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www.ildialogo.org 7 aprile 2013  ,di P. Aldo bergamaschi

Le omelie
7 aprile 2013  

Pronunciata il 6 aprile 1986


di P. Aldo bergamaschi

 

Giovanni 20,19-31

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte dei luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi”. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”.

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a  Voi!”. Poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”. Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Il Vangelo che abbiamo letto, è la prova che la risurrezione non è una rianimazione di cadavere. Chiedo scusa se insisto, ma vorrei che questo concetto fosse acquisito definitivamente dal credente. Gli apostoli stessi fanno fatica a riconoscerlo; il che non sarebbe, se Egli fosse un cadavere rianimato. É Lui che si fa riconoscere; non è il Gesù storico che si presenta, è Lui che si fa riconoscere. Non il luogo, perché non abita più in luogo, non abita in via Ferrari  Bonini, come abito io, ma in una dimensione che trascende ogni luogo e può prescindere da ogni luogo. Il fatto che egli sia presente, nonostante le porte chiuse, denota che non è un cadavere rianimato, è in una dimensione in cui le porte, i muri, non contano più. In questo passo la novità consiste nel fatto che Gesù, fa vedere le mani e il costato a tutti, ve n'è uno solo assente.

Ora, se fosse stato il Lui di prima, lo avrebbero riconosciuto immediatamente, ma immediatamente non lo riconoscono. C'è qualche esitazione, deve dire qualche parola, deve fare qualche gesto, deve richiamarli all'attenzione che il Lui di adesso è il Lui di prima, anche se la forma è diversa. Non risulta, però, che Tommaso abbia toccato né il costato, né le piaghe della mano. Non risulta. Dunque, si trattava di dimostrare a un apostolo che il “1ui” di adesso è quello di prima, anche se in altra forma. Tommaso quindi - continuiamo nell'analisi - non vede il Gesù storico, come si potrebbe pensare da tutta la descrizione - la quale descrizione potrebbe trarre in inganno, sotto questo profilo -, ma riceve dei segni, o, se volete, dei messaggi, che lo aiutano a capire ciò che è accaduto, e cioè che Gesù è entrato in una nuova dimensione, e che quindi è risorto.

E se è risorto è ancora vivo, quindi, se è vivo, è presente, se è risorto, tutto ciò che aveva detto quando era nella dimensione spazio-temporale, ha valore eterno. Allora, l'esclamazione si giustifica. Tommaso non dice: Ah, Gesù di Nazareth, ti rivedo. Dice: "Mio Signore e mio Dio". Ha capito perfettamente dunque, che rianimazione di cadavere non è. E allora in questo caso san Giovanni si salva, probabilmente, perché aveva il concetto giusto della risurrezione.

Adesso che abbiamo speso alcune parole relativamente al fatto, vogliamo vedere i contenuti. Abbiamo subito una frase che è molto pesante: "Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi, a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi". Questa frase - si dice - ha creato i confessionali. Io ho l'impressione che quei confessionali siano abusivi rispetto a questa frase.

San Giovanni scrive tardi il suo Vangelo, da Efeso, o anche da Patmos,- abbiamo letto qualcosa dell'Apocalisse - quest'uomo, questo apostolo vede le interpretazioni anarchiche del Messaggio. Anzitutto, il potere di rimettere i peccati è dato alla Comunità, e questa non lo può, non lo deve amministrare, né in maniera indiscriminata, né in maniera mafiosa.

Attenzione a questo potere dato da Gesù alla Comunità, nell'ipotesi che egli abbia detto queste parole precise. Vi faccio notare che la questione del perdono dei peccati è di tutte le religioni. La questione della confessione auricolare, si è determinata nel Medioevo. Diceva il grande pensatore Pascal che la confessione dei peccati era pubblica, perché i peccati grossi che incidono sul sociale, sono esattamente quelli che devastano la Comunità e sono quelli che oggi nessuno più confessa.

Giovanni vuol dire di fare attenzione alla teoria lassista del perdono. In un  passo evangelico si dice: “Quante volte debbo perdonare? Settanta volte sette". Bene, ora un episodio accaduto a me. Mi trovavo per caso a sostituire un cappellano delle carceri, e trovo lì i soliti ladruncoli. Uno di questi carcerati mi raccontava che i carabinieri lo avevano preso, lui guardandoli in faccia, si era convinto che fossero dei bravi cristiani e diceva a questi carabinieri: ma Gesù, non dice di perdonare settanta volte sette? E quelli: ma guarda che ti abbiamo già preso tre o quattro volte... Appunto, non siete ancora arrivati a settanta volte sette. Ho risposto a questo simpatico ladro: e quando rubavi, il Vangelo dove l'avevi messo? Quando rubi, tu ti dimentichi del Vangelo, quando sei preso sul fatto, allora invochi il Vangelo a tuo pro. Questo è sofisma.

C’è chi dice: Gesù, non aveva dato il perdono al ladrone? “Oggi sarai con me in Paradiso”. Già, noi diciamo che quel perdono è dato perché c'è una conversione. Non posso assolutamente pensare che, se quel ladrone fosse scampato a quel supplizio, si sarebbe ancora dato al ladrocinio. Tutto questo suppone una conversione radicale, non è il giochetto del perdono dato, un perdono che favorisce ancora la caduta e così di seguito. Guai se si avesse questa concezione del Cristianesimo in generale e della confessione in particolare, perché sarebbero un incentivo a restare dei lupi.

Le uniche due confessioni che si identificano con la conversione sono quella della Samaritana e l'altra quella di Zaccheo. La Samaritana lo ricordate? Gesù non le ha detto nulla, non le ha detto di recitare cinque avemarie alla Madonna (perché poi, non riesco a capire come mai una preghiera venga inflitta come penitenza). La Samaritana va in città e dice che Gesù gli ha detto tutto quello che era. Dunque ha avuto il coraggio di dire a tutti: sono quella “buona donna”, che molti probabilmente non sanno nemmeno che io sia. E da quel momento – credo - che una pietra sia stata messa sulla sua vita.

L'altro caso è Zaccheo, un gabelliere, uno che ha a che fare con il danaro. Sesso  danaro, potere... E quest'uomo è riverito da tutti, collabora con i Romani. Sul piano morale, nessuno pensa che egli sia un ladro di prima grandezza. Bene, ha un colloquio con Gesù. Vogliamo immaginare che questo colloquio sia stato una confessione? No, è un colloquio in cui Gesù avrà fatto vedere a quest'uomo, come la sua disonestà implicasse la rovina di tante persone.

Breve: quest'uomo da “galantuomo” che era - o che credeva di essere -, davanti a se stesso e davanti al mondo dice finalmente a Gesù: Ho aperto gli occhi, restituisco il quadruplo di quello che ho rubato. E poi, finita questa operazione, resta a lui un certo patrimonio, che egli ha ritenuto essere giusto per la sua vita. Poi dice a Gesù: “Dò la metà dei miei averi ai poveri”. Ecco qui il prototipo di un convertito! Una confessione la concepisco in questo modo.

Chiudo rapidamente, ricordandovi come quella frase di san Giovanni, che apparentemente sembra un potere dato in maniera indiscriminata alla Chiesa, diventa un momento di riflessione per quello che deve essere la confessione, cioè: un atto di conversione.




Sabato 06 Aprile,2013 Ore: 21:16
 
 
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