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www.ildialogo.org PER LO SCIOPERO DEL 5 MAGGIO CONTRO LA SCUOLA DI RENZI I SINDACATI NON CANTINO VITTORIA,di Augusto Cavadi

PER LO SCIOPERO DEL 5 MAGGIO CONTRO LA SCUOLA DI RENZI I SINDACATI NON CANTINO VITTORIA

di Augusto Cavadi

Riprendiamo questo articolo, su segnalazione dell'autore, che ringraziamo, dal suo blog augustocacavdi.com
“Repubblica – Palermo”
7.5.2015
Le responsabilita’ dei sindacati e del governo
 Il successo dello sciopero del 5 maggio contro la “buona scuola” potrebbe indurre i  sindacati nell’illusione che gli avversari dei loro avversari siano loro amici. Detto in soldoni: scendere in piazza contro questo governo non significa essere a fianco di questi sindacati. Le proposte di riforma governative sono ora opinabili ora inaccettabili: ma sono state avanzate per sanare una scuola sfasciata, prima di tutto, dai sindacati.
  Mi limito a una sola esemplificazione che potrebbe chiarire altri punti della questione. Da sessant’anni a scuola è valso il combinato disposto di due principi altrettanto assurdi: che si possa diventare titolare di cattedra per anzianità e non per preparazione; che una volta entrati nei ruoli i docenti siano inamovibili. Chi ha pressato i governi, più o meno clientelari, della Prima e della Seconda Repubblica per ridurre la scuola a ufficio di collocamento per falliti o, meno brutalmente, ad ammortizzatore sociale per combattere la disoccupazione intellettuale ? E chi, se non i sindacati, si sono compattamente mobilitati quando si trattava di difendere il “posto di lavoro” di insegnanti o di personale amministrativo, tecnico e ausiliare platealmente inadatti ? In questi decenni ho visto cose che gli umani non possono neppure immaginare: presidi in missione permanente in giro per il mondo (qualcuno è stato condannato perché - con in combutta con il dirigente amministrativo – si regalava anche champagne e donnine allegre); professori che, vittime di gravi malesseri fisici e psichici, si rifiutano di passare a mansioni diverse dall’insegnamento; tecnici di laboratorio perennemente occupati al cellulare o al bar; bidelli che lasciano le aule sporche come le trovano, legittimando gli alunni più stupidi a sporcarle ancora di più il giorno dopo…
  Che un governo voglia dire “basta” a questo andazzo vergognoso è più che giusto. Se non fosse formato quasi tutto di ragazzini presuntuosi (in alcuni casi neppure laureati), ascolterebbe i suggerimenti che molti di noi abbiamo espresso da più di quarant’anni su riviste e libri. Per esempio che - essendo molti dirigenti scolastici come quelli di cui ho raccontato le gesta nel volume  Presidi da bocciare? e che mi hanno invano minacciato di querela - prima di investirli di tanto potere andrebbero attentamente scremati (licenziando i più matti, i più violenti e i più ignoranti). E, inoltre, a regime, che essi debbano valutare non in monarchica solitudine ma all’interno di  una commissione di cui facciano parte anche tre colleghi, tre rappresentanti dei genitori e tre alunni (estratti a sorte fra quelli che hanno lasciato, da almeno un anno e da non più di due, la scuola).
   Mi rendo conto che queste proposte (non a caso abbracciate per poco tempo da sindacati nuovi, estranei alle Confederazioni tradizionali, ma ben presto abbandonate per paura di perdere consensi), come altre ancora più radicali su aspetti della vita scolastica, siano inaccettabili: sia  dall’ideologia massificante di chi urla contro la meritocrazia come criterio di carriera per i docenti (tanto, poi, i figli della sinistra chic sono ben sistemati fra padri gesuiti, ancelle e padri salesiani, prima di partire per l’università in Germania o negli Stati Uniti) sia  dalla mentalità aziendalista di un governo “progressista” in grado di attuare le riforme liberiste e autoritarie impedite ai precedenti governi “conservatori” di destra. Ma pazienza ! Come mi ha insegnato un’alunna su Facebook, in un italiano non proprio impeccabile,  “se volevo piacere a tutti, nascevo Nutella”.
Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com



Domenica 10 Maggio,2015 Ore: 10:42
 
 
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