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www.ildialogo.org Ma quanto sono pigri questi disoccupati!,di Paul Krugman

Ma quanto sono pigri questi disoccupati!

di Paul Krugman

New York Times - 22 settembre 2014 - Those lazy jobless
La scorsa settimana John Boehner, lo speaker della Camera, ha dichiarato all'American Enterprise Institute che ciò che impedisce all'occupazione di crescere è la pigrizia. Tanta gente, ha detto, "preferisce stare a guardare o pensa che non deve lavorare se non ne ha voglia".
Non è la prima volta che un politico conservatore importante dice qualcosa in questo senso (Romney aveva addirittura quantificato nel 47% la percentuale degli americani pigri). È sin dall'inizio della crisi finanziaria e della recessione che la destra non ha mai smesso il ritornello che i disoccupati sono tali perché non cercano lavoro con sufficiente impegno, visto che se la possono prendere comoda grazie ai lauti sussidi di disoccupazione. In definitiva, dicono, è gente pagata per non lavorare. E questa voglia di dare addosso alle vittime della depressione economica attribuendo loro la colpa della crisi si è rivelata impermeabile alla logica e all'evidenza dei fatti.
È però incredibile - e la dice lunga sui suoi sostenitori - che si continui anche ora a ripetere queste frasi. Perché ora la destra ha ottenuto tutto quello che voleva: i sussidi, soprattutto per i disoccupati di lunga durata, sono stati ridotti o eliminati. Eppure ci sono tanti politici che continuano a inveire contro l'assistenza sociale ai barboni (che poi non sono barboni - non c'è mai stata assistenza sociale ai barboni -) e soprattutto non c'è più neanche quella poca assistenza sociale che c'era prima. Perché allora continuare con queste accuse?
Non so quante persone si rendono conto del successo che ha avuto la campagna contro ogni tipo di aiuto per coloro che non riescono a trovare lavoro. Ma il quadro è impressionante. Ultimamente il mercato del lavoro è migliorato, ma ci sono ancora quasi tre milioni di americani che sono senza lavoro da più di sei mesi, la durata massima normalmente prevista dai contratti di assicurazione contro la disoccupazione. È quasi tre volte il numero totale dei disoccupati di prima della recessione. Eppure i sussidi per i disoccupati di lunga durata sono stati eliminati - e in alcuni stati la durata di erogazione degli aiuti è stata ulteriormente ridotta.
Il risultato è che la maggior parte dei disoccupati è tagliata fuori da ogni aiuto. I disoccupati americani che ricevono qualche tipo di indennità di disoccupazione sono solo il 26 per cento del totale, il livello più basso da molti decenni. Il valore complessivo delle indennità di disoccupazione è inferiore allo 0,25 per cento del PIL, la metà del valore del 2003, quando il tasso di disoccupazione era più o meno quello attuale. Non è un'iperbole dire che l'America ha abbandonato i suoi cittadini senza lavoro.
Strano a dirsi, quest'epidemia di conservatorismo anti-compassionevole non ha prodotto alcun aumento di posti di lavoro. In realtà, l'affermazione che un atteggiamento spietato possa essere giustificato come mezzo per il miglioramento dell'economia è stata più volte smentita dai fatti. La scorsa settimana Nathan Deal, il governatore repubblicano della Georgia, per nascondere il fatto che le politiche preferite dalla destra non funzionano, ha dovuto ipotizzare che l'aumento della disoccupazione in molti Stati governati dai repubblicani fosse dovuto a manipolazioni statistiche del governo federale.
Questo, tuttavia, è un argomento per un'altra colonna. La mia domanda di oggi è invece psicologica e politica: perché c'è tanta animosità contro i disoccupati, perché una così forte convinzione che ci stiano comunque guadagnando qualcosa, proprio nel momento in cui di fatto sono trattati con una durezza senza precedenti?
Un comportamento ipocrita e crudele verso le vittime di una tragedia, soprattutto quando la tragedia dura per un lungo periodo, è abbastanza comune nella storia, come sa chiunque abbia studiato la politica britannica durante la carestia irlandese. Tuttavia, i repubblicani non sono sempre stati così. Nel 1930 hanno denunciato il New Deal e sostenuto soluzioni di libero mercato - ma quando Alf Landon nel 1936 ha accettato la candidatura a presidente, ha anche sottolineato "l'ovvio dovere di assistere i disoccupati sino alla completa ripresa dell'economia". Riuscite a immaginare qualcosa di simile dal partito repubblicano di oggi?
C'entra la razza? È sempre un'ipotesi da prendere in considerazione nella politica americana. È vero che la maggior parte dei disoccupati è bianca, come lo è una quota ancora maggiore di coloro che ricevono sussidi di disoccupazione. Ma i conservatori non possono saperlo, perché trattano i disoccupati come parte di una folla di persone non ben definita, ma dalla pelle scura, che preferisce ricevere aiuti al lavorare.
Secondo me, tuttavia, la causa sta principalmente nel circuito informativo chiuso nel quale vive la destra contemporanea. In un paese nel quale la base repubblicana acquisisce le informazioni da Fox News e Rush Limbaugh, dove l'elite del partito si forma sulla base di quelle che immaginano essere disinteressate analisi politiche dell'American Enterprise Institute e della Heritage Foundation, la destra vive in un proprio universo intellettuale, inconsapevole sia della realtà della disoccupazione, sia della durezza della vita dei disoccupati. Si potrebbe pensare che l'esperienza personale - quasi tutti hanno conoscenti o parenti che non riescono a trovare lavoro - dovrebbe comunque venir fuori, ma a quanto pare non succede.
Qualunque sia la spiegazione, Boehner stava chiaramente dicendo quello che lui e tutti quelli intorno a lui pensano realmente, cioè quello che si dicono l'un l'altro quando non si aspettano che altri possano ascoltare. È vero che alcuni conservatori hanno cercato di reinventare la propria immagine, professando simpatia per i meno fortunati. Ma ciò che il loro partito crede veramente è che se sei povero o disoccupato, è sempre e solo colpa tua.
Traduzione di Gianni Mula



Venerdì 26 Settembre,2014 Ore: 09:33
 
 
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