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www.ildialogo.org L’ONU ALLA SANTA SEDE: HAI PROTETTO I PEDOFILI, NON I BAMBINI,da Adista Notizie n. 6 del 15/02/2014

L’ONU ALLA SANTA SEDE: HAI PROTETTO I PEDOFILI, NON I BAMBINI

da Adista Notizie n. 6 del 15/02/2014

37504. ROMA-ADISTA. Bocciata la Santa Sede sull’applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite per i diritti del fanciullo (Crc), che ha sottoscritto nel 1990. L’apposito Comitato Onu di vigilanza, con sede a Ginevra, ha emesso il 5 febbraio un rapporto di sedici pagine, al termine di un lungo percorso di interlocuzione fra le parti (v. Adista Notizie nn. 28/13 e 3/14), in cui condanna il comportamento della sede apostolica in particolare riguardo agli abusi perpetrati da preti su bambini. E, pur prendendo nota dell’impegno espresso dalla delegazione della Santa Sede sulla inviolabilità della dignità e dell’integrità personale di ogni bambino, detta una serie di misure che la Santa Sede dovrà rispettare per superare l’esame in futuro. «La Santa Sede – ha detto, esponendo il rapporto, la presidente del Comitato, Kristen Sandberg – ha sistematicamente posto la preservazione della reputazione della Chiesa e la protezione degli autori degli abusi al di sopra dell’interesse per i minori».
La Santa Sede nega ogni responsabilità, dato il suo quadro giuridico. Il portavoce, p. Federico Lombardi, aveva già precisato a metà gennaio (v. ancora Adista Notizie n. 3/14) «la natura particolare della Santa Sede come soggetto di diritto internazionale che aderisce alla Convenzione, in particolare nella sua distinzione e nel suo rapporto con lo Stato della Città del Vaticano (che è “parte” anch’esso della Crc) e in rapporto alla Chiesa cattolica, come comunità dei fedeli cattolici sparsi nel mondo (che invece non è in alcun modo “parte” della Crc, ed i cui membri sono sottoposti alle leggi degli Stati dove vivono ed operano)».
Il Rapporto cita però direttive e prassi della Santa Sede che rendono poco credibile fin quì la tesi difensiva del Vaticano.

I crimini riconducibili alla Santa Sede
«Il Comitato è gravemente preoccupato –sintetizza il Rapporto – del fatto che la Santa Sede non abbia riconosciuto la portata dei crimini commessi, non abbia intrapreso le misure necessarie per affrontare i casi di abusi sessuali sui minori e per proteggere i bambini e abbia adottato politiche e prassi che hanno condotto alla continuazione dell’abuso con impunità dei responsabili». Poi entra nello specifico: «Pedofili ben noti sono stati trasferiti di parrocchia in parrocchia o in altri Paesi nel tentativo di coprire tali crimini, pratica questa documentata da numerose Commissioni nazionali di inchiesta» e permettendo «a molti preti di restare a contatto con i bambini e di continuare ad abusarne»; «la Santa Sede ha stabilito la sua piena giurisdizione sui casi di abusi sessuali su minori nel 1962 e li ha posti nel 2001 [v. Adista n. 87/01] sotto l’esclusiva competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede», e tuttavia «ha declinato di fornire al Comitato i dati relativi a tutti i casi di abusi sessuali sui minori portati alla sua attenzione nel periodo delle denunce e come risultato dei processi interni»; «l’abuso sessuale sui minori» è stato trattato come «grave delitto contro la morale» tramite «procedure confidenziali»; «a causa di un codice del silenzio, imposto a tutti i membri del clero sotto pena di scomunica, i casi di abuso sessuale non sono quasi mai stati denunciati alle autorità giudiziarie dei Paesi dove questi crimini erano avvenuti» e si è dato il caso «di preti e suore rimossi e licenziati per non aver rispettato l’obbligo del silenzio», mentre altri «sono stati gratificati per aver rifiutato di denunciare i responsabili degli abusi come dimostra la lettera rivolta dal card. Darío Castrillón Hoyos al vescovo Pierre Pican nel 2001» (v. Adista n. 63/01); e ancora, la «denuncia alle autorità giudiziarie non è mai stata obbligatoria ed è stata esplicitamente rifiutata in una lettera ufficiale destinata ai membri della Conferenza episcopale irlandese dal vescovo Moreno e dal nunzio Storero nel 1997 [v. Adista n. 5/11]. In molti casi le autorità ecclesiastiche anche ai livelli più alti della Santa Sede hanno mostrato riluttanza e in alcuni casi hanno rifiutato di cooperare con le autorità giudiziarie e con le commissioni nazionali di inchiesta».
Fra le misure per ovviare a queste gravi pecche, il Comitato «sollecita» la Santa Sede, fra l’altro, ad «assicurarsi che la Commissione sulla protezione dei fanciulli creata nel dicembre 2013 investighi in modo indipendente tutti i casi di abuso sessuale su minori così come la condotta della gerarchia cattolica nell’affrontarli»; a rimuovere tutti i sacerdoti colpevoli o sospettati di pedofilia dai loro incarichi e il loro deferimento alle autorità giudiziarie; a «rivedere il Diritto Canonico allo scopo di considerare l’abuso sessuale sui minori come crimine e non come delitti contro la morale».

La reazione della Santa Sede
«La prima reazione è di sorpresa perché – ha detto ai microfoni della Radio Vaticana il 5/2 mons. Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente vaticano presso gli Uffici Onu a Ginevra – l’aspetto negativo del documento che hanno prodotto sembra quasi che fosse già stato preparato prima dell’incontro del Comitato con la delegazione della Santa Sede, che ha dato in dettaglio risposte precise su vari punti, che non sono state poi riportate in questo documento conclusivo o almeno non sembrano essere state prese in seria considerazione. Di fatto il documento sembra quasi non essere aggiornato, tenendo conto di quello che in questi ultimi anni è stato fatto a livello di Santa Sede, con le misure prese direttamente dall’autorità dello Stato della Città del Vaticano e poi nei vari Paesi dalle singole Conferenze episcopali». «La Santa Sede risponderà», assicura, ha ratificato la Convenzione e intende osservarla nello spirito e nella lettera», ma «senza aggiunte ideologiche o imposizioni che esulano dalla Convenzione stessa», aggiunge. «La Convenzione sulla protezione dei bambini – specifica a seguire, in qualche modo, sottraendo legittimità alla Crc – nel suo preambolo parla della difesa della vita e della protezione dei bambini prima e dopo la nascita; mentre la raccomandazione che viene fatta alla Santa Sede è quella di cambiare la sua posizione sulla questione dell’aborto! [v. più avanti] Certo, quando un bambino è ucciso non ha più diritti! Allora questa mi pare una vera contraddizione con gli obiettivi fondamentali della Convenzione».
Se viene riconosciuto alla Santa Sede, come si sostiene nell’introduzione del rapporto conclusivo, che ha risposto esaustivamente a tutte le domande rivoltele dal Comitato, afferma mons. Tomasi, allora tanta negatività del Rapporto fa sorgere un sospetto: «Probabilmente, delle Organizzazioni non governative, che hanno interessi sull’omosessualità, sul matrimonio gay e su altre questioni, hanno certamente avuto le loro osservazioni da presentare e in qualche modo hanno rafforzato una linea ideologica».
Dal canto suo, la Sala Stampa vaticana ha emesso un comunicato nel quale tra l’altro si legge: «Alla Santa Sede rincresce di vedere in alcuni punti delle Osservazioni Conclusive un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa Cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa. La Santa Sede reitera il suo impegno a difesa e protezione dei diritti del fanciullo, in linea con i principi promossi dalla Convenzione sui Diritti del Fanciullo e secondo i valori morali e religiosi offerti dalla dottrina cattolica».

E c’è dell’altro
A cosa si riferisca il comunicato della Sala Stampa quando parla di «tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa» è presto detto: il Rapporto steso dal Comitato dell’Onu individua una violazione dei diritti del bambino anche nelle conseguenze della dottrina cattolica su famiglia, contraccezione, aborto, protezione dall’Aids. Il Comitato infatti snocciola una serie di ulteriori preoccupazioni, fra le quali: la Santa Sede «non riconosce l’esistenza di una pluriformità di famiglie con la conseguenza di una discriminazione dei bambini sulla base della loro situazione familiare»; nega agli adolescenti «l’accesso alla contraccezione» e all’informazione sulla «salute sessuale e riproduttiva» con il corollario di alta mortalità e morbilità a causa di «premature e indesiderate gravidanze, aborti clandestini» e infezioni da Hiv.
Fra le svariate raccomandazioni riscontrabili nel Rapporto, poi, anche quella di «trasmettere queste conclusioni al papa, alla Curia, alla Congregazione per la Dottrina della Fede, a quella per l’Educazione cattolica e al Pontifico Consiglio per la Pastorale della Salute e di quello per la Famiglia». E che non rimangano senza né vescovi, né «individui e istituzioni che ricadono sotto l’autorità della Santa Sede». Sono tutti responsabili. (eletta cucuzza)
Articolo tratto da
ADISTA
La redazione di ADISTA si trova in via Acciaioli n.7 - 00186 Roma Telefono +39 06 686.86.92 +39 06 688.019.24 Fax +39 06 686.58.98 E-mail info@adista.it Sito www.adista.it


Domenica 23 Febbraio,2014 Ore: 08:01
 
 
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La questione dei preti pedofili

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