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www.ildialogo.org L'omelia del 14 luglio 2013  ,di p. Aldo Berggamaschi

L'omelia del 14 luglio 2013  

Pronunciata il 10 Luglio 1977


di p. Aldo Berggamaschi

Luca 10,25-37

In quel tempo, un dottore della legge si alzò per mettere alla prova Gesù: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù gli rispose: “Che cosa sta scritto nella legge? Che cosa vi leggi?”. Costui rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso”. E Gesù: “Hai risposto bene, fà questo e vivrai”. Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è il mio prossimo?”.

Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre.

Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”. Quegli rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù rispose: “Và e anche tu fà lo stesso”.

Il buon samaritano potrebbe essere messo in luce con la condotta di quei due lords inglesi, i quali vedendo arrivare lungo la strada maestra un disgraziato di grande carriera, su di un cavallo imbizzarrito, in pericolo di precipitare ad ogni momento e che va gridando aiuto, si misero tranquillamente a godersi lo spettacolo; anzi uno di questi lord disse: scommetto cento ster1ine che andrà con le gambe per aria. L'altro subito: accetto la scommessa. Dopo di che dettero di sprone ai loro cavalli da corsa per fare aprire il posto di blocco, pagando essi stessi il pedaggio, perché nulla potesse arrestare quel disgraziato cavaliere.

Commenta Kierkegaard: il levita e il sacerdote della parabola non fecero che passare oltre, certo bruttissima azione, ma farci su persino una scommessa, invece di porgere aiuto, questo è il colmo. Kierkegaard ironizza così sui moderni laicisti, i quali sotto un certo profilo, sono peggiori di quel levita e di quel sacerdote, i quali si limitano a tirare diritto. Questo dicevo, a parziale consolazione.

Ma un cristiano deve tenere d'occhio il significato di quel tirare diritto, che dal punto di vista di ciò che significano i due, è certamente peggiore dell'azione dei due lords, i quali almeno sono dentro a una logica, la logica del profitto e non possono che fare così, mentre i due sono a servizio di Dio e in quanto a servizio di Dio anche a servizio dell'uomo.

Il punto dolente della domanda del dottore è il chiedere una cosa di cui si conosce già la risposta. Una risposta che è per così dire scritta sui manuali, ma in cui nessuno crede, o di cui nessuno è convinto fino in fondo. Perché oltre che creare una distinzione fra il popolo ebreo e gli altri popoli vicini, creava anche certamente un classismo all'interno della stessa struttura ebraica.

Anche a Gerusalemme ci sono dunque dei ladroni, i più poveri, in una città santa, dunque tutto l'insegnamento dei sacerdoti non è riuscito ad eliminar1i ecco un’altro argomento di riflessione.

E allora il punto dolente, certamente va tutto letto in chiave ironica, Gesù dice che è già tutto scritto nella legge, ma si capisce che il pomo che non passava dalla gola era esattamente la parola prossimo. Perché l'ordine storico era congegnato in quel modo.

Esempio: dobbiamo dare sì o no la giusta mercede agli operai? Chiedetelo a un prete non chiedetelo a me, perché io non avrò parole dolci come Gesù, ma l'ironia la espliciterò tutta fino in fondo. Andate a chiedere al primo prete che trovate per la strada. Certo, vi dirà che c'è anche un enciclica,

(La Rerum Novarum) sottotitolo la giusta mercede agli operai. Ma quando poi voi domandate quale è la giusta mercede? Allora si abbandona quella che è la nostra fede e si comincia a dire che è quella che si attua normalmente nel tale contesto sociale. Poi ci si appella al mercato. Ecco vedete che ci siamo ancora dentro a tabù. Se poi chiedete a un prete che cosa sia la giustizia, saranno pronti nel dirvi che la giustizia è quella virtù che dà a ciascuno il suo. Ma se poi domandate che cosa vuol dire il suo, ciò che è dovuto, siamo ancora da capo, dovete fare il discorso sulla mercede.

Certo avete visto con l'equo canone, se la casa è voltata a oriente o occidente i costi sono diversi, tutto è deciso tra l'altro dal parlamento, come se il parlamento fosse un consesso di angeli e non di persone interessate direttamente alla vicenda! Una situazione non lontana da quella denunciata da Gesù. Il punto dolente era esattamente l'attuazione o la osservazione pratica di una dottrina errata, una dottrina ortodossa, come pare sia anche la nostra.

Attenzione se voi dite che Dio ha detto che odiare il cananeo, anzi ucciderlo, è una cosa buona, dopo non v'è dubbio che dovete compiere delle riduzioni mentali e pratiche sulla parola prossimo, questo era vero per loro, come resta vero in fondo per tutte le religioni naturali. C'è sempre bisogno di trovare qualcuno che deve fare le spese per chiudere gli occhi su ciò che è la nostra disgraziata realtà. Oggi il prossimo è a mala pena il connazionale. Si tratta di vedere se il cristiano deve soltanto sanare il ferito, o se deve anche occuparsi del fatto che ci siano i ladroni. Apparentemente sembra che Gesù non si occupi di questo, ma la vera novità della parabola, è qui.

Per cui storicamente parlando, il cristiano è solo colui che si occupa della piccola elemosina, esco di chiesa vedo lì uno zingaro, dieci lire. Viceversa il rivoluzionario, da strapazzo: bisogna cambiare struttura, non si occupano del fattuale, vedono morire uno sulla strada e niente, dobbiamo cambiare sistema perché allora spariranno anche i rapinatori e così via. Credo che la soluzione di Gesù, secondo la indicazione di questa parabola, sia proprio il fatto di sommare le due esigenze. Il cristiano si occupa sì del fattuale, si occupa del ferito, e già questo è una cosa interessante, perché non è della natura umana fermarsi di fronte a chi soffre, ma poi il cristiano si domanda perché c'è quel ferito e allora comincerà a domandarsi perché ci sono i ladroni.

Il prossimo oggi è a mala pena il connazionale a quel livello, ma chi controlla gli sgambetti economici, per non dire tutte le malefatte. Per battere la concorrenza si produce a basso costo perché in quel paese il concetto di giusta mercede agli operai è un altro. Da qualche parte dunque c'è qualcuno che soffre perché tutto il sistema stia bene, se non ci poniamo questi problemi, cristiani non siamo. E allora ripieghiamo sull'elemosina, che fra l'altro dà una piccola soddisfazione personale, per quelli che vogliono ereditare la vita eterna, come questo dottore nel racconto di Gesù. E poi si assumono dei morti di fame fino a metterli dentro al calcestruzzo. Tutti eguali siamo, ecco perché Gesù tende a dire che il prossimo sono tutti gli uomini, guai a noi se facciamo le riduzioni.

Posso spiegarmi la preghiera per la pioggia, benché, prima di pregare, bisognerebbe distribuire equamente i bacini d'acqua. L'anno scorso a Palermo si moriva di sete quando lì sopra c'era tutta una diga piena d'acqua: perché non aprite? Ma perché bisogna avere il permesso del consorzio. E voi perché non aprite? Non possiamo farlo se prima non c'è una delibera della giunta. E voi della giunta? Non possiamo farlo perché la Regione…e la gente muore di sete. E quelli che dovevano fare, mettersi a pregare Dio? Dio potrebbe anche farlo questo miracolo, ma il primo miracolo è quello di cambiare la nostra testa.

“Va - dice Gesù - e fa lo stesso”. Che vuol dire probabilmente due cose: aiuta nella concretezza chiunque abbia bisogno e ricordati che ciò deve essere fatto perché una creatura ha bisogno e perché c'è un sistema che produce questa sofferenza. Guai al cristiano che non tiene presente le due cose, aiuta il sofferente, ma immediatamente si domanda perché c'è quel sofferente. Ed ecco allora la segreta ostilità, opposizione al sistema.

Ecco che l'eterodosso si comporta meglio di due ortodossi, ma erano poi ortodossi ? Il cristiano deve andare oltre, il cristiano deve amare perché è cristiano, cioè nella fattualità e pensando nello stesso tempo, alla correzione del sistema. Aiuta chi è colpito dal sistema, sì, con tutta la cordialità, però si interroga quasi fino a non dormire di notte, perché siamo arrivati a quel sistema.




Sabato 13 Luglio,2013 Ore: 08:13
 
 
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