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www.ildialogo.org L’evento Incarnazione,di Mario Mariotti

L’evento Incarnazione

di Mario Mariotti

Continuiamo a riflettere sull’evento-Incarnazione, sulla figura di Gesù vero Dio e vero Uomo, e questo sempre col fine della ricerca della Verità, ricerca che non si dovrà mai fermare, uno potrebbe vedere in esso Evento sia per capire la realtà della nostra collocazione strutturale come persone (mani dell’ amore di Dio), e sia il Progetto per modificare la realtà esterna a noi, il mondo, nella direzione del Regno, di un creato compiuto secondo Amore.

L’evento-Incarnazione divinizza la laicità mentre laicizza la Divinità, in una circolarità, in una interconnessione che riporta all’unità quello che viene diviso dalla religione quando essa separa Dio dall’uomo e si colloca quale mediatrice del rapporto fra i due soggetti.

L’evento-Incarnazione, quindi, può venir considerato la vera “transustanziazione”, che non riguarda il pane e il vino che diventano il corpo e il sangue di Gesù, ma la sacralizzazione, una della laicità, dell’umanità (Dio diventa uomo), e la laicizzazione, umanizzazione della Divinità (l’uomo che diventa Dio).

Quando il Signore ci dice che chi ama e condivide, se e quando lo fa, è consanguineo a Lui. Quando il Signore ci insegna a pregare invocando Dio quale Padre nostro, questo significa che il Padre è tale, cioè Padre, sia per Lui che per noi. Quando il Signore ci dice che Lui è venuto per servire e non per essere servito, ci comunica che è l’uomo ad essere il dio di Dio, e questo non nel senso religioso di un servo e di un padrone, ma di un soggetto che è sacro perché oggetto di amore, oggetto dell’amore incondizionato del Padre per le proprie creature.

Quando il Signore si autoqualifica, si autodefinisce figlio dell’Uomo, si riferisce alla potenzialità dell’uomo da ridare vita a Lui, al Risorto, che diventa tale, Risorto, se e quando l’uomo ama e condivida. Quando uno definisce la Pasqua come passaggio dalla schiavitù alla libertà, egli rimane nel generico e nell’ambiguo. La resurrezione del Signore non è un miracolo, e non è fondamentale in rapporto alla credibilità dell’evento-Gesù; essa è un Progetto, è un compito nostro, quello di rimaterializzare la giustizia, la solidarietà, la fraternità, l’amore nella concretezza storica. Portando avanti questo Progetto, pian piano ci si libera dai condizionamenti di mammona, il vero dio di questo nostro schifoso mondo, modellato dai dogmi del capitalismo, del mercato e della competizione; si vive la cultura del necessario e la condivisione con amore, ed è qui che si arriva a sperimentare, a vivere la vera libertà.

Quando la Chiesa ci dice che il Signore si è immolato per noi, ci nasconde la realtà che Lui è stato assassinato; quando parla di peccato contro Dio, nasconde, relativizza il male che l’uomo, quando strumentalizza ed accumula, reca al prossimo, agli altri viventi; quando essa usa il sacramento per cancellare i peccati, nasconde quel progetto dell’Incarnazione che è l’unico a poter rimuovere concretamente il male ristabilendo la giustizia.

Dio che si fa uomo, Dio che si umanizza in Gesù, porta il sacro, interconnette il sacro, lo Spirito, con la materia, con l’uomo; quest’ultimo deve dare esistenza, corpo, vita, operatività a Dio nel mondo amando e condividendo, facendo cose giuste, fraterne, solidali.

Se io dico “Gesù salva”, rimango nella religione e aspetto il miracolo che non viene; se io dico “l’Amore incarnato da noi salva”, questo lo posso sperimentare nella realtà di ogni giorno, quando, amando e condividendo, mi faccio prossimo all’affamato e all’assetato, e porto loro il necessario e la gioia.

L’evento-Incarnazione rivela la realtà che Divino ed Umano sono interconnessi, che sono una cosa sola, unica realtà; che l’uomo, anche se non lo sa, o considera se stesso ateo, o agnostico, è, strutturalmente, potenziale strumento dell’amore di Dio per tutte le creature.

Questo implica che salta il rapporto uomo-Dio mediato dalla casta sacerdotale; che esalta la religione; che l’uomo si trova ad essere in Dio e Dio nel profondo di lui stesso e di ogni uomo; che l’amore di cui l’uomo si trova ad essere strumento (potenziale strumento, perché il più delle volte l’uomo sceglie di essere strumento, in mano di Mammona), ha come destinazione l’uomo stesso, gli altri uomini e tutte le creature della terra dei viventi.

L’interconnessione divino-umano fonda la sacralità della laicità, ma solamente di quella etica, di quella che si apre alla compassione e fa agli altri quello che essa vorrebbe ricevere da loro.

Se non riusciamo a superare il concetto religioso di Dio, dell’Altissimo residente sul trono nell’alto dei cieli, e ad indirizzare il nostro impegno a soccorrere l’affamato e l’assetato, noi, mano dell’amore di Dio per noi, ci troviamo ad essere corpus Domini, tralci connessi alla Vite; se non ci riusciamo, ci troviamo ad essere mani distrofiche dello Spirito, e, mentre viviamo nella perfetta alienazione indotta dalla favola religiosa, intorno a noi l’inferno alligna, prospera e si globalizza in ogni contrada del Pianeta.

L’evento-Incarnazione pone termine alla religione; noi diventiamo occhio di Dio per vedere l’ingiustizia, la sofferenza, l’amore ferito e violentato; cuore di Dio aperto alla compassione per tutte le proprie creature, anche le minime; mani di Lui per portare il necessario e la gioia ad ogni vivente.

Ma in quest’ultimo enunciato tutti i verbi che ho usato sono al tempo sbagliati: il “pone termine” diventa un “avrebbe dovuto porre termine, ma non c’è riuscito”; l’evento rimane ancora un Progetto, il Signore malato di distrofia; mentre la Chiesa, sua per millantato credito, continua a consolarsi riempiendo questa nostra valle di lacrime con la rendita del proprio patrimonio immobiliare, col flusso di sterco del demonio che deriva dall’8%° con l’oro e i privilegi che le pecore, ignare ed alienate, continuano ad affidare a lei, pensando di fare cosa gradita a Dio…

Mario Mariotti



Sabato 23 Giugno,2012 Ore: 06:22
 
 
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