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www.ildialogo.org Bestemmie o verità?,di Mario Mariotti

Bestemmie o verità?

di Mario Mariotti

Forse non ci abbiamo mai pensato, ma se lo facciamo, ci accorgiamo che i sacerdoti, i ministri del culto delle varie religioni, costituiscono una casta, una congrega, a volte alquanto pericolosa. Quando quelli del Dio di Mosè si incrociarono col Signore, ulularono che bestemmiava, e fecero in modo di chiudergli la bocca. Secondo loro, i Suoi annunci, Dio ci è padre, e il sabato è per l'Uomo, erano bestemmie. Oltre ad essere bestemmie, essi mettevano a rischio la loro funzione di mediazione fra le creature ed il Creatore, dalla quale ricavavano onore, potere e sesterzi; erano bestemmie che mettevano a rischio il loro posto di lavoro, lo stesso futuro della casta, e quindi chi le pronunciava meritava la morte, e una morte dolorosa.
Questo ai tempi di Gesù. E oggi? Se io dico che il Signore è un laico e la laicità cristiana comunismo con amore, i sacerdoti di oggi ugualmente dicono che io sto bestemmiando, e se io non godessi dei frutti della incarnazione dello Spirito che attraverso l’Illuminismo e tutta l'evoluzione culturale che ne è seguita ha fatto maturare la coscienza e la sensibilità delle persone, fari la fine che S. R. Chiesa riservava a coloro che lei pensava fossero eretici e bestemmiatori della Verità: arrosto alla Giordano Bruno.
Il fatto è che la Chiesa ha costruito sulla persona di Gesù una religione, mentre Lui era ed è venuto per liberarci da lei, ed insegnarci il modo di vivere, di giudicare, di scegliere che incarna lo Spirito e costruisce il Regno. Coloro che vengono accreditati come esperti del sacro, come rappresentanti di Dio nel mondo, quando incontrano le persone che Lo incarnano, ed esse sono tutti coloro che amano e condividono, popolo trasversale a tutte le culture, religioni, razze, e collocazioni spaziali e temporali, non Lo sanno o non Lo vogliono riconoscere.
Per secoli hanno dominato fondando il loro potere sulla paura della morte, sulla minaccia dell'inferno, sugli adattamenti della Parola di Dio, cui hanno fatto dire che Lui delegava a loro le Sue funzioni di giudice in rapporto al destino eterno dell'anima nostra. Adesso conservano ancora un grande potere, perché hanno conciliato il Signore con mammona, (si può essere cristiani e ricchi), danno da bere al prossimo che Dio perdona tutti, che Dio salva tutti, che la speranza non deve mai venir meno, che la preghiera ha il potere di innescare il miracolo, che Dio è onnipotente e buono, che Lui supplisce alle nostre colpevoli omissioni di solidarietà verso coloro che, anche oggi, stanno morendo per mancanza di uno spicciolo; e quindi esso potere deriva dal loro cantare la musica che i virtual-cristiani vogliono sentire.
E a proposito di quest'ultima benemerita categoria, per la quale il Signore è sempre stato un "camerata" e mai un "compagno", cosa della quale dovrà rendere conto nel giorno del giudizio, essa mi accusa anche di un'altra bestemmia. In questi ultimi anni io vado a messa poche volte, e quando mi chiedono il perché, rispondo che non voglio correre il rischio di andare all'inferno. Per loro questa risposta o è una battuta per far ridere, o è una bestemmia assurda. Ecco allora la mia spiegazione, che subito può apparire assurda, ma non lo é.
Secondo il parere del sottoscritto, cioè secondo la logica dell'Incarnazione, solo la prima parte della messa, la liturgia della Parola, è secondo lo Spirito: la Parola viene mandata,”missa”; i fedeli la devono far propria; quando escono dalla chiesa devono impegnarsi nel mondo per trasformarlo secondo la Parola stessa. Loro dovrebbero diventare le "mani" della Parola. La seconda parte, invece, per me, è ancora nella logica religiosa dell'Antico Testamento, secondo la quale c'è una Vittima, l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, che paga per tutti; c'è il sacrificio del Figlio che placherebbe il Padre; c'è il prodigio della transustanziazione; c'è la vita eterna per coloro che credono e che mangiano quel corpo e quel sangue sacrificatisi per loro. Secondo me, e la realtà lo dimostra, i cristiani, della messa, sono portati a valorizzare solo la seconda parte, e della prima nulla gliene cale. Secondo loro, l'importante comincia con l'offertorio, anche se poi, se uno ci va a guardare, le offerte dei fedeli sono difficilmente rintracciabili. Nella seconda parte c'è da prendere e non da dare.
La prima parte, invece, per me è determinante, e allora io posso dire con sicurezza che c'è già un enorme squilibrio fra la Parola che mi è stata mandata, e quello che di Lei io sono riuscito ad incarnare. Questo equilibrio andrebbe costruito da tutti coloro che credono di credere, e invece, ad ogni messa, uno riceve una Parola che poi, fuori dalla chiesa, non incarnerà. Siccome le messe sono tante, adesso non più ora della messa, ma e tempo di incarnare finalmente quella Parola che il più delle volte viene "mandata" inutilmente.
Se i miei interlocutori mi hanno seguito in questo ragionamento, capiscono anche il perchè, ad andare troppo a messa, si rischia l'inferno (anche se io non credo esista l'inferno lo stiamo vivendo qui e ora, per l'assenza di Amore incarnato). "Ti ho parlato migliaia di volte" ci dirà il Signore,"e i frutti quali e dove sono?" La conciliazione Dio-mammona, il voto a Berlusca, il Signore "camerata" e non "compagno", le differenze blasfeme fra i ricchi e i poveri, la loro compresenza nella stessa messa, compresenza che rivela la non-fede in Dio-Condivisione, e l'ipocrisia dei cosiddetti fedeli?
Tornando al perché io vado raramente a messa, lasciando da parte la provocazione precedente, che provocazione non è, ecco i motivi: essa, per me, oggi mescola Antico e Nuovo Testamento, religione ed Incarnazione, e quindi aliena e soffoca la forza dirompente della Parola di Dio. Poi, di Parola, io ne ho già ricevuta tanta, che ora è il momento di “farla”, cioè di incarnarla; e allora io La incarno andando a trovare una persona distrofica, con la quale mi sento in comunione, mentre con la maggior parte dei sacerdoti, fin da quando mi dicevano di votare Democrazia Cristiana e da quando rimanevano zitti di fronte allo scandalo di Berlusca, corruttore, evasore e puttaniere e al tempo stesso difensore dei valori non-negoziabili, mi sento dall'altra parte.
Qualche volta, ogni tanto, ci vado, per lanciare il messaggio che i credenti dimenticano, e che li inchioderà alle loro responsabilità: non saremo giudicati sul credere, su quello che noi credevamo di credere, ma sulla nostra risposta alla presenza dell'affamato e dell'assetato, degli ultimi della Terra; sullo spazio che la solidarietà e l'amore hanno avuto nella nostra vita. Invece di vedere Gesù nei poveri, dobbiamo convertirci ad essere noi Gesù per loro.
Mario Mariotti



Domenica 11 Maggio,2014 Ore: 08:13
 
 
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