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www.ildialogo.org La teologia della disincarnazione,di Mario Mariotti

La teologia della disincarnazione

di Mario Mariotti

Io cerco di persistere nel mio lavoro di demolizione del modo di intendere Dio costruito dalla religione, di demolizione del concetto religioso di Dio. Subito mi imbatto nel problema della preghiera, che é la colonna portante del rapporto uomo-Dio secondo la religione stessa. Da una parte il Creatore, dall'altra la creatura, fra loro la casta sacerdotale mediatrice del rapporto, che invita, raccomanda, assilla la creatura perché preghi. La preghiera avrebbe la potenzialità di piegare la volontà di Dio a concedere quello per il quale la creatura prega.
Io, con più rifletto su questo problema, più scopro il non-senso della preghiera; mi trovo spiazzato, e gli altri si chiedono se io sto dando i numeri. Io, dando i numeri, continuo a riflettere. Intanto posso dire che, sotteso alla preghiera, c'é un concetto di Dio con dei grossi limiti. Per prima cosa Lui romperebbe la linearità della sua volontà: dietro l'insistenza della preghiera concederebbe una grazia che prima non aveva intenzione di concedere. Questo rientra nella logica dell'Alleanza, di un Dio che ha i suoi eletti, di un Dio che premia qualcuno e lascia qualcun'altro a mani vuote.
Gesù ci ha detto che Dio non così, che non ci sono gli eletti, che Dio ama incondizionatamente tutti) (vedi. Figliuol prodigo). Se fosse vero che Dio fa i miracoli, e concede la grazia a uno e all'altro no, Lui avrebbe rinunciato alla prima delle sue qualità: la giustizia.
Poi, tornando alla preghiera, essa rompe non solo la giustizia di Dio, ma anche quella paternità di Lui in rapporto a noi che ci é stata rivelata. da Gesù, separandoci da Lui. Questo é un punto cardine nella teologia dell'Incarnazione. Se Gesù avesse rivelato ai suoi concittadini di essere Dio-incarnato, l'avrebbero linciato dopo tre minuti. Dicendo che Dio gli era padre, che Lui era figlio di Dio, era riuscito a sopravvivere per tre anni, e dopo era stato assassinato dalla casta sacerdotale che vedeva in Lui un mortale pericolo per la propria sussistenza e per i propri affari.
Gesù, dicendo che Dio era suo padre, che Lui e il Padre erano una cosa sola, che chi faceva la volontà del Padre , e cioè amava e condivideva, Gli era padre, madre, fratello e sorella, cercava di farci capire la nostra condizione ontologica-esistenziale: noi siamo "corpus Domini" come Lui, mani dell'amore di Dio per tutte le creature; quando amiamo e condividiamo, é Lui che vive ed opera e costruisce il Regno; la laicità é divina, la divinità é laica; la religione non ha ragione di sussistere; i mediatori fra Dio e gli uomini si possono dedicare all'agricoltura; il compito della creatura é quello di amare e condividere, per togliere la sofferenza e l'ingiustizia dal mondo, e portare il necessario e la gioia a tutti i viventi, i minimi inclusi.
In aggiunta a tutto questo, sempre in relazione alla preghiera, c'é anche da ricordare che un padre, come ogni padre, ai suoi figli tutto il bene che può fare lo fa per amore, senza bisogno di essere pregato. Anche sotto questo profilo la preghiera diventa inutile; si prega amando e condividendo, cioè facendo la volontà del Padre, cioè incarnando lo Spirito, che é Amare, che é Verbo, e il Verbo deve farsi carne in noi come si fece carne in Gesù, e il Verbo va coniugato da noi e deve avere come termine il nostro prossimo, e nostro prossimo sono tutti i viventi del creato, anche le bestioline, anche i minimi, di cui non siamo padroni, ma custodi. La dimensione dell'amare é quindi laica, e quando é gratuita, ed ha come radice la compassione, il mettersi nei panni dell'altro, realizza la condizione perfetta del tralcio della Vite secondo l'immagine offerta da Gesù.
A questo proposito non sarà inutile rammentare a tutti coloro che affermano che S.R.Chiesa é il corpo di Cristo nel mondo, che essi devono completare l'enunciato. La Chiesa é corpo di Cristo, se e quando ama, solo se e solo quando ama. Solo in quel momento é corpo di Lui perché sta incarnando, lo Spirito, e quindi l'Amore e la Condivisione. Quando prega, ed accompagna la preghiera con il rapporto privilegiato con la ricchezza ed il potere, essa non é più corpo ma cancro, o meglio, corpo ammalato di cancro, e prega Dio che faccia quello che lei non se la sente di fare, cioè di non accumulare, di condividere, di essere testimone del "Beati i poveri per scelta".
Qui la preghiera diventa condanna per chi prega e per chi fa pregare. Per concludere, sotteso alla preghiera c'é il Dio dell'Alleanza; c'é l'Altissimo di cui, noi siamo sudditi; c'é il Dio religioso per liberarci dal quale Gesù si é incarnato e si é lasciato assassinare. E poi, a ben riflettere, c'é anche una sopravvalutazione da parte nostra di noi stessi. Chi siamo noi, o quelli che sono raccomandati dalle nostre preghiere, e cosa abbiamo di più o di meno degli altri, per cui Dio dovrebbe concedere la grazia, fare il miracolo a noi e ai nostri raccomandati, e non agli altri?
Quando ero giovane e ancora rincoglionito dalla formazione religiosa che avevo ricevuto, già allora, secondo le necessità, pregavo, ma pregavo sempre per tutti, e mai per me solo. Già allora capivo che il pregare per tutti era l'unica dimensione che permetteva a Dio di rimanere "il Giusto". Poi, pian piano mi sono accorto che i preti insistono sulla preghiera perché non hanno capito Gesù, o non hanno ancora capito la verità dirompente inclusa nell'annuncio che Dio ci é padre. Hanno inventato il peccato, partendo da quello originale; ci comunicano che hanno le chiavi del Regno dei Cieli; ci donano i sacramenti pagati dal Signore e non da loro; ci dicono che il mondo é periodo di prova per purificarci e accedere alla gloria del Paradiso. Danno un bellissimo contributo alla teologia della disincarnazione!
E se ci mettessimo invece e finalmente a vivere la soggettività strutturalmente solidale? E se ci mettessimo a praticare il Beati i poveri per scelta? 'Tanti casini pian piano si estinguerebbero, e con essi la necessità di pregare perché essi non ci coinvolgano. La vera preghiera é che noi ci amiamo fra noi come Dio ci ama; é la creatura che si assume la responsabilità di essere quello che può essere: mano dell’amore di Dio per ogni vivente.
Dopo tutto quèsto, che é un progetto accessibile, perché tutti possono vivere del necessario e condividere quello che eccede con chi ne é ancora privò, non c'é più la preghiera; c'é il dialogo in noi stessi fra noi stessi e il Signore; c'é Dio in noi che tribola, soffre, sta in ansia, gioisce con noi, porta il necessario e la gioia alle altre creature con le nostre mani, rimarrà sconfitto dalla nostra morte, soffrirà per essa, cercherà e troverà altri, tralci che gli rendano possibile il lavorare per la costruzione del Regno. In quel tempo il miracolo dei miracoli, l'unico miracolo di Dio, cioè la Vita, sarà riuscito a sconfiggere l'Ultimo Avversario......
Mario Mariotti



Sabato 04 Gennaio,2014 Ore: 19:05
 
 
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