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www.ildialogo.org Cominciare dall’amore.,di P. Nadir Giuseppe Perin

Cominciare dall’amore.

di P. Nadir Giuseppe Perin

E’ possibile portare dei cambiamenti nella “comunità cristiana”, migliorando il suo modo di vivere, di relazionarsi, di farsi prossimo a chiunque ne abbia bisogno, compresi i “preti sposati” ? E’ possibile per ogni “ Christifidelis” poter vivere una vita nuova, in pienezza e nella libertà dei “figli di Dio” ? E’ possibile vivere una vita “proposta” in conformità al Vangelo più che una “vita imposta” secondo il Diritto Canonico ?

Si ! Purchè si abbia il coraggio di cominciare dall’amore (Charitas) !

Se rimarrete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,31-32) da tutti quei condizionamenti che vi impediscono di “cingervi del grembiule” per “farvi servi” agli altri nell’amore (Gal. 5,13).

Fino a quando coloro che hanno la responsabilità del ministero per la comunità ecclesiale, cioè il Papa ed i Vescovi che sono stati chiamati ad essere pastori del “gregge” a loro affidato - non avranno il coraggio di “pascere il gregge”, lasciandosi guidare dallo Spirito divino del Vangelo che li fa essere “servi” gli uni degli altri, più che dallo spirito umano del Diritto Canonico ( lievito dei Farisei) che li fa essere, invece, “ padroni del gregge” - i vari “problemi” che affliggono la comunità dei credenti – come la carenza di presbiteri – non troveranno mai una soluzione, anzi si complicheranno a tal punto che molti della comunità cristiana “fuggiranno” verso altri lidi alla ricerca di quel DIO che Gesù “ ci ha fatto vedere” e conoscere. Un Dio che ci è Padre e ci ama di un amore infinito – indipendentemente dal nostro comportamento – perché LUI è - sempre e comunque - soltanto AMORE ( Charitas), datore di vita ( vivificante), mai di morte.

Nella storia dei popoli non è mancata la voce di chi ha gridato “Non carità, ma giustizia”! Gesù, invece, disse “ Se la vostra giustizia non supererà quella degli Scribi e dei Farisei, non entrerete nel regno dei cieli” ( Mt 5,20) e ci ha avvertiti che se non avremo misericordia ci attenderà un giudizio senza misericordia ( Mt 5,7). E’ vero che il Vangelo dichiara “beati coloro che hanno fame e sete di giustizia” ( Mt 5,6) ma è altrettanto vero che la carità ( Charitas) precede ed integra la giustizia, perchè la giustizia rimane incompleta senza l’amore. A nessuno piace sentirsi trattato solo con giustizia, perchè davanti ad una giustizia senza amore, come può essere quella dell’ “occhio per occhio e dente per dente” ( Mt 5,38) l’uomo può sperimentare una maggiore oppressione.

Infatti, mentre la giustizia taglia bruscamente, l’amore crea; mentre la giustizia vede con gli occhi, l’amore sa vedere anche con il cuore; mentre la giustizia può anche essere priva d’amore, l’amore non può mai essere privo di giustizia, perchè il frutto dell’amore è la pace e “ giustizia e pace si baceranno” ( Sal 85,11).

Il pensiero di Gesù sull’amore non poteva essere espresso in modo più chiaro :” come IO ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni e gli altri. Da questo - e soltanto da questo - tutti sapranno che siete miei discepoli : se avete amore gli uni per gli altri ( Gv 13,34-35).

Gesù sapeva bene che emarginare qualcuno - come ad esempio tutti quei preti ( presbiteri) della comunità cristiana che hanno lasciato l’esercizio del loro ministero perché si sono “innamorati” - avrebbe significato non amarlo e che il “non amarlo” l’avrebbe fatto morire.

E’ amaro e molto doloroso constatare nella vita di ogni giorno, come la “Comunità ecclesiale” - composta da “ chierici” e “laici” - dia l’impressione di essere “ un insieme di persone più “morte” che “vive” perchè nel cuore di molti non c’è amore (Charitas). E dove non c’è amore, lì non c’è DIO.

INNAMORARSI”, allora, è un momento magico della vita ed è una“ cosa buona”, dal momento che Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza, quindi capaci “ di amare” e “di innamorarci ”…

“Innamorarsi” significa sperimentare la forza e la tenerezza dell’amore tra un uomo ed una donna, lasciandosi coinvolgere in una danza dove Dio e l’universo si uniscono all’umanità che c’è in ciascuno di noi.

Il tema dell’amore, sia nell’arte che nella vita, è quello più ricorrente. E’ rappresentato in un’ampia gamma di forme e di significati.

Tuttavia, le infinite varietà dell’amore si possono ricondurre a due modi essenziali che esprimono il diverso orientamento della persona : èros e agàpe

Eros designa tutto ciò che riguarda il sesso, inteso come impulso fisico che reclama soddisfazione. E’ qualcosa che non impegna tutta la persona nella sue varie facoltà, ma solo una parte di esse. Tende a considerare la persona, verso la quale l’impulso si indirizza, come lo “strumento” atto a soddisfarlo. Dopo di che la persona perde interesse ed attrattiva. L’amore erotico è basato sulla subordinazione degli altri a sé, sulla ricerca del proprio vantaggio. In altre parole sull’egoismo.

Agape, invece, indica l’amore oblativo che ricerca non il bene proprio, ma quello degli altri. E’ un rapporto di amore disinteressato verso singoli o gruppi, finalizzato alla loro crescita come persone.

L’agàpe prende forma anche sul piano sessuale, quando si pone la persona amata al centro dei propri interessi e il proprio comportamento ha come scopo primario la sua felicità.

Chi ha portato la rivoluzione nella relazione d’amore tra l’uomo e la donna è stato proprio Gesù di Nazareth. L’incarnazione del Verbo ( la Luce) nel mondo ( le Tenebre), è stato un evento che ha liberato l’uomo e la donna dall’infelicità di vivere.

Il Dio di Gesù “ ci ha amati per primo” nella nostra forma umana e nelle nostre limitazioni, spingendosi fino a rivestirsene. Assumendo la condizione dell’uomo peccatore e separato, senza tuttavia peccare e senza dividersi, l’Amore di Dio ha indicato all’uomo una via radicalmente nuova: quella della santificazione, attraverso l’amore, al posto della sublimazione dell’amore umano, la quale rappresenta nella vita soltanto una fuga illusoria al di là del concreto. Amare, infatti, è un’azione positiva, un’azione di trasformazione.

Mentre l’eros cerca il superamento all’infinito, l’amore cristiano (agàpe) è obbedienza nel presente, perché amare Dio, è obbedire a Dio che ci invita, nell’oggi quotidiano, ad amarci gli uni e gli altri, ad amare ogni uomo “che ha bisogno di te”, compresi i nemici.

Con Gesù il nuovo simbolo dell’amore non è più la passione infinita dell’anima in cerca di luce, ma il matrimonio di Cristo con la comunità dei suoi discepoli ( = la Chiesa).

Amatevi gli uni e gli altri, come IO ho amato voi. Solo da questo il mondo riconoscerà che siete miei discepoli”.

Tuttavia, lo stesso amore umano, entrando in questo circuito dell’agàpe, viene trasformato.

Mentre i mistici pagani sublimavano l’amore umano fino a farne un dio, pur essendo, al tempo stesso, votato alla morte, il cristianesimo lo colloca nel suo ordine naturale perché è stato Dio-AMORE (CHARITAS) a crearci a sua immagine e somiglianza e quindi capaci “ di amare” e “di innamorarci ”…e lo santifica con il sacramento del matrimonio.

Un amore così, essendo concepito sull’immagine dell’amore di Cristo per la Comunità dei credenti [ Ef,5,25] può veramente essere “ un amore reciproco”, perché l’amore ama l’altro com’è, anziché amare l’idea dell’amore o la sua “vampata mortale”.

Quello che distingue e caratterizza la sessualità umana, dalla sessualità degli altri animali, è il suo legame con la libertà. La sessualità umana è al servizio della personalità e capace di essere integrata nelle scelte personali libere della coscienza.

Perchè ? Perché la sessualità è legata all’essere “corpo” e perché con questi termini : “corpo” o “carne”, la Bibbia designa tutta la persona umana. Ciò significa che non si può avere la persona umana, maschio o femmina, senza corporeità e quindi senza sessualità.

Per questo la Bibbia definisce il rapporto sessuale come una “conoscenza”.

Adamo conobbe Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino” (Gn 4,1).

L’unione sessuale è un “conoscere”, cioè una decisione libera, un incontro di due libertà. Non è semplicemente un atto fisico. Nell’unione sessuale, l’uomo e la donna si “conoscono” perché si donano totalmente l’uno all’altro. Non si scambiano dei doni, non si rendono dei servizi, non si danno soltanto un aiuto, ma si danno personalmente con tutto se stessi l’uno all’altro.

Ne consegue che non ci si può separare, dopo un atto sessuale, come si fa dopo che si è fatto un regalo all’altro, perché l’atto sessuale è “promettersi e compromettersi totalmente con l’altro”.

Per questo l’unione sessuale tra uomo e donna acquista il suo senso pienamente umano, vero e buono, solo quando c’è la volontà irrevocabile di vivere insieme tutta la vita. Altrimenti si banalizza l’atto sessuale e lo si fa diventare un semplice “esperimento”.

Proprio perché la sessualità è connessa con la libertà della persona umana, la sua realizzazione non è lasciata all’istinto o al caso, ma è una vocazione.

Cosa s’intende per vocazione ?

La vocazione riguarda l’essere, ciò che si è e ciò che si vuole essere come persone libere. “Essere chiamati” significa essere invitati e spinti a decidere, a scegliere liberamente. La vocazione quindi rappresenta una scelta personale libera.

Ma, per scegliere, si ha bisogno di una buona causa per cui spendersi. In altre parole, parlare della vita come “vocazione” significa rifiutare di vivere la vita come una prova, un esperimento, quasi si dicesse :“.... se poi non va si cambia”.

Chi vive la sua vita come “prova” o “esperimento” significa che non si vuole impegnare, realmente e definitivamente, in quello che fa, in quello che sceglie ed ama. Resta sempre come sospeso, incapace di decidersi e di identificarsi con ciò che fa.

Anche la vita sessuale non può essere vissuta in modo pienamente umano, secondo la fede cristiana, se non c’è una scelta libera e definitiva. Non si può vivere la sessualità come un gioco che si può interrompere e lasciare in qualsiasi momento, perché la sessualità sarebbe allora ridotta a qualcosa di staccato dalla persona, dall’amore e dalla libertà.

La cultura contemporanea valorizza molto il corpo. Tale valorizzazione è consona con la visione cristiana nella misura in cui il corpo viene inteso in senso biblico, ossia come persona.

La persona umana, infatti, è “corpo”. E Il “corpo” nel linguaggio biblico è tutta la persona..

Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi, che avete da Dio e che non appartiene a voi stessi? Infatti, siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate, dunque, Dio nel vostro corpo”. (1Cor 6,19-20).

Se da una parte, questa concezione unitaria della Bibbia che non separa l’anima dal corpo, implica una valorizzazione della sessualità umana, dall’altra però, la Bibbia evita di esaltare il corpo e la sessualità separati dalla libertà e dalla coscienza della persona.

Quando io dico, il mio “corpo”, non indico una “cosa” che io possiedo, ma la mia persona. Così pure la mia “sessualità” è il mio “essere maschio” o il mio “essere femmina”.

Propriamente, noi non possediamo un corpo e quindi una sessualità, ma siamo corpo e quindi sessualità.

Il senso, dunque e la regola morale della sessualità umana va cercata nella persona umana. “Maschilità” e “ femminilità” sono modalità differenti in cui si presenta concretamente l’essere umano, creato da Dio.

In altre parole, la sessualità non è soltanto genitalità, ma un modo globale di essere della persona. Poiché investe tutta la personalità tanto nella sua parte cosciente, quanto in quella inconscia. La sessualità umana dà forma alle relazioni interpersonali, ai bisogni, ai desideri, alla comunione e alla dedizione di sé.

Creato da Dio, l’uomo e la donna sono benedetti come maschio e femmina : “ Dio li benedisse e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra” ( Gen 1,28).

La sessualità, quindi, appartiene al disegno di Dio ed è benedetta da Dio.

Nella Bibbia la “benedizione” significa comunicazione, da parte di Dio, di un’energia vitale buona L’uomo e la donna sono chiamati a formare, secondo il piano di Dio, “una sola carne” ( Gn 2,24), cioè una sola esistenza.

Ne consegue che l’“innamorarsi” e lo“sposarsi” fanno parte del diritto naturale che Dio ha dato all’essere umano. Anche a coloro che Dio ha scelto per essere presbiteri a servizio della comunità ecclesiale !

Tutti gli esseri umani, quindi, per diritto naturale, possono contrarre matrimonio.

Il diritto positivo può soltanto porre, legittimamente, delle restrizioni legali, sia di carattere permanente che transitorio, ma solo quando tali restrizioni siano richieste da gravi ed oggettive esigenze dello stesso istituto matrimoniale per la sua rilevanza sociale e pubblica ( cfr. Santa Sede, Carta dei diritti della famiglia, 22 ottobre 1983). Se così non fosse, come affermò il Papa Paolo VI, nell’Enciclica Populorum Progressio, n. 37, la soppressione o anche la limitazione di tale diritto costituisce un’aperta violazione della dignità umana.

Perchè allora la “gerarchia” della Chiesa Cattolica d’Occidente o Chiesa latina, ha imposto il celibato, per legge canonica, a tutti coloro che sono chiamati da Dio al presbiterato, ben sapendo che un “celibato imposto per legge”, senza che ci fossero gravi ed oggettive esigenze richieste dallo stesso istituto matrimoniale, ma solo perchè ritenuto “confacente” con la vita del presbitero, non potrà mai essere definito “profetico” perché manca della libertà ?

Per molti, ormai, il celibato del prete è ridotto soltanto ad una forma di obbedienza giuridica ad una norma canonica. Per questo noi constatiamo che, molto spesso, nel presbitero si manifestano i segni di una menomazione esistenziale che ha delle ripercussioni negative nella sua vita. Si può capire, allora, quali siano le“tragedie del cuore” alle quali possono andare incontro un prete ed una donna quando s’innamorano !

Se vogliamo “cambiare” queste situazioni di carenza di vocazioni al presbiterato, carenza di numero di presbiteri attivi nel ministero, aumento del numero di presbiteri che lasciano il loro ministero per vari motivi, tra cui anche quello di “essersi innamorati” di una donna, a mio parere dobbiamo iniziare dall’amore ( Charitas)... dobbiamo imparare ad amare come ci ama Dio, come ci ama Gesù, Dio che si è fatto uomo. Gesù, infatti ci ha fatto capire che noi “viviamo” perchè Dio ci ama di un amore che non verrà mai meno. Anche quando “moriremo fisicamente” ed il nostro corpo verrà affidato alla terra, la nostra vita continuerà, non ci verrà tolta, ma semplicemente cambiata, perchè Dio che è solo AMORE ( Charitas) continuerà non solo a mantenerci in vita, ma ci farà partecipi della sua stessa vita, in un cielo senza tempo ed in tempo senza fine.

P. Giuseppe dall’Abruzzo.



Marted́ 14 Febbraio,2012 Ore: 15:59
 
 
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