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www.ildialogo.org Dalla cattura dell’antimateria a un pluralismo non nichilistico della verità,di Gianni Mula

Dalla cattura dell’antimateria a un pluralismo non nichilistico della verità

di Gianni Mula

Gianni MulaÈ di questi giorni l’annuncio del CERN di Ginevra che il gruppo di fisici guidati da Jeffrey Hangst (Esperimento Alpha) è riuscito a creare 38 atomi di anti-idrogeno per un tempo di 170 millesimi di secondo. Ecco come la stampa ha presentato la notizia:

 

AVVENIRE - Cern, i predatori dell'antimateria

quei 38 atomi finiti in bottiglia sembrano proprio una moderna lampada di Aladino dalla quale ci si aspetta possa uscire il genietto che spieghi finalmente il mistero delle nostre origini.

Corriere della Sera  - Cern: creata e imprigionata l'antimateria

LA SCOPERTA «ANTICIPATA» NEL CELEBRE ROMANZO DI DAN BROWN «ANGELI E DEMONI»

Un risultato che sembra tratto da un film. … adesso è possibile produrre l'antimateria e «parcheggiarla» con una grandissima precisione. … «È però impensabile portare l'antimateria a spasso in una bottiglia, come accade nel romanzo». … La speranza è riuscire a risolvere uno dei più grandi rompicapo della fisica contemporanea, ossia perché al momento del Big Bang la natura ha «preferito» la materia ordinaria all'antimateria.

la Repubblica - Il Cern cattura l'antimateria grande mistero dell'universo

Per la prima volta, gli atomi specchio non sono scomparsi un attimo dopo la loro creazione. Permetteranno di capire come la materia e il suo opposto non si siano annullati al momento del Big Bang. E gli scienziati si divertono a ricordare Dan Brown.

La stampa - L'antimateria catturata in laboratorio - Più vicino il segreto del Big Bang

Impresa al Cern di Ginevra grazie a potenti campi magnetici

Al Cern di Ginevra, in una macchina grande come uno scaldabagno, sono intrappolati i primi atomi di antimateria creati in laboratorio. … Ci sono voluti anni di ricerche e apparecchiature gigantesche, ma alla fine si è ottenuto qualcosa che è ai limiti della fantascienza. L’antimateria è stata prodotta al Cern e intrappolata come nel romanzo di Dan Brown «Angeli e demoni» (anche se è impensabile portarla a spasso in una bottiglia) ed una reazione fra materia e antimateria è alla base della propulsione dell’astronave Enterprise, della flotta stellare del ciclo di Star Trek.

Il punto informatico - CERN, antimateria in bottiglia

ennesimo risultato da primato nel campo della fisica dei quanti: sfruttando un particolare design di campi elettromagnetici noto come "bottiglia magnetica" i ricercatori del CERN sono riusciti a mantenere stabili 38 atomi di anti-idrogeno per due decimi di secondo ciascuno, su un totale di 10 milioni di antiprotoni e 700 milioni di positroni usati nell'esperimento.

DAILY WIRED NEWS SCIENZA - Cern, catturata l'antimateria

Sono solo 38 atomi di antiidrogeno, ma a Ginevra li hanno tenuti in pugno per il tempo record di un decimo di secondo. … Il prossimo passo è produrre più antiatomi e trovare un modo per intrappolarli più a lungo in modo da studiare le differenze tra la materia e l'antimateria.

 

Se percepite qualcosa di strano nell'enfasi data a un esperimento scientificamente scontato come la creazione di alcuni atomi di antimateria (di sicura realizzabilità da almeno da una diecina d'anni), avete perfettamente ragione. Anche perché qualcuno dei quotidiani segnala, onestamente, che un risultato di questo genere era già stato ottenuto alcuni anni fa, e che, rispetto ad allora, il fatto nuovo è solo l'aumento del numero e della durata di vita degli atomi di antiidrogeno creati. Il nocciolo del problema è che l’interesse principale della stampa è principalmente rivolto a quegli aspetti dell’esperimento che possono permettere di presentarlo come un esempio della titanica lotta che il genere umano conduce da sempre per strappare alla natura i suoi segreti più intimi. Di qui l’insistere sulla metafora della "cattura", dei "predatori", e sui paralleli col romanzo di Dan Brown o col ciclo di Star Trek, anche a rischio di dimenticare il perché l'esperimento è importante e perchė quindi valga la pena di farlo e di raccontarlo.

Le ricerche attualmente in corso al CERN sono davvero importanti. Anche se il battage pubblicitario che le accompagna può far pensare, e giustamente, alla mania di grandezza di un costruttore di grattacieli che ritenesse di farsi pubblicità sottolineando di aver costruito il più grande grattacielo rosso del mondo, come se qualcuno avesse mai indetto una gara in altezza per grattacieli rossi, stiamo infatti assistendo quasi in diretta a una verifica dei limiti di applicabilità del cosiddetto modello standard della fisica della particelle elementari. Una verifica mai dichiarata come tale, per ragioni facilmente comprensibili, e che prima d'ora non era mai stata condotta così sistematicamente e su scala così grande. L’obiettivo è individuare le basi per un nuovo paradigma della fisica delle alte energie, a partire dalle tracce lasciate dal fallimento oramai evidente di quel gigantesco programma di riduzione dell'intera fisica alle leggi delle interazioni tra i suoi costituenti più elementari che andava sotto il nome di "teoria del tutto". Si tratta di una ricerca che, visto il numero e il livello degli studiosi coinvolti, avrà comunque ricadute importanti sull'intera fisica.

L'importanza del modello standard stava nel suo essere non solo un modello esemplare di teoria quantistica dei campi ma anche la base per costruire modelli più complessi capaci di affrontare fenomenologie non incluse nel modello originale, quali la relatività generale e la materia oscura. L'insuccesso ormai evidente di questi tentativi ha fatto sì che la prospettiva nella quale venivano condotte le ricerche per il superamento del modello standard sia saltata: e quindi non si tratta più di costruire un nuovo paradigma unificante, della stessa natura e tipo dei precedenti, ma della ricerca, faticosa e poco remunerativa in ogni senso, di un approccio pluralistico che permetta l'integrazione in una stessa cultura scientifica di teorie differenti e anche, talvolta, incompatibili. Di qui la necessità di rimediare sul piano comunicativo “pompando” dal punto di vista giornalistico gli aspetti scientificamente meno rilevanti dell’esperimento, quali la sua lontana connessione con la teoria del Big Bang o addirittura il suo fornire stimoli a romanzi di successo.

Tuttavia proprio in questa nuova prospettiva le ricerche attualmente in corso attorno al superacceleratore di Ginevra acquisiscono un significato particolarmente importante: le differenze di proprietà tra materia e antimateria, se viste come tracce del fallimento del programma riduzionista, diventano infatti gli indizi sulla base dei quali si può pensare a costruire nuovi schemi indipendenti di interpretazione della realtà. Nuovi schemi che affianchino quelli esistenti senza necessariamente sostituirli. L’esistenza dell’antimateria è ad esempio collegata all’esistenza di soluzioni ad energia negativa nell’equazione di Dirac, con la conseguenza che le sue proprietà dovrebbero essere identiche a quelle della materia ordinaria. Questa connessione è mantenuta invariata nel modello standard che però si deve confrontare col fatto che il mondo nel quale viviamo è costituito principalmente da materia ordinaria. Allora la ricerca di differenze tra materia e antimateria diventa un modo per uscire dai limiti del modello standard costruendo una teoria indipendente che si sovrapponga solo parzialmente ad esso, esattamente come la termodinamica, con la sua direzione temporale ben definita (si passa spontaneamente dall’ordine al disordine, mai il contrario) affianca, senza sovrapporsi completamente, la meccanica, le cui equazioni sono simmetriche rispetto al tempo.

Sino ad oggi la valutazione prevalente tra i fisici su queste differenze ben note tra meccanica e termodinamica è stata di attesa di una teoria dinamica più completa. Certo che se neppure nel più ristretto campo della fisica delle alte energie fosse di fatto pensabile una teoria unificata allora non rimarrebbe che la prospettiva di cercare i nuovi schemi indipendenti cui si è fatto cenno in precedenza. In questa prospettiva non avrebbero senso, per ragioni strettamente scientifiche e non solo filosofiche, rivendicazioni di possesso di verità assolute di uno schema interpretativo rispetto a un altro. E diventerebbe attuale anche la ricerca di un nuovo approccio al problema della conoscenza in generale che non parta più dalla pretesa superiorità di principio delle scienze della natura rispetto a quelle che un volta si chiamavano scienze dello spirito, superiorità che sarebbe garantita dalla verificabilità per via sperimentale delle affermazioni delle prime, o dalla loro falsificabilità, e non delle affermazioni delle altre.

Queste considerazioni diventano ancora più importanti per un pubblico di non specialisti. Basti pensare ad esempio al problema del pluralismo religioso. Ogni fondamentalismo religioso, infatti, ruota attorno ai principi logici di identità e di non contraddizione: il mio Dio dice la Verità, quindi il tuo Dio, se non è il mio sotto altro nome, dice almeno qualche non Verità, cioè dice il falso, cioè non è un vero Dio. In un mondo intriso di scientismo questa logica ferrea sembra la sola logica a disposizione, e ogni tentativo di allontanarsene viene non solo tacciato di relativismo, o di nichilismo, ma rischia di non essere neanche pensabile perché andare contro la (supposta) logica della scienza vuol dire andare contro la scienza e quindi essere in qualche modo dei pazzi.

Un esempio importante, in positivo, di questo rischio in ambito cristiano è la difficoltà di pensare una fede come “spazio vuoto” (K. Barth, L’epistola ai Romani) da riempire non con contenuti assoluti o assolutizzabili ma con la coscienza di essere chiamati a rispondere dell’altro e per l’altro da noi. Una fede di questo genere, che è stata sostenuta da giganti del pensiero religioso come Dietrich Bonhöffer, Yves Congar ed Ernesto Balducci, è una fede senza religione, da contrapporre alla religione senza fede professata da tanti atei devoti ben visti dalle gerarchie ecclesiastiche. È un fede difficile da pensare da soli perché si può concretizzare soltanto in percorsi esistenziali vissuti in condivisione con altri. Quindi è una fede che ha naturalmente una dimensione comunitaria ma accetta tranquillamente l’esistenza di differenti comunità e differenti tradizioni. Pertanto, analogamente alla scienza, può articolarsi mantenendo una coerenza di fondo in professioni diverse, anche indipendenti o solo parzialmente sovrapponibili.

Gianni Mula

 

Professore di Fisica Teorica presso l'Università di Cagliari



Venerd́ 26 Novembre,2010 Ore: 19:04
 
 
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