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www.ildialogo.org PRETI UCCISI NEL 1945,di Beppe Manni

PRETI UCCISI NEL 1945

di Beppe Manni

Pubblicato sulla Gazzetta di Modena il 25 aprile


 Su di una lapide nel palazzo vescovile di Modena c’è l’elenco dei preti morti nelle due guerre. C’è scritto: “Uccisi, dalla guerra o dalla malattia ‘pro aris et focis’, per la famiglia e la religione. L’arcivescovo C. Boccoleri pose in memoria e ad esempio”.
Tralasciamo i cinque preti morti nella guerra del 15-18 e i due in Russia, per passare ai preti uccisi dal 1944 al 1945, sull’Appennino Modenese Sono: Elio Monari, ucciso il 16-7-44; Natale Monticelli parroco di Monzone a Bologna il 20 settembre del ’44; Ernesto Telè, parroco di Castellino delle Formiche l’11-12-44; Aldo Boni il 3-4-45; Aristide Berni parroco di Montorsello, il 19-4-45; Giuseppe Donini parroco di Castagneto il 19-4-45; Giuseppe Preci parroco di Montalto il 24-4-45; Giovanni Guicciardi parroco di Mocogno il 10-6-45; Luigi Lenzini parroco di Crocette il 26-7-45. A questa lista va aggiunto il seminarista Rolando Rivi[1] di 14 anni di Monchio ucciso il 10-4-45.
Se si osserva la data della loro morte ci si accorge che le uccisioni sono continuate anche dopo la liberazione: Guicciardi, Lenzini e Rivi furono uccisi dai partigiani quando alla guerra e alla lotta di resistenza seguì un confuso e burrascoso periodo durato circa un anno in cui si confusero vendette personali, semplici atti di delinquenza comune, giustizie sommarie nei confronti non solo di fascisti responsabili di crimini, ma anche di “nemici di classe” appartenenti a possidenti, agrari e al clero. Nel famoso triangolo della morte (Reggio, Modena e Bologna), subito dopo la guerra, furono uccisi piuttosto sbrigativamente diverse centinaia di persone.
A Modena ci furono diverse figure di preti e monsignori che si schierarono apertamente per il regime fascista e all’inizio anche contro la lotta di resistenza. Del resto la chiesa italiana nel suo complesso aveva appoggiato il regime mussoliniano grata anche per i privilegi che erano derivati dal concordato del 1929 e per lottare apertamente contro il comunismo. Ma già negli anni 30 emersero diverse figure di preti e laici antifascisti, cresciuti negli ambienti dell’Azione Cattolica parrocchiale e nei circoli cattolici come il Paradisino.
Quando poi il regime fascista mostrò il suo vero aspetto, attraverso i disastri della guerra, l’occupazione tedesca, le distruzioni dei bombardamenti e le persecuzioni naziste, il clero cominciò a capire. La naturale bontà dei parroci che si sentivano responsabili della gente indifesa e il sentimento cristiano, li portò a difendere le popolazioni dalle vendette fasciste e tedesche, a nascondere gli ebrei e gli aviatori inglesi, a proteggere i  giovani renitenti alla leva e in qualche modo ad appoggiar la lotta partigiana, Ne abbiamo una testimonianza particolareggiata nei diari di don Antonio Galli, don Carlo Berselli, don Giuseppe Pistoni, don Sante Bartolai e nell’importante opera storica di Ermanno Gorrieri “La Repubblica di Montefiorino”.
Don Marino Donini, don Alberto Zanaroli di Rubbiano, don Giovanni Boccaleoni di Polinago con don Mario Prandi di Fontanaluccia, nascosero i giovani renitenti alla leva e si dedicarono alla cura dei feriti senza distinzioni tra partigiani o tedeschi. A Nonantola don Beccari, don Tardini e don Pelati, nascosero e fecero fuggire i 100 ragazzi ebrei di villa Emma. Don Zefirino Berselli parroco a Nirano nel settembre ‘44, si mise coraggiosamente davanti al plotone di esecuzione e salvò la vita di 50 suoi parrocchiani. Don Luigi Braglia fu testimone della strage di Monchio, Costrignano e Susano, nella quale i tedeschi uccisero per rappresaglia 136 innocenti il 24 marzo del ‘44. Don Mario Crovetti, medaglia d’oro parroco di Roncoscaglia fu catturato e dopo un passaggio a Fossoli finì a Dachau. Don Zeno Saltini rischiò più volte la vita. Don Benedetto Richeldi ha un albero nel parco dei giusti a Gerusalemme, per aver salvato un gruppo di ebrei. Don Dante Sala salvò dal lager la famiglia ebrea dei Modena.
Alcuni preti presero parte attiva alla lotta partigiana e rischiarono per questo la sospensione a divinis da parte del vescovo Boccoleri non certamente tenero con gli antifascisti. Mons Luigi della Zanna vescovo di Carpi invece, si prodigò apertamente e coraggiosamente per i partigiani. Don Nino Monari era chiamato il prete partigiano, fece parte della Repubblica di Montefiorino. Era l’unico prete che il 25 aprile con le decorazioni sul petto, sfilava tra i partigiani,.
Dei sette preti uccisi dai tedeschi, ricordiamo Don Elio Monari, medaglia d’oro. Rifugiato nella zona di Monchio, perché braccato dai fascisti e dai tedeschi, non imbracciò mai un fucile, fu catturato dai tedeschi mentre assisteva un tenente tedesco ferito. Portato a Firenze, fu torturato e ucciso il 16 luglio del ’44.
Dopo 60 anni fatichiamo a comprendere questa pagina di storia italiana e modenese. Nella resistenza sulle nostre montagne combattevano insieme le brigate Garibaldi comuniste comandate da Armando, la Brigata Italia democristiana comandata da Gorrieri e un gruppo di Azionisti, indipendenti laici. Molti preti direttamente o indirettamente hanno partecipa dal 43 al 45 alla lotta di liberazione, insieme a molti cattolici.
Come mai dopo la guerra le forze si separarono anzi si contrapposero ferocemente, arrivando a cruenti rendiconti prima e ad una divisione tra cattolici e comunisti poi, sancito dalle elezioni del 1948?
Ciò dipese certamente da una visione filosofica, ideologica, politica diversa, ma specialmente dalla divisione in due blocchi del mondo occidentale. L’Italia e la Democrazia Cristiana che vinse le elezioni del dopoguerra, era sotto la “protezione” americana; il fronte Democratico Popolare (socialisti e comunisti) facevano riferimento alla Russia. La chiesa di Papa Pacelli non cercò di pacificare le parti, anzi con la famosa scomunica ai comunisti del 1948, sancì definitivamente l’allontanamento di larghi ceti popolari, operai e braccianti dalla chiesa.
I preti che avevano avuto un prezioso ruolo nella lotta di liberazione quasi si vergognarono di avervi partecipato. La voce dei laici democristiani che avevano partecipato alla resistenza divenne sempre più flebile, sostenuta coraggiosamente specialmente da Ermanno Corrieri, Luigi Paganelli, Mirko Campana.
La “Resistenza” rimase in mano ai comunisti: Ne venne sminuita la portata e si impedì una rivisitazione storica critica “comune”. I don Camilli di parrocchia ormai si trovavano su barricate diverse da quelle dei Pepponi comunisti anche se rimaneva in loro l’antico amore verso il popolo che erano chiamati comunque a governare. “Noi vogliam Dio” e “Bella ciao” furono cantati in due pulpiti doversi.
Nel nuovo partito del centro sinistra sono finalmente confluite le sinistre laiche e il cristianesimo democratico per la prima volta riconciliati dopo la Resistenza.
Ma il cammino è ancora lungo.
Il peccato originale, l’antica ferita non è ancora guarita. L’anticomunismo fu la bandiera che divise e divide ancora il mondo dei lavoratori, attraverso la distinzione dei sindacati “comunisti” e quelli “democristiani”.
Oggi è il pretesto usato strumentalmente dalle destre e da una parte della chiesa, contro le istanze sociali e democratiche.
Beppe Manni
 


[1] Rolando Rivi: fu ucciso, casualmente, solo perchè indossava la veste da seminarista. E’ un candidato alla canonizzazione, come martire. Sarà dichiarato beato nel 2011. Non così per don Elio Monari adulto, consapevole e martire, catturato mentre assisteva da prete, un moribondo “nemico”. Forse perché era ospite di una brigata partigiana.


Marted́ 27 Aprile,2010 Ore: 15:58
 
 
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