- Scrivi commento -- Leggi commenti ce ne sono (0)
Visite totali: (220) - Visite oggi : (1)
Questo giornale non ha scopo di lucro, si basa sul lavoro volontario e si sostiene con i contributi dei lettori Sostienici!
ISSN 2420-997X

Canali social "il dialogo"
Youtube
- WhatsAppTelegram
- Facebook - Sociale network - Twitter
Mappa Sito

www.ildialogo.org LA RIFORMA DELLA SCUOLA: DALLA PROTESTA ALLA (CONTRO) PROPOSTA,di Augusto Cavadi

LA RIFORMA DELLA SCUOLA: DALLA PROTESTA ALLA (CONTRO) PROPOSTA

di Augusto Cavadi

Riprendiamo questo articolo, su segnalazione dell'autore che ringraziamo, dal suo blog augustocavadi.com
“Centonove” 14.5.2015
RENZI: LA RIFORMA DALLA A ALLA F
Renzi vuole davvero cambiare la scuola italiana approfittando del consenso plebiscitario di cui (non sappiamo per quanto tempo ancora) gode in Parlamento? Allora riscriva quasi completamente il suo disegno di legge e sfidi i poteri forti (dai sindacati alla Chiesa cattolica) adottando, come fari inspiratori, la Costituzione e l’esperienza pluridecennale di chi alla scuola ha dedicato i due terzi dell’esistenza.
a)   Prima di tutto, destini ad altro ministero il sottosegretario Davide Faraone che non ha avuto il tempo di completare gli studi universitari, forse troppo occupato nelle numerose  campagne elettorali a organizzare cooperative di giovani privi di lavoro disposti a votare – intanto – per lui. Altrimenti gli insegnanti (mi riferisco ovviamente al 70 % degni di questo titolo, non a tutti) dovranno inghiottire le sue dichiarazioni assolutorie per gli studenti che fanno casino in attesa delle vacanze natalizie e i suoi “cinguettii” di condanna per i docenti che accettano di decurtare il già esiguo stipendio per esprimere democraticamente e  nonviolentemente il proprio dissenso.
b)    Poi dia un taglio netto alle elucubrazioni azzeccaingarbugliate sul senso dell’articolo 33   della Costituzione e proclami, chiaro e forte, che l’istruzione è gratuita dalla scuola di infanzia all’università nelle strutture statali e che le altre istituzioni private vanno finanziate da chi le vuole frequentare. Naturalmente, un’ora dopo, riversi a favore dell’istruzione statale i milioni di euro che non saranno più regalate all’istruzione privata.
c)   In terzo luogo elimini lo scandalo  - di cui i cristiani autentici si addolorano per primi – delle ore di religione cattolica. Nonostante la buona volontà di alcuni docenti si tratta di un’ora percepita dagli alunni come una sorta di ricreazione supplementare: e se in dieci classi la metà chiede l’esonero, la normativa attuale vieta di accorpare gli alunni avvalentesi dell’insegnamento in cinque classi (con i relativi risparmi finanziari). Si trasformi l’ora di religione cattolica facoltativa in ora di  storia delle religioni obbligatoria: con insegnanti selezionati dallo Stato e con programmi miranti a far conoscere ai cattolici le idee dei protestanti, agli ebrei le idee dei musulmani, agli atei e agli agnostici le idee delle varie religioni mondiali e ai seguaci delle varie religioni mondiali le motivazioni filosofiche degli atei e degli agnostici. Ovviamente qualsiasi cittadino (di qualsiasi orientamento teologico personale) avrebbe diritto di concorrere alla cattedra di storia delle religioni, pur dimostrando – a partire dalla sua laurea in teologia, in filosofia, in storia etc. – di avere le competenze scientifiche e didattiche per farlo. Con un colpo solo si assicurerebbero il pluralismo culturale nelle scuole pubbliche, una conoscenza elementare ma oggi indispensabile delle diverse prospettive confessionali del pianeta, un’occupazione stabile e dignitosa a tanti laureati ingiustamente emaginati perché il vescovo della diocesi non concede loro la “missio canonica” (la licenza di insegnare, insomma).
d)    In quarto luogo si elimini lo scandalo – di cui i veri amanti dello sport sono i primi a dolersi – delle due ore di educazione fisica. Nell’ordinamento attuale sono due ore sprecate il cui effetto più certo è di interrompere la concentrazione degli studenti danneggiando le ore di lezione successive (tranne nei casi, non infrequenti, in cui essi le usano per ripassare nella zona ristoro le lezioni di altre materie su cui suppongono di poter essere interrogati). Se la campana suona alle 9, quanto tempo ci vuole perché una classe lasci l’aula, raggiunga la palestra, cambi gli abiti per indossare le tute sportive? Diciamo che salta, ni casi più eroici di fedeltà al dovere, un quarto d’ora. Almeno un altro quarto d’ora va destinato alle operazioni inverse, dalla palestra all’aula (dove si arriva sudati, accaldati, richiedenti acqua per sciacquarsi nei bagni o da bere al bar). Che cosa può fare nella mezz’ora che resta il docente di educazione fisica? Ecco perché il meglio che egli stesso offre lo offre nelle ore post-meridiane, quando segue progetti che gli studenti seguono con convinzione e per i quali egli percepisce degli emolumenti supplementari. Non sarebbe più logico, dunque, eliminare le ore mattutine e concentrarle (questa volta accorpandole a due a due) nelle ore post-meridiane? Gli stessi alunni non eviterebbero cosìalmeno due volte la settimana di uscire troppo tardi dalla scuola, dove hanno dovuto stuadire greco o algebra a quinta ora perché a quarta hanno dovuto far finta di educarsi fisicamente? Certo che sarebbe più logico. Dunque, tertullianamente, nessun politico e nessun sindacalista lo accetterà tentando di farlo diventare norma effettiva.
e)    In quinto luogo andrebbe eliminato lo spreco immane dei bidelli. Dovrebbero svolgere due funzioni principali: mantenere pulite aule e bagni; far conoscere alle classi le circolari. La prima funzione – in tutte le scuole europee che mi è capitato di visitare – è svolta, con risparmio economico ed efficacia proporzionale, da ditte di pulizia private che non costano un centesimo nei giorni in cui la scuola è chiusa e che possono essere licenziate in tronco se non lavorano bene quando la scuola è aperta. Quanto alle circolari, farle girare classe per classe  - nell’era di internet – non è solo inutile: è proprio fastidioso. Invece di interrompere per almeno due o tre volte al giorno (qualche volta a lezione !) il dialogo in classe si potrebbero inviare con un solo click a una mailing list e/o affiggerle sul sito web della scuola. Con questo sistema, sarebbe responsabile delle proprie inadempienze chi, per snobismo antitecnologico o per prosaica strafottenza, non volesse impiegare neppure due minuti del suo tempo per aggiornarsi.
f)    Tanto altro ci sarebbe da aggiungere su docenti, dirigenti scolastici, ispettori ministeriali: ma, per oggi, ho già occupato troppo spazio.
Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com



Domenica 17 Maggio,2015 Ore: 10:06
 
 
Ti piace l'articolo? Allora Sostienici!
Questo giornale non ha scopo di lucro, si basa sul lavoro volontario e si sostiene con i contributi dei lettori

Print Friendly and PDFPrintPrint Friendly and PDFPDF -- Segnala amico -- Salva sul tuo PC
Scrivi commento -- Leggi commenti (0) -- Condividi sul tuo sito
Segnala su: Digg - Facebook - StumbleUpon - del.icio.us - Reddit - Google
Tweet
Indice completo articoli sezione:
Scuola

Canali social "il dialogo"
Youtube
- WhatsAppTelegram
- Facebook - Sociale network - Twitter
Mappa Sito


Ove non diversamente specificato, i materiali contenuti in questo sito sono liberamente riproducibili per uso personale, con l’obbligo di citare la fonte (www.ildialogo.org), non stravolgerne il significato e non utilizzarli a scopo di lucro.
Gli abusi saranno perseguiti a norma di legge.
Per tutte le NOTE LEGALI clicca qui
Questo sito fa uso dei cookie soltanto
per facilitare la navigazione.
Vedi
Info