo. Dom Helder fu profondamente umiliato. Subì più di altri perchè era molto sensibile ed aveva una così grande devozione per il papa, che ogni segno di rifiuto lo colpiva nella parte più profonda della sua sensibilità. Marcelo è stato testimone e non nasconde questo aspetto della vita del dom, forse il meno conosciuto. Dom Helder fu molto amato, ma anche molto odiato. Fu molto maltrattato dai mezzi della comunicazione. Questi dimostrarono che nessuno in Brasile, può stare realmente dalla parte dei poveri. Una volta che il dom fu acclamato come vescovo dei poveri, attrasse inevitabilmente su di sé tutto il risentimento delle classi dominanti. Egli non era solo. Se avevano trattato così anche Gesù, il suo fedele discepolo non poteva sperare in una sore diversa. Egli lo sapeva e lo accettava.
Oggi i “Santi Padre dell'America Latina”, all'interno della Chiesa, sono dimenticati. La loro memoria permane più forte fuori dalla Chiesa, piuttosto che dentro. Dentro la Chiesa prevalgono oggi, l'attrazione per il marketing cattolico e la preoccupazione per la riconquista del potere.
La società globalizzata neoliberista e ultracapitalista, ha bisogno di legittimazione. Essa ha bisogno di appoggi religiosi e apre generosamente un ampio spazio alle religioni e le religioni che praticano meglio il marketing finiscono per predominare.
E ' vero che in Europa le chiese cristiane tradizionali perdono ascolto e la società si secolarizza sempre di più. Da qui deriva il sentimento della profonda insoddisfazione dei popoli europei, forzati a sottomettersi alla disciplina della globalizzazione, senza convinzione. Manca loro la legittimazione religiosa, per essere felici nell'ultracapitalismo, del quale non possono liberarsi. Altri continenti non perdono la felicità dentro il sistema attuale perché le religioni compensano. Penso che questa fase sia transitoria. L'umanità sta già reagendo e non accetterà indefinitamente la dominazione globalizzante del sistema occidentale attuale. Anche nella Chiesa scopriremo che quello che ci offre il sistema è pura illusione. Riscopriremo il Vangelo di Gesù Cristo, e, allo stesso tempo, le testimonianze offerte da tutta una generazione di cristiani esemplari.
DOM HELDER è quasi dimenticato, ma la sua figura ricomparirà quando sentiremo la necessità d'orientamento cristiano in un mondo nuovo. “La generazione dei Santi Padri dell'America latina” illuminerà ancora i percorsi del cristianesimo e non solo in America Latina, ma nell'umanità intera. (JOSE' COMBLIN, a cura di Carlo Castellini).



Domenica 04 Giugno,2017 Ore: 19:10
 
 
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