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www.ildialogo.org DEMOCRAZIA E COMUNICAZIONE, OGGI,di RAFFAELLO SAFFIOTI

RICORDARE DANILO DOLCI A QUINDICI ANNI DALLA MORTE
DEMOCRAZIA E COMUNICAZIONE, OGGI

NUOVA MAIEUTICA E INFORMATICA ATTUALITA’ E PROFEZIA


di RAFFAELLO SAFFIOTI

Chi non comunica non diviene creativo. Soltanto il creativo comunica.

(…) Usualmente le lezioni nelle scuole trasmettono

i comizi trasmettono

le radio trasmettono

le televisioni trasmettono (il televisore è il moderno seduttore, di serie)

le fabbriche trasmettono disposizioni, progetti e ordini.

Ma solo comunicando ogni uno diviene creativo.

E solo comunicando (creativi) si riesce a conoscere.

(DANILO DOLCI)

Questi giovani specificamente cercano prepararsi ad aiutare

gli infiniti arcipelaghi del mondo a riconoscersi comunicando

coi più diversi mezzi della tecnica che serva la vita:

pensano necessario che informatica, televisione e reti di telecomunicazione convergano;

sanno che lo spettatore attraverso il computer-televisore

potrà presto trasformarsi in attore.

Ma senza cancellare i propri occhi e la pelle ed il cervello con le macchine;

sanno che “la tecnologia da sola non può risolvere i problemi sociali e politici”.

Senza infatuarsi pensano possibile contribuire a maieutizzare il mondo

anche con mezzi elettronici: e che questa prospettiva

pur dipende dalle scelte economico-politiche.

(DANILO DOLCI)

COME PREMESSA

Ricordare Danilo Dolci nella ricorrenza del quindicesimo anniversario della sua morte sembra quanto mai necessario se si considera in questa fine d’anno la gravità della crisi che stiamo vivendo.

Ricordiamo Dolci, evitando la retorica della commemorazione celebrativa, richiamando il suo pensiero e la sua opera che rivelano sempre più, col passare degli anni, il loro valore profetico.

Le sue parole, poste in epigrafe a questo testo, danno il segno di questo ricordo nel contesto della crisi del nostro tempo che per essere compresa ha bisogno di un approccio multidisciplinare. Può essere di aiuto un testo di recentissima pubblicazione, Il senso ritrovato (a cura di Ervin Laszlo-Pier Mario Biava, Springer, 2012).

Stiamo vivendo una crisi sistemica, epocale, che non riguarda solo l’economia e la finanza, ma anche l’ecosistema, il nostro mondo di valori e la cultura su cui si è basata finora la nostra vita su questo pianeta. Di fronte a una crisi di queste proporzioni, occorre mettere in discussione il paradigma in base al quale si è organizzata la nostra società. Il modello di sviluppo, ormai accettato a livello globale, non si sta rivelando sostenibile e necessita di essere rapidamente rivisto. La crescita economica illimitata e il deterioramento conseguente dell’ambiente richiedono politiche eco-compatibili, che non mettano a repentaglio la nostra sopravvivenza. 1

COMUNICARE, LEGGE DELLA VITA

Il tema “comunicare” è stato dominante nell’ultimo periodo della vita di Dolci.

La Bozza di Manifesto su questo tema è l’opera curata da Dolci, continuamente rivista e rielaborata, con sempre nuovi contributi e verifiche di gruppo in varie parti del mondo. Essa ha avuto varie edizioni dal 1989 fino all’ultima apparsa in Comunicare, legge della vita 2.

E’ un’opera maieutica, interrogativa e può essere letta come un MANIFESTO POLITICO ED EDUCATIVO PER UN MONDO NUOVO NONVIOLENTO.

Da notare che la prima edizione della Bozza di Manifesto era stata preceduta da un’altra opera significativa di Dolci, col titolo Dal trasmettere al comunicare 3.

L’opera Comunicare, legge della vita può essere considerata come il “testamento spirituale” di Dolci, elaborato nell’ultimo periodo della sua vita.

“La breve e inusuale ‘prolusione’”che egli ha letto a Bologna il 13 maggio del 1996 in occasione della laurea honoris causa in Scienze dell’Educazione potrebbe essere considerata come integrazione del suo “testamento spirituale” 4.

Il grido di allarme di un profeta.

Diagnosi di “uno stato confusionale”.

In quell’opera e in quel discorso c’è la diagnosi acuta dello “stato confusionale proprio in senso medico”, sofferto allora come oggi dall’umanità.

Leggiamo in Comunicare, legge della vita:

Non dobbiamo temere la diagnosi

Una malattia ci intossica e impedisce: la vita del mondo è affetta dal virus del dominio, pericolosamente soffre di rapporti sbagliati.

Non un nuovo Golia occorre denunciare, né estranei nemici ma, nei più diversi ambiti, ripensare e rifondare il modo e la qualità dei nostri rapporti, di ogni genere di rapporto.

Talmente abituati siamo a questa malattia, che ci è arduo concepire la salute. Sappiamo quale mondo vogliamo?

L’antico virus va tramando strategie inedite. Una frode sottile ma vasta degenera il mondo, acuta, sistematica, mentre il rapporto esclusivamente unidirezionale nel tempo tende a passivizzare l’altro, gli altri, e a divenire violento. Ove le bombe non bastano, l’inoculazione, la trasmissione propagandistica vengono più e più camuffate da comunicazione.

Malgrado puntuali denunce, finora inadeguate, questa strategia (condotta da persone, gruppi, Stati) subdolamente tende a strumentalizzare la gente, rendendola indifesa e acquiescente. Il bambino, il giovane, il passante nella strada difficilmente può difendersi dalla ingegneria del consenso finché non sa che esiste, e come ordisce, sostenuta da apparati e investimenti smisurati.

I maggiormente pericolosi predatori e parassiti umani perlopiù ragnano legalmente e nell’oscuro. Sovente l’usurpatore e i suoi strumenti vengono esaltati e incentivati dagli stessi oppressi. Insano è frodare, ma anche lasciarsi parassitare, divenendo complici. L’adeguarsi all’ordine del dominio implica la responsabilità del dominatore che quella di chi si lascia dominare.

… Molti strumenti del dominio sfuggono al controllo democratico, sfuggono alla coscienza popolare.

… Arduo è liberarsi dall’inganno che diviene norma. Chi non medita, non pensa liberamente, non distingue tra l’ipnotizzante trasmettere e il comunicare.

… L’uso della televisione, soprattutto da parte dei piccoli, rischia – se eccessivo, indiscriminato, avulso dalla capacità di guardare e sentire criticamente – di espropriare ognuno di sé e di inquinare. 5

Nel discorso all’Università di Bologna leggiamo:

Come è possibile diagnosticare uno “stato confusionale”? Osservando in quale modo ci si comporta, e in quale ci si esprime. Guardando l’agire, i fatti, quando emerge una difficoltà come si comportano le persone sane? Cercando di identificare il problema (che significa originariamente proposta) per poterlo risolvere. Come invece si comporta il neurotico (persona, gruppo o popolo)? Si scaglia contro la difficoltà – pur se rappresentata da persone, gruppi, popoli – per eliminarla, talora distruggendosi. La guerra è un fenomeno neurotico. 6

Stato confusionale ci significa deperimento pure biologico fino al rischio dell’autodistruzione” sono le ultime parole di quel discorso. Oggi, forse, siamo in grado di capire meglio il senso di quelle parole, quanto fosse giustificato quel grido di allarme. Era il grido di allarme di un profeta!

Dobbiamo rassegnarci al suicidio?”

Rispondere ad un appello.

Il dovere di quelli che vogliono raccogliere l’eredità del pensiero e dell’opera di Dolci, di quelli che vogliono continuare la sua opera, di quelli che si considerano suoi amici, è rispondere alla domanda della “Bozza di Manifesto” in Comunicare, legge della vita: “Dobbiamo rassegnarci al suicidio?”.

Bisogna rispondere all’appello rivolto “a chi più avverte l’immensa portata di questa problematica per la vita del mondo, a tutti coloro cui non sfuggono gli intimi nessi tra la valorizzazione delle intime risorse inesplorate, e la pace, - o tra sfruttamento e violenza -, soprattutto a chi nei più diversi contesti esercita una pur varia funzione educativa.

Per scoprire ed esprimere i dirompenti segreti del comunicare occorre che germinino ovunque i suoi laboratori, consolidandosi in comuni fronti”. 7

Alla fine del discorso all’Università di Bologna, Dolci disse:

Per il mondo, essenziale nel futuro sarà come valorizzare ognuno attraverso maieutiche strutture a diversi livelli, riguardando dalle evolutive prospettive della scienza della complessità. Essenziale problema è riuscire a concepire strutture maieutiche di reciproca valorizzazione in cui tutti, i più semplici e i più tecnici, possano apprendere a comunicare e a organizzarsi. 8

“L’inaudita complessità dei problemi in un mondo che si dibatte tra la morte ed una nuova vita, richiede analisi e intuizioni approfondite per le quali ognuno può arrecare il suo apporto personale”. 9

NUOVA MAIEUTICA E INFORMATICA

Lo sviluppo sempre più accelerato in questi anni delle nuove tecnologie della comunicazione suggerisce di proporre il tema del rapporto tra la nuova maieutica e l’informatica, rileggendo due delle opere di Dolci ed estraendo i passi che documentano la sua geniale intuizione della problematica posta, appunto, dallo sviluppo delle stesse tecnologie.

Si pone, ancora una volta, la domanda sulla differenza tra il trasmettere e il comunicare.

La scelta dei passi che seguono, da me curata, può aiutare la riflessione degli amici e degli studiosi del pensiero e delle opere di Dolci?

Al minimo buon senso non sorprende se l’entusiasmo per una recente scoperta, o utile tecnica, rischia infatuazioni e sbornie. Ma possiamo accettare che queste vengano spacciate come portentosi toccasana? Possiamo lasciare dilagare, tra furbizia pubblicitaria e culturale acerbità, allettamenti quasi idolatrici perfino nei piccoli?

Informatica. Utilissima. Bene.

E il rapporto? il senso del rapporto? il problema del rapporto? E’ sparito?

E’ stato prima meccanicizzato e poi meccanizzato.

Dati: da chi scelti? a che scopo? come raccolti? in quale rapporto tra sorgente e osservatore-rilevatore?

Elaborazione: da chi? come? perché? in quale contesto?

Trasmettere, informare: chi e come trasmette? in quale rapporto col ricevente? palese o nascosto? propone o inculca?

Eliminare il problema del rapporto non è semplificare: è cosare le creature.

Ci cresce l’immenso rischio di perdere, attraverso ordini, numeri e macchine, il senso del contatto, il rapporto vivo sempre nuovo.

L’informazione dell’elaboratore (che oltre ad essere una macchina per calcoli e un informatore numerico, sempre più diviene trasmettitore di codici simbolici, segnali fonici e visivi) non esaurisce certo tutte le possibilità ricettive ed espressive della mente, della personalità umana. E opera su un modello della realtà – non in rapporto alla realtà integra.

Quanto più le informazioni ci pervengono attraverso macchine, attraverso impulsi mediati, tanto più la nostra biologica ricezione alterandosi impoverisce, appassisce. Viene a poco a poco eroso e mozzato quanto nel rapporto vivo risulta essenziale: la complessa reciprocità.

Un più veloce calcolo facilita e riduce la fatica, garantisce alcuni aspetti del conoscere. Il calcolare, compiere cioè serie di operazioni con dati da noi scelti, dovrebbe presupporci consapevoli della limitatezza delle informazioni da noi assunte ed elaborate di fronte a quanto ancora ignoriamo.

Fiori e musiche sono pure numeri: ma ridurre creature a numeri non produce massa? non produce Auschwitz e Hiroshima?

Anche i vocabolari sono strumenti. Cantando si può fare musica; o con altri strumenti, oltre la gola: il flauto, o l’organo.

Le macchine non solo possono servire a diverse verifiche ma, in base alla trascorsa esperienza e all’intelligenza di questa realtà, pur non sapendo intuire possono aiutarci a concepire e nutrire alternative alla realtà attuale. Eseguire complessi calcoli può essere utile sia per verificare le ipotesi alternative, i poetici sogni, sia per contribuire a maturare l’intuitivo progetto.

Abbagli estremi: idoleggiare – o ignorare, abominare – i calcoli e i loro strumenti.

Essendo la matematica un sistema di rappresentazione, e in quanto il conoscere rafforza, il computer è una macchina che, accumulando dati e la possibilità di interpretarli, aumenta il potere di chi la possiede. E’ vero: se una carta nautica riporta cifre errate, se non si sa calcolare esattamente l’altezza delle maree, le navi rischiano incagliarsi.

Il calcolo, in sé, in quanto valorizza il misurare, il quantificare, in quanto sviluppa deduzioni logiche e contribuisce a proporre scenari alternativi, può risultare non solo essenziale all’accertamento scientifico ma anche utile ad ampliare la fantasia. L’uso del calcolo potenzia sia il virus sia il costruire, il crescere. Problema è chi lo muove, come, a qual fine. Si sente dire “la rivoluzione dell’informatica …”: ma come è usata sovente, non accelera e potenzia vecchie strategie?

Il calcolatore che sta diventando anche strumento per formulare e trasmettere scenari e modelli di comportamento, ricorda ovviamente soltanto quanto gli si vuol far ricordare perché vi è stato immesso, quanto non è stato escluso a priori o dimenticato: quando anche dovesse in un futuro prossimo divenire familiare, in ogni casa, la partecipazione prevedibile in queste condizioni sarebbe soltanto poter scegliere tra i diversi programmi. Ma non agire sulla composizione sistematica dei programmi stessi.

Usualmente chi sa calcolare non sceglie di potenziare il fronte, sovente ancora inesistente o quasi, dei poveri, di chi ha scarso potere: trova più comodo usare le sue abilità nel servire il dominio, cioè vendersi. Un guaio è quando i poveri (nel senso di chi produce poco) o i poeti non sanno usare o contrapporre i loro calcoli.

Gli uomini-computer aderiscono anche per affinità computeristica: semmai gareggiano con altra massa.

Non possiamo attribuire all’informatica responsabilità non sue. Seppure il video di un elaboratore è altro dal video di un televisore, la già avviata tendenza a fabbricare apparecchiature in cui si esprimono coi processi informatici anche i mass media, ci richiede non sprovveduti al rischio di una nuova più vasta confusione. “Fra poco sarà certamente contento quell’esercito di adolescenti che usa l’home computer: la Sip sta già mettendo a punto una linea che consentirà loro il collegamento, con l’ausilio di un apposito adattatore telematico, una macchinetta da sistemare tra il televisore di casa e il computer … Tutti quei giovani che hanno sognato guardando il film Wargames”.

Ma su questi problemi, più che il solitario riflettere, o il rischio di predicare, necessita in ogni parte del mondo suscitare, soprattutto fra i giovani, il conversante dibattito chiarificatore.

Mentre appunto queste note mi arriva dalle Edizioni Gruppo Abele il libro Il potere del computer e la ragione umana, scritto da un amico di Lewis Mumford e Noam Chomsky, l’esperto Joseph Weizenbaum, che dedica la vita a questi problemi. Lo apro subito, a caso.

“Abbiamo trasformato il mondo più del lecito in un computer. Questo rifacimento del mondo a immagine del computer è incominciato molto prima che nascessero i primi calcolatori elettronici”.

“… I mass media hanno stabilito che siamo la società dell’informatica”.

“… In questo mondo c’è un mercato pronto ad accogliere a braccia aperte persone che siano già psichicamente intorpidite quando entrano a far parte della forza-lavoro … allenate a non interessarsi della connessione tra ciò che fanno e l’effetto finale … le loro vittime”. 10

***

Le riviste scientifiche riportano: “Florida, maggio 1995. Il futuro telematico multimediale è già arrivato, almeno per le famiglie di Orlando. La Time Warner ha finalmente attivato il suo tanto atteso servizio televisivo interattivo destinato a un pubblico potenziale costituito da 4000 abbonati alla Tv via cavo. La FSN costituisce il primo tentativo su vasta scala di trasformare la televisione da servizio a senso unico a servizio digitale che funziona in due direzioni, cioè interattivo.

L’avventura di Orlando è una pietra miliare. Secondo la maggior parte delle stime, la diffusione su vasta scala della FSN avverrà tra non meno di tre-cinque anni”. Interessante pur l’iniziativa di Giancarlo De Carlo che struttura mezzi multimediali e urbanistici al borgo medioevale di Colletta, sopra il mare di Albenga.

Questi giovani specificamente cercano prepararsi ad aiutare gli infiniti arcipelaghi del mondo a riconoscersi comunicando coi più diversi mezzi della tecnica che serva la vita: pensano necessario che informatica, televisione e reti di telecomunicazione convergano; sanno che lo spettatore attraverso il computer-televisore potrà presto trasformarsi in attore. Ma senza cancellare i propri occhi e la pelle ed il cervello con le macchine; sanno che “la tecnologia da sola non può risolvere i problemi sociali e politici”.

Senza infatuarsi pensano possibile contribuire a maieutizzare il mondo anche con mezzi elettronici: e che questa prospettiva pur dipende dalle scelte economico-politiche. 11

Sapere concretare l’utopia”

Nell’ultima pagina de La struttura maieutica e l’evolverci leggiamo:

Sapere concretare l’utopia chiede, col denunciare, un annunciare capace di lottare e costruire frontiere che valorizzino ognuno: l’educazione è rivoluzionaria se si matura valorizzatrice, dunque maieutica”.

Palmi, 30 dicembre 2012

Raffaello Saffioti

Centro Gandhi

raffaello.saffioti@gmail.com

NOTE

1 Dalla quarta di copertina di Il senso ritrovato, a cura di Ervin Laszlo-Pier Mario Biava, Springer, Milano, 2012.

2 DANILO DOLCI (a cura di), Comunicare, legge della vita, La Nuova Italia, Firenze, 1997.

3 DANILO DOLCI, Dal trasmettere al comunicare, Sonda, Torino, 1988.

4 Nella rivista “Scuola & Città”, n. 9, 30 settembre 1996.

5 DANILO DOLCI (a cura di), Comunicare, legge della vita, cit., pp. 15, 17-8, 20.

6 “Scuola & Città” cit., pp. 407-8.

7 DANILO DOLCI (a cura di), Comunicare, legge della vita,cit., pp. 41-42.

8 “Scuola & Città”, cit., p. 408.

9 DANILO DOLCI (a cura di), Comunicare, legge della vita, cit., p. 41.

10 DANILO DOLCI, Dal trasmettere al comunicare, cit., pp. 85-90.

11 DANILO DOLCI, La struttura maieutica e l’evolverci, La Nuova Italia, Firenze, 1996, pp. 268-69.




Domenica 30 Dicembre,2012 Ore: 19:43
 
 
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