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www.ildialogo.org Oltre frontiera*,di Maria Cristina Bartolomei

Oltre frontiera*

di Maria Cristina Bartolomei

Ricordo di Padre Camillo De Piaz


in “www.statusecclesiae.net ” del 4 febbraio 2010  
All’alba del 31 gennaio 2010, vicino alla soglia del compimento del suo novantaduesimo compleanno, Padre Camillo De Piaz dei Servi di Maria ha oltrepassato l’ultima e la più importante delle frontiere che hanno contrassegnato il suo impegno di vita di uomo, di cristiano, di frate, di intellettuale. Nato a Tirano il 24 febbraio 1918, la prima frontiera che gli si offrì da trasformare in incontro fu quella con i Grigioni, coi quali ebbe un intenso scambio sul piano sia culturale sia ecumenico, nella collaborazione coi Pastori riformati. L’essere frontaliero divenne il suo marchio spirituale (come sottolinea il bel volume Sulla frontiera. Camillo De Piaz, la Resistenza, il Concilio e oltre Scheiwiller, Milano 2006, curato da G.
Gozzini, in collaborazione con Padre Camillo e con l’amico Bruno Ciapponi Landi).
Entrato nell’Ordine nel 1934, nel 1941 era stato ordinato presbitero e inviato al convento di S. Carlo a Milano, anche per lo studio presso la facoltà di Lettere dell’Università Cattolica. Da studente e da frate, condivise allora con il grande amico di tutta la vita, il confratello Padre David M. Turoldo, la partecipazione alla Resistenza, fondando anche la rivista inizialmente clandestina “L’Uomo”. Insieme svolsero, anche promuovendo la nascita del centro Corsia dei Servi, un ruolo di grande importanza nella cultura milanese democratica del dopoguerra, ruolo che perdurò nel tempo: dal 1974 al 1986, per esempio, fu membro del direttivo della laicissima Casa della Cultura di Milano, centro culturale della sinistra. Nel 1973, al Palalido di Milano riceve dalle mani di Enrico Berlinguer il “Premio Eugenio Curiel”, con la motivazione «Sacerdote, militante antifascista, compagno di lotta di Curiel, ha saputo unire nel fuoco della Resistenza e nell’impegno civile dalla Liberazione ad oggi le aspirazioni convergenti di libertà e di progresso del popolo italiano espresse da componenti ideali diverse».
  Quando, nel 1974, ha termine l’esperienza della Corsia dei Servi come iniziativa del convento s. Carlo, Padre Camillo diviene presidente della Nuova Corsia, cui con altri amici ha dato vita e che ebbe la sua sede, sempre a Milano, in via Tadino, presso la libreria popolare di cui era direttore Mario Cuminetti. Dal punto di vista ecclesiale, il Concilio, anticipato, amato e poi strenuamente difeso, fu la cifra in cui si coagulò la sua ispirazione autenticamente evangelica, la centralità della Parola di Dio, il fraterno impegno nella storia per la giustizia, la pace, la liberazione, che alla metà degli anni Ottanta lo portarono, a farsi copromotore (con Padre David Turoldo, Mario Cuminetti, Lucia Pigni) di importati iniziative nei confronti del carcere, in particolare dei detenuti per terrorismo. Nel 1967 fece parte del gruppo fondatore della rivista “Servitium”, di cui era il redattore decano, e fu partecipe dell’impresa della rivista “Bozze”, fondata da Raniero La Valle con altri amici nel 1978 e uscita fino al 1994.
  Uomo di raffinata cultura e di finissima ed esigente parola, fu sempre molto parco nello scrivere. Nel 1996, una ischemia cerebrale lo privò poi della capacità di leggere e scrivere. Ma ciò fu occasione dell’attivarsi di amici, a trascrivere le sue omelie, a farsi dettare testi, così che ora, oltre al volume summenzionato, sono pubblicati dall’Editrice Servitium i suoi Commenti alle Letture bibliche della Liturgia. Fu responsabile e partecipe di numerosissime iniziative culturali, in Italia e all’estero; presiedé tra l’altro il "Centre internacional Escarré per a les minories ètniques i les Nacions" - centro catalano avente come scopo la lotta al razzismo e alla xenofobia, attraverso la promozione della conoscenza, del riconoscimento e della solidarietà - fondato presso l'Abbazia di Monserrat e intitolato all'abate - antifranchista ed esiliato Aurelio Escarré, di cui fu amico.    Tra gli interlocutori di Padre Camillo De Piaz si trovano i nomi grandi della letteratura, della cultura, dell’impegno nella società e nella Chiesa. In quest’ultima - pour e par l’Eglise - soffrì con serenità, fedeltà, ma a schiena dritta. Dalla metà degli anni Cinquanta, gli scomodi Turoldo e De Piaz vennero allontanati da Milano. Nel 1957 Padre Camillo fu destinato a Tirano – dove, ultimamente, risiedeva come unico frate - continuando, da lì e pendolando con Milano, a seguire molteplici iniziative. Nel 1975 la Curia diocesana di Como vietò ai Servi di Maria - costretti a lasciare la cura del Santuario di Tirano - l’esercizio del ministero all’interno della diocesi. Le piene facoltà dell’esercizio del ministero in ambito diocesano vennero restituite a Padre Camillo solo nel 1998.
  Quando venne informato che qualcuno stava pensando a proporre un incontro sinodale autoconvocato della base ecclesiale, incentrato sul richiamo al Concilio e sul tema “Il Vangelo che abbiamo ricevuto”, si fece illustrare approfonditamente lo spirito della iniziativa, la salutò con gioia, la condivise, la approvò e appoggiò in modo convinto e appassionato: «Certamente! Ci tengo molto ad esser anch’io tra i promotori!», ritenendo poi – e fu commovente - necessario giustificarsi per la sua probabile assenza: «Anche se sarà molto difficile che io possa venire fino a Firenze; me ne dispiace molto, dovrete scusarmi».
  Il due febbraio, memoria liturgica della Presentazione di Gesù al Tempio, di fronte al quale Simeone sciolse il suo cantico “Ora fa’ che il tuo servo, Signore, chiuda in pace il lungo suo giorno” (versione di David M. Turoldo), con la celebrazione - tra una folla di amici - delle esequie a Tirano, dove ora riposa, la lunga, operosa, coraggiosa, luminosa giornata di Padre Camillo si è aperta oltre frontiera al giorno senza tramonto di Dio. Chi resta, piange la sua assenza, ringrazia per il dono che Padre Camillo è stato, confida in una sua diversa vicinanza, spera di rivederlo, e chiede al Padre che dia forza ad altre voci che ne raccolgano l’eredità.
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* Una versione più breve del presente testo è in pubblicazione sul mensile torinese “il foglio”, n. 369, febbraio 2010.
 


Venerd́ 05 Febbraio,2010 Ore: 16:03
 
 
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