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www.ildialogo.org La rassegna stampa del 14-15 marzo 2010,

Pedofilia clericale - Notizie
La rassegna stampa del 14-15 marzo 2010

PEDOFILIA: STAMPA, CASO A MONACO CON RATZINGER VESCOVO ++

   (ANSA) - BERLINO, 12 MAR - Un prete tedesco con precedenti di abusi sessuali ai danni di minori fu assegnato per questo motivo a lavorare nella comunita' della chiesa locale a Monaco di
Baviera, durante il periodo in cui Papa Benedetto XVI era arcivescovo di Monaco e di Baviera e di Freising. Lo scrive il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung in un articolo che verra' pubblicato domani. (Il caso, sottolinea il giornale in un'anticipazione diffusa oggi, assume una ''forza particolarmente esplosiva'' poiche' vede ''coinvolto l'attuale Papa''. Benedetto XVI, prosegue il
giornale, ''siedeva allora come arcivescovo di Monaco di Baviera e Freising nel consiglio dell'ordinariato della diocesi''.
 
 
Repubblica 15 marzo
"Io, vittima di un prete a 12 anni ora il Papa esca dall´ambiguità"
Germania, parla Benedikt: segnato dalla pedofilia   
"L´uomo mi toccò e mi strinse a sé Fu un incubo ma la Chiesa mi disse di tacere" 
ANDREA TARQUINI
DAL NOSTRO INVIATO
MONACO - «Avevo 12 anni, quando padre Peter Kramer mi fece tirar giù i pantaloni. Dalla Chiesa, dal Papa soprattutto, aspetto solo parole chiare, non ambiguità e silenzi». Benedikt T. oggi ha 23 anni. A Monaco, la capitale bavarese che è epicentro della crisi scatenata nella Chiesa cattolica tedesca dagli scandali degli abusi su minorenni nelle istituzioni cattoliche, ascoltiamo il suo racconto. Mentre l´autodifesa della Santa Sede con le dichiarazioni di Padre Lombardi non sono servite ad attenuare il trauma della società tedesca per le rivelazioni sempre più numerose, né a restituire credibilità al cattolicesimo.
Signor Benedikt, cosa le accadde?
«La mia famiglia era molto credente, io ero chierichetto, per me la Chiesa era fiducia e calore umano. Accadde in una festa di Pasqua in parrocchia a Viechtach, vicino Ratisbona, in Baviera, dove vivevamo. Festa gioiosa, noi bambini andammo poi a giocare al piano di sopra. Poi restammo io, mio fratello, mia sorella, i miei genitori. Chiedemmo che un adulto giocasse con noi. Venne padre Peter Kramer. Ci disse "giochiamo ad acchiapparella". Aggiunse: "Chi acchiappo sarà mio". Lui acchiappò mia sorella ma si vedeva che le bambine non lo attiravano. Poi prese mio fratello. Lo strinse a sé, lo toccò. Ci inquietammo, ma mio fratello aveva solo 9 anni, non lo eccitava tanto. Poi Padre Kramer disse "giochiamo a nascondino". Chiese ai miei fratelli di nascondersi, mi disse "noi dovremo trovarli, ora vieni con me nella stanza accanto". Andai, fidandomi».
Cosa successe nell´altra stanza?
«Il prete – lo ricordo ancora, 39 anni che sembravano di più, massiccio, uno strano odore addosso - mi disse: "Sei nella pubertà, devi imparare. Non dire mai nulla a papà e mamma". Ero sotto shock, incapace di difendermi. Feci tutto quello che diceva. Mi disse di togliermi i pantaloni, mi toccò nelle parti intime. Mi chiese se avevo già avuto eiaculazioni. "Voglio solo educarti", insisteva. Mi strinse da dietro. Non mi violentò, ma fu una sensazione tremenda. E dall´altra stanza mia sorella e mio fratello gridavano».
E poi?
«Uscimmo dalla stanza, i miei fratelli e io quasi singhiozzando corremmo giù da mamma e papà. "Andiamo subito a casa", dicemmo loro. Mamma e papà erano preoccupati. Io volevo tacere, mi vergognavo. Volevo fare una doccia, sentivo ancora sul mio corpo l´abbraccio e l´odore del prete. Esplosi in una crisi nervosa e di pianto, narrai tutto. I miei genitori chiesero un incontro col padre superiore. Fu loro proposto, e loro accettarono, di firmare un´intesa confidenziale. In cambio del silenzio avrebbero avuto assistenza psicologica per me e per tutti, un risarcimento di 5000 marchi, e l´impegno a trasferire padre Kramer. L´incubo non mi lasciò mai. Mio padre finì in terapia, i miei divorziarono. Io poi cominciai a fumare marijuana tentando di dimenticare. Quel prete fu trasferito a Riekhofen con l´accordo del vescovo di Ratisbona, Mueller. I dossier sul mio caso all´episcopato sparirono, i fedeli di Riekhofen non furono informati. Là egli fu recidivo, e la giustizia lo condannò a tre anni con la condizionale per abusi gravi in 22 casi, in almeno un caso con stupro pedofilo. Ma la chiesa non lo espulse».
Cioè?
«A Riekhofen lo avevano accolto con entusiasmo, "è così gentile", dicevano. Formò gruppi con giovani, organizzò un viaggio a Roma. Sempre solo con ragazzi, mai ragazze nel gruppo. Da noi si fece vivo intanto il vicario generale Gegenfurtner, ci assicurò che Kramer non avrebbe avuto più contatti con bambini. Poi circolarono voci anche sul vicario. Intanto la storia era divenuta pubblica. Per me fu come rivivere l´abuso. Ci fecero capire che preferivano che non parlassimo in pubblico».
Come reagiste?
«Io dal 2007 cominciai a raccontare la mia storia. Fu una liberazione, mi affrancai dai sensi di colpa. Oggi sono ancora in terapia. Studio, ho una fidanzata, con lei va tutto bene. Ma quando vado a una toilette pubblica non ce la faccio mai ad andare agli orinatoi dove sono altri uomini accanto a me. E vorrei sentire dal Papa in persona parole chiare, per noi vittime. Altrimenti dove finiscono i valori della Chiesa in cui credevo, prima che quel sacerdote distruggesse la mia infanzia e la mia gioventù?»
 
Repubblica edizione di Bologna 15 marzo 2010
"La Curia non era al corrente" 
Prete pedofilo, Vecchi contesta la ricostruzione di Repubblica   
Gli incontri con le famiglie dagli appunti del vescovo redatti all´epoca dei fatti 
MICHELE SMARGIASSI
Cinque anni dopo i fatti, due anni dopo la sentenza, un mese dopo le ricostruzioni di Repubblica, la Curia informa finalmente i suoi fedeli che un sacerdote della diocesi fu condannato in primo grado (a sei anni e dieci mesi) per molestie pedofile ai danni di dieci bambine dai tre ai sei anni che frequentavano il suo asilo nido parrocchiale. Lo fa con un articolo non firmato su Bologna Sette (l´inserto bolognese di Avvenire) di ieri, che è in realtà la lunga autogiustificazione personale di monsignor Ernesto Vecchi, vicario generale della diocesi, riguardo ai rapporti da lui intrattenuti con le insegnanti dell´asilo che sporsero denuncia o testimoniarono contro il sacerdote.
L´articolo di Avvenire si presenta infatti come «la ricostruzione puntuale degli incontri avvenuti presso la Curia di Bologna con rappresentanti delle famiglie dei minori, tratta dagli appunti del vescovo ausiliare mons. Vecchi redatti all´epoca dei fatti». Il diario di Vecchi prende le mosse dal luglio del 2004, quando tra il parroco e le insegnanti scoppiarono forti contrasti di natura didattico-amministrativa che portarono al licenziamento delle maestre, poi riassunte grazie alla mediazione della Curia. In quell´occasione, ricorda Vecchi, nessuno fece cenno a sospetti di altra natura. Quando poi, il 15 novembre, la nuova coordinatrice dell´asilo gli chiese via fax un incontro, Vecchi annota di averla convocata per la settimana dopo, ma che la coordinatrice non si presentò «per malattia»; in realtà perché già «sotto segreto istruttorio», essendo intanto scattata la denuncia. Un incontro tra Vecchi, la coordinatrice e un genitore si tenne però l´8 gennaio, e anche dagli appunti del vicario ne trapela la tensione. L´incontro si concluse, secondo i due ospiti, con una frase pronunciata da Vecchi: «Questo incontro non è mai avvenuto», che l´interessato ha sempre smentito d´aver detto, ma che nei suoi appunti riemersi improvvisamente viene ora «collocata nel suo contesto: la preoccupazione della psicologa di mantenere il silenzio su questo incontro».
La ricostruzione di Vecchi rivendica la propria sincerità rispetto alle «opinioni di parte», come vengono definite le deposizioni rilasciate dai testimoni al tribunale di Ferrara, che per Vecchi «stravolgono la verità dei fatti». Effettivamente fra le versioni del vicario e quelle dei testimoni ci sono alcune divergenze: Vecchi nega che prima del fax del 15 novembre ci fossero state altre richieste telefoniche d´incontro senza esito, come invece messo a verbale dalla coordinatrice. Vecchi nega poi che quel fax contenesse accenni allarmati «alla questione morale», mentre (ma qui c´è un documento che lo prova) la coordinatrice vi scrisse di «un problema che può portare, vista la gravità delle accuse, a estreme conseguenze: denunce alle autorità, stampa ecc.».
Il vicario non contesta altro della ricostruzione ben più ampia di Repubblica, che parte da prima della cronologia del suo "diario", cioè dalla primavera del 2004, quando la Curia venne informata per la prima volta dei sospetti a carico del sacerdote, e arriva al processo diocesano recentemente svolto, ma tenuto rigorosamente segreto. Di questi e di altri aspetti dell´atteggiamento tenuto dalla Chiesa bolognese sulla vicenda, Avvenire non si occupa.
 
Il sole 24 Ore 14 marzo
Scandalo pedofilia.
Padre Lombardi interviene dopo la notizia di un caso quando Ratzinger era vescovo
«Falliti gli sforzi di coinvolgere il Papa» 
 
Beda Romano
FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente
Il Vaticano ha voluto ribadire ieri l'impegno della Santa Sede nel combattere la pedofilia e l'assoluta estraneità del Papa negli scandali sui presunti abusi sessuali in alcuni enti religiosi in Germania. La presa di posizione, alla vigilia di una visita oggi di Benedetto XVI alla Chiesa luterana di Roma, è giunta mentre sulla stampa tedesca continuano a rimbalzare rivelazioni imbarazzanti riguardanti il fratello di Joseph Ratzinger, Georg.
«È piuttosto evidente che negli ultimi giorni vi è chi ha cercato elementi per coinvolgere personalmente il Santo Padre nelle questioni degli abusi», ha affermato alla Radio Vaticana Padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede. Ma «per ogni osservatore obiettivo è chiaro che questi sforzi sono falliti». E ha aggiunto: «Nonostante la tempesta, la Chiesa vede bene il cammino da seguire, sotto la guida sicura e rigorosa del Santo Padre ». La precisazione è giunta dopo che venerdì sera il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung aveva rivelato che durante il periodo in cui Benedetto XVI era arcivescovo di Monaco tra il 1977 e il 1981 le autorità religiose tedesche avevano deciso di accogliere nella diocesi un prete sospettato di pedofilia a Essen. L'allora vicario generale della capitale bavarese, Gerhard Gruber, si è assunto tutte le responsabilità della vicenda.
Padre Lombardi ha ricordato le direttive della Conferenza episcopale tedesca: «Riconoscere la verità e aiutare le vittime, rafforzare la prevenzione e collaborare con le autorità, comprese quelle giudiziarie statali». Parlando ad Avvenire, Monsignor Charles Scicluna, promotore della Giustizia alla Congregazione per la Dottrina della Fede, ha poi notato che il fenomeno della pedofilia «non è così esteso come si vorrebbe far credere»: i preti accusati di pedofilia sono stati 300 in nove anni su un totale di 400mila sacerdoti diocesani e religiosi nel mondo. Nel contempo il prelato ha aperto la porta a un abbandono della prescrizione decennale per i delitti più gravi.
Ieri intanto il settimanale tedesco Der Spiegel è tornato a puntare il dito contro Georg Ratzinger, direttore del Coro di Ratisbona dal 1964 al 1994. Secondo un ex alunno, Thomas Mayer, abusi sessuali vi sarebbero stati fino al 1992. Finora le rivelazioni riguardavano un periodo precedente l'arrivo del fratello del Papa.
Mayer definisce il sistema scolastico «totalitario» e ricorda che Georg Ratzinger era «estremamente collerico e irascibile ». Il fratello di Benedetto XVI ha ammesso di avere colpito degli studenti, ma ha negato finora di essere mai stato a conoscenza di abusi sessuali.
Sempre ieri la Frankfurter Allgemeine Zeitung ha pubblicato i ricordi di una ex studente del collegio laico Odenwald di Heppenheim. Secondo la scrittrice Amelie Fried,nell'istituto si organizzavano partite di poker durante le quali i giocatori scommettevano vestiti anziché soldi, fino a rimanere completamente nudi. Nelle ultime settimane circa 150 persone sono uscite allo scoperto in Germania rivelando storie di abusi sessuali in diverse scuole tedesche, laiche e religiose.
 
Corriere della sera 15 marzo 2010
Attesa la lettera del papa agli irlandesi
L'arcivescovo Fisichella: «Misure anti pedofili: più selezione nei seminari»
Il presidente della pontificia Accademia per la vita: «Diffusa una cultura che ritiene tutto ammissibile»
di Gian Guido Vecchi
CITTÀ DEL VATICANO - Eccellenza, in piena tempesta pedofilia c’è chi descrive il Papa come perso tra i suoi libri, ignaro, in preda a un’angoscia paralizzante...
«Ma figuriamoci! Papa Benedetto XVI è una persona chiara, netta, determinata ed estremamente lucida nella sua analisi. Una lucidità che lo porta, primo, a saper distinguere le cose e, secondo, a prendere i provvedimenti necessari...». L’arcivescovo Rino Fisichella, presidente della pontificia Accademia per la vita nonché consultore della Congregazione per la dottrina della fede, non è tipo da sopire o eludere. Tre anni fa, quando la Rai trasmise il documentario della Bbc «Sex, crimes and the Vatican», fu lui a metterci la faccia e andare in studio a rappresentare la Chiesa. L’anno scorso intervenne sulla vicenda d’una bimba brasiliana di 9 anni stuprata dal patrigno e rimasta incinta di due gemelli: pesava 30 chili, i medici la fecero abortire, e mentre il vescovo locale annunciava scomuniche lui ricordò che la piccola andava anzitutto «difesa e abbracciata con dolcezza», attirandosi strali integralisti. Ora premette: «A costo d’essere frainteso, come nel caso di quella bimba, sui casi di pedofilia voglio essere molto chiaro: io starò sempre dalla parte delle vittime. Sempre, e in ogni caso. Perché una simile violenza grida vendetta al cospetto di Dio».
Contro i pedofili, il Papa ha evocato le parole di Gesù, «sarebbe meglio per lui che gli mettessero al collo una mola e lo buttassero in mare»...
«Certo. Tra poco uscirà la lettera del Papa agli irlandesi e credo sarà un ulteriore esempio della sua voce chiara e decisa, senza alcuna dissimulazione. Ci fosse anche un solo caso in Europa, e ahimè non è così, sarebbe troppo. Questi fatti gettano ombre su tutta la Chiesa, soprattutto noi vescovi dobbiamo considerarli con la massima serietà: la tolleranza zero voluta da Benedetto XVI non è un optional, è un obbligo morale».
Parlava dei provvedimenti necessari. Ad esempio?
«Ora mi trovo negli Usa, per tre giorni sono stato in uno dei seminari più importanti del Paese e posso dire che dieci anni dalle vicende di abusi su minori non sono passati invano: considerato ciò che accade ora in Europa, l’esperienza americana può insegnare parecchio».
E cioè?
«Ho visto discernimento molto più attento nella selezione dei candidati, e un impegno nella formazione accademica e spirituale senza precedenti, 130 seminaristi che fanno pensare a una generazione nuova di sacerdoti seriamente impegnati».
Cos’è accaduto, prima?
«Paghiamo anni nei quali per diversi preti e religiosi è venuta meno l’identità sacerdotale: si è persa per strada la spiritualità. Almeno dagli Anni Sessanta si è diffusa una cultura che ritiene tutto sia ammissibile e ha compreso tutti, non solo la Chiesa».
E il celibato?
«Noi non siamo dei repressi: siamo persone che hanno fatto una scelta libera di dedizione e amore per la Chiesa e coloro che ci vengono affidati. I pochi che vi attentano creano un danno enorme alla stragrande maggioranza di preti che vive questa dimensione con gioia e serietà».
Non solo la Chiesa?
«Basta vedere le cronache, purtroppo. Se pensiamo che in Olanda c’è un partito che sostiene la pedofilia... Ognuno deve fare i conti in casa propria, ma qui c’è un fenomeno generalizzato e la società nel suo complesso è chiamata a risolverlo. L’essenziale è saper distinguere. Ed essere onesti».
In che senso?
«Coinvolgere il Papa e l’intera Chiesa è una violenza ulteriore e un segno di inciviltà. L’accanimento contro il pontefice, in particolare, è insensato: parlano per lui tutta la sua storia, la sua vita, i suoi scritti. Ciò che disse negli Usa, due anni fa, è stato di una chiarezza cristallina come ciò che dirà all’Irlanda».
E l’abolizione della prescrizione per i pedofili?
«Da mesi si stanno studiando queste cose: la Chiesa non agisce sotto pressione degli eventi ma per il bene di tutti».
C’è una «cultura del silenzio» in Italia?
«I rari casi che si sono verificati sono diventati pubblici. La nostra cultura mi sembra ci allontani da tutto ciò. E non penso né vedo che i vescovi in Italia vogliano usare il silenzio come nascondimento: piuttosto, bisogna avere il tempo di valutare per non rischiare di rovinare un innocente».
L’«accanimento» contro il Papa che effetto ha?
«Il Santo Padre non si fa intimorire. Proprio perché ha una visione profonda della vita e del servizio che deve rendere a tutta la Chiesa e al mondo, saprà ancora una volta farci compiere un balzo in avanti. Attentare all’autorità morale del pontefice e della Chiesa è una strategia tendenziosa che può creare un danno permanente alla società. Ma non ci riusciranno».
 Osservatore Romano del 14/03/2010
Lo scandalo degli abusi sessuali sui minori
Il rigore di Benedetto XVI
contro la sporcizia nella Chiesa
di Giuseppe Versaldi
Vescovo di Alessandria
Ordinario emerito di diritto canonico
e psicologia alla Pontificia Università Gregoriana
Qualche precisazione è opportuna a proposito degli abusi sessuali sui minori che in passato sono stati compiuti da appartenenti al clero cattolico e che ora, specialmente in alcuni Paesi, stanno venendo alla luce con grande evidenza su molti media. Innanzitutto, va ribadita la condanna senza riserve di questi gravissimi delitti che ripugnano alla coscienza di chiunque. Se poi questi crimini vengono compiuti da persone che rivestono un ruolo nella Chiesa - persone nelle quali viene riposta una speciale fiducia da parte dei fedeli e particolarmente dei bambini - allora lo scandalo diventa ancora più grave ed esecrabile. Giustamente la Chiesa non intende tollerare alcuna incertezza circa la condanna del delitto e l'allontanamento dal ministero di chi risulta essersi macchiato di tanta infamia, insieme alla giusta riparazione verso le vittime.
Ribadita questa posizione, va però sottolineato un accanimento nei confronti della Chiesa cattolica, quasi fosse l'istituzione dove con più frequenza si compiono tali abusi. Per amore della verità bisogna dire che il numero dei preti colpevoli di questi abusi è in America del nord, dove si è registrato il maggior numero di casi, molto ridotto ed è ancora minore in Europa. Se questo ridimensiona quantitativamente il fenomeno, non attenua in alcun modo la sua condanna né la lotta per estirparlo, in quanto il sacerdozio esige che vi accedano soltanto persone umanamente e spiritualmente mature. Anche un solo caso di abuso da parte di un prete sarebbe inaccettabile.
Tuttavia, non si può non rilevare che l'immagine negativa attribuita alla Chiesa cattolica a causa di questi delitti appare esagerata. C'è poi chi imputa al celibato dei sacerdoti cattolici la causa dei comportamenti devianti, mentre è accertato che non esiste alcun nesso di causalità:  innanzitutto, perché è noto che gli abusi sessuali su minori sono più diffusi tra i laici e gli sposati che non tra il clero celibatario; in secondo luogo, i dati delle ricerche evidenziano che i preti colpevoli di abusi già non osservavano il celibato.
Ma è ancora più rilevante sottolineare che la Chiesa cattolica - a dispetto dell'immagine deformata con cui la si vuole rappresentare - è l'istituzione che ha deciso di condurre la battaglia più chiara contro gli abusi sessuali a danno dei minori partendo dal suo interno. E qui bisogna dare atto a Benedetto XVI di avere impresso un impulso decisivo a questa lotta, grazie anche alla sua ultraventennale esperienza come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Non va infatti dimenticato che proprio da quell'osservatorio il cardinale Ratzinger ha avuto la possibilità di seguire i casi di abusi sessuali che venivano denunciati e ha favorito una riforma anche legislativa più rigorosa in materia.
Ora, come supremo pastore della Chiesa, il Papa mantiene anche in questo campo - ma non solo - uno stile di governo che mira alla purificazione della Chiesa, eliminando la "sporcizia" che vi si annida. Benedetto XVI si dimostra, dunque, un pastore vigilante sul suo gregge, a dispetto dell'immagine falsata di uno studioso dedito soltanto a scrivere libri il quale delegherebbe ad altri il governo della Chiesa, secondo uno stereotipo che qualcuno, purtroppo anche all'interno della gerarchia cattolica, vorrebbe accreditare. È grazie al maggiore rigore del Papa che diverse conferenze episcopali stanno facendo luce sui casi di abusi sessuali, collaborando anche con le autorità civili per rendere giustizia alle vittime.
Appare dunque paradossale rappresentare la Chiesa quasi fosse la responsabile degli abusi sui minori ed è ingeneroso non riconoscere a essa, e specialmente a Benedetto XVI, il merito di una battaglia aperta e decisa ai delitti commessi da suoi preti. Con l'aggiunta di un altro paradosso:  quando la Chiesa saggiamente stabilisce norme più severe per prevenire l'accesso al sacerdozio di persone immature in campo sessuale, in genere viene attaccata e criticata da quella stessa parte che la vorrebbe principale responsabile degli abusi sui minori. La linea rigorosa e chiara assunta dalla Santa Sede deve invece essere recepita nella Chiesa - e non solo - per garantire la verità, la giustizia e la carità verso tutti.
Denunce e richieste di risarcimento ora la Santa Sede teme il fronte italiano
di Marco Ansaldo
in "la Repubblica" del 14 marzo 2010
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Forse era inevitabile. Di certo se l'aspettavano tutti, anche in Vaticano. Ma che lo scandalo dei preti pedofili arrivasse prima o poi anche in Italia sembrava più che un'ipotesi. Era una preoccupazione latente. Ora, una certezza, visto che le prime denunce sono già partite. Dopo i casi scoppiati negli Stati Uniti nel 2002, quelli in Brasile del 2005, le condanne in Australia nel 2008, il rapporto Murphy sugli abusi in Irlanda nel 2009, e le recentissime inchieste avviate nel 2010 in Germania, Austria e Olanda, la Santa Sede dovrà prepararsi per un nuovo fronte.
Non è stato infatti un caso se, solo pochi giorni fa, la diocesi di Bolzano e Bressanone, colpita dall'eco dello sconcerto provocato nella vicina area di lingua tedesca, ha indicato sul proprio sito un indirizzo e-mail al quale le vittime possono fare segnalazioni. Un'azione preventiva, avviata dal vescovo Karl Golser, nel segno della trasparenza totale raccomandata da Papa Ratzinger. Già l'altro ieri un altoatesino si è fatto avanti, raccontando al giornale Tageszeitung gli abusi subiti da ragazzo, negli Anni sessanta, da cinque frati durante un soggiorno estivo in un convento di Bolzano.
Violenze avvenute «nei vigneti, in cantina e in stanza». Subito dopo è stata la volta di un ex studente di un collegio di Novacella, nei pressi di Bressanone, che ha denunciato anche frustate.
A Firenze è poi tornata alla ribalta ieri la vicenda di don Lelio Cantini, il prete colpevole di abusi sessuali contro minori compiuti fra il 1973 e l'87, da parroco della Chiesa "Regina della pace". Dopo lunghe vicende processuali, nel 2008 Cantini fu ridotto da Benedetto XVI allo stato laicale.
Ora le sue vittime imputano alle autorità ecclesiastiche la «mancata consapevolezza delle loro responsabilità». Dice Francesco Aspettati, a nome di tutti: «Troppo facile offrire la testa del pedofilo di turno senza affrontare il vero problema: perché, quando abbiamo chiesto di essere ascoltati, la Chiesa ci ha prima intimato il silenzio, accusato di accanimento, e poi minacciato e invitato a dimenticare?».
Altre storie riemergono, descritte in dettaglio nel libro "Il peccato nascosto" (editore Nutrimenti, curato da Luigi Irdi) in uscita mercoledì. L'autore, che si firma come Anonimo - sigla che comprende il contributo di più mani fra cui quella di un sacerdote che ha preferito non comparire in prima persona - raccoglie le tante denunce arrivate di recente in varie Procure d'Italia.
C'è la vicenda di un gruppo di bambine di un paese vicino a Cento, diocesi di Ferrara, abusate da don Andrea Agostini, condannato nel 2008 a 6 anni e 10 mesi di reclusione, e al risarcimento di 28mila euro. Il loro avvocato, Claudia Colombo, aveva anche scritto al cardinale di Bologna, Carlo Caffarra, chiedendo una presa di responsabilità della curia locale. Nel dispositivo della sentenza i giudici di primo grado hanno denunciato «il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano».
Un altro caso descritto è quello di una parrocchia alla periferia nord di Roma, dove don Ruggero Conti, parroco della Natività di Maria Santissima, è stato processato nel febbraio 2008 al palazzo di giustizia di Roma per abusi sessuali nei confronti di sette ragazzi che hanno testimoniato le violenze al pubblico ministero Francesco Scavo.
Ma, fra i tanti, il caso forse più atroce è quello di Alice, una bambina di 8 anni di Bolzano, per un lungo periodo violentata, filmata, abusata con il messale in mano dall'educatore al quale i genitori l'avevano affidata per insegnarle il catechismo. L'accusato, don Giorgio Carli, affrontati tutti i gradi di giudizio per accuse che risalgono agli anni Ottanta - e sempre condannato - il 19 marzo 2009 viene «assolto» dalla terza sessione penale della Cassazione che dichiara quei reati prescritti per effetto della legge ex Cirielli. La sentenza, pur confermando l'autenticità dei fatti, può contemplare solo la condanna al risarcimento. Peraltro mai giunto.
Il Vaticano, che conosce molti dei casi, appare preoccupato. Non solo per una questione di immagine. Ma anche perché l'apertura del fronte italiano significherebbe l'avvio di cause di risarcimento di cui difficilmente le sole diocesi potrebbero farsi carico. La Curia teme questo rischio. In alcuni casi sono addirittura i sacerdoti a denunciare storie ormai sepolte, con documentazioni e dossier. Chiedono loro stessi trasparenza, perché la verità, dopo tanti anni, finalmente riaffiori.
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dalla rassegna stampa di Incntri di fine settimana
http://www.finesettimana.org/


 
 
Shanley: la Chiesa da sola non bloccherà gli abusi
intervista a John Patrick Shanley, a cura di Alessandra Farkas
in "Corriere della Sera" del 14 marzo 2010
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«Parlando dell'Olocausto, Elie Wiesel ha detto che la neutralità è un peccato perché aiuta i carnefici, non le vittime. Ciò vale anche per il dramma degli abusi dei preti pedofili». John Patrick Shanley, lo sceneggiatore, regista e drammaturgo statunitense di «Il Dubbio», vede molti paralleli tra Usa ed Europa.
«L'Europa sta vivendo ciò che noi, qui, abbiamo vissuto dieci anni fa - spiega -. Anche in America la polizia lasciò per decenni che fosse la chiesa a risolvere dall'interno i propri abusi, aiutandola così a perpetrarli. Chiunque nel Vecchio Continente cerchi di intralciare la giustizia finirà solo per renderla più lunga e dolorosa, allontanando la catarsi che noi siamo riusciti a raggiungere».
L'Europa sta facendo abbastanza?
«Tutto ciò che fa viene dal basso, con l'eccezione forse dell'Irlanda, dove le autorità hanno rilasciato un enorme volume di documenti. Anche per voi si tratta di un movimento grass root che deve fare i conti con gli sforzi della burocrazia cattolica per sopprimere le informazioni. La sua forza sta nel numero: troppe vittime si sono fatte avanti e la valanga non si può più ignorare».
Come giudica il ruolo di Georg Ratzinger?
«Lui stesso ha ammesso di aver ripetutamente schiaffeggiato i bambini, quando dirigeva il famoso Coro di voci bianche di Ratisbona. Ha impiegato 40 anni a dire la verità e l'ha fatto solo incalzato dai riflettori dei media. È tipico della Chiesa cattolica, che ammette le proprie colpe solo quando dimostrate in maniera inconfutabile».
I suoi vertici hanno imboccato la strada della trasparenza.
«Se così fosse, avrebbero riconosciuto le responsabilità dell'attuale leadership. Nel periodo degli abusi Joseph Ratzinger era l'arcivescovo più potente di Germania ed è impensabile che egli non fosse a conoscenza degli abusi. Se la Chiesa Cattolica fosse una democrazia, dovrebbe rassegnare le dimissioni».
Esistono differenze tra gli scandali in Europa e Usa?
«In America le vittime hanno potuto chiedere risarcimenti pecuniari e ciò ha portato alla bancarotta tantissime istituzioni cattoliche, purtroppo alcune anche straordinarie. In Europa la legge non lo permette e penso che ciò sia meglio perché non esiste somma che possa compensare tale trauma infantile».
Come si fa, allora, a risarcire chi ha sofferto?
«La Chiesa deve assumersi le proprie responsabilità, usando il plurale maiestatis. Si ricordi che il motivo per cui l'Europa oggi è molto meno cattolica di un tempo dipende dal fatto che la sua leadership ha abbandonato il gregge, non viceversa».
Anche in Italia potrebbe esplodere uno scandalo come quelli irlandese e tedesco?
«Ne dubito. Il cattolicesimo italiano è diverso. La vostra cultura mediterranea è più calda e solare e siete protetti dal vostro approccio più rilassato al sesso. Più vai a nord e più il problema aumenta, perché c'è più repressione».
Esiste un legame tra celibato e pedofilia?
«È dimostrato che la repressione sessuale porta all'aberrazione. Se costringi una cultura di adulti all'astinenza forzata devi aspettarti trasgressioni, anche se non solo di tipo omosessuale o pedofilo. Ricordo che già nel 1963 noi cattolici parlavamo con entusiasmo dell'imminente abolizione del celibato. Ma dopo poco il Vaticano proibì la pillola contraccettiva».
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dalla rassegna stampa di Incontri di fine settimana
http://www.finesettimana.org/

 


Luned́ 15 Marzo,2010 Ore: 23:01
 
 
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