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www.ildialogo.org «Il celibato è figlio di un’epoca storica, non ha riferimenti biblici»,di Davide Pelanda

Tempi di fraternità - DOSSIER PEDOFILIA
«Il celibato è figlio di un’epoca storica, non ha riferimenti biblici»

di Davide Pelanda

Intervista a Brunetto Salvarani, che auspica una discussione franca, aperta, una “parresia” per noi cattolici


Riprendiamo questo articolo dal numero di Maggio di Tempi di Fraternità che ringraziamo per avercelo messo a disposizione. Per contatti www.tempidifraternita.it

Brunetto SalvaraniIl nostro direttore Brunetto Salvarani, teologo laico di Carpi, nonché giornalista, scrittore e docente di Missiologia e Teologia del dialogo presso la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, interviene volentieri sulle gravi e numerose denunce di chi ha subìto violenze pedofile da parte di sacerdoti, vescovi e monaci cattolici, che hanno sollevato un putiferio ed una perdita di credibilità della Chiesa cattolica.
Richiesta di procedimenti giudiziari a carico del Papa e dei vertici della Santa Sede per accertare eventuali responsabilità per gli scandali dei preti pedofili. Che cosa sta succedendo - direttore - nella Chiesa cattolica? Perché questa situazione scoppia solo ora quando, probabilmente, da molto tempo accadevano queste cose? Come pensi che si evolverà?
«È molto difficile rispondere a questi quesiti, non ho elementi sul perché proprio adesso e su che cosa potrà succedere in futuro. Faccio solo due considerazioni. La prima è che la Lettera alla Chiesa irlandese del Papa, che non ho analizzato in maniera seria ma di cui ho letto la sintesi, viene esattamente un anno dopo un’altra lettera di Benedetto XVI il cui tema, quella volta, era il pro­blema dei lefebvriani, la loro gestione in rapporto con le relazioni ebraico-cristiane. In quello scritto il Papa si era spinto ad una analisi particolarmente cruda, con la citazione della Lettera di San Paolo ai Galati, dicendo che c’è un qualche cosa che dilania la Chiesa. Mi pare che queste lettere siano un genere relativamente nuovo, in particolar modo quella dell’anno scorso. C’è una Chiesa che, essendosi buttata nella modernità ed avendo accettato le regole della comunica­zione, si trova in difficoltà perché non sempre riesce a gestirla: credo che il caso delle cosiddette “gaffe” di Benedetto XVI sia proprio legato a ciò. La Chiesa è un’entità la cui forza è molto più nei silenzi che nelle parole. Nel momento in cui decide di buttare tutto sulle parole, sui testi, sui documenti, entrare cioè nel sistema mediatico, la Chiesa paga dei prezzi. Questa mi pare la cornice essenziale per capire il resto».
Che cosa pensi dei silenzi sulla pedofilia che vi sono stati e che pare mettano di mezzo anche l’attuale pontefice?
«Stiamo parlando di una questione estremamente delicata, nella quale i diritti primi sono quelli delle vittime e delle loro famiglie. Se è vero quello che si va dicendo, si sta delineando un quadro che configura almeno una mancata riflessione, una omissione. Il tema delicatissimo è la gestione di istituzioni tradizionalmente chiuse come i semi­nari, i conventi ed i monasteri in cui qualche cosa del genere potrebbe essere successa. Nessuno mette in discussione la verosimiglianza di quello che è successo. Ma è anche il tema di tutto quello che ruota intorno al sesto comandamento: non commettere atti impuri, non fornicare. Ora la domanda “chi sapeva ha taciuto e perché ha taciuto” è ovvia: a mio parere però si tratterebbe anche di capire quale era il motivo di questo silenzio, in un contesto come quello degli anni ‘20, ‘40, ‘50, cioè prima del Concilio Vaticano II - sia chiaro che non giustifico nulla - però ci dovrebbe aiutare a collocare quello che sta succedendo in una cornice storica seria, in un epoca in cui la sessualità era un’altra roba. Perché noi ne parliamo oggi, dopo l’esplosione sessuale, dopo gli anni ‘60, dopo che la sessualità si è fatta merce. All’epoca era diverso».
Quale prezzo dovrà pagare per questi scandali la Chiesa cattolica? Qualcuno chiede le dimissioni di Papa Ratzinger...
«No, questo non ha senso. Se il papa e la Chiesa cattolica hanno accettato di stare dentro la modernità, cioè all’interno di un sistema, debbono accettare anche che qualcuno ne chieda le dimissioni; così come quando Di Pietro chiede le dimissioni di Napolitano, se firma cose che non vorrebbe firmasse. La perdita di credibilità che riguarda la Chiesa rientra nel quadro complessivo della perdita di credibilità di tutte le istituzioni, anche di quelle statali. Ha ragione Massimo Gramellini quando dice che l’italiano è “clanico”, familiare, non ha più il senso dello Stato. E ciò vale anche per il prete, che non accetta una certa dinamica perché le regole della Chiesa sono diverse».
Però c’è chi dice di rimettere in discussione il celibato, che è una norma. Lo ha detto il cardinale di Vienna, ma anche il cardinale Martini. Visto che neanche nelle Sacre Scritture si parla di celibato dei preti. Vito Mancuso ad esempio, cercando i riferimenti biblici, dice proprio che lì vi è scritto il contrario: “Crescete e moltiplicatevi”, che “Non è bene che l’uomo sia solo” e da una costola gli crea una compagna come Eva e “per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola” (Gen. 2, 23-24). E invece la gerarchia ecclesiale esalta il celibe, il solo come persona spiritualmente alta e non la famiglia, anche se viene tanto sbandierata dalle gerarchie stesse. La Chiesa nei suoi vertici invece prende a modello San Paolo che dice “è cosa buona per l’uomo non toccare donna” (1Cor 7, 1) e ancora “se non sanno dominarsi, si sposino: è meglio sposarsi che ardere” (1Cor 7, 9). Che cosa rispondi? Perché non è bene avere un prete sposato?
«È senz’altro vero che il celibato è figlio di un’epoca storica, non ha riferimenti biblici: c’è stata una lunga fase della storia della Chiesa dove questo non era dirimente. Il celibato è figlio di una stagione. Mi stavo domandando però fino a che punto quello che succede è legato al celibato. Non voglio neppure discutere quello che diceva Vito Mancuso. Quello che mi sembra evidente è che sarebbe una discussione franca, aperta e molto diversa da quella che fino ad ora si è posta sui giornali. Questo è uno dei tanti ambiti in cui noi cristiani abbiamo bisogno di “parresia”, abbiamo bisogno anche di una lettura ecumenica, sulle diverse letture che sono state fatte, anche nel celibato, nelle altre Chiese cristiane. Quello che sta succedendo con questo scandalo nella Chiesa cattolica - e credo siamo solo agli inizi - avremo bisogno di gestirlo ecumenicamente».
Ma tu personalmente toglieresti il celibato ai preti? Li vedresti sposati? Oppure vanno bene così?
«Non mi sono posto il problema. È come dire “vedresti bene una donna prete”? Secondo me sono i modelli quelli che contano. Se tutto questo producesse modelli di presbitero così come quelli che abbiamo visto e conosciuto - con tutte le difficoltà e i problemi e anche l’incapacità di rapportarsi ad una modernità in chiave positiva - mi verrebbe da dire sì va bene, però poi non cambia nulla anche per le donne.
Dovrebbe cambiare il modello, e quindi ci si dovrebbe reinterrogare su tutta la struttura della comunità, su che cosa voglia dire la necessità di valorizzazione dei carismi all’interno delle comunità, come diceva già Paolo nella prima lettera ai Corinzi. Perché quello che manca oggi è questo! Non possiamo prendere un pezzettino, togliere di qua, ecc... perchè rischiamo di non cogliere il bersaglio, il tema. Il soggetto su cui riflettere oggi che è: che cos’è la comunità? La qualità della comunità?».
Non credi che il nucleo del discorso sia il fatto che ci sia una sessualità repressa per legge? Ad un buon padre non crea problemi anche di fare il prete. Così come al pastore protestante non crea problemi avere una famiglia...
«In teoria assolutamente sì, su questo non c’è dubbio. Però non vorrei che cogliessimo solo parzialmente lo stimolo che può venire da una cosa così drammatica come quella che sta avvenendo oggi. Questo scandalo potrebbe essere un punto di partenza per rivedere ruoli, carismi e modelli... quello di cui poi in “camera caritatis” molti hanno detto che ci sia bisogno, ma con il popolo non lo dicono, fanno finta di niente. La sensazione è la mancata riforma del Vaticano II. Purtroppo quello a cui assistiamo è che la chiesa locale, così come doveva nascere dal Concilio, non ha preso piede».
Ma allora l’ipocrisia di certi preti e vescovi che mantengono una facciata di santità e pura, mentre di nascosto hanno donne e figli nascosti?
«Questo può succedere, è successo e ne parlava apertamente Dante Alighieri. Quello che io rimpiango è la “parresia” di Dante: egli di queste cose poteva parlare e discutere tranquilla­mente, non veniva scomunicato come non è stato scomunicato. Tutto era motivo di riflessione per l’intera Chiesa. Ed è questo che ci manca oggi. L’esistenza cioè di una opinione pubblica che non necessariamente venga messa in castigo e bollata come eretica se dice certe cose. Mentre dall’altra parte oggi abbiamo i “laici furiosi”, che con le religioni ce l’hanno perché comunque non devono avere spazio nell’agorà pubblico. Invece oggi ci sarebbe bisogno di dialoganti, concilianti e riflettenti, soprattutto di gente che pensi».
Dove starebbe oggi Gesù, secondo te, tra il prete pedofilo e la vittima?
«Gesù è sempre dalla parte delle vittime, su questo non c’è dubbio. E qui bisognerebbe interrogarsi se in questi drammatici casi c’è una sola vittima. Perché, secondo me, anche il prete è vittima di un mancato dialogo. È necessario che dalla cronaca si passi ad una riflessione un po’ più vasta. Dobbiamo uscire dal meccanismo degli strilli scandalistici, poiché ormai oggi vince il meccanismo di Porta a Porta».
E lo Spirito Santo dove sta in tutto questo?
«Lo Spirito Santo va avanti per conto suo, soffia con le sue dinamiche. Probabilmente, anche il fatto che ci si apra a questi temi e che finalmente riusciamo a parlarne è frutto dello Spirito Santo. Bisogna essere ottimisti e sperare che la comunità possa essere più matura di quello che pensiamo».


Martedì 04 Maggio,2010 Ore: 15:31
 
 
Commenti

Gli ultimi messaggi sono posti alla fine

Autore Città Giorno Ora
Carlo mattei bari 17/7/2010 04.19
Titolo:bisogna ricominciare da zero
Leggo con profondo sdegno le risposte date nel merito di domande puntuali fatte dal giornalista.
Quando la si smetterà di eludere i problemi, renderli superficiali, la chiesa cattolica troverà la forza di rigenerarsi.
Fin quando abbiamo questi quattro bigotti, cui il loro unico fine è difendere l\'operato aberrante di gente che si è macchiata di crimini contro l\'umanità, la Chiesa cattolica continuerà a naufragare, naufragare e naufragare...nel mare delle bugie, delle coperture, e dei privilegi. Ma è evidente che questi sono ormai finiti.

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La questione dei preti pedofili

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