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www.ildialogo.org L'omelia del 21 luglio 2013  ,di p. Aldo Bergamaschi

L'omelia del 21 luglio 2013  

Pronunciata il 17 Luglio 1977


di p. Aldo Bergamaschi

Luca 10, 38-42

In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesù le rispose:

Anzitutto, un piccolo esame sulle parole. Una prima traduzione dice: poche cose sono necessarie, anzi una sola, Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta. Poi avete la traduzione del testo: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta” .

Applicato nel concreto, questo discorso vorrebbe dire che per Gesù è necessario solo poco e nella fattispecie solo un pezzo di pane con un pezzo di cacio. Quindi per Gesù, Maria ha scelto la parte buona, vale a dire che lo spirito con cui lo ha accolto, è da lodare rispetto allo spirito con cui la sorella sta invece accogliendo Gesù. Cioè il comportamento di Maria è per Gesù la migliore ospitalità. Si potrebbe dire che ha ricevuto la parte migliore, perché le parole di Gesù sono parole di vita eterna. In termini moderni, le sue parole sono le parole della rivoluzione. Vedete come Gesù incontra tante donne, il modo di trattarle, i discorsi, che egli fa con le donne. Dunque due temperamenti, ognuno di voi cerchi di esaminare, sto parlando alle donne, in quale dei due temperamenti si trovi.

Quando vado a trovare mia madre, mi trovo in difficoltà, vuole saperlo prima, cosa mangi, come se io andassi a casa a trovarla per mangiare. Marta si sforza di onorare Gesù, dunque mediante un servizio che è tipico della donna. Maria invece, forse, mi scuso con quelle che si ritrovano nella logica di Marta, Maria forse, un poco più intelligente, emancipata, non lo so, più femminista, non so, capisce che l'unico modo per onorare Gesù è quello di udire il suo messaggio, non è quello di fare la parte della donna. É quello di fare la parte di una creatura che è interessata al suo messaggio, uomo o donna non conta.

E quindi, se il punto principale è quello di udire il suo messaggio e di ascoltare la sua parola, essa mette in sottordine ciò che è prettamente strumentale e ciò che è semplicemente strumentale e prettamente femminile. Sotto un certo punto di vista, quella femminilità viene dimenticata a favore di un elemento nuovo, che è quello appunto di entrare nell'ordine della rivoluzione di Gesù e dunque di cogliere quello che è umano e universale, non soltanto femminile.

Forse gli uomini stanno pensando alle loro mogli o alle loro future mogli per vedere se capiterà loro di incontrare una Maria o una Marta. Molti preferiranno una Marta, perché piace loro mangiare certi succulenti cibi. Le femministe, già vedono in Maria una loro antesignana, mi pare di averlo udito anche alla televisione, si trattava di femministe cattoliche di avanguardia. Vedono dunque in Maria una loro antesignana, una donna cioè che trascura un poco le faccende domestiche per dedicarsi invece ai grandi problemi della società, per dedicarsi cioè alla rivoluzione sociale e non a marcire attorno ai fornelli e alle pentole, ci sono altri problemi non v'è dubbio non v'è dubbio, ci sono altri problemi.

Gesù, questo è il dato di fatto, approva la scelta di questa donna, perché mentre il lavoro di Marta, diciamo l'azione per l'azione, quasi fine a sé stessa, o finalizzata ad un'altra azione, non ha qualche cosa di universale, questo lavoro di Marta è settoriale e muliebre soltanto. La scelta di Maria è invece di respiro universale e comprende anche attività strumentali non v'è dubbio, come quella di preparare da magiare, si capisce, ma tutto ciò è nell'ordine della strumentalità pura, una strumentalità però che si riversa in una universalità immediatamente, e non in un'altra strumentalità.

Questa sarebbe la differenza fra le due ragazze

Gesù non è andato a casa di Maria e di Marta per  fare un pranzo e quando il sottoscritto va a casa di qualche buon amico, non va lì certamente per fare un pranzo, questo è sottointeso, altrimenti non sarebbe possibile emettere dei giudizi sia su Marta che su Maria, anzi è da dubitare che ci siano delle Marie, poi quelle Marte chissà come sono congegnate. Condire l'insalata è una cosa, ma invece produrre l'insalata e capire tutto ciò che ci sta sotto alla produzione dell'insalata, questa certamente è un'impresa che esige la parola di Dio in noi. Tutto ciò che sta dietro alla produzione di un'uovo, tutto questo non si potrà capire certamente, se prima non si ascolta la parola di Dio.

Per soddisfare alla sola cosa necessaria, cioè essere perfetti come il Padre che è nei cieli, dopo aver ascoltata la sua parola, occorre coltivare lo spirito, per diventare capaci di risolvere tutti i problemi del lavoro, diversamente non si risolvono, diversamente siamo come Marta che si agita, che lavora e che fa, senza aver capito nulla di questo fare, o senza avere una finalità sufficientemente valida per perdere tutte queste energie e per rompersi l'anima.

Sant’Agostino fa di queste due creature e dei loro rapporti, dove abbiamo il testo, una dicotomia fra la vita contemplativa e la vita attiva, e in questo discorso c'è una contaminazione continua nel linguaggio, tra ciò che deve essere di tutti e ciò che invece è di una categoria. Certo Aristotele aveva capito che il fine dell'esistenza è la contemplazione e non l'azione, aveva capito che se noi lavoriamo per riposarci, non v'è dubbio che il riposo è meglio del lavoro. Però, quando Aristotele doveva decidere come impiegare questo riposo, certamente egli diceva, che non dobbiamo impiegarlo per giocare, perché allora il gioco sarebbe il fine della vita, questo modo di ragionare è acutissimo,

Noi quel riposo, dobbiamo adoperarlo per coltivare la ricerca, per indagare sulla realtà, per diventare degli autentici filosofi, amanti del sapere, ricercatori fino in fondo di tutta la verità possibile. Se dunque, lo scopo è la contemplazione non la si può delimitare a categorie, sant’Agostino arriva a dire: se quella ha scelto la parte di migliore, allora le monache sono da preferire alle sposate. Non ci intendiamo, se i due ruoli si configurano in quel modo, allora andiamo diritti alla repubblica platonica, dove ci sono gli schiavi che lavorano e gli altri che comandano e così via. No, il discorso deve essere per tutti uguale, cioè a dire che anche Marta deve diventare come Maria e una volta che è diventata come Maria, avrà capito il ruolo della rivoluzione, parlo in termini moderni, dopo, sistemeremo anche, se saremo creature nuove, rinnovati nell'interno nel nostro cuore, nel nostro spirito, sistemeremo anche i nostri rapporti di lavoro. Questo è il messaggio.

Quale è la parte migliore di un uomo morto? Come credenti fate presto a rispondere: è l'anima.

E la parte migliore di un uomo vivo? La parte migliore di un uomo vivo, qui la risposta si assomma, è ancora l'anima. Diversamente è un pezzo di carne che cammina su due gambe e nulla più. La parte migliore di un uomo vivo è ancora l'anima, perché è questa che qualifica l'uomo. Allora Maria ha scelto la parte migliore, traduciamo: ha scelto l'attività spirituale alimentata dalla verità o dalla parola di Dio. Perché il fatto che l'uomo sia un essere spirituale, non dice ancora molto se egli non assimila la parola che viene da Dio.

Qui comincia l’avventura riformatrice, qui comincia la rivoluzione del cristiano. Perché se tutti avessimo l'atteggiamento di Maria, forse dovremmo lavorare meno di quanto non lavoriamo oggi per vivere. Se tutti fossimo nell'atteggiamento di Maria, uomini in cui la parte migliore è quell'anima alimentata dalla parola di Dio, più equa sarebbe la distribuzione di ciò che produciamo e già il regno di Dio si avrebbe qui, qui su questa terra non là. Via questa dicotomia, troppo comodo. Nel discorso di sant’Agostino c'è questa continua ambivalenza dei termini, Marta naviga, Maria è porto, no, qui navighiamo tutti, il problema è vedere se navighiamo verso la direzione giusta.

Il regno di Dio avrebbe qui il suo inizio, perché se fossimo come Maria, resterebbe il tempo, dopo il lavoro minimo orientato alla produzione dei beni essenziali, avremmo il tempo di contemplare i fiori del campo e noi invece li distruggiamo, avremmo il tempo per dialogare con gli uccelli del cielo e noi invece li prendiamo a fucilate. Voglio dire che non saremmo più gli schiavi del tempo e della materia, ma saremmo finalmente come dice un marxista che forse marxista non è più, saremmo i poeti, vale a dire, i creatori della realtà




Sabato 20 Luglio,2013 Ore: 21:39
 
 
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