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www.ildialogo.org Nella nostra società il furto d’informazione è endemico ...,di Gianfranco Macciotta

Nella nostra società il furto d’informazione è endemico ...

di Gianfranco Macciotta

Il tema del furto d'informazione, sollevato dall’Appello di cui ho parlato nel mio ultimo post, è stato, complici le ferie agostane, bellamente ignorato da tutti i media che contano (tranne il Manifesto che lo ha lanciato). Ma questo disinteresse non ha scoraggiato due miei cari amici, l’avvocato Gianfranco Macciotta e Dino Biggio, dall’intervenire. Trovate qui di seguito l’intervento di Gianfranco, con osservazioni molto pertinenti che dimostrano chiaramente come il problema del furto di informazione sia di portata ben più ampia di quanto creduto dai firmatari dell’appello e non riguardi una singola notizia, per quanto importante, ma investa la struttura stessa del settore dell'informazione. Nel post successivo troverete alcune mie considerazioni che sviluppano quest’aspetto.
Riporto invece subito il contributo di Dino, che coglie benissimo l’altro nodo centrale del problema, il come si possa concretamente dar speranza alle nuove generazioni visto che la situazione attuale sembra condannarle senza appello a un mondo senza una vita che valga la pena di essere vissuta:

... Il riferimento che hai fatto sul pensiero di Balducci, grande amico di Arturo, mi ha riportato alla mente quanto questi scrisse in una lettera a don Giuseppe Giussani nell'aprile del 1998: "La Chiesa... sarà facilmente travolta nella immane rovina della globalizzazione... Forse la globalizzazione è un progetto dello Spirito che il demonio ha voluto imitare; dalla sua morte risorgerà il progetto iniziale... Oggi la Chiesa non ci chiede più né apologetica, né apporti dottrinali, ci chiede speranza, una speranza senza contenuti ma nella vita, nella promessa della vita...". Quella speranza che invece è stata distrutta e sottratta alle nuove generazioni. ...

Riprenderò questo tema in un prossimo post, ma mi ci vorrà un po’ di tempo ...

* * *

L'appello pubblicato dal Manifesto pone un problema di carattere generale che va al di la dello specifico caso cui si riferisce.

Si tratta, infatti, di capire che cosa sia l'informazione oggi.

Chiunque legga su un giornale la cronaca di un fatto di cui abbia conoscenza diretta si rende conto che, assai di frequente, per non dire quasi sempre, le notizie di stampa tutto riportano meno che la verità oggettiva in ordine alla svolgimento del fatto stesso. La cosa non è di poco conto per diversi ordini di motivi, se si considera che, dalla lettura dei giornali o dall'ascolto dei giornali radio e dei telegiornali la maggior parte della gente assume le informazioni in base alle quali si forma le opinioni sui più vari temi, da quelli di cronaca spicciola a quelli di maggior interesse sociale.

Per spiegarmi meglio voglio fare due esempi su vicende delle quali ho conoscenza diretta per averle vissute personalmente.

La prima: Quando si parla del '68 in Italia tutti, ormai, sono convinti, per averlo letto e sentito, nell'arco di oltre quarant'anni, su tutti i mezzi di informazione cartacei e mediatici, che il "Movimento" sia iniziato con le occupazioni di Torino e Pisa. In verità chiunque abbia vissuto davvero coscientemente dall'interno quel periodo sa benissimo che, in primo luogo, in Italia il '68 è incominciato nel febbraio 1967 e che la prima facoltà occupata in assoluto, fu la facoltà di Chimica di Cagliari, seguita da quella di Giurisprudenza e, via via, dalle altre, e, solo qualche giorno dopo, da Pisa, Torino e Milano. Per la cronaca anche nel 1968 la prima facoltà occupata in Italia fu quella di Giurisprudenza di Cagliari.

La seconda: recentemente si sono celebrati a Cagliari due processi contro alcuni medici di un reparto ospedaliero di psichiatria per omicidio colposo e sequestro di persona, a seguito della morte in reparto di un uomo sottoposto a contenzione fisica per diversi giorni. Ebbene, per quanto, sin dalle prime battute, fosse stato documentato come l'indagine fosse stata istruita sulla base di una cartella clinica evidentemente falsa, e come la contenzione fisica nulla avesse a che fare con le cause della morte, tutta la stampa, non solo isolana, ha sostenuto una violenta campagna mediatica contro i sanitari, senza mai dare conto delle risultanze processuali che, di giorno in giorno, smentivano la tesi accusatoria. Per inciso, proprio Il Manifesto, quando già era stata prodotta la cartella clinica conforme all'originale, che provava l'infondatezza materiale delle contestazioni formulate dall'accusa, se ne uscì con un lungo articolo titolato "Così hanno ucciso (******)"

Non si tratta, ovviamente, quanto al primo caso, di una sterile rivendicazione di primogenitura, e, quanto al secondo caso, di voler rifare i processi sulla stampa, anche perché la magistratura giudicante ha già provveduto a rendere giustizia ai medici assolvendoli da entrambi i reati contestati con formula ampia, ma di un rilievo dettato dalla considerazione che, con il passare del tempo, siccome la cronaca giornalistica diventa fonte storica non secondaria, se tanto mi da tanto, i ricercatori che consulteranno gli annali dei media ricostruiranno vicende inesistenti e i giovani di oggi studieranno una storia che non è mai accaduta.

Siamo dunque, come osservano i firmatari dell'appello, di fronte a una pratica evidente e, purtroppo, generalizzata di furto d'informazione o, nella migliore delle ipotesi, di vergognosa disinformazione.

Questo è il primo problema, ma ad esso se ne collega un altro forse ancora più grave: perché questo avviene?

Si può comprendere, anche se non certamente giustificare, che un simile atteggiamento sia tenuto da giornalisti legati a testate voci di partito o di poteri economici e, quindi, motivate a piegare l'informazione ai propri interessi di parte. Più difficile è, invece capire perché il medesimo atteggiamento venga assunto anche da giornalisti legati a testate indipendenti o, peggio ancora, emanazione di un servizio pubblico. Tanto più è difficile comprendere quando il furto di informazione o la disinformazione riguarda non eventi rilevanti per i grandi temi economici, politici e sociali, ma la cronaca spicciola quotidiana.

Una spiegazione può forse ritrovarsi andando a esaminare un tema che riguarda non solo la professione del giornalista ma tutte le professioni cosiddette libere.

Mi riferisco al tema della formazione professionale e, soprattutto al tema della formazione di un'etica professionale.

E' sufficiente, oggi, per acquisire capacità professionali adeguate, superare un esame per lo più di carattere teorico e poi seguire, di tanto in tanto, corsi di formazione la partecipazione ai quali, di per sé sola, e al di fuori di qualsiasi verifica concreta dei risultati conseguiti, garantisce "crediti formativi"?

Mi pare evidente che così non è.

Come in tante altre professioni, anche in quella del giornalista si registra un diffuso abbassamento del livello di professionalità.

Spesso e volentieri si costruiscono grandi articoli o vere e proprie campagne di stampa su notizie non verificate e provenienti da fonti inattendibili o, comunque, interessate a dare informazioni funzionali a tesi precostituite, Le bufale sul "web" sono all'ordine del giorno, Le smentite degli interessati, pubblicate spesso in modo parziale e manipolato, servono solo a dare nuovo risalto all'originale "notizia" per trascinare pigramente dibattiti pretestuosi che, però, fanno ascolto e vendita.

E' ovvio, a questo punto che, al di la dei casi di conclamata malafede, si pone un problema generale di carenza dei minimi principi di etica professionale nello svolgimento del lavoro, la cui conseguenza non può che essere la carenza di una informazione degna di questo nome, almeno per quanto riguarda la comunicazione dei dati di fatto oggettivi, il che si traduce nel denunciato furto di informazione, tanto più grave in quanto, in buona parte dei casi, inconsapevole perché frutto di ignoranza, pigrizia e supponenza insieme.

Gli Ordini, le associazioni professionali e i singoli giornalisti farebbero bene ad avviare una riflessione approfondita su questi temi e ad assumere iniziative e provvedimenti utili a risolvere degnamente il problema.




Venerdì 21 Settembre,2012 Ore: 17:04
 
 
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